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27/04/2026

24 miliardi di costi energetici aggiuntivi per la UE in due mesi di aggressione all’Iran

Il messaggio che è arrivato dalla Commissione Europea con la presentazione, il 22 aprile, del piano AccelerateEU, “per far fronte all’aumento dei costi energetici e ridurre ulteriormente la dipendenza dai mercati volatili dei combustibili fossili”, è di quelli che palesano l’entità del danno provocato dall’aggressione all’Iran, e anche la debolezza della risposta di Bruxelles.

Dan Jørgensen, Commissario UE per l’Energia, ha presentato insieme alla Vicepresidente Teresa Ribera un pacchetto di misure per far fronte alla mancanza di carburanti e all’incremento dei prezzi energetici, e non ha nascosto la realtà economica brutale che l’imperialismo scaricherà sulle tasche delle classi popolari: secondo la Commissione, i costi aggiuntivi dovuto alla crisi nel Vicino Oriente ammontano a circa 500 milioni di euro al giorno, per un totale di 24 miliardi di euro.

Parliamo, per capire l’entità del danno, di un incremento di spesa di circa un milione al giorno per cittadino UE dal 28 febbraio a oggi. Non sorprende, dunque, che Jørgensen abbia dichiarato che le crisi che viviamo è “probabilmente grave quanto quella del 1973 e del 2022 messe insieme”, aggiungendo che “ci attendono mesi, o forse addirittura anni, molto difficili”.

Questo perché, ha ricordato il Commissario, oltre al blocco dei flussi c’è da ricostruire ampi pezzi dell’infrastruttura del gas dei paesi del Golfo. I mercati lo sanno, e la previsione che ne deriva è automatica: i prezzi non si stabilizzeranno ai livelli prebellici per molto tempo. Ma la strategia di Bruxelles per arginare il colpo appare come una toppa raffazzonata, e persino contrastata ai vertici comunitari.

Le raccomandazioni di AccelerateEU agli stati membri contengono l’esortazione a fornire buoni energetici (voucher), redditi di sostegno e tariffe sociali per le famiglie più vulnerabili; l’introduzione di abbonamenti unici a tariffa flat per bus e treni, incentivi per le cargo bike e il congelamento dei prezzi dei biglietti ferroviari; incentivi fiscali per pompe di calore, pannelli solari e la sostituzione delle cucine a gas con quelle elettriche.

Ad aver provocato un certo scontro è stata la richiesta di cinque paesi (Italia, Germania, Spagna, Portogallo e Austria, a cui si è aggiunto poi il Belgio) di tassare gli extraprofitti delle compagnie energetiche. La proposta era quella di sviluppare uno strumento europeo al riguardo, ma la Commissione si è limitata a offrire assistenza nell’elaborazione di misure nazionali: per averne una UE, servirebbe una unanimità che non è affatto scontata.

Questo significa che, per non creare svantaggi competitivi, è probabile che nessuno si muoverà in questo senso. E questo immobilismo della UE è anche il risultato di divisioni interne. Jørgensen evoca scenari cupi sulla carenza di carburanti per l’aviazione, mentre il Commissario ai Trasporti Tzitzikostas ha puntato a rassicurare l’opinione pubblica, confermando che non cambierà nulla nella routine del modello che viviamo.

Sembra che siano state proprio queste pressioni a far sì che sparisse, nel testo finale di AccelerateEU, la raccomandazione sull’obbligo di telelavoro per un giorno a settimana. Riassumendo, sono cinque i pilastri dell’intervento promosso da Bruxelles: coordinamento tra i membri; un nuovo Osservatorio sui combustibili; misure tempestive, mirate e temporanee; l’accelerazione del passaggio a energia pulita autoctona; rafforzamento del sistema delle reti, promozione degli investimenti.

Si tratta di opzioni legate più al tentativo di fare “passar la nottata” piuttosto che risolvere nodi strutturali dell’energia europea. Lo scopo è quello di evitare il panico tra consumatori e mercati, che potrebbe tramutarsi nel colpo decisivo a un’industria già fortemente sollecitata. Persino la transizione ecologica è “pensata” in maniera sbagliata, e tuttavia osteggiata anche in questa forma.

Alcuni membri della Commissione rivendicano i successi del sistema ETS (il mercato delle emissioni), che significa semplicemente pagare per inquinare come prima – giungendo persino a finanziarizzare il disastro ambientale – senza necessariamente abbandonare i combustibili fossili. Eppure, da Ryanair alla Confindustria di Orsini, arrivano critiche e richieste di sospensione di quella che viene vista nei fatti come una tassa.

AccelerateEU arriva più o meno contemporaneamente all’ennesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, e alla conferma dell’abbandono del gas russo dall’inizio del 2027. Nonostante in tanti stanno sottolineando che, per amor di condizioni materiali dell’industria europea, sarebbe un suicidio economico e politico recidere del tutto i legami con Mosca. Ma di suicidi del genere, negli ultimi 4-5 anni, la UE ne ha fatti uno dopo l’altro...

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