Non sorprendono nessuno le consuete polemiche successive alle manifestazioni del 25 Aprile. È così ormai tutti gli anni e, dopo aver raggiunto l’apice in un paio di giorni, spesso ritornano nella routine.
Dobbiamo confessare che anche noi eravamo tentati dall’adeguarci a questo ritmo già sperimentato, se non fosse che il nostro giornale è stato tirato in ballo, arbitrariamente e in modo offensivo (i nostri avvocati ci stanno lavorando sopra) da quegli ambienti di “volenterosi guerrafondai” prosperati con varie sfaccettature sulla questione dell’Ucraina.
Alcuni fatti sono noti. Un nostro redattore di Bologna, Giacomo Marchetti, ha evitato con molto garbo che un anziano signore con tanto di bandiera ucraina e della UE entrasse in un corteo che quelle bandiere non le gradiva affatto.
Consapevole che la provocazione potesse innescare tensioni durante il corteo, lo ha tenuto alla larga – con garbo e il dovuto rispetto per l’età avanzata – per evitare che magari qualcuno meno educato lo facesse in modi più spicci. Il video è talmente evidente che per piegarlo ad una visione distorta sono stati costretti a ricorrere all’intelligenza artificiale su singoli fotogrammi.
Il video che mostra il nostro Giacomo in quella delicata situazione, è stato diffuso ampiamente sui social da tutta quella rete di volenterosi sostenitori della guerra in Ucraina – e non solo – che da tempo stanno conducendo una sistematica campagna di provocazione e diffamazione contro le manifestazioni, assemblee, dibattiti, conferenze di chi si oppone alla guerre e alle aggressioni imperialiste.
Ma l’episodio di Bologna – che non intendiamo affatto lasciar cadere e che vedrà a breve un incontro pubblico convocato dal nostro giornale in quella città – consente di avanzare una dovuta riflessione su chi e come sono le forze contro cui ci dovremo battere in questo paese per contrastare le derive guerrafondaie e reazionarie. Del resto è fin troppo evidente che mentre sulla Palestina uno deve aspettarsi gli attacchi dai giornali e partiti della destra, sull’Ucraina tra questi killer politici devi aspettarti anche settori ampiamente articolati del centro-sinistra.
Il consorte dell’europarlamentare Pina Picierno, costituitosi come una sorta di commissione di censura e controllo su chi prende parola in Italia sulla guerra in Ucraina, noto per gli attacchi ad Angelo D’Orsi e altri, ha preso di petto il nostro Giacomo Marchetti e calunniato Contropiano su X, definendolo “giornalaccio online russobruno”. Sul piano legale ne dovrà rendere conto, ma sul piano politico questo ci consente di fare chiarezza.
Invece che delle stupidaggini di questi personaggi, prendiamo spunto da un più stimolante articolo comparso su Micromega a commento delle manifestazioni del 25 Aprile. Nell’articolo, l’autrice – spesso correttamente impegnata sulla questione palestinese – lamenta invece che sull’Ucraina non si assista alla medesima empatia e solidarietà con “questa causa”, addebitando il motivo al cosiddetto “campismo”.
Ma l’aspetto più grave contenuto nell’articolo è quando si lamenta che “la causa ucraina non è considerata da ampi settori dell’antifascismo italiano degna della nostra solidarietà e che la propaganda di un regime fascista è riuscita a penetrare così in profondità”. In pratica si liquidano ampi settori dell’antifascismo italiano sostanzialmente come degli inetti o, peggio ancora, delle “quinte colonne” della Russia, una sintesi niente affatto veritiera né dimostrabile, ma sicuramente offensiva.
Non solo. A proposito del campismo, sia l’autrice che coloro che ne ritengono pertinenti le tesi, devono piuttosto fare i conti con il “campismo di fatto” realizzato visivamente dai gruppi filo-ucraini insieme a quelli sionisti, ai monarchici iraniani e agli estimatori di Trump, che a Milano si sono presentati insieme in uno stesso spezzone al corteo. Che ovviamente e giustamente è stato messo fuori dalla manifestazione del 25 aprile.
Non era la prima volta che in presidi e manifestazioni sventolano insieme le bandiere ucraine, quelle israeliane e degli iraniani nostalgici dello Sciah. E se queste “cause” vengono ritenute tutte simili e “dalla stessa parte” da chi le sostiene, non si capisce perché non possa o debba fare altrettanto chi le critica o osteggia.
Ma quello che è diventato visibile a livello di supporter è ancora più visibile a livello di Stati. La collaborazione militare e la convergenza ideologica tra Ucraina e Israele è fin troppo nitida, così come lo è la funzione che la Nato e l’imperialismo hanno affidato a questi due “porcospini d'acciaio” nell’Europa dell’est e in Medio Oriente.
E la gente che va in piazza – ma anche quella che resta a casa – queste cose le nota, le collega e ne ha tratto le logiche conclusioni. Motivo per cui le bandiere israeliane e quelle ucraine non sono viste come “istanze di liberazione” da condividere nelle manifestazioni antifasciste. Diversamente, invece, le bandiere palestinesi o libanesi sono ammesse ed applaudite. Così come la presenza degli ebrei antisionisti. Del resto è difficile provare empatia per un paese che riceve miliardi di finanziamenti e armamenti da tutti i paesi Nato e i governi reazionari d’Europa contro cui ci si batte quotidianamente qui a casa nostra. I Palestinesi o i libanesi non hanno mai avuto di queste fortune.
Contropiano non deve comunque alcuna spiegazione ai volenterosi collaboratori della Nato o delle forze guerrafondaie a livello internazionale. Parlano la sua storia e la sua attività editoriale dal 1993 a oggi, sia in formato cartaceo che online.
Vogliamo dire chiaramente che sosteniamo senza se e senza ma il nostro Giacomo Marchetti e apprezzeremo sempre chi, nelle piazze o nell’informazione, fa chiarezza su chi siano i nemici principali dell’umanità.
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