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29/04/2026

Minaccia di sanzioni UE a Israele… per il grano da Mosca, non per il genocidio palestinese

Mentre il bilancio delle vittime a Gaza continua a salire (il “cessate il fuoco”, nella singolare interpretazione di Israele, per ora ha fatto 818 morti, secondi gli ultimi dati del ministero della Salute della Striscia: circa 4 morti al giorno da ottobre), a sollevare l’indignazione di Bruxelles non è la continuazione del genocidio o i crimini contro l’umanità, ma un singolo carico di grano arrivato nello stato sionista dai territori ucraini sotto controllo russo.

L’accusa che sta affrontando Tel Aviv è quella di aver fornito aiuto logistico per eludere le sanzioni imposte a Mosca sui raccolti nelle aree conquistate dalle truppe russe. È questo che emerge dalle rivelazioni fornite dal quotidiano israeliano Haaretz e da Barak Ravid, analista di Axios.

Al centro degli eventi c’è la Panormitis, una nave battente bandiera panamense, carica di 6.200 tonnellate di grano e 19.000 di orzo, salpata dal porto russo di Kavkaz, ma il cui carico si sospetta provenire da Berdyansk, città dell’oblast di Zaporižžja oggi sotto il controllo del Cremlino.

Stando ai dati raccolti tramite Vessel Finder, la nave è arrivata nel porto di Haifa, e non sarebbe stato l’unico caso negli ultimi giorni: due settimane fa, l’imbarcazione russa Abinsk avrebbe scaricato nel medesimo porto grano che Kiev considera sottratto ai campi ucraini, per un valore di milioni e milioni di dollari.

Ravid ha citato una fonte diplomatica ucraina di alto livello, secondo la quale le autorità dell’Ucraina stanno monitorando gli avvenimenti riguardanti la nave e il suo carico. “Non lasceremo correre”, ha detto, e nel caso venisse confermato quello che per Kiev è un aiuto a Mosca, allora “ci saranno ripercussioni, in particolare per i nostri rapporti bilaterali. Ci riserviamo il diritto di rispondere a livello legale e diplomatico”.

I numeri spiegano la natura del legame tra il governo di Benjamin Netanyahu e quello di Putin. Per la stagione 2025-2026, si prevede che la Russia coprirà il 90% del fabbisogno di grano di Israele (circa 2,16 milioni di tonnellate). Questa percentuale era solo del 39%, prima dell’avvio delle operazioni militari in Ucraina. Dal 2022, sarebbero almeno 30 le spedizioni “sospette” arrivate ai porti israeliani di Haifa e Ashdod. L‘export di grano, da solo, valeva per la Russia quasi 10 miliardi di dollari nel 2024.

Visti i numeri, sembra che il caso venga ora sollevato soprattutto per ri-attirare l’attenzione sulla guerra ucraina, mentre Kiev ha sempre indicato Israele come modello di “nazione armata” candidandosi a imitazione da impiantare nel cuore dell’Europa. E anche per ribadire che l’Ucraina sta sostenendo a livello materiale e di consiglieri militari l’aggressione israeliana all’Iran, e sui vari fronti aperti dai sionisti in Asia Occidentale: in sostanza, è un modo per ridare innanzitutto lustro al peso del paese est-europeo nel sistema guerrafondaio occidentale, in senso lato.

Il riverbero di questa faccenda ha però risonanza maggiore per gli orizzonti della UE, che sta giocando strumentalmente sulla questione iraniana per millantare un profilo più autonomo nello scenario globale, mentre ha materialmente sostenuto l’aggressione. Dalla diplomazia europea sono arrivate minacce mai sentite in 2 anni e mezzo di genocidio.

Anouar El Anoumi, portavoce per gli affari esteri dell’UE, ha confermato che Bruxelles sta chiedendo chiarimenti ufficiali a Tel Aviv. “Condanniamo tutte le azioni che contribuiscono a finanziare gli sforzi militari illegali della Russia – ha detto – e a eludere le sanzioni dell’UE, e restiamo pronti a contrastare tali azioni, anche inserendo individui ed entità in paesi terzi, se necessario”.

Ricordiamo che, a livello interno, la UE sta anche affrontando la continuazione delle proteste al fianco del popolo palestinese. Nel giro di tre mesi, sono state raccolte oltre un milione di firme per la sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele, sulla base della violazione del prerequisito di rispetto dei diritti umani, palesemente violato da Tel Aviv.

Anche in questo caso, dunque, sembra che lo scopo delle minacce sia quantomeno duplice, e risponda soprattutto all’esigenza di disorientare i manifestanti che continuano ad animare le piazze del Vecchio Continente. Tuttavia, un tale atteggiamento rivela il vero volto della UE, che continua a ignorare le denunce presso la Corte Penale Internazionale e anche quelle per genocidio alla Corte Internazionale di Giustizia.

Insomma, la linea rossa della UE non è rappresentata da 72 mila persone massacrate, ma il commercio di frumento, che viene visto come un possibile sostegno allo sforzo bellico di Mosca sul teatro ucraino. A ribadire che, come ha detto il cancelliere tedesco Merz, Israele sta facendo “il lavoro sporco” per gli interessi del nostro imperialismo in quel quadrante di Mondo, mentre la discriminante fondamentale della politica europea riguarda la scelta guerrafondaia su cui Bruxelles vuole improntare il suo posizionamento internazionale.

Il nostro parere, da sostenitori del boicottaggio totale e della rottura di qualsiasi rapporto con lo Stato genocida di Israele, è chiaro: anche la Russia sta sbagliando nel mantenerli. Non siamo soliti usare doppi standard...

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