Nelle acque a sud della Grecia, a centinaia di chilometri dalla Striscia di Gaza, la notte si è riempita del ronzio dei droni e del rumore dei motori militari. Intorno alle 21.30 italiane, le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, partite il 26 aprile dal porto siciliano di Augusta con l’obiettivo dichiarato di portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese, sono state intercettate e circondate da unità navali israeliane in acque internazionali, a ovest di Creta.
Le immagini diffuse sui canali Telegram della Flotilla mostrano una scena di grande tensione: attivisti disarmati, raccolti sul ponte con le mani alzate, mentre un militare israeliano armato sale a bordo. È il momento in cui i contatti con la base operativa italiana si sono interrotti.
Secondo le ricostruzioni fornite dall’organizzazione, le imbarcazioni erano state inizialmente sorvolate da droni, quindi raggiunte da almeno due navi della Marina militare israeliana e da diversi gommoni. Tra le prime unità prese di mira vi sarebbe la nave italiana Bianca. Gli attivisti a bordo hanno attivato le procedure di emergenza previste in caso di abbordaggio, salendo sul ponte e rendendosi visibili. In alcuni casi, riferiscono, i militari avrebbero intimato agli equipaggi di stendersi a terra sotto la minaccia di armi e puntatori laser.
Da Tel Aviv hanno confermato l’operazione, spiegando che, a causa delle dimensioni della Flotilla – oltre cento navi e circa mille persone secondo questa versione – si è deciso di intervenire a grande distanza dalle coste israeliane. Una giustificazione che non ha placato le reazioni degli organizzatori e degli attivisti, che parlano di una grave violazione del diritto internazionale.
Sono 22 le imbarcazioni della GSF bloccate con la forza con 175 persone a bordo, tra cui diversi cittadini palestinesi. Altre 36 barche hanno trovato rifugio a Creta.
“Si tratta di pirateria”, afferma la Global Sumud Flotilla in una nota diffusa nella notte, denunciando “il sequestro illegale di esseri umani in alto mare, vicino a Creta”. Un’accusa accompagnata dalla richiesta ai governi di tutto il mondo di intervenire immediatamente per garantire la sicurezza delle oltre 400 persone a bordo e per “ritenere Israele responsabile delle sue azioni”.
Sulla stessa linea Gur Tsabar, addetto stampa della Flotilla, che in dichiarazioni ad Al Jazeera sottolinea come le imbarcazioni fossero civili, disarmate e lontane centinaia di chilometri da Gaza. “Israele non ha giurisdizione in queste acque”, afferma, definendo l’eventuale abbordaggio “una detenzione illegale, potenzialmente un rapimento in alto mare”.
In Italia la vicenda ha suscitato una reazione immediata. Maria Elena Delia, portavoce della Global Sumud Italia, parla di “una ulteriore escalation del metodo repressivo” e si interroga sul ruolo delle istituzioni internazionali: “La Ue è al corrente di quanto sta accadendo? La prossima volta verranno ad arrestarci direttamente a casa?”.
Non è la prima volta che una missione della Flotilla viene fermata. Già lo scorso autunno, alcuni attivisti erano stati arrestati e trasferiti nel carcere israeliano di Ketziot, denunciando successivamente maltrattamenti e vessazioni. Tra loro anche il giornalista Saverio Tommasi. Su quei fatti la Procura di Roma ha recentemente aperto un’inchiesta contestando il reato di tortura, un passaggio giuridico significativo e senza precedenti nei rapporti tra Italia e Israele.
La Flotilla, composta da decine di imbarcazioni e centinaia di volontari tra medici, operatori sanitari e insegnanti, non si proponeva soltanto di consegnare beni di prima necessità, ma anche di restare a Gaza per contribuire direttamente alle attività sul campo a sostegno della popolazione che vive una catastrofe umanitaria.
Aggiornamento ore 18
”In coordinamento con il governo greco, le persone trasferite dalle imbarcazioni della flottiglia alla nave israeliana saranno fatte sbarcare in Grecia nelle prossime ore”. Lo ha afferma il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar.
Fonte
Nessun commento:
Posta un commento