Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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05/06/2016

Alenia/Finmeccanica. Quando il padrone bussa alla porta

I padroni ed il loro strateghi di comunicazione e pianificazione dello sfruttamento operaio stanno eliminando ogni orpello propagandistico dai loro messaggi ed assumono, sempre più, un lessico diretto, virulento ed autoritario.

Evidentemente l’inasprirsi della crisi economica, l’aumento dei fattori di competizione e l’assenza di forti risposte operaie all’intensificarsi dell’offensiva padronale fanno perdere ogni prudenza e spingono questi personaggi ad assumere una protervia senza limiti.

Come interpretare altrimenti la lettera inviata ai lavoratori Alenia di Nola – firmata da P. Corbusiero, responsabile risorse umane e M. Mainolfi responsabile di stabilimento – la quale, con uno stile tra l’ammiccante ed il sottilmente minaccioso, rivolgendosi a tutti gli operai della fabbrica, li invita “a massimizzare gli sforzi e capitalizzare tutte le energie per ottimizzare la produzione e la sua qualità”.

Non bastano, dunque, i normali aumenti di ritmi, non bastano le migliaia di ore di straordinario (gestito con logica discrezionale e speculativa) e non bastano, neppure, i continui cedimenti, da parte dei sindacati collaborazionisti, in materia di orario, di salario e di tutele psico/fisiche.

Siamo arrivati al punto in cui la Direzione Aziendale di Finmeccanica sceglie di rivolgersi direttamente ai lavoratori invitandoli a “fare squadra” e chiedendo loro di integrarsi e sottomettersi totalmente alla filosofia del massimo profitto e di “non tirarsi indietro in questo particolare momento della vita aziendale”.

Certo non è la prima volta che un padrone o anche il management di una grossa azienda decide di rivolgersi direttamente alle sue maestranze. Ma questa volta l’episodio accade in una azienda di un gruppo che – almeno formalmente – dovrebbe rispecchiare una modalità di relazione sindacale tipica di una “industria di stato” e, quindi, si presuppone più attenta alle regole ed alle consuetudini vigenti.

In realtà Finmeccanica decide questo tipo di comunicazione perché – alla vigilia di un nuovo ciclo di ristrutturazione degli stabilimenti che sta per abbattersi sulla testa dei lavoratori – ha bisogno di “fidelizzare” i suoi lavoratori, di azzerare qualsivoglia forma di protagonismo ed organizzazione politica e sindacale e di incutere un mix tra terrore ed individualizzazione coercitiva dei comportamenti dei lavoratori.

Naturalmente, al momento, non si registrano reazioni da parte di CGIL, CISL, UIL, le quali sono – da sempre – subalterne, seppur con diverse accentuazioni, alle decisioni di Finmeccanica come dimostrano gli autentici disastri sociali determinati nel corso del tempo in termini di chiusura di stabilimenti, posti di lavoro persi e diffusione del degrado economico nei territori.

Abbiamo voluto segnalare questo ennesimo atto di autoritarismo padronale per lanciare, ancora una volta, un allarme circa il futuro prossimo degli stabilimenti Alenia in Campania e la necessità – quindi – di ricostruire in fabbrica e sul territorio una adeguata organizzazione operaia autonoma ed indipendente in grado di tenere testa alle nuove tempeste che si annunciano.

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11/05/2015

Napoli. Esplode la protesta operaia


Oggi sono scesi in piazza i lavoratori degli impianti Alenia di Pomigliano, Nola e Capodichino per protestare contro la cessione dello stabilimento di Capodichino all'Atitech di Gianni Lettieri.

Da stamattina sono in corso dei picchetti davanti agli ingressi delle grandi fabbriche del polo aeronautico di Pomigliano e di Nola. La  Fiom parla di elevata partecipazione dei lavoratori di Capodichino allo sciopero, mentre la Uil, parla di scarsa adesione. I picchetti sono in pieno svolgimento e gli stabilimenti di Pomigliano e Nola sono bloccati.

Aria tesa anche tra i lavoratori dello stabilimento Whirlpool di Carinaro, che oggi hanno effettuato un blocco stradale alla vigilia del primo confronto istituzionale sul piano industriale. Al ministero dello Sviluppo, dopo tre tavoli di consultazioni, domani la vertenza sarà affidata ad una analisi tecnica che tenga conto delle nuove dichiarazioni dal management statunitense che ha dichiarato di voler  rafforzare la capacità produttiva delle unità italiane, con un incremento che dovrebbe attestarsi intorno al 60 per cento dei volumi.

Restano intanto arrampicati sulla gru del cantiere davanti al Maschio Angioino (che dovrebbe essere inaugurato sabato prossimo da Renzi) i due operai della Fca di Pomigliano licenziati.

Sotto la gru si sono concentrati un gruppo di manifestanti solidali con i due operai licenziati, in gran parte aderenti al Comitato di Lotta cassaintegrati e licenziati Fiat di Pomigliano. I due operai licenziati – Mimmo Mignano e Marco Cusano hanno annunciato di aver avviato uno sciopero della fame, e che non scenderanno fino a quando non avranno garanzie sul proprio futuro occupazionale. I due operai vennero licenziati perché dopo il suicidio di un’operaia, Maria Baratta, il giorno dei suoi funerali esposero dei manichini impiccati con il nome di Marchionne. "La nostra causa sarà avviata il prossimo 21 maggio - concludono - ma se da un lato Marchionne dice di voler reintegrare tutti, i fatti, invece, ci fanno capire che caccerà via tutti coloro che non servono più".

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03/04/2015

Alenia/Aermacchi: nuovi tagli e ristrutturazioni. Ci vuole un cambio di rotta


Nell’ambito del generale processo di ristrutturazione del gruppo Finmeccanica una nuova tegola sta per abbattersi sulla testa dei lavoratori Alenia di Capodichino (Napoli).

Nelle settimane scorse la direzione di Alenia/Aermacchi ha infatti comunicato alle organizzazioni sindacali la prossima dismissione del sito di Capodichino da attuarsi attraverso due operazioni complementari tra loro.

Da subito andrebbe trasferito il programma lavorativo C27J allo stabilimento di Torino/Caselle e subito dopo verrebbe concretizzata una cessione di ramo d’azienda (circa 180 lavoratori) alla società Manutenzione Aeronautiche che, nelle intenzioni del management di Moretti, dovrebbe controllare oltre alla società Atitech anche un nuovo soggetto societario (una New. Co. sulla scorta di quella creata da Marchionne a Pomigliano d’Arco) nella quale andrebbero a confluire i 180 lavoratori.

La partecipazione di Alenia/Aermacchi nella New. Co. sarebbe minoritaria (si vocifera di un 25%) come minoranza rimarrebbe quella di Finmeccanica. Il resto dovrebbero essere soggetti privati tra cui quel Lettieri già proprietario di Atitech dove non ha brillato per lungimiranza industriale ma solo per l’abilità con cui si dinamizza con i vari presidenti del consiglio, da Berlusconi a Renzi.

E’ evidente – quindi – che, dopo le passate ristrutturazioni di Pomigliano e Casoria, siamo in presenza di un nuovo tassello della strategia padronale di smantellare i siti più importanti del gruppo Alenia presenti in Campania con buona pace di tutta la retorica propagandistica dei governi e delle amministrazioni regionali le quali hanno sempre sostenuto che i processi di ristrutturazione sarebbero stati forieri, in un prossimo futuro, di nuova occupazione e di nuove attività produttive.

In realtà – come abbiamo sottolineato anche in altri articoli su Contropiano – l’attacco ai lavoratori di Capodichino non è altro che la continuazione di un'offensiva del padronato la quale, nelle maglie della competizione globale internazionale, punta a scaricare sui lavoratori la propria crisi economica e commerciale.

Una possibile e nuova determinazione nella lotta operaia e nella battaglia sindacale.

Certo, da quello che si apprende dalla stampa e dagli atti amministrativi, sembra che le amministrazioni regionali del Nord siano più attive, almeno formalmente, nella difesa dei siti produttivi collocati nei loro territori ma non è con la contrapposizione o con la concorrenza con i lavoratori del Nord Italia o con quelli degli altri paesi che si potranno difendere i posti di lavoro e la garanzia del salario.

Questo concetto politico e programmatico dobbiamo acquisirlo per davvero o saremo, anche inconsapevolmente, soggetti attivi della volontà padronale di frantumare ulteriormente lo schieramento dei lavoratori.

La crisi del settore aeronautico, dell’insieme delle produzioni aereo/spaziali e, quindi, anche del gruppo Alenia non può essere surrogata, come a volte anche molti compagni operai si illudono, confidando in questa o quella committenza o con gli abituali cicli di innovazione tecnologica e di ricerca che le aziende mettono in campo.
Purtroppo la realtà vera del settore è molto più complessa ed articolata e necessita, se non si vogliono ripetere gli errori consumati nelle passate vertenze sindacali e sociali, di una nuova e più avanzata consapevolezza tra i lavoratori e tra quanti, nei posti di lavoro e nei territori, intendono opporsi a questo ennesimo attacco anti operaio.

La crisi strutturale di questo settore è una conseguenza concreta dei processi di concentrazione e di centralizzazione che, a scala globale, si stanno affermando anche tra i comparti produttivi afferenti all’aerospaziale e che stanno causando la perdita di migliaia di posti di lavoro in tutti i paesi occidentali.

Di fronte a questa gigantesca operazione capitalistica, di cui il buon Moretti in Italia è solo un mediocre partecipante, la lotta operaia non può attardarsi nell’inseguire i candidati alle prossime elezioni regionali, il deputato di turno che viene a fare la passerella propagandistica agli incontri pubblici o le promesse sempre più fantasiose delle organizzazioni sindacali complici le quali in questi anni hanno avallato tutto il corso degli accordi/bidone che si sono succeduti nel tempo.

Dobbiamo avere la consapevolezza e la determinazione necessaria che per mantenere in vita anche solo l’attuale assetto produttivo di Alenia/Aermacchi in Campania e nelle altre parti del paese non basteranno un nuovo Polo di Manutenzione o qualche ordinativo di nuovi veicoli ma occorrerà iniziare a porre, decisamente, il problema di un intervento strategico dello stato nella pianificazione e nell’organizzazione produttiva di questo settore.

Il futuro dei lavoratori Alenia non può essere appeso ai flussi contraddittori del mercato aeronautico ma deve diventare una variabile indipendente dai fattori di crisi che sempre più si stanno addensando con il rischio di scatenare una incredibile contrapposizione e guerra tra i lavoratori delle varie regioni e dei vari stabilimenti.

Allora, da subito, nei capannelli operai, nelle discussioni in corso e nelle prime mobilitazioni che si stanno organizzando occorre avanzare – con decisione – la parola d’ordine che nessun licenziamento è giustificato e che, se necessario, non bisogna escludere la prospettiva della nazionalizzazione di questo settore strategico della produzione.

Una nazionalizzazione della pianificazione produttiva e della gestione del comparto rappresenterebbe la soluzione programmatica più avanzata per difendere non solo il salario operaio ed i posti di lavoro ma anche per assicurare un uso sociale della mobilità e della circolazione degli uomini e delle merci in un mondo in cui i trasporti sono un bene da difendere, implementare ed ulteriormente socializzare.

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12/03/2015

Finmeccanica. Il piano di Moretti è una batosta per i lavoratori. Il caso di Napoli


E’ evidente che al buon Mauro Moretti è stato assegnato il compito di tagliatore di teste nella vicenda, pomposamente definita,  di “risanamento e riqualificazione di Finmeccanica”.

Basta sfogliare il progetto di Moretti e salta subito agli occhi che siamo di fronte ad una nuova operazione antisociale che sarà scaricata completamente sui lavoratori, sulle condizioni di lavoro e sul complesso delle relazioni politiche e sindacali che si configureranno in Finmeccanica.

Un progetto che – esplicitamente – punta ad imporre una pesante logica/comando d’impresa ad un gruppo che, ad oggi, con 36.000 addetti ed oltre 100.000 d'indotto, rappresenta un comparto di punta del capitalismo tricolore.

Tra i siti produttivi a maggiore rischio c’è quello di Napoli il quale, come è noto, produce l’ATR. Però a causa delle diverse scelte strategiche che sta assumendo la componente francese del progetto Alenia/Airbus sembra che questa produzione possa subire un ridimensionamento consistente che colpirebbe il sito napoletano.

Inoltre lo stesso settore dell’aereospaziale napoletano, su cui formalmente Finmeccanica dichiara di voler continuare a puntare, risulta colpito a causa delle voci che attribuirebbero all’azienda la decisione di chiudere la sede di Napoli di Telespazio.

Scorrendo il progetto di Moretti si coglie come tutta una serie di provvedimenti annunciati (l’accorpamento di alcuni impianti, la presunta razionalizzazione di alcune modalità del ciclo di lavorazione, l’aumento delle esternalizzazioni) mirano non all’eliminazione di sprechi ed irrazionalità ma a colpire la base produttiva dell’azienda. Non a caso Mauro Moretti inizia – anche in qualche intervista pubblica – a paventare la possibilità di esuberi anche se accompagna queste dichiarazioni alla demagogica promessa di eliminare i fenomeni di grassazione e di corruzione che, spesso, hanno investito la vita del gruppo Finmeccanica.

Rispetto a questo preoccupante scenario che segna un salto di qualità dell’offensiva padronale contro i lavoratori occorre che anche da parte degli operai ci sia un nuovo livello di consapevolezza circa la posta in gioco ed una rinnovata disponibilità alla lotta.

La storia recente di Finmeccanica e non solo ha abbondantemente dimostrato che la difesa stabilimento per stabilimento e territorio per territorio è un pericoloso piano inclinato che non è in grado di difendere efficacemente l’occupazione e i diritti operai.

C’è bisogno di una vertenza unitaria e generalizzata di tutto il gruppo. L’azienda, il governo i sindacati complici sono costantemente all’opera per dividere i lavoratori, rinfocolare le contrapposizioni e minacciare chi intende lottare. Nei giorni scorsi, a Trieste, l’azienda ha minacciato un gruppo di operai che si è iscritto al sindacato a dimostrazione dell’autentico dispotismo che vige nel gruppo.

Inoltre la stessa dimensione internazionale di Finmeccanica – impegnata nel gorgo della competizione globale tra capitali – favorisce le tendenze alla frantumazione dell’unità politica e materiale dei lavoratori.

Si tratta, quindi, di iniziare a lanciare segnali di mobilitazione dai vari stabilimenti del gruppo senza aspettare, necessariamente, che le sigle sindacali indicano le forme di lotta.

Abbiamo già visto come la stessa FIOM, che a parole dichiara di volersi opporre al Piano Moretti, non riesce a dare continuità e consequenzialità politica e sindacale alle proprie dichiarazioni.

Tocca, allora, ai delegati onesti e combattivi farsi carico fin da subito, dentro e fuori dal perimetro aziendale, di costruire la mobilitazione, la lotta e la necessaria organizzazione autonoma ed indipendente per porre un deciso stop all’arroganza di Finmeccanica e ai contenuti antioperai del Piano Moretti.

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