La relazione annuale al Parlamento sullo stato della Legge 185 relativa alle autorizzazioni per l'esportazione di armamenti prodotti in Italia, è ricca di informazioni che ci restituiscono un quadro di una industria militare che ha visto crescere le sue esportazioni nel 2025 di quasi il 20% rispetto all’anno precedente. La relazione è firmata dal sottosegretario a Palazzo Chigi Alfredo Mantovano.
Nel 2025 il valore complessivo delle “autorizzazioni per movimentazioni di materiali d’armamento” è stato di 11,141 miliardi di Euro, di cui 9,164 miliardi di Euro esportate all’estero (con un aumento del 19,14% rispetto al 2024) e 1,977 miliardi di Euro importate.
Al riguardo viene specificato che il dato riportato sulle movimentazioni in entrata (importazioni) non include i trasferimenti intracomunitari UE/SEE, ai sensi dell’art.10 bis della Legge 185/1990. Non risultano inoltre ricomprese nella citata rilevazione le esportazioni temporanee con successiva reimportazione e le importazioni effettuate direttamente dall’Amministrazione dello Stato o per conto della stessa, per la realizzazione di programmi di armamento ed equipaggiamento delle forze armate e di polizia, che possono essere consentite direttamente dalle Dogane.
Analogamente risultano escluse le importazioni effettuate da enti pubblici nell’esercizio di attività di carattere storico o culturale, previa autorizzazione di polizia, e quelle temporanee effettuate da imprese straniere per la partecipazione a fiere campionarie mostre e attività dimostrative, previa autorizzazione del Ministero dell’Interno (art. 1 comma 8 della Legge 185/1990).
Sono pure escluse dalla rilevazione le esportazioni o concessioni dirette e i trasferimenti intracomunitari da Stato a Stato, a fini di assistenza militare, in base ad accordi intergovernativi (art.1, comma 9 della Legge 185/1990).
Rispetto al 2024 si è registrato un incremento del 19,68% del valore delle autorizzazioni individuali di esportazione il cui ammontare complessivo nel 2025 è stato di 7,721 miliardi di Euro, a fronte di un lieve aumento del numero di provvedimenti rilasciati (da 2.569 a 2.576, +0,27%).
Le banche che finanziano l’esportazione di armamenti
Sono tre le “banche armate” che fanno la parte del leone nel finanziare le esportazioni italiane di armamenti: Unicredit, Banca Nazionale del Lavoro, Deutsche Bank.
Nel corso del 2025, secondo la relazione, sono state effettuate dagli intermediari 23.942 comunicazioni inerenti a transazioni bancarie per operazioni di esportazione, importazione e transito di materiali di armamento soggette alla disciplina della legge, per un importo complessivamente movimentato superiore ai 14 miliardi di Euro.
Nel corso dello stesso anno è stata segnalata una movimentazione complessiva (introiti/esborsi) di oltre 2,7 miliardi di Euro per operazioni svolte in attuazione di programmi intergovernativi di armamenti a fronte dei 2,1 miliardi di euro del 2024.
Dal confronto con i dati del 2024 emerge che, nell’anno qui in esame, il numero delle segnalazioni è sensibilmente aumentato, passando da 21.586 a 23.942 (+10,91 %), anche a conferma del diffuso coinvolgimento degli istituti di credito e di altri intermediari finanziari nell’utilizzo dell’applicativo ministeriale.
Il volume complessivo delle transazioni oggetto di segnalazione è leggermente aumentato rispetto all’anno precedente (14 miliardi di euro nel 2025 rispetto ai 12 miliardi del 2024).
Nell’anno 2025, il 66,18 % delle transazioni per introiti riferibili ad esportazioni definitive è stato negoziato da tre istituti di credito (Unicredit, Banca Nazionale del Lavoro, Deutsche Bank).
Nel 2024, detta percentuale è stata del 68,72 %. Per quanto riguarda l’ammontare complessivo di garanzie e finanziamenti concessi o rinnovati nel 2025, il 57,23% dell’ammontare complessivo è stato negoziato da tre istituti di credito (BNP Paribas Security Services, Unicredit S.p.A., Credit Agricole Corporate and Investment Bank), a fronte di una quota percentuale che nel 2024 era stata dell’83,78.
Ancora boom per l’export di armi italiane
Rispetto al 2024 si è registrato un incremento del 19,68% del valore delle autorizzazioni individuali di esportazione di armi, il cui ammontare complessivo nel 2025 è stato di 7,721 mdi di Euro, a fronte di un lieve aumento del numero di provvedimenti rilasciati (da 2.569 a 2.576, +0,27%).
Le licenze globali, che rappresentano uno strumento di semplificazione, risultano in aumento rispetto all’anno precedente. Il valore cumulativo dei materiali esportati è stato pari a circa 1,374 mdi di Euro (1,18 nel 2024). Un aumento si registra anche nell’utilizzo delle Autorizzazioni generali di trasferimento, che dagli € 60,4 milioni del 2024 passano al valore di € 69,6 milioni del 2025. Risulta in marcato calo rispetto al 2024 (-61%) il valore delle autorizzazioni di intermediazione, passato dai 257,7 milioni di Euro del 2024 ai 100,3 milioni di Euro del 2025.
Le autorizzazioni di importazione a vario titolo si sono attestate su un valore complessivo di € 1,977 miliardi, registrando un significativo incremento del 165,86% rispetto al 2024.
Il numero di Paesi destinatari delle autorizzazioni all’esportazione è stato di 88 (90 nel 2024) e il numero delle autorizzazioni, come già osservato, è stato di 2576 (2.569 nel 2024).
Nel 2025, un solo Paese (Kuwait) è risultato destinatario di autorizzazioni per un valore complessivo superiore al miliardo di Euro, mentre sono stati 16 i Paesi con valori compresi tra 100 milioni e il miliardo di Euro.
Il valore dei trasferimenti intracomunitari e delle esportazioni verso i Paesi NATO è stato pari al 37,62% del totale (1953 autorizzazioni), mentre il restante 62,38 % delle esportazioni ha interessato Paesi extra UE/NATO (623 autorizzazioni).
Il dato tendenziale verso i Paesi extra UE/NATO continua a mostrarsi in lieve crescita come valore assoluto nell’ultimo triennio.
Sul dato complessivo della ripartizione pesa la licenza di oltre 1 miliardo autorizzata nei confronti del Kuwait (€2,6 mdi). Il valore esportato verso le nazioni UE/NATO è diretto per il 40,85% verso Paesi esclusivamente membri NATO (Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Norvegia, Turchia, Albania, Macedonia del Nord) e per il 59,15% verso Paesi UE indipendentemente dalla loro adesione al Trattato Atlantico.
Tra i primi 25 Paesi destinatari di autorizzazioni individuali all’esportazione nel 2025, si nota che:
− il Kuwait, che nel 2024 era al 76° posto, è salito al 1° posto, in ragione di una licenza concessa per un valore di circa 2,6 mdi di Euro;
− gli Stati Uniti sono risaliti dal 12° al 3° posto;
− Germania, Francia e Regno Unito continuano a collocarsi tra i primi 6 destinatari, in linea con le tendenze dei precedenti anni;
− l’Ucraina, è passata dall’11° posto al 4° posto, con licenze per un valore pari a 349 mni di Euro, a conferma dell’impegno dell’apparato produttivo italiano verso quel Paese (giova rammentare che le forniture gestite dal Ministero della difesa non necessitano di autorizzazione UAMA (l’Unità per le Autorizzazioni dei Materiali di Armamento) e, quindi, esulano dalle statistiche riportate;
− Israele, nei dati 2025, così come accaduto nel 2024, non compare, in quanto le modalità delle operazioni militari israeliane contro i palestinesi a Gaza, hanno indotto l’Autorità nazionale UAMA a non concedere nuove autorizzazioni all’export, in base alla legge n. 185/1990.
Importazioni di armi. Lo strano caso della Svizzera al primo posto
Israele compare invece come quinto paese da cui l’Italia importa armamenti. Per quanto attiene all’import, nel 2025, il valore delle 556 autorizzazioni individuali di importazione cd. “definitive” è stato di 1.977.363.805,02 euro di cui, curiosamente, il 30,19 % proviene dalla Svizzera (da dove abbiamo importato armi per 62,2 milioni di euro), il 29,12 % proviene dagli Stati Uniti d’America, il 14,23 % dal Regno Unito, il 7,59 % dal Kuwait e il 4,30 % appunto da Israele.
Il dato non comprende le importazioni da Paesi UE/SEE, perché esse non sono soggette ad autorizzazione dell’UAMA. Per quanto riguarda le tipologie, nel 2025 la categoria “materiali” ha costituito, sia per valore complessivo sia per numero di articoli, la tipologia maggioritaria degli oggetti importati (69,65 %), seguita dai “servizi” (29,52 %), dai “ricambi” (0,78 %), e dalle “tecnologie” (0,05 %).
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