Il direttore del Tg de “La 7”, Enrico Mentana, il 27 aprile si è premurato di rendere pubblico un sondaggio Swg sugli italiani e la Nato che ha dato risultati spacciati come confortanti per i sostenitori della subalternità all’Alleanza Atlantica, ma a ben guardare sono tutt’altro che lusinghieri.
Alla domanda “Se ci fosse un referendum per valutare la permanenza o meno nella Nato, lei che voterebbe”, secondo il sondaggio, il 52% degli intervistati da Swg risponde che il nostro Paese deve rimanere nella Nato. E qui vengono i problemi. Infatti questa percentuale è calata del 4% rispetto ad un analogo sondaggio del 2022.
Non solo. Il 25% vede bene l’Italia fuori dalla Nato e il 23% risponde di non sapere. Curiosamente gli elettori di destra e del Pd sembrano pensarla in modo molto simile. Infatti, nel 52% di chi vuole rimanere fedele alla Nato, stando ai dati raccolti da SWG, il 74% sono elettori di Fratelli d’Italia; il 72% di quelli di Forza Italia e il 61% quelli del Partito Democratico.
Qualche giorno prima, la pagina Termometro Politico aveva pubblicato i risultati di un proprio sondaggio che dava risultati decisamente diversi da quelli rilevati da Swg e pubblicizzati con grande eccitazione da Enrico Mentana su “La 7”.
Nel 2022 in un altro sondaggio – in questo caso di IndexResearch per Piazzapulita – quelli che mostravano di gradire “poco o per nulla” l’operato della Nato raggiungevano il 60,8%, quelli che invece la apprezzavano “molto o abbastanza” si fermavano al 25,4% e i “non sa/non risponde” al 13,8%.
A marzo scorso era stato reso pubblico un altro sondaggio di Youtrend in cui per il 43% degli intervistati, l’esercito comune europeo è auspicabile ma difficile da realizzare, e per il 50% degli italiani che ritengono auspicabile l’esercito comune europeo, non si deve abbandonare la Nato.
Sul fatto che l’Europa investa di più sulla difesa invece il 45% è favorevole, mentre il 34% contrario. Su quale debba essere lo scopo principale dell’esercito unitario europeo il 31% ritiene che sia la difesa dei confini, mentre per il 30% è rendere l’Europa autonoma dagli Stati Uniti.
A dicembre scorso invece, un sondaggio condotto dall’Ispi, aveva dato come risultato una vera e propria doccia fredda per i volenterosi guerrafondai che vorrebbero continuare la guerra in Ucraina e il sostegno militare a Kiev.
Quasi la metà degli italiani (49%) desidera infatti la fine delle ostilità nel più breve tempo possibile. Tra questi, una larga maggioranza sarebbe disposta ad accettare compromessi significativi: tre su quattro (36% del totale) ritengono auspicabile che Kiev accetti un accordo con Mosca anche a costo di rilevanti concessioni territoriali. Un ulteriore 13% spinge addirittura per l’interruzione del sostegno militare occidentale, indipendentemente dalle conseguenze. Solo una minoranza (15%) sostiene invece la prosecuzione del sostegno militare a Kiev fino al pieno ripristino dei confini ucraini.
Diciamo che gli Atlantisti possono ancora dormire, ma non del tutto, sonni tranquilli. Del resto vivono ancora al riparo del fatto che in Italia i referendum sui trattati internazionali – come la Nato o Maastricht – non sono consentiti dalla Costituzione.
Ma proprio il fatto che l’adesione ai Trattati non sia mai stata oggetto di una consultazione popolare vera e propria, ha reso questi vincoli esterni i fattori di una subalternità politica e culturale ritenuta immutabile da gran parte delle forze politiche, di destra e “di sinistra” e di gran parte dei loro elettori.
Anche alla luce dei risultati dei sondaggi questa verifica democratica e popolare potrebbero trovare il coraggio per farla, finalmente, soprattutto in un contesto in cui il coinvolgimento dell’Italia in guerre e conflitti della Nato o dell’Unione europea potrebbe scattare quasi automaticamente. E l’aria che tira, almeno stando alla propaganda e all’isteria che vediamo sull’Ucraina, sembra proprio quella.
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