Nonostante l’escalation militare in Medio Oriente e le crescenti pressioni legali interne, la Germania ha autorizzato esportazioni di armi verso Israele per un valore di 7,8 milioni di dollari (6,6 milioni di euro) proprio nelle prime settimane dell’offensiva condotta dalle forze statunitensi e israeliane contro l’Iran.
I dati, diffusi dal Ministero dell’Economia tedesco in risposta a un’interrogazione parlamentare del partito di opposizione Die Linke, si riferiscono al periodo compreso tra il 28 febbraio e il 27 marzo 2026. Proprio il 28 febbraio segna l’inizio della campagna di bombardamenti su vasta scala contro il territorio iraniano.
Sebbene la cifra di 7,8 milioni di dollari sia considerata “modesta” rispetto ai volumi record del passato, il dato solleva pesanti interrogativi politici. Tra ottobre 2023 e maggio 2025, Berlino ha approvato licenze belliche per oltre 571 milioni di dollari, confermandosi il secondo fornitore di armi dell’entità sionista, dopo gli Stati Uniti.
Il percorso delle forniture tedesche è stato tuttavia turbolento. Nell’agosto del 2025, Berlino ha imposto un bando parziale sulle armi che potrebbero essere impiegate a Gaza, a seguito delle accuse di genocidio contro Israele e delle larghe mobilitazioni di solidarietà con il popolo palestinese.
Ma il bando è stato revocato velocemente dopo l’accordo di cessate il fuoco di ottobre. Nei mesi successivi, le autorizzazioni per l’invio di armi sono schizzate a 166,95 milioni di euro. E oggi, il governo ha dovuto ammettere che sono state approvate licenze per circa 12,4 milioni di dollari anche durante i periodi di restrizione.
A ciò si aggiunge ora la critica rispetto alla vendita di armamenti a Israele, mentre Tel Aviv conduceva un’aggressione unilaterale e senza provocazione all’Iran, mentre teoricamente i suoi vertici stavano trattando con gli USA. E questo non fa che dimostrare che la complicità delle potenze occidentali con questa guerra è strutturale, materiale, e continua, nonostante le ambigue dichiarazioni di distanza dagli attacchi alla Repubblica Islamica.
Inoltre, la pubblicazione dei dati giunge in un momento di estrema vulnerabilità per l’esecutivo. Il 14 aprile, un collettivo di avvocati di Berlino, sostenuto da organizzazioni internazionali come l’European Legal Support Center (ELSC), ha depositato una denuncia penale presso la procura federale di Karlsruhe contro il Cancelliere Friedrich Merz e altri dieci alti funzionari governativi.
Tra gli accusati figurano anche l’ex Cancelliere Olaf Scholz e gli ex ministri Annalena Baerbock e Robert Habeck. L’accusa, dettagliata in un documento di un centinaio di pagine, è di complicità nel genocidio a Gaza, sostenendo che i leader tedeschi abbiano agevolato crimini di guerra attraverso l’approvazione sistematica di forniture militari.
Mentre la costituzione tedesca proibirebbe teoricamente l’invio di armi in zone di guerra, il governo continua a invocare la “responsabilità speciale” della Germania verso Israele, legata alla memoria storica dell’Olocausto e che, in un certo senso, radica nella ragion di stato tedesca la sicurezza dello stato ebraico.
Ma l’aggressione all’Iran e l’occupazione del sud del Libano rivelano la strumentalizzazione del genocidio commesso dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale, condotta sia da Berlino sia da Tel Aviv. Quella memoria tragica diviene strumenti di aggressione, crimini contro l’umanità e pulizia etnica. Tutto in funzione degli interessi imperialistici in Asia Occidentale.
Anche contro l’Iran, Israele sta facendo “il lavoro sporco” per i governi europei, come ebbe a dire Merz in riferimento al genocidio a Gaza.
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