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27/04/2026

Miliardi di danni alle basi USA nel Vicino Oriente nascosti dall’amministrazione Trump

Un’inchiesta pubblicata il 25 aprile da NBC News, emittente statunitense, ha incrinato ulteriormente la credibilità delle frottole che Trump e la sua amministrazione hanno sistematicamente raccontato durante l’aggressione all’Iran. Sono almeno sei le fonti governative che avrebbero rivelato ai giornalisti che i danni subiti dalle basi militari statunitensi in Asia occidentale a seguito della risposta iraniana sarebbero significativamente più gravi di quanto ammesso pubblicamente.

The Donald ha ripetutamente sbandierato un successo totale e una supremazia militare schiacciante, un paio di cambio di regime, persino un’operazione di salvataggio di un soldato statunitense che ormai molte voci, con analisi sensate alla mano, descrivono come un tentativo di furto (fallito) dell’uranio arricchiti iraniano.

Nessuno crede davvero alla versione ufficiale della Casa Bianca, e tutti hanno visto bene la capacità di Teheran di infliggere pesanti colpi alla superpotenza stelle-e-strisce. Ma stando a quel che riporta la NBC, l’entità dei danni all’infrastruttura militare statunitense sarebbero di gran lunga maggiori rispetto a ciò che è trapelato fino a ora.

Il rapporto, curato dal team di Gordon Lubold e Courtney Kube, basato soprattutto sulle testimonianze di tre funzionari statunitensi e due assistenti del Congresso, indica che le spese di riparazione per le installazioni nel Golfo Persico ammonterebbero a svariati miliardi di dollari. Già alcuni analisti avevano fatto presente i costi di alcuni radar colpiti, ma ora arrivano informazioni più precise.

La rappresaglia di Teheran, scattata dopo l’offensiva americana del 28 febbraio, ha colpito decine di obiettivi in sette diversi paesi del Vicino Oriente. Tra le strutture danneggiate figurano hangar, quartieri generali di comando, infrastrutture per le comunicazioni satellitari, piste d’atterraggio e sistemi radar di ultima generazione.

Solo per il ripristino delle infrastrutture di base, escludendo armamenti e velivoli, l’American Enterprise Institute (AEI) stima una spesa superiore ai 5 miliardi di dollari. C’è poi un episodio che mette in dubbio non solo la narrazione trumpiana sulla cancellazione delle forze iraniane, ma anche l’effettiva supremazia statunitense sui cieli della regione.

Il caso riguarda la base di Camp Buehring, in Kuwait. Nonostante la presenza di sofisticati sistemi di difesa aerea, un caccia iraniano F-5 sarebbe riuscito a penetrare lo spazio protetto e a bombardare la base. Si tratta di un evento che segna una sorta di spartiacque: è la prima volta in oltre 70 anni che un velivolo ad ala fissa riesce a colpire direttamente una struttura militare statunitense. L’ultimo precedente è stato nella Guerra di Corea.

A ciò si aggiungono le informazioni pubblicate dalla CBS pochi giorni fa, che parlano di un arsenale iraniano di missili balistici e sistemi di lancio intatto per metà all’inizio del cessate il fuoco, il 60% della componente navale della Repubblica Islamica ancora operativo, e una capacità aerea iraniana ridotta, ma lontana dall’essere eliminata, con due terzi delle forze ancora operative.

Oltre ai danni materiali, il rapporto della NBC accenna a un pesante bilancio umano. Fonti interne parlano di 13 militari statunitensi deceduti (6 in un unico attacco in Kuwait) e circa 400 feriti. Nonostante ciò, l’amministrazione avrebbe esercitato pressioni su aziende di immagini satellitari per limitare la diffusione delle foto dei siti colpiti, rendendo difficile una valutazione esterna indipendente.

La realtà, però, è che non solo l’opinione pubblica, ma persino il Congresso non sa quasi nulla, come ha affermato un assistente repubblicano al Congresso, evidenziando una crescente frustrazione per la mancanza di trasparenza del Pentagono. Nel frattempo, sarebbe in arrivo in parlamento un piano di spesa supplementare che potrebbe superare i 100 miliardi di dollari per coprire i costi complessivi del conflitto.

Inoltre, il primo maggio scadono i 60 giorni che la legge statunitense prevede per l’approvazione del Congresso di operazioni di guerra a cui ha dato avvio il presidente. Trump ha varie alternative davanti, ma ciascuna di esse potrebbe finire con l’esacerbare ulteriormente una polarizzazione interna che si può facilmente notare dal quarto attentato alla vita del presidente in nemmeno due anni.

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