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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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09/05/2026

Servizi segreti e polizie: ancora abusi e corruzione. Impuniti

Le indagini sul caso “Equalize” e ora sul “gruppo clandestino Squadra Fiore” – una volta tanto – stanno scoprendo un po’ di altarini criminali dei servizi segreti e di alcune frange delle polizie in combutta con imprenditori e altri “esperti”.

Come svelato da qualche storico (in particolare vari articoli pubblicati su insorgenze.net da Paolo Persichetti, alcuni scritti di Aldo Giannuli e il recente libro di Giovanna Tosatti) non è affatto la prima volta che in Italia si scoprono pratiche criminali dei servizi segreti sempre governati secondo la logica del libero arbitrio, cioè senza mai alcun effettivo controllo democratico indipendente.

Già per il caso Equalize l’indagine della Procura di Milano ho mostrato che non riguardava solo un sistema criminale, ma il rapporto tra informazione, potere e legalità. In particolare si capisce bene che nelle manovre di ogni sorta da parte di privati a beneficio dei loro affari finanziari ed economici, alla loro domanda di informazioni riservate corrisponde sempre un’offerta pronta a soddisfarla da parte delle agenzie istituzionali capaci di offrirla (vedi infra Mario Turla).

Ma se ciò avviene è sempre perché non c’è mai controllo democratico di queste agenzie come del resto delle polizie in generale. Fra l'altro il registro dei titolari effettivi di queste informazioni resta sempre bloccato.

Come scrive Turla in https://altreconomia.it :
“esiste un sistema strutturato di accesso e utilizzo illecito delle informazioni contenute nei database pubblici. Secondo gli inquirenti siamo di fronte a una vera e propria “industria del dato riservato”, capace di operare su larga scala grazie a una combinazione di relazioni, competenze e soprattutto domanda che proviene da segmenti rilevanti del mondo economico e professionale”.
Ma appare alquanto limitato pensare che tutto ciò risalga al nuovo codice di procedura penale del 1989 che introdusse la facoltà della difesa di svolgere indagini aprendo quindi la possibilità per soggetti privati di raccogliere informazioni anche “in via preventiva”.

Ricordiamo che il mercato delle investigazioni private è sempre esistito e si è strutturato e consolidato grazie anche alle nuove tecnologie e al boom delle speculazioni finanziarie, potendo anche contare sulla disponibilità e la corruttibilità di appartenenti o ex appartenenti alle forze dell’ordine.

Fra gli altri casi, si ricordi appunto l’allucinante caso Telecom-Pirelli che portò al rinvio a giudizio di 34 persone, tra cui vari dipendenti e agenti della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza (vedi wikipedia). Gli indagati erano inquisiti per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, rivelazione del segreto di stato, appropriazione indebita, falso, accesso abusivo a sistemi informatici, favoreggiamento e riciclaggio. 

Il processo durò 7 anni e alla fine fra patteggiamenti e riduzioni di accuse  quasi nessuno ha scontato pene in carcere e tanto meno mister Tronchetti Provera – ex presidente Pirelli – e Carlo Buora – ex amministratore delegato.

Il caso dello spionaggio e le indagini su ex membri dei Servizi, imprenditori e sul gruppo clandestino “Squadra Fiore” (vedi quiqui) svela l’intreccio tra gli appalti dell’Aisi e la società dell’imprenditore​ Saladino. Fra gli indagati l’ex-vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza – Dis – Giuseppe Del Deo, e l’hacker Samuele Calamucci, indagati da parte del Ros su delega dei PM romani.

Un’indagine che riguarda anche quella per truffa e peculato a carico di ex appartenenti ai servizi; quindi sia l’intreccio tra gli appalti dell’Aisi e la società dell’imprenditore Saladino a cui tra il 2022 e il 2024 la principale agenzia italiana di controspionaggio avrebbe assegnato commesse dirette per oltre 39 milioni di euro per la fornitura di jammer, software di riconoscimento facciale, impianti di videosorveglianza, sia gli spionaggi illeciti da parte della «Squadra Fiore» che coinvolgerebbe anche l’ex vicedirettore del Dis, Del Deo e Samuele Calamucci, l’hacker legato all’altra società di spionaggio Equalize e altri membri della squadra.

Questo ex-vicedirettore del Dis sarebbe indagato anche per peculato per i 5 milioni di euro per contratti verso una società “amica”, la Sind, che si occupa di sistemi di riconoscimento facciale e biometrici (se ne guardi il sito: al di là della pretesa di connessioni con tutto l’apparato dello stato, mostra un potenziale super pervasivo).

È anche indagato per truffa l’ex capo e fondatore della società Maticmind, Carmine Saladino.

I fatti risalgono al 2022 e riguardano 7 indagati. Fra altri l’indagine riguarda anche Vincenzo De Marzio, ex Ros, nome in codice “Tela”, legato ai Servizi segreti e Mario​ Cella, uomo di fiducia prima di Leonardo Del Vecchio e oggi del figlio Leonardo​ Maria.

L’inchiesta è infatti collegata con l’altra indagine della procura di Milano sulla società milanese Equalize: i due gruppi si sarebbero scambiati informazioni top secret nascondendole dietro alla fornitura di banali servizi investigativi.

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi segreti, Alfredo Mantovano, ha fatto sapere di aver adottato una linea di fermezza e preoccupazioni per la sicurezza nazionale e la tenuta del sistema di sicurezza. Ne avrebbe discusso con il Copasir – presieduto dal PD Lorenzo Guerini che segue sempre l’orientamento di Minniti, diventato grande sodale di Mantovano e della sig.ra Meloni –. Ma ha subito difeso l’integrità dei Servizi che lavorerebbero anche per isolare eventuali talpe interne (siamo alla solita manfrina delle “mele marce”).

Ricordiamo che a proposito del caso Paragon, il sig. Mantovano al Copasir ha riassolto i servizi. L’Aisi e l’Aise hanno ammesso di essere in possesso del software israeliano, ma “di non averlo utilizzato nei confronti degli attivisti e giornalisti coinvolti in questa vicenda”, aggiungendo che “avrebbero seguito le procedure in maniera legittima” – SIC! – (Luca Casarini dell’ong Mediterranea Saving Humans e Francesco Cancellato di Fanpage furono spiati a mezzo di Paragon).

E ricordiamo anche che Mantovano sul caso Almasri, il torturatore libico rimpatriato col volo di stato, ha difeso l’operato dei servizi segreti e del governo, mantenendo il segreto sui dettagli delle audizioni e sostenendo la legittimità delle azioni per la sicurezza nazionale, respingendo le accuse di favoreggiamento.

In altre parole, come in passato grazie all’ex-sinistra (e in particolare ai vari Violante e Minniti), le destre oggi al governo garantiscono l’impunità dei servizi segreti e nessuno evoca la sfacciata assenza del loro controllo politico democratico e indipendente, come del resto vale per tutto l’apparato militare e le forze di polizia (vedi osservatoriorepressione.info).

Fonte

21/04/2026

I servizi segreti “sul mercato”. La privatizzazione dello spionaggio

Ci risiamo. È in corso una nuova inchiesta su ambienti ed ex dirigenti dei servizi segreti che si sono “messi sul mercato” vendendo ai privati le loro conoscenze, attività e strumenti di spionaggio.

Questa volta a finire nel mirino della magistratura è Giuseppe Del Deo, ex numero due dell’Aisi (i servizi segreti sul fronte interno, ndr) ed ex dirigente del reparto economico-finanziario dei servizi.

L’accusa è quella di uso “non istituzionale” delle informazioni riservate acquisite attraverso gli apparati. Risulta indagato per accesso abusivo ai sistemi informatici e peculato; in concorso, per questo secondo reato, con l’imprenditore Carmine Saladino, già presidente di una società pagata dal servizio e inquisito a sua volta per una frode legata ad altri presunti guadagni indebiti.

Le accuse formulate dai magistrati sono piuttosto numerose : “associazione per delinquere”, “rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio”, “accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico”, “intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche”, “calunnia”, “rivelazione di segreti di Stato”, “corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio”, “falsità materiale commessa dal privato”, “falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici”, “falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni informatiche o telematiche”, “corruzione per l’esercizio della funzione”, “false dichiarazioni al difensore”, “falsità in documenti informatici” e violazioni del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza con riferimento all’esercizio dell’attività degli apparati investigativi.

L’inchiesta vede implicati anche degli imprenditori che – tramite l’ex dirigente sei servizi segreti – nel 2023, si sarebbero appropriati di fondi dell’Aisi per alcuni milioni di euro destinati a saldare un contratto di fornitura, di fatto mai eseguito, stipulato tra l’Agenzia e una società operante nel settore della produzione di sistemi software e hardware.

Dunque ancora una volta emerge un connubio insano tra gli apparati di sicurezza dello Stato e imprese private.

Nella nuova inchiesta viene messo nel mirino l’intreccio tra gli appalti dell’Aisi e una società dell’imprenditore Carmine Saladino (la Matic Mind) a cui tra il 2022 e il 2024 l’Agenzia avrebbe assegnato commesse dirette per oltre 39 milioni di euro per la fornitura di jammer, software di riconoscimento facciale, impianti di videosorveglianza.

C’è poi un secondo filone di indagine sugli spionaggi illeciti condotti dalla famigerata “Squadra Fiore” di Roma che coinvolge l’ex vicedirettore del Dis (Dipartimento delle informazioni sulla sicurezza) Giuseppe Del Deo ma anche Samuele Calamucci, l’hacker legato ad un’altra nota società di spionaggio – milanese in questo caso – la Equalize, società finita sotto inchiesta della procura di Milano per casi di spionaggio per conto e a danno di privati.

Calamucci venne arrestato nell’inchiesta milanese e le sue dichiarazioni sulla romana “Squadra Fiore” adesso sono analizzate per gli opportuni riscontri dei magistrati della Procura di Roma, che indagano sulla possibile esistenza di una rete parallela a quella già smantellata in Lombardia.

“Dalle inchieste su Equalize alla rete clandestina “Squadra Fiore” riemerge un sistema opaco fatto di dossieraggi, appalti miliardari, spionaggio illecito e collusioni tra apparati dello Stato e interessi privati, mentre il controllo democratico sui servizi segreti continua a restare una finzione” scrive un attento osservatore come Turi Palidda su Osservatorio Repressione. “Le indagini sul caso “Equalize” e ora sul “gruppo clandestino Squadra Fiore” – una volta tanto – stanno scoprendo un po’ di altarini criminali dei servizi segreti e di alcune frange delle polizie in combutta con imprenditori e altri “esperti””.

Ma Del Deo, una sorta di “via libera” a mettersi sul mercato con i privati l’aveva ricevuta dall’alto.

La giornalista investigativa Stefania Limiti segnala che ad agosto del 2024 la premier Meloni aveva nominato Giuseppe Del Deo vicedirettore del DIS ma poi, solo un anno dopo, il dirigente dei servizi segreti era stato “prepensionato” (a 51 anni) con un provvedimento che ha introdotto il cosiddetto ‘comma Del Deo’, un comma che consente agli ex dirigenti sei servizi segreti di lavorare immediatamente con soggetti privati. Per varare questo meccanismo sono state modificate ad esempio le regole di incompatibilità, permettendo così agli ex vertici dei Servizi di poter collaborare con realtà private, italiane o estere, subito dopo le dimissioni.

Del Deo aveva la responsabilità di negoziare con le aziende pagate dall’Agenzia per i servizi forniti, operando sul conto corrente intestato alla presidenza del Consiglio.

Anche in questa indagine sta emergendo un vero e proprio verminaio di spionaggio, dossieraggi, interessi privati e soggetti legati ai servizi segreti. Come noto il mercato delle informazioni riservate oltre che inquietante è assai redditizio.

“Non si tratta più soltanto di verificare responsabilità individuali ma di prendere atto dell’esistenza di un sistema strutturato di accesso e utilizzo illecito delle informazioni contenute nei database pubblici” sottolinea Mario Turla su Altraeconomia.

“Secondo gli inquirenti non siamo di fronte a episodi isolati ma a una vera e propria “industria del dato riservato”, capace di operare su larga scala grazie a una combinazione di relazioni, competenze e soprattutto domanda. Una domanda che proviene da segmenti rilevanti del mondo economico e professionale”.

Fonte