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16/04/2026

Sánchez a Pechino chiede alla Cina di diventare il paciere mondiale

Si è conclusa ieri la visita del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez in Cina. Una visita che non è passata inosservata per tanti motivi, di certo economici, ma anche diplomatici. Perché il politico europeo ha riconosciuto a Pechino un ruolo centrale nel garantire la risoluzione dei conflitti che investono tanti settori del mondo. Un ruolo che la UE non può ricoprire, innanzitutto perché coinvolta materialmente in queste guerre.

Sánchez era alla sua quarta visita di Stato in Cina in quattro anni. Un segnale chiaro sull’importanza che il Dragone riveste per l’economia di Madrid, ma in generale per tutte quelle dell’Unione Europea. Il viaggio del cancelliere Merz nel gigante asiatico di un paio di mesi fa è un’altra cartina tornasole dell’imprescindibilità di questo rapporto: il politico tedesco aveva dichiarato che separare l’economia del suo paese da quella cinese “sarebbe un errore” (vista anche al dipendenza sulle terre rare).

Dalla Tsinghua University, dove si è formato lo stesso Xi Jinping, Sánchez ha mandato un messaggio chiarissimo a Pechino, non privo del solito spirito di superiorità occidentale, e tuttavia onesto su chi sono i grandi attori in campo. “Abbiamo bisogno che la Cina si apra – ha detto il leader spagnolo – affinché l’Europa non debba chiudersi in se stessa”.

Ma a fare la guerra commerciale al Dragone è stata la UE, e difatti anche stavolta Sánchez torna a casa con 19 nuovi accordi bilaterali. C’è il tema dei 42 miliardi di deficit commerciale della Spagna con la Cina nel solo 2025, parte di un più grande deficit che preoccupa l’intera UE.

Sul riequilibrio della bilancia commerciale Pechino si è sempre detta pronto a lavorare, sempre che ci sia correttezza nella controparte. E l’intesa su investimenti ad alta qualità dovrebbe garantire che i capitali cinesi in Spagna portino con sé trasferimenti di tecnologia, contratti per fornitori locali e nuovi posti di lavoro.

Non è, comunque, la questione economica che ha tenuto banco nell’incontro del primo ministro spagnolo con Xi Jinping. “Per la prima volta nella storia contemporanea, il progresso sta germogliando simultaneamente in molte parti del mondo”, ha detto Sánchez. “Questa multipolarità non è un’ipotesi o un desiderio; è la nuova realtà in cui vive il mondo”.

Il politico di Madrid lo dice chiaro e tondo: siamo in una fase multipolare. E aggiunge pure che, in questo multipolarismo, la Cina è l’attore dirimente. “La Cina fa molto, e lo apprezziamo, ma può fare di più chiedendo il rispetto del diritto internazionale e la fine dei conflitti”, ha detto Sánchez.

Anche se va notato il solito atteggiamento occidentale di chi insegna agli altri a promuovere quello che gli europei ignorano a seconda delle convenienze, in questa occasione la frase ha assunto più i tratti di una supplica che di uno strumento di pressione. Il primo ministro spagnolo ha affermato che “è molto difficile incontrare altri interlocutori che possano sbrogliare questa situazione provocata in Iran e nello Stretto di Hormuz più della Cina”.

È un riconoscimento significativo, ovvero il fatto che, di fronte all’aggressione statunitense e israeliana, l’unico paese che ha il “capitale” (non solo economico, ma anche diplomatico) per porsi come mediatore di pace sia il Dragone. Davanti a studenti e docenti della Tsinghua, Sánchez aveva parlato di questo “potere” anche in relazione ai conflitti in Libano, in Palestina e in Ucraina.

Si tratta di una mano tesa (e bisognosa) da parte di Madrid, in un certo senso portavoce informale della UE (che non a caso ha mandato il suo capo di governo più “progressista” e che ha ingaggiato un significativo braccio di ferro con Donald Trump), affinché Pechino sia disposta a ragionare su come rilanciare un multilateralismo che ponga dei freni agli USA, innanzitutto al “bastone” che stanno usando innanzitutto con i propri “alleati/vassalli”.

Secondo Sánchez la Cina può svolgere un ruolo fondamentale nella lotta alle disuguaglianze e al cambiamento climatico, nonché sui principali dossier riguardanti l’architettura di sicurezza e cooperazione internazionale, “soprattutto ora che gli Stati Uniti hanno deciso di ritirarsi da molti di questi fronti”, ha detto senza peli sulla lingua.

“È negli interessi di Spagna e Europa che il sistema multipolare venga rispettato”, ha detto il politico spagnolo. “Non abbiamo nessun problema a stare dal lato giusto della storia”, e Xi Jinping ha rimarcato che Madrid (non tutta l’Europa) è davvero dalla parte giusta della storia, chiedendo a Sánchez di “difendere insieme un autentico multilateralismo e salvaguardare la pace e lo sviluppo nel mondo”.

Riguardo alle Nazioni Unite nello specifico, il primo ministro spagnolo ha detto che “l’Occidente deve rinunciare ad alcune delle sue quote di rappresentanza”, e bisogna fare in modo che si rafforzi l’Assemblea Generale e il Consiglio di Sicurezza sia più rappresentativo e più democratico. Temi su cui la Cina, pur tutelando i suoi interessi, non si è mai detta indisponibile a discutere.

La visita di Sánchez rappresenta, una volta tanto, una dimostrazione da parte dei politici europei di avere bene in mente il proprio posto nel mondo, e quello che ha Pechino. La strumentalità, tuttavia, è evidente, e la Cina non ci casca. Bisognerà vedere fino a dove una possibile intesa potrebbe arrivare, sapendo che la UE non sarà mai disposta a rinunciare al proprio ruolo privilegiato negli affari mondiali.

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