Al vertice dei “volenterosi” sulla riapertura dello Stretto di Hormuz organizzato a Parigi da Francia e Gran Bretagna insieme a 49 paesi, è piombata la notizia della riapertura dello Stretto.
Ma già oggi la situazione appare di nuovo incerta. L’Iran infatti aveva riaperto lo stretto di Hormuz a tutte le navi commerciali, fino alla fine del cessate il fuoco la prossima settimana. Ad annunciarlo era stato lo stesso ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi.
“In linea con il cessate il fuoco in Libano, il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il periodo residuo del cessate il fuoco, sulla rotta coordinata come già annunciata dall’Organizzazione Porti e Organizzazione Marittima della Repubblica Islamica dell’Iran”, ha scritto Araghchi su X.
Ieri, poco dopo l’ora di pranzo, la società di tracciamento Kpler aveva comunicato il passaggio nello Stretto di Hormuz di tre petroliere iraniane. Più tardi è transitata anche una nave mercantile battente bandiera maltese.
Insomma, una riunione ancora una volta presa in contropiede dallo sviluppo degli avvenimenti. Tanto più che alla riunione erano assenti gli Stati Uniti.
Al vertice di Parigi in videoconferenza sono intervenute anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e l’Alta rappresentante dell’Unione Europea per la Politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas.
Per “mantenere aperto lo Stretto di Hormuz” (nel frattempo riaperto, ndr) la Von der Leyen ha parlato di condividere tra i paesi della coalizione dei volenterosi i dati satellitari tramite l’Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA), di rafforzare l’Operazione Aspides (la flotta europea posizionata ai bordi del Mar Rosso) e di collaborare strettamente con i partner del Medio Oriente e del Golfo per rafforzare le nostre partnership.
Al termine del vertice il primo ministro britannico Starmer ha sottolineato che la settimana prossima prenderà forma la missione guidata da Parigi e da Londra per garantire la ibera navigazione nello stretto di Hormuz. “La prossima settimana ci sarà un nuovo incontro a Londra e in quella sede definiremo la composizione della missione”, ha fatto sapere precisando che “alcuni Paesi hanno già messo a disposizione i loro mezzi” e che “sarà una missione difensiva e pacifica”.
“L’incontro di oggi, che ha riunito 49 paesi, è stato molto produttivo per dare un messaggio e un segnale molto chiaro: abbiamo bisogno di uno stretto di Hormuz totalmente aperto perché è così che possiamo conservare i prezzi bassi per tutti ed evitare ulteriori danni” ha dichiarato Starmer.
“Questa riunione permette di inviare un messaggio semplice: chiediamo l’apertura completa, immediata e senza condizioni, da parte di tutte le parti, dello stretto di Hormuz. Chiediamo il ripristino delle condizioni di libero passaggio in vigore prima della guerra e chiediamo il totale rispetto del diritto del mare” ha sottolineato il presidente francese, Emmanuel Macron.
La Meloni, questa volta presente di persona al vertice di Parigi ha dichiarato che: “L’Italia offre la sua disponibilità a mettere a disposizione proprie unità navali sulla base di un’autorizzazione parlamentare per quelle che sono le nostre regole costituzionali. È un impegno in linea con le missioni Aspides e Atalanta”.
Più riluttante è apparso invece il cancelliere tedesco Merz che in qualche modo ha messo le mani avanti, affermando che la Germania sarebbe della partita solo vi fosse una risoluzione del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. “D’altra parte, per la partecipazione alla missione, servirebbe l’approvazione da parte del parlamento tedesco, secondo la Costituzione” ha precisato Merz.
Ma l’operazione europea dei volenterosi su Hormuz dovrà fare i conti con molte variabili.
Una di queste è proprio Trump che non ha perso occasione per bastonare i suoi alleati o ex alleati: “Ora che la situazione dello Stretto di Hormuz è finita ho ricevuto una chiamata dalla Nato che mi chiedeva se avessimo bisogno di aiuto. Ho detto loro di stare alla larga, a meno che non vogliano solo caricare le loro navi di petrolio. Sono stati inutili quando servivano, una tigre di carta!”, ha tuonato Trump su Truth.
Lo stesso presidente USA, continuando ad alimentare la confusione sul campo ha poi precisato che il blocco navale da e per i porti iraniani resta in vigore: “Lo stretto di Hormuz è completamente aperto e pronto per il transito, ma il blocco navale rimarrà pienamente in vigore nei confronti dell’Iran, solo fino a quando le nostre transazioni con l’Iran non saranno completamente concluse. Questo processo dovrebbe procedere molto rapidamente, poiché la maggior parte dei punti sono già stati negoziati”.
L’altra variabile è, ovviamente, l’Iran che nel frattempo ha risposto per le rime a Trump ribadendo che chiuderà nuovamente lo Stretto di Hormuz se gli Stati Uniti manterranno il blocco navale, come annunciato dal presidente degli Stati Uniti.
Le agenzie di stampa iraniane Fars e Tasnim, citando fonti vicine al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale di Teheran, riportano che “Se il blocco marittimo dovesse continuare, sarà considerato una violazione del cessate il fuoco e il transito attraverso lo Stretto di Hormuz verrà interrotto”.
Per passare nello stretto di Hormuz servirà il via libera dell’Iran e non sarà consentito il transito alle navi militari ha chiarito il ministro degli Esteri Abbas Araghchi annunciando la riapertura di Hormuz fino alla scadenza della tregua, il 21 aprile.
“Il transito di navi militari attraverso lo Stretto di Hormuz rimane vietato. Solo le navi civili possono transitare lungo le rotte designate, previa autorizzazione della Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Le navi civili devono transitare esclusivamente lungo la rotta designata dall‘Organizzazione Portuale e Marittima Iraniana”.
La partita su Hormuz, dunque, rimane tutta aperta. Molto dipenderà dall’esito delle trattative in corso in Pakistan tra Stati Uniti e Iran dalle quali restano fuori però sia gli europei che Israele. Quest’ultima, costretta ad ingoiare il cessate il fuoco in Libano, alla prima occasione potrebbe e vorrebbe far saltare tutto per proseguire l’escalation della sua “guerra esistenziale sui sette fronti”, mentre la coalizione dei volenterosi – pur esprimendo l’esigenza vitale dei paesi più vulnerabili alla crisi energetica globale – deve ancora individuare le forze e lo spazio per inserirsi in una gestione della crisi stessa.
Il vertice di Parigi intendeva essere un passo in avanti ma la situazione ha colto in contropiede i tempi della capacità di reazione europea.
In compenso il modulo della coalizione dei volenterosi anche sullo scacchiere mediorientale, dopo quello ucraino, indica sia il rientro della Gran Bretagna nell’ambito europeo dopo il cigno nero della Brexit, sia un superamento de facto dei farraginosi meccanismi decisionali dell’Unione Europea. È un processo più lento di quello auspicato dalle ambizioni di una parte delle classi dominanti europee ma è, appunto, un processo che seppur a piccoli passi continua ad avanzare.
La prima verifica l’avremo con la riunione operativa della prossima settimana a Londra e con la definizione delle nuove regole d’ingaggio della missione navale europea Aspides.
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