Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

24/04/2026

Trump consegna il Libano al genocidio. E la trattativa al fallimento

Per un giorno il focus della guerra Usa-Israele contro l’Iran e il mondo sciita si sposta dal Golfo al Libano. Ma fino ad un certo punto...

Alla Casa Bianca l’incontro tra gli ambasciatori di Tel Aviv e Beirut, sotto l’occhiuta sorveglianza dei “Narco” Rubio e Donald Trump, ha prodotto il prolungamento del cosiddetto “cessate il fuoco” per altre tre settimane.

Sul terreno, però, le cose vanno molto diversamente, perché Israele considera che “cessate il fuoco” significa che gli altri smettono di sparare, ma l’Idf continua. Anche se con un’intensità leggermente minore. Infatti, aerei da guerra israeliani hanno preso di mira la città di Khirbet Salem, nel sud. I serial killer hanno diffuso anche un video con l’esecuzione, tramite un drone, di una presunta “cellula di Hezbollah”, in mezzo ad un campo. Azioni che fanno seguito agli omicidi mirati di una giornalista molto nota, addirittura con un “triplo attacco” che ha coinvolto infine anche i soccorritori.

Al tavolo della cosiddetta trattativa, nel frattempo, era completamente sparita la richiesta del presidente Aoun sul ritiro dell’esercito israeliano dal Sud del paese.

L’intento è esplicito. Separare completamente la “guerra al Libano” dalla più complessiva guerra agli sciiti (in prima fila l’Iran, ovviamente), in modo da dare a Israele la possibilità di compiere un altro genocidio in stile Gaza e impossessarsi del territorio libanese.

La tattica di Tel Aviv è del resto da 80 anni sempre la stessa: “dobbiamo difenderci, abbiamo bisogno di un cuscinetto di sicurezza” e così, un pezzo dopo l’altro, questo Stato genocida senza confini dichiarati si allarga con il silenzio-assenso degli Usa e dell’intero Occidente imperialista.

La sigla del “nemico” mostrificato cambia sempre (dall’Olp ad Hamas, ad Hezbollah, agli ayatollah, ecc.), il risultato mai: genocidio, pulizia etnica, rapina di terra e risorse naturali (sia il Libano che la Palestina avrebbero diritti sui giacimenti di gas in mare, davanti alle loro coste).

L’intento israeliano è in questo caso apertamente condiviso da Trump: “Gli Stati Uniti lavoreranno con il Libano per aiutarlo a proteggersi da Hezbollah”. Per farlo – visto che quel movimento e milizia armata è parte integrante della popolazione sciita, sorto peraltro in seguito all’invasione israeliana del 1982 – si procederà con il massacro risparmiando forse i cristiani e i sunniti.

Del resto il presidente Aoun è un cristiano e il suo clan è tristemente famoso per via del generale maronita che nel 1976 guidò il massacro dei palestinesi nel campo profughi di Tal el Za’tar. Agendo ovviamente da braccio armato collaborazionista dell’esercito israeliano... 

Inutile dire che questo sporco gioco al massacro in Libano, concertato tra Trump e Netanyahu con la complicità servile di Aoun è già ora un ostacolo gigantesco sulla strada dell’accordo che dovrebbe porre fine alla guerra contro l’Iran. Il dossier Libano, infatti, faceva e fa parte integrante del “piano in dieci punti” presentato da Teheran e considerato dallo stesso Trump “workable”. Pensare che la consegna del sud del Libano ai macellai di Tel Aviv non abbia conseguenze per le trattative con Teheran è fuori dal mondo.

Anche a Washington se ne stanno rendendo conto. Ma per ora nel senso opposto allo sperabile. Diversi media statunitensi riportano preparativi in corso per un eventuale attacco militare nella zona di Hormuz con l’idea di imporre una propria “sovranità” sullo Stretto.

Se è davvero questo il “piano B”, dopo aver fatto fallire la trattativa, prepariamoci a qualche stagione di alimentazione a pane e cipolle, con zero vacanze... O peggio.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento