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19/04/2026

Francia - Vittoria popolare contro la Legge Yadan su antisemitismo e antisionismo

Giovedì, all’Assemblea Nazionale, i macronisti fautori della proposta di legge Yadan hanno deciso di ritirare il testo. Una mossa che è al contempo una vittoria per le mobilitazioni contro il disegno, ma anche una rincorsa per il governo macronista.

La legge, sostenuta dal novembre 2024 da Caroline Yadan – ex membro del partito Rinascimento e attuale membro di ‘Insieme per la Repubblica’ – avrebbe introdotto nuovi tipi di reati equiparabili a quello di apologia e glorificazione del terrorismo, portando l’operazione di equiparazione tra antisemitismo e antisionismo ad un nuovo livello giudiziario, sul modello tedesco.

Il testo proponeva infatti di ampliare i concetti di “incitamento ad atti terroristici”, includendo anche forme di provocazione “implicita”, perseguibili fino a cinque anni di reclusione e 75.000 euro di ammenda.

Una formulazione che, secondo i critici, avrebbe potuto trasformare slogan come “dal fiume al mare” in potenziali capi d’accusa. Inoltre, chiunque avesse espresso “negazione, minimizzazione o banalizzazione” di tali atti – o messo in discussione la legittimità dello Stato di Israele – avrebbe potuto esporsi al rischio di procedimenti giudiziari.

Di fronte all’evidente natura liberticida del disegno, la mobilitazione è stata consistente, sviluppandosi su diversi piani: un’iniziativa di petizione cittadina contro la legge, che è arrivata a raccogliere 700.000 firme, e la mobilitazione degli studenti che hanno occupato le università, dalla Sorbona a Science Po, a una settimana dalla discussione del disegno di legge, sono state incorniciate dal sostegno istituzionale della France Insoumise, che il 16 aprile in Assemblea Nazionale ha fatto ostruzione alla discussione sul testo.

La risposta alla mobilitazione è stata esemplare: repressione poliziesca sugli studenti in lotta, organizzati nei comitati per la Palestina e in diverse organizzazioni studentesche, e dall’altra parte l’interruzione della petizione da parte della Commissione di Diritto il 15 aprile, nonostante le 700.000 firme, che aprivano la possibilità di esaminare la petizione in sessione pubblica all’Assemblea Nazionale.

Esattamente come accaduto per i 2 milioni di firmatari della petizione lanciata questa estate contro la legge Duplomb sui pesticidi, il governo macronista ha mostrato tutto il suo disprezzo per la partecipazione democratica dei cittadini alla vita politica del paese.

Nella patria del “citoyen” della Rivoluzione francese, i meccanismi centralizzatori della V Repubblica e le politiche UE hanno corroso anche i principi più basilari delle democrazie liberali, desuete vestigia da invocare all’occorrenza in funzione anti “barbarie” extra-occidentali.

Nonostante gli sgambetti antidemocratici, giovedì il testo è stato ritirato all’Assemblea Nazionale. Risentendo dell’ostruzionismo fatto fin dall’inizio da La France Insoumise e dalle proteste nelle università, i macronisti hanno optato per una modifica della proposta, ancora da definire, nella speranza che quando la legge verrà ripresentata per la discussione a giugno, possa ottenere un appoggio omogeneo da più fronti politici.

Infatti, la legge non disponeva di una maggioranza chiara. Una parte consistente dei gruppi parlamentari si era espressa contro o aveva chiesto il ritiro della proposta, mentre anche tra i sostenitori emergevano riserve su alcuni aspetti, come la definizione di “apologia del terrorismo”.

Il Partito socialista (PS, 69 deputati) avrebbe respinto il progetto “quasi all’unanimità”, secondo quanto affermato dal leader Olivier Faure. Il partito mette in guardia soprattutto contro il “flou juridique” del testo, ritenuto incapace di centrare l’obiettivo e accusato di creare una “essentialisation entre les juifs de France et l’État d’Israël”, come spiegato all’AFP dal portavoce Romain Eskenazi.

Il MoDem, alleato del governo, ha invitato a rinviare l’esame del provvedimento. “La situazione geopolitica non è distesa e su questi temi serve calma”, ha dichiarato la portavoce Perrine Goulet, e il 14 aprile il gruppo (37 deputati) ha ufficializzato la decisione di non sostenere il testo. Analoga richiesta di ritiro è arrivata anche dal gruppo centrista Liot.

Tra i favorevoli non mancano comunque perplessità. Philippe Juvin (LR, 48 deputati) ha riconosciuto l’utilità dell’iniziativa, ma ha segnalato criticità, in particolare riguardo alla nozione di “implicito” nel reato di apologia del terrorismo.

Resta centrale la posizione del Rassemblement national (RN), che avrebbe potuto risultare decisiva. Il partito (122 deputati) si è detto “molto probabilmente” favorevole, sottolineando l’“urgenza” di intervenire contro l’antisemitismo, pur ammettendo che il testo “non è buono”. Tuttavia, all’interno del RN non c’è piena convergenza: secondo il deputato Julien Odoul, la legge “non permetterà di far arretrare l’odio contro gli ebrei in Francia”. Un segnale delle divisioni interne, prima che il governo decidesse di rinviare il dibattito a fine giugno.

Sul piano numerico, anche ipotizzando il sostegno dei deputati macronisti (91), de la Droite républicaine (71) e degli alleati di Horizons (35), i voti favorevoli si sarebbero fermati a 197, insufficienti per l’approvazione. Solo con l’appoggio del RN – e dei Ciottistes (UDR, 17 deputati) – si sarebbe raggiunta una maggioranza di 336 voti.

I contrari, tra cui LFI, Gauche démocrate et républicaine, Ecologistes, PS, MoDem e Liot, non avrebbero avuto i numeri per bloccare il testo.

La France insoumise (LFI, 71 deputati), ha appoggiato l’iniziativa popolare contro la legge, diffusa nell’ultimo mese insieme all’iniziativa cittadina europea per la sospensione dell’accordo di associazione tra Israele e UE, che ha recentemente raggiunto 1.000.000 di firme.

Come avvenuto per altre recenti proposte di leggi, come quella per la nazionalizzazione di Acelor Mittal, LFI ha ricostruito una dinamica di dialogo tra il dibattito parlamentare e le mobilitazioni di piazza. Accompagnati da un presidio di fronte all’Assemblea, i deputati insoumis hanno raccolto quanto seminato dagli studenti che hanno occupato le università, ottenendo di fatto il ritiro del testo, per quanto temporaneamente, e nella stessa sessione parlamentare, ottenendo la soppressione della legge per ridurre la durata dell’indennità di disoccupazione in caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Dopo la vittoria popolare, l’augurio di chi si è mobilitato contro la ‘loi Yadan’ è che l’attenzione rimanga alta da qua a giugno.

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