Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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20/06/2016

Euro 2016, aspettavano l'Isis sono arrivati gli hooligans

Bruce Sterling, in una delle antologie di racconti brevi maggiormente apprezzate (A good old-fashioned future, 1999 pubblicata in Italia nel 2000 col titolo Un futuro all'antica), rappresenta una tre giorni del caos che, già all'epoca della prima edizione, era sbagliato pensare come una distopia. In Sterling infatti la tre giorni dal caos, attesa e prevista come un tornado annunciato come certo, riuniva nello stesso spazio le rivolte politiche, calcistiche, religiose e di semplici bande di strada. Prevista, inesorabile, irresistibile la tre giorni di Sterling semplicemente travolgeva ogni resistenza statuale che tentava di contenerla. Non è improbabile, vista l'attenzione di Sterling alle subculture europee, che l'ispirazione sia venuta dai Chaostage del movimento punk tedesco che, annualmente, a partire dai primissimi anni '80 hanno inscenato dei veri e propri carnevali della rivolta (un archivio dei Chaostage, lo si trova qui http://www.chaostage.de/a/home/p/index.php).
 
Come afferma il sito storico (diciamo) ufficiale il concetto di "giorno del caos" ha cambiato il linguaggio e la cultura politica in generale. Anche quindi quella del potere istituzionale che, una volta perimetrato spazialmente e temporalmente il caos in qualche giorno e in un'area precisa, usa spesso il linguaggio della meteorologia per descrivere caos, conflitti e scioperi. La televisione francese infatti non usa in modo infrequente il concetto di "perturbazione", come per le piogge, per descrivere gli effetti degli scioperi. Sterilizzando la portata politica in un evento. Il quale si ritrova così ad essere caldo sulla piazza, fonte infinita di immagini sui social e sterilizzato negli effetti della comunicazione politica (il piano del potere reale). Nel senso più pieno, quello dei giorni del caos alla Sterling come sovrapposizione di molteplici conflitti, il G8 di Genova del 2001 è stato l'incarnazione immediata delle produzioni sul futuro delle rivolte di piazza della letteratura cyberpunk degli anni '90. Con buona pace dei fori sociali, capaci solo di condannare ogni sospiro, figuriamoci gli incidenti, e strutturalmente inabile a comprendere ogni dinamica profonda delle società.

E qui si entra in un altro tipo di giornate del caos, quelle provocate dai comportamenti istituzionali, che ci porta dritti a Euro 2016. Già, perchè in realtà le giornate del caos, quelle dove si sovrappongono conflitti che neanche si parlano o si conoscono, non si formano come nella letteratura di Sterling, dove la sovrapposizione dei comportamenti, l'overlapping, in un significativo rovesciamento di Rawls per il quale questo fenomeno avviene solo per definire la molteplicità codificabile dei diritti liberali, genera i giorni del caos. Al contrario sono gli eventi istituzionali, o i grandi eventi come gli europei di calcio che generano quella sovrapposizione dei comportamenti di reazione che, a sua volta, genera i giorni del caos. Questo, nonostante ci si trovi nel 2016, con una scienza e delle tecnologie di polizia ad elevata complessità, anche se caotiche nella loro connessione reciproca e nella stessa operatività, quanto non sempre capaci di contrastare differenti occasioni di "perturbazione". Già perché ogni evento produce effetti indesiderati ed Euro 2016 ne ha prodotti tre, frutto dell'overlapping di differenti criticità: l'effetto Isis, quello dei conflitti contro la legge che favorisce i licenziamenti, l'effetto hooligan che è sempre un'incognita.

L'effetto Isis, lo chiamiamo così per semplicità espositiva, si è già prodotto, tragicamente, con i kamikaze allo Stade de France durante la notte del Bataclan nel novembre 2015, quello dei conflitti contro la Loi Travail a causa dell'attacco alle classi subalterne da parte di Hollande (su consueta licenza Eurozona) e, alla fine, sono arrivati gli hooligan. Il Leviatano tecnologico dell'organizzazione dell'evento, costituito da una compenetrazione impressionante di istituzioni e sponsor, aveva istituito il set degli europei pensando all'Isis: quindi all'opinione pubblica è apparso lo spettacolo mediale della sicurezza diffusa, che avrebbe sigillato gli eventi allo stadio in funzione anti-Isis, assieme alla festa delle fan zone dove si vedono le partite sullo schermo e si brinda tra tifosi di differenti nazioni. Poi un paio di imprevisti: gli scioperi diffusi contro la Loi Travail, alcuni nei trasporti molto incisivi, e gli hooligans. Già, questi ultimi parevano scomparsi dalla letteratura, e dallo spettacolo mediale, sulla sicurezza. Si pensi ai due derby madrileni, tra il 2014 e il 2016, finali di Champion's League giocati in sigillata e tecnologica tranquillità tra Lisbona e Milano. Per fare un raffronto, negli anni '70, senza toccare l'Heysel che fu un evento avvenuto dentro lo stadio e non per le strade di Bruxelles, la finale di Coppa dei Campioni a Parigi, oggi sede della finale di Euro 2016, fu anche sede di incidenti molto gravi. Tali da provocare una dura squalifica del Leeds, squadra a cui appartenevano i tifosi che provocarono gli scontri, da ogni competizione europea. Oggi, invece, nel calcio dei grandi tornei l'hooliganismo sembrava un problema ormai secondario rispetto a quello della puntualità del traffico aereo con il quale far affluire i tifosi durante gli eventi. L'incasellamento efficiente del tifoso in ogni percorso, identificativo, logistico, dei pagamenti finanziari, della collocazione spaziale allo stadio sembrava assicurare questa scenario.

Se guardiamo invece a quanto accaduto in Francia, a Marsiglia e non solo, vediamo che è accaduto altro. Prima di tutto l'attenzione del Leviatano istituzionale rivolta principalmente all'Isis ha lasciato scoperte le tradizionali strategie di prevenzione dei comportamenti del tifo (il focus naturale di questi eventi). Poi, un protagonismo delle tifoserie dell'Est europeo che sembra esprimersi più "sul campo" dei tornei non nazionali rispetto al passato (per motivi di maggiore accessibilità agli eventi); infine per la presenza della effervescenza delle periferie francesi mai estranee ai grandi eventi e, per un ritorno di fiamma dell'hooliganismo britannico. Quello seppellito di politiche securitarie, e di attenzione delle polizie europee, dai tempi della Thatcher ma anche capace di organizzarsi autonomamente in tipologie di viaggi e percorsi. Infatti, prima ancora di Booking.com, internet è stata l'occasione per i tifosi del Manchester United di organizzare una autonoma agenzia di viaggi della quale si sono serviti, e con profitto, anche i nemici storici del Leeds.

Un testo, anzi un capolavoro di lettura delle mutazioni antropologiche della Manchester post-thatcheriana, racconta questa questa storia (John Sugden, Scum Airways https://www.amazon.co.uk/Scum-Airways-Footballs-Underground-Mainstream/dp/1840187832 ). Il testo di Sugden porta un sottotitolo -"all'interno dell'economia underground del calcio", che ci è utile a capire come si arriva all'oggi. Non è solo questione di comportamenti: c'è tutta una sottile economia non solo di comportamenti ma anche di concrete sterline che si scambiano, pure nell'epoca di Trivago e Tripadvisor, che ha portato i tifosi inglesi, quel tipo di tifosi inglesi a Marsiglia. I tifosi del Leeds amavano l'agenzia di viaggi degli odiati tifosi dello United per un motivo: questa conosceva le esigenze degli hooligans, dal tipo di albergo vicino ai bordelli o ai pub o a come organizzare l'arrivo allo stadio non in modalità "fan zone" ma in quella più consona, diciamo, ad una fama di un certo tipo. Quasi quindici anni dopo il testo di Sugden, queste competenze, e queste economie, della trasferta si sono enormemente sviluppate: booking.com, tripadvisor e google street, nonché una potenza non indifferente di social in grado di fornire informazioni dettagliate sui luoghi da "visitare", servono agli old-fashioned hooligans molto più di quanto si immagini.

I comunicati stampa sui 1100 tifosi inglesi lasciati a casa perché pericolosi risultano, in questo senso, inefficaci. C'è sempre una mano invisibile dei comportamenti che, a prescindere dai fermi di polizia, cerca di farsi notare nei grandi eventi. Stavolta, in terra francese, questa mano ha trovato il modo di farsi vedere. Ed è stata subito la nuit debout delle tifoserie. Impolitica certo ma che va a comporre la molteplice composizione delle giornate del caos francesi: tra una raffica efficace di scioperi e l'attesa di possibili mosse dell'Isis spuntano quindi gli hooligans. In un tutti contro tutti - tra tifosi inglesi, russi, polizia e abitanti delle periferie - che è simbolo e indice delle correnti disgreganti di inquietudine che attraversano la società europea. In questo senso Sterling, rappresentando i giorni del caos, non aveva fatto emergere una distopia. Ma una previsione da analista, in forma di narrazione, che non ha trovato molto tempo per veder confermate le proprie ipotesi. Capita a chi sa leggere le società. Il resto è il consueto stupidario sulle "falle della sicurezza". Lo lasciamo agli Alfano, alle Repubblica di ogni latitudine.

per Senza Soste, Nique la police

09/06/2016

Francia - Continuano blocchi e scioperi, il governo ‘nel pallone’

“Il preavviso dello sciopero dei piloti di Air France dall’11 al 14 giugno è stato mantenuto”. Ad annunciarlo sono stati oggi i tre sindacati dei piloti dopo il fallimento dei negoziati con i vertici della Air France che insiste sul taglio degli stipendi. I sindacati hanno respinto un nuovo protocollo trasmesso dalla direzione di Air France nella notte, quasi “un copia e incolla” del precedente senza “nessuna proposta” che permetta di revocare lo sciopero indetto dall’11 al 14 giungo, in pieno Euro 2016, il cui fischio di inizio è atteso domani allo Stade de France.
Se le alluvioni, che paradossalmente avevano concesso un po’ di respiro al governo, sono terminate da qualche giorno, lo stesso non si può dire per le manifestazioni, gli scioperi e i blocchi organizzati dai sindacati e dalle organizzazioni studentesche per imporre al governo il ritiro della contestatissima Loi Travail, il provvedimento legislativo fortemente voluto dal governo socialista – e dall’Unione Europea – che precarizza il mercato del lavoro, rende più facili e meno onerosi i licenziamenti e concede priorità ai contratti aziendali rispetto a quelli nazionali. Un movimento di contestazione che in Francia non si vedeva da decenni e ormai arrivato al quarto mese.

Le organizzazioni dei lavoratori, in primo luogo la Cgt, avevano affermato che avrebbero sospeso le agitazioni previste prima dell’inizio degli europei di calcio, se il governo Valls avesse dimostrato la propria disponibilità a operare cambiamenti significativi alla Loi El Khomri (anche se ufficialmente il sindacato diretto da Philippe Martinez ne chiede il ritiro) ma l’intransigenza dell’esecutivo e del presidente Hollande ha obbligato l’articolato fronte di lotta ad andare avanti.

Anche in queste ore contro il ‘Jobs act’ in versione francese continuano gli ‘scioperi illimitati’ ormai in corso da una decina di giorni: fermate in diversi comparti e territori, a ondate, che creano forti disagi e danni economici senza però che la mobilitazione si trasformi in un vero sciopero generale nazionale che le correnti più radicali del movimento continuano a chiedere, da tempo, inutilmente, alle direzioni sindacali.

Anche se nei giorni scorsi era stato annunciato il raggiungimento di un pre-accordo rispetto alle rivendicazioni specifiche dei lavoratori del comparto ferroviario, anche oggi sono continuati gli scioperi del personale della Sncf per il nono giorno consecutivo: particolarmente interessata la capitale ed altre città come Lione e Dunquerque. Ed oggi è arrivata la decisione di bloccare le linee della Rer, la rete ferroviaria che collega Parigi all’aeroporto e allo Stade de France, a Saint-Denis, dove domani si giocherà l’incontro inaugurale di Euro 2016 tra Francia e Romania. Ieri centinaia di cheminots hanno manifestato alla Gare du nord e altre centinaia hanno invaso la stazione di Montparnasse, nella capitale, in occasione del passaggio di un treno pubblicitario di Euro 2016. Oltre al ‘no’ alla Loi Travail i ferrovieri protestano anche contro la progettata liberalizzazione della rete di trasporto su ferro, decisa dal governo a partire dal 2020. Mentre i sindacati moderati hanno firmato con l’azienda, Cgt e Sud-rail – che rappresentano il 60% dei lavoratori del settore – continuano la mobilitazione.

Prosegue anche l’astensione dal lavoro dei netturbini della regione di Parigi, che hanno non solo smesso da giorni di raccogliere l’immondizia dalle strade, ma hanno anche bloccato il più grande dei siti di smaltimento dei rifiuti, quello di Ivry-sur-Seine/Paris; iniziativa che si protrarrà fino al 14 di giugno avvisa la Cgt. Picchettato e bloccato da diversi giorni anche l’inceneritore di Fos-sur-Mer, che serve Marsiglia mentre sono sbarrati dagli scioperanti gli accessi ai quattro più grandi garage di camion della nettezza urbana di Parigi.

Stamattina centinaia di militanti sindacali hanno bloccato l’accesso al mercato all’ingrosso di Rungis (Val-de-Marne), il più grande mercato agroalimentare di prodotti freschi del continente europeo. Nei giorni scorsi ad essere bloccato era stato il Terminal 2 dell’aeroporto internazionale di Roissy mentre centinaia di lavoratori hanno invaso diverse aree dello scalo più importante, lo Charles de Gaulle.

Dopo due settimane, tre delle cinque raffinerie di petrolio della multinazionale francese Total continuano ad essere notevolmente rallentate.

Oggi in alcune regioni stanno anche incrociando le braccia i lavoratori portuali e quelli del settore energetico. Ieri è toccato ai lavoratori precari dello spettacolo – protagonisti qualche anno fa della mobilitazione degli ‘intermittenti’ – che hanno inscenato una manifestazione niente meno che sotto le finestre dell’abitazione dell’odiata ministra del Lavoro, Myriam El Khomri, firmataria della controriforma del codice del lavoro che ha scatenato il più consistente movimento di protesta che un governo socialista abbia mai dovuto affrontare in Francia.

Martedì scorso, invece, precari, studenti e disoccupati hanno occupato per un certo tempo la sede nazionale del Medef, la Confindustria francese, prima di essere sloggiati da un nutrito cordone di agenti in tenuta antisommossa. Stessa sorte hanno subito i manifestanti che gridavano slogan, ieri, davanti al Ministro delle Finanze, caricati dai celerini che hanno fatto ricorso anche ai lacrimogeni.


Il tutto in attesa della giornata di mobilitazione nazionale convocata da una decina di organizzazioni sindacali e studentesche per il prossimo 14 giugno, con manifestazione nazionale a Parigi, in pieno Euro 2016. Il giorno prima, lunedì 13 giugno, il Senato dovrebbe cominciare a discutere il testo delle ‘riforma’ nella versione originaria, depurato quindi dei piccoli miglioramenti che avevano permesso all’esecutivo di incassare il ‘si’ del sindacato moderato Cfdt, ma non l’adesione di alcune decine di parlamentari socialisti e verdi che di fatto hanno fatto mancare la maggioranza al premier Valls, che quindi aveva fatto ricorso all’odioso articolo 49.3 della Costituzione che consente l’approvazione di una legge senza il passaggio parlamentare. Se il Senato dovesse dare l’ok, magari di nuovo grazie all’applicazione del 49.3, i sindacati promettono di mantenere la mobilitazione e di organizzare per fine giugno una nuova giornata nazionale di protesta.

Il governo spera di durare un minuto in più della mobilitazione, e ora che gli Europei sono alle porte punta tutto sul sentimento nazionalista dei francesi – notoriamente molto forte – accusando i sindacati di voler boicottare la manifestazione calcistica internazionale facendo fare al paese una pessima figura. “E’ in gioco l’orgoglio della Francia, non permettete che la capacità del nostro paese di organizzare eventi globali sia danneggiata” ha tuonato la ministra dell’Ambiente Ségolène Royal, scommettendo sulla stanchezza dei francesi che, secondo un sondaggio, sarebbero al 54% contrari alla continuazione della protesta contro una legge che pure al 70% avversano.

Secondo i media francesi, le direzioni dei sindacati potrebbero attenuare la mobilitazione a partire da domani come ‘gesto di buona volontà’, per consentire al governo di operare alcune concessioni in nome della priorità del tranquillo svolgimento degli Europei (il problema, per Valls e Hollande, sono i diktat di Bruxelles e anche le forti pressioni provenienti dalla Confindustria francese). “Non sono certo che bloccare i tifosi di calcio sia l’immagine migliore che possiamo dare al mondo del nostro sindacato” ha detto ad esempio oggi pomeriggio Martinez, il leader della Cgt.

Intanto in tutto il paese gruppi di sindacalisti e attivisti delle organizzazioni politiche e sociali stanno raccogliendo centinaia di migliaia di euro per foraggiare le ‘casse di resistenza’ e permettere così agli scioperanti di poter continuare a sostenere una lotta vissuta da una parte consistente della società francese come un vero e proprio spartiacque.

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