Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

15/04/2026

Che fine ha fatto il sogno americano?

In uno splendido pomeriggio soleggiato incontriamo Geoff Tate, una delle più grandi voci della storia dell'heavy metal. Con noi l'italiano Dario Parente, suo chitarrista. Il tutto in un'insolita location, un agriturismo nelle campagne umbre dove l'artista ha deciso negli ultimi tempi di trasferirsi.
Ne è nata una chiacchierata che è presto virata su argomenti impegnati tra politica e società, cari a Tate sin dai tempi della sua militanza nei Queensrÿche, una delle band più innovative e di successo della storia del metal.

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Geoff, grazie per la tua disponibilità. Sembra che tu abbia ormai un legame speciale con l’Italia: collabori con molti musicisti locali, incluso Dario, fin dal progetto Sweet Oblivion. Proprio pochi giorni fa hai annunciato un nuovo capitolo della saga di “Operation: Mindcrime”, in uscita il prossimo 3 maggio. Com’è iniziato tutto?

GT: Solo un’idea. Stavo riascoltando “Operation: Mindcrime 2”, perché non lo ascoltavo da molti anni, e… mi sono messo a pensare: chi è il Dr. X? Chi è quest’uomo? E poi sono tornato ad ascoltare “Operation: Mindcrime 1”. E di nuovo mi sono detto: “Chi è quest’uomo?”. Non lo so chi sia. È lì, è molto particolare, è un manipolatore, si muove nell’ombra e non si scopre mai davvero chi sia o cosa rappresenti. Ho iniziato a farmi domande come: “Chi è?”, “Come è arrivato dov’è?”, “Com’è possibile che abbia così tanto potere su Nicky e Mary?”, “Cosa lo muove?”
Ho cominciato a pensarci e poi a scrivere musica. Le canzoni hanno iniziato a prendere forma e ho coinvolto Kieran Robertson per scriverle insieme a me. Anche Alex Hart ha contribuito e poi Dario Parente è entrato nel progetto iniziando a suonare la chitarra. Durante i tour abbiamo continuato a scrivere e sviluppare il materiale. Ha una storia interessante perché lo abbiamo registrato in viaggio, nelle camere d’albergo e nei backstage dei locali, ovunque avessimo tempo e spazio. Una parte è stata registrata in un castello in Francia. Ho scritto cose in aereo con le cuffie e il laptop. Il disco ha già viaggiato molto nel suo percorso di creazione. È stato un lavoro in continua evoluzione durato circa sei anni.

Ti piace lavorare in questo modo, scrivere vari pezzi in diversi paesi?

GT: Sì. Beh, scrivi dove puoi. Una parte è stata registrata qui, tra l’altro, nella villa [la sua casa in Italia]. Quindi sì, è la vita del musicista: viaggi molto e devi lavorare quando puoi. Fortunatamente oggi la tecnologia ce lo permette.
In passato dovevamo scrivere tutto nella nostra testa per poi prenotare uno studio, entrare e registrare tutto – o parti di esso – poi aspettare, e aspettare, e rifarlo. Ora ci lavoriamo continuamente. Ci sei sempre sopra, sviluppando idee senza sosta. È un modo di lavorare completamente diverso, e mi piace molto.
Lo preferisco così. Non mi piace restare troppo a lungo nello stesso posto... potrebbero trovarmi! [ride]

In alcune interviste recenti hai detto che Mindcrime 3 è costruito dal punto di vista del Dr. X, all’interno della stessa linea temporale dei primi due album. Ma di quale periodo stiamo parlando esattamente?

GT: Ci sono stati circa 18 anni tra la prima e la seconda parte, e quasi 20 anni tra la seconda e oggi. Questa storia in realtà copre entrambe le linee temporali, perché è il punto di vista del Dr. X su ciò che accadeva durante i capitoli uno e due.

Quindi dopo decenni passati a vedere la storia attraverso gli occhi di Nikki, ora ti sei spostato su Dr. X. Hai anche detto che, essendo tu oggi più vicino alla sua ipotetica età, senti di comprendere meglio il suo punto di vista. Lo consideri ancora un villain? E lui come si vede, come un cattivo o come qualcuno sinceramente guidato da ideali?

GT: Esatto, questa è una domanda molto interessante. È un villain o sta semplicemente seguendo la sua idea, la sua musa, il suo destino? È difficile definirlo. È malvagio? E cos’è il male? Qual è la definizione? Nella sua mente, credo che si veda come un... diciamo, un uomo d’affari, qualcuno che porta avanti i propri affari.

Mindcrime ha sempre avuto forti tematiche politiche e sociali. Ricordo che in una vecchia intervista dicevi che il secondo capitolo era ispirato al fatto che George W. Bush fosse presidente degli Stati Uniti. Anche la situazione globale attuale ha influenzato questo nuovo capitolo?

GT: Probabilmente non in modo diretto. La situazione attuale negli Stati Uniti è forse un po’ più estrema rispetto ai primi anni 2000 e alla fine degli anni '80 quando uscì il primo Mindcrime. Ma, in sostanza, sono sempre le stesse persone al potere.
Ciò che mi ha sempre interessato è come funziona la manipolazione. Per esempio, per convincere le persone ad andare in guerra devi dare loro un motivo per credere che sia reale e che sia patriottico andare a combattere per il proprio paese. Ma gli Stati Uniti non sono davvero sotto minaccia da decenni, probabilmente dalla Seconda Guerra Mondiale. La maggior parte dei conflitti riguarda le risorse. Dove sta il petrolio? Ed ecco che andiamo lì. Le persone al potere hanno manipolato la popolazione facendole credere che sia patriottico combattere per il proprio paese, ma il tuo paese non è sotto attacco, non è nemmeno lontanamente in pericolo. Sono semplicemente persone molto ricche che vogliono che il resto di noi uccida, distrugga e muoia per ciò che loro ottengono in cambio. Quindi è manipolazione, e la gente ci crede. Mandano i giovani in guerra a morire. Per cosa? Perché i ricchi diventino ancora più ricchi e possano possedere più petrolio. Ma ci hanno convinti che sia la cosa giusta da fare.

Hai scritto di questi temi per decenni e risultano ancora incredibilmente attuali oggi. Penso a una canzone come “Surgical Strike”, che descriveva l’evoluzione della guerra già ben 40 anni fa. Mi fa pensare alla Guerra del Golfo e all’Afghanistan, ma suona ancora attualissima oggi. Amo il disco da cui è tratta, "Rage for Order", perché era davvero avanti rispetto al suo tempo. Molte delle cose che vediamo oggi erano già anticipate lì, basti pensare all’automazione della guerra tramite IA e droni, o alle tensioni recenti legate a Trump e aziende di IA come Anthropic. Qual è la tua prospettiva su questo?

GT: Beh, è diventato tutto molto più letale. La tecnologia è migliorata molto, abbiamo creato macchine che combattono al posto nostro, droni che sganciano bombe senza mettere a rischio vite umane. Quindi, in un certo senso è meglio... credo! [ride sarcasticamente] A patto che tu abbia la tecnologia. Se non ce l’hai, sei tu la vittima.
È affascinante, è uscito da poco un film davvero interessante, si chiama “Mountain Head”: parla di cinque miliardari che si ritrovano in un rifugio in montagna. Sono amici dai tempi dell’università e passano la settimana a confrontarsi e sfidarsi. Manipolano i cicli delle notizie per creare isteria di massa e poi investono in aziende che crescono proprio grazie a quella situazione. Ovviamente guadagnano da tutto questo ed è affascinante perché sta succedendo davvero adesso, in tempo reale!
Vedi le notizie e le immagini manipolate, sono talmente realistiche che è difficile distinguere il vero dal falso. È persino possibile vedere un video di una persona che parla e dice cose che non ha mai detto. In questo modo molte persone vengono convinte che stiano accadendo cose che in realtà non stanno accadendo. È molto, molto pericoloso, il terreno ci sta crollando sotto i piedi, siamo nelle sabbie mobili. L’unica cosa che sappiamo essere reale è che possiamo toccarci, ma qualsiasi immagine che vedi è stata manipolata in qualche modo. Lo facciamo anche noi sui nostri siti: ci facciamo sembrare un po’ meglio, un po’ più magri, un po’ più alti. È un mondo incredibile, ma molto difficile da navigare.

È interessante quello che dici, perché oggi viviamo in una società completamente diversa rispetto, ad esempio, al 2010, quando smartphone e social network si sono diffusi su larga scala. Siamo tutti costantemente connessi e sovraesposti, e in molti casi ci mettiamo volontariamente nelle mani – e negli occhi – del pubblico.
Stiamo iniziando a vedere giovani adulti cresciuti interamente in questo ambiente digitale, i cosiddetti “nativi digitali”. Io sono nato negli anni '80 e ho ancora ricordi forti di un passato più “analogico”, quando non avevamo nemmeno internet o i telefoni cellulari. Questo contrasto mi fa pensare alla nostalgia che percepisco ascoltando “I Will Remember”, soprattutto nel verso: “When knowledge was confined, and then we wonder how machines can steal each other’s dreams from points that are unseen”. Mi colpisce molto. Pensi che le nuove generazioni rischino di perdere quel legame con il passato e forse con una dimensione più naturale della vita?


GT: Sai, i miei figli ormai sono grandi, più o meno della tua età. Le cose che interessano loro, quello che fanno, sono molto diverse dai miei interessi e dalle mie esperienze. Per me è difficile relazionarmi con la loro generazione. Posso ancora farlo, ma... sono sempre online, 24 ore su 24, e si fanno influenzare molto da quello che gli altri pensano e dicono! Nella mia generazione questo contava quando eravamo molto giovani, ma crescendo contava sempre meno perché maturavamo e diventavamo più orientati al mondo reale, credo. Temo che i giovani possano non raggiungere mai quell’indipendenza, quella capacità di pensare liberamente. Mi preoccupa perché lo vedo già nei miei figli. E i miei nipoti – mio Dio! – sono completamente sommersi da tecnologia, telefoni e schermi. È un mondo diverso e non so come andrà a finire, ma spero per il meglio, che le persone rimangano connesse tra loro. Ci sono molte storie nei media su come le persone non siano più davvero connesse e non parlino più tra loro. Sempre meno conversazioni, solo messaggi su messaggi...

DP: È veramente strano. Sai, ero su Instagram e mi sono imbattuto in un tipo molto impegnato ad aiutare le persone sulla salute mentale. Il suo consiglio era di spegnere tutto per due o tre ore al giorno. È assurdo che siamo arrivati a questo punto.

GT: Oh sì, ne siamo dipendenti. Meteo, banca, indicazioni, è tutto lì dentro. È difficile staccarsi. Ho anche letto molto sugli effetti della pornografia sui ragazzi. Non hanno relazioni, guardano e imparano da quello, fanno sesso con loro stessi. A lungo termine cosa significherà per la crescita della popolazione?

Alla fine sono tutti problemi legati alla dipendenza da dopamina.

GT: Sì. Inoltre, spesso nella pornografia non c’è una vera connessione emotiva tra le persone, è un mero atto fisico di gratificazione quindi i ragazzi crescono pensando che sia normale e si perdono una parte enorme della connessione umana. Cosa farà questo alla psiche delle persone? Non lo so... io non sarò qui a vederlo! [ride]

È curioso pensare a quanto sia ancora attuale il tema di “Operation: Mindcrime” sulla manipolazione tramite droghe. Nel 1988 si parlava di eroina e uso distorto della religione. Oggi pornografia e social media possono essere considerati strumenti di manipolazione della nostra epoca?

GT: Assolutamente. La dopamina è la droga. Ti bombardi continuamente di piacere dopaminico, cerchi soddisfazione, pacificazione. Il telefono ti dà tutto ciò di cui hai bisogno. Potresti probabilmente scrivere un concept album sui telefoni, tipo: “Odio il mio telefono, amo il mio telefono!” [ride]

Una domanda sulla title track di “Empire”, brano che raffigurava un sogno americano distorto e metteva in luce disuguaglianze sociali e divisioni di classe. Pensi che sia ancora attuale oggi, considerando ciò che sta accadendo nelle società occidentali?

GT: Non è cambiato niente! L’America è uno studio affascinante perché hai tutte queste persone diverse che cercano di vivere insieme con un insieme di regole, e tutti cercano continuamente di cambiarle per andare avanti e diventare più ricchi. È una società molto orientata al denaro. Non abbiamo migliaia di anni di cultura come voi in Italia, per esempio, dove avete già attraversato tutto questo. La vostra cultura ha già fatto guerre, guerre civili, avuto re... dai Cesari fino alla Repubblica, avete già vissuto tutto. Noi abbiamo solo 250 anni, quindi siamo ancora come adolescenti con una brutta acne e strane acconciature.
Ci ritroviamo uno come Donald Trump che in qualche modo è stato eletto. Le persone gli hanno dato accesso ai codici nucleari, è una bomba ad orologeria. Lui dice: “Vedete tutte queste regole? Al diavolo! Faccio quello che voglio e poi corretemi dietro e denunciatemi pure!”. È un modo di pensare strano, ma questo tipo la fa sempre franca. Nessuno lo ferma. Il congresso dice “dovremmo fare qualcosa!”, ma nessuno fa niente e lui continua a fare quello che vuole. È – come disse un comico – un cavallo pazzo in un ospedale. Tutta questa storia dei dazi e tutto quello che sta cercando di fare... non può farlo! Non ha il potere! Sta solo parlando, parlando, parlando, facendo dichiarazioni, ma non sta davvero facendo nulla, sono solo slogan. E quell’attentato, quando è stato colpito all’orecchio? È palese che fosse costruito. Tutti ne parlano, è sui giornali. È stato coinvolto nei file Epstein centinaia di volte. Tutti dicono “bisognerebbe fare qualcosa!”. Però nessuno lo fa. Perché? Perché è costoso. Devi perseguirlo legalmente e questo ha costi enormi. Una persona normale non dirà “faccio causa a Donald Trump”. Servono milioni e milioni. E chi ha il tempo e l’energia mentre cerca di vivere la propria vita? Vuoi davvero sporcarti le mani con una situazione del genere? Perché si sporcheranno davvero, c'è gente che è stata minacciata dalla sua amministrazione.
È tutto molto affascinante da osservare... da lontano [ride]

Parlando di questo mi è tornata in mente una canzone di “Promised Land”, “My Global Mind”. Il testo mostra un paradosso potente: più informazioni riceviamo sul mondo, più possiamo sentirci impotenti davanti ai problemi globali.
A volte è un peso troppo grande per una singola persona e la conseguenza è che si diventa emotivamente insensibili, normalizzando la negatività.


GT: Sì, capisco cosa intendi. Ti desensibilizzi al caos. Quella canzone è stata scritta circa 30 anni fa, ma oggi è ancora più intensa e invasiva. All’epoca i media erano la TV: bastava premere un bottone e, boom, eri in Israele, Afghanistan, Italia... ora è tutto nel telefono.
Mi viene in mente una cosa parlando di IA. Quando Israele e Stati Uniti hanno attaccato l’Iran e l’Iran ha risposto lanciando migliaia di missili, mostravano edifici che crollavano a Dubai, strade distrutte... poi vedi persone online che dicono: “Eccomi sulla spiaggia a Dubai, vedete che non sta succedendo nulla?”. Camminano per strada, prendono un caffè. È folle, no? Chi lo fa? Non può essere solo uno nel seminterrato di casa. Deve essere uno sforzo coordinato di team di PR o media, e ormai ogni azienda li ha.

DP: Sono rimasto molto colpito ieri perché ho fatto un post su Phil Campbell dei Motörhead. L’ho incontrato due volte ai festival con Geoff ed è sempre stato gentilissimo con me. Sono rimasto impressionato dall’IA perché nel post ho scritto che l’avevo incontrato due volte e che entrambe le volte aveva commentato il mio modo di vestire italiano. Poi per curiosità ho cliccato su una funzione dell’IA che chiedeva "qual'è la battuta sullo stile di Dario?". L’IA ha ricostruito perfettamente il mio pensiero, dicendo che probabilmente ero nel backstage di un concerto, con tutti vestiti in modo rock, con magliette e borchie, mentre io ero vestito in modo più elegante. Era esattamente quello che volevo dire. Sono rimasto scioccato, ho detto a mia moglie “è la fine del mondo!”.

GT: Le persone stanno già usando l’IA per scrivere musica. Puoi chiedere una progressione di accordi e ottenere subito qualcosa di accattivante. Ma poi chi la possiede? Puoi ancora metterci il copyright? La musica sta diventando gratuita? Tutto sta cambiando.

Ho visto che avete annunciato un tour nel Regno Unito, ci sono possibilità di rivedervi presto anche in Italia?

DP: Non lo sappiamo ancora per l’Italia, ma sicuramente faremo anche alcune date qui.

Spero davvero che accada presto. Ho visto alcuni dei vostri ultimi concerti del 2025 su YouTube: la band è stata ottima e la tua voce, Geoff, sembra più in forma che mai, addirittura migliorata. Non sto facendo il ruffiano, lo penso davvero. Qual è il tuo segreto?

GT: Beh, anni fa ho fatto un patto con un certo Satana...

Quindi era vero quello che si diceva sull’umlaut nel nome Queensrÿche!

GT: [ride] No, non lo so... lavoro molto duramente per mantenermi in forma. Io e Dario ci alleniamo molto. Beh, abbiamo un brutto vizio, ci piace bere, quindi dobbiamo compensare con attenzione alla dieta e all’allenamento così possiamo continuare a bere [ride]
Una vita senza bere non è davvero vita, soprattutto in tour. La vita è buon cibo, buone bevande, buoni amici, buone relazioni, è questo il senso di tutto. E una giornata di sole come questa in Umbria!

(12 aprile 2026)

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