Ci risiamo. È in corso una nuova inchiesta su ambienti ed ex dirigenti dei servizi segreti che si sono “messi sul mercato” vendendo ai privati le loro conoscenze, attività e strumenti di spionaggio.
Questa volta a finire nel mirino della magistratura è Giuseppe Del Deo, ex numero due dell’Aisi (i servizi segreti sul fronte interno, ndr) ed ex dirigente del reparto economico-finanziario dei servizi.
L’accusa è quella di uso “non istituzionale” delle informazioni riservate acquisite attraverso gli apparati. Risulta indagato per accesso abusivo ai sistemi informatici e peculato; in concorso, per questo secondo reato, con l’imprenditore Carmine Saladino, già presidente di una società pagata dal servizio e inquisito a sua volta per una frode legata ad altri presunti guadagni indebiti.
Le accuse formulate dai magistrati sono piuttosto numerose : “associazione per delinquere”, “rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio”, “accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico”, “intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche”, “calunnia”, “rivelazione di segreti di Stato”, “corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio”, “falsità materiale commessa dal privato”, “falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici”, “falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni informatiche o telematiche”, “corruzione per l’esercizio della funzione”, “false dichiarazioni al difensore”, “falsità in documenti informatici” e violazioni del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza con riferimento all’esercizio dell’attività degli apparati investigativi.
L’inchiesta vede implicati anche degli imprenditori che – tramite l’ex dirigente sei servizi segreti – nel 2023, si sarebbero appropriati di fondi dell’Aisi per alcuni milioni di euro destinati a saldare un contratto di fornitura, di fatto mai eseguito, stipulato tra l’Agenzia e una società operante nel settore della produzione di sistemi software e hardware.
Dunque ancora una volta emerge un connubio insano tra gli apparati di sicurezza dello Stato e imprese private.
Nella nuova inchiesta viene messo nel mirino l’intreccio tra gli appalti dell’Aisi e una società dell’imprenditore Carmine Saladino (la Matic Mind) a cui tra il 2022 e il 2024 l’Agenzia avrebbe assegnato commesse dirette per oltre 39 milioni di euro per la fornitura di jammer, software di riconoscimento facciale, impianti di videosorveglianza.
C’è poi un secondo filone di indagine sugli spionaggi illeciti condotti dalla famigerata “Squadra Fiore” di Roma che coinvolge l’ex vicedirettore del Dis (Dipartimento delle informazioni sulla sicurezza) Giuseppe Del Deo ma anche Samuele Calamucci, l’hacker legato ad un’altra nota società di spionaggio – milanese in questo caso – la Equalize, società finita sotto inchiesta della procura di Milano per casi di spionaggio per conto e a danno di privati.
Calamucci venne arrestato nell’inchiesta milanese e le sue dichiarazioni sulla romana “Squadra Fiore” adesso sono analizzate per gli opportuni riscontri dei magistrati della Procura di Roma, che indagano sulla possibile esistenza di una rete parallela a quella già smantellata in Lombardia.
“Dalle inchieste su Equalize alla rete clandestina “Squadra Fiore” riemerge un sistema opaco fatto di dossieraggi, appalti miliardari, spionaggio illecito e collusioni tra apparati dello Stato e interessi privati, mentre il controllo democratico sui servizi segreti continua a restare una finzione” scrive un attento osservatore come Turi Palidda su Osservatorio Repressione. “Le indagini sul caso “Equalize” e ora sul “gruppo clandestino Squadra Fiore” – una volta tanto – stanno scoprendo un po’ di altarini criminali dei servizi segreti e di alcune frange delle polizie in combutta con imprenditori e altri “esperti””.
Ma Del Deo, una sorta di “via libera” a mettersi sul mercato con i privati l’aveva ricevuta dall’alto.
La giornalista investigativa Stefania Limiti segnala che ad agosto del 2024 la premier Meloni aveva nominato Giuseppe Del Deo vicedirettore del DIS ma poi, solo un anno dopo, il dirigente dei servizi segreti era stato “prepensionato” (a 51 anni) con un provvedimento che ha introdotto il cosiddetto ‘comma Del Deo’, un comma che consente agli ex dirigenti sei servizi segreti di lavorare immediatamente con soggetti privati. Per varare questo meccanismo sono state modificate ad esempio le regole di incompatibilità, permettendo così agli ex vertici dei Servizi di poter collaborare con realtà private, italiane o estere, subito dopo le dimissioni.
Del Deo aveva la responsabilità di negoziare con le aziende pagate dall’Agenzia per i servizi forniti, operando sul conto corrente intestato alla presidenza del Consiglio.
Anche in questa indagine sta emergendo un vero e proprio verminaio di spionaggio, dossieraggi, interessi privati e soggetti legati ai servizi segreti. Come noto il mercato delle informazioni riservate oltre che inquietante è assai redditizio.
“Non si tratta più soltanto di verificare responsabilità individuali ma di prendere atto dell’esistenza di un sistema strutturato di accesso e utilizzo illecito delle informazioni contenute nei database pubblici” sottolinea Mario Turla su Altraeconomia.
“Secondo gli inquirenti non siamo di fronte a episodi isolati ma a una vera e propria “industria del dato riservato”, capace di operare su larga scala grazie a una combinazione di relazioni, competenze e soprattutto domanda. Una domanda che proviene da segmenti rilevanti del mondo economico e professionale”.
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