La pianificazione militare per una possibile operazione guidata dal Pentagono contro Cuba sta subendo un’accelerazione. Secondo quanto riportato da USA Today, che cita fonti interne al Dipartimento della Guerra, l’amministrazione guidata da Donald Trump starebbe definendo i dettagli tecnici per un intervento armato, nell’eventualità che il tycoon decida di impartire l’ordine definitivo.
Le prime avvisaglie di un possibile passo finale dell’escalation contro L’Avana sono trapelate attraverso la piattaforma Zeteo, e si sono poi diffuse rapidamente nei corridoi di Capitol Hill. Sebbene non ci siano voci ufficiali a confermare l’esistenza di piani d’attacco imminente, i chiarimenti affidati all’agenzia spagnola EFE non hanno smentito possibili manovre in corso.
Nelle ultime settimane, l’inquilino della Casa Bianca ha rilasciato dichiarazioni che lasciano poco spazio all’interpretazione, intorno alla volontà di intervenire contro l’isola caraibica, dopo averla già stretta in un assedio che si configura come un crimine contro l’umanità. Più di una volta è stato accennato che Cuba sarà il prossimo obiettivo, dopo l’Iran.
E in un certo senso, l’aggressione all’isola potrebbe essere un modo di riaffermare la potenza statunitense dopo l’evidente fallimento delle operazioni contro Teheran. Allo stesso tempo, l’avventurismo bellico di Trump ha fatto crollare il sostegno all’amministrazione, e dunque imbarcarsi in un’ulteriore escalation bellica potrebbe rappresentare invece la goccia che fa traboccare il vaso.
Per di più, non bisogna dimenticare che continua la solidarietà internazionale con Cuba, con una forte risonanza internazionale contro quello che è un assedio criminale che va a colpire la popolazione. Russia, Messico, Cina e altri paesi hanno intensificato le attività di sostegno: la questione cubana sta assumendo sempre più i contorni di un dossier internazionale di non facile risoluzione.
Sul piano della politica interna, al Congresso i democratici stanno facendo leva sull’ipotesi del conflitto per minare la politica della Casa Bianca. La deputata Nydia Velázquez ha sollecitato l’approvazione di una risoluzione sui poteri di guerra, mentre i rappresentanti Gregory Meeks e Pramila Jayapal hanno introdotto il progetto di legge “Prevent an Unconstitutional War in Cuba” per bloccare l’uso di fondi federali senza il via libera del potere legislativo.
Ad ogni modo, la prima difesa di Cuba rimane la solidità della Rivoluzione. Da L’Avana, il presidente Miguel Díaz-Canel ha risposto con toni netti alle minacce contro il suo paese. In un’intervista rilasciata a NBC News e Newsweek, il politico cubano ha assicurato che l’isola si difenderà da qualsiasi aggressione.
Díaz-Canel ha affermato: “ci difenderemo, e se dobbiamo morire, moriremo, perché come dice il nostro inno nazionale morire per la Patria è vivere”. Parole di grande dignità, espressione della resistenza che il popolo di Cuba porta avanti da 67 anni contro l’imperialismo yankee. Proprio per questo, a Washington, devono sapere anche che un’invasione non sarà una passeggiata.
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