Il nuovo leader ungherese Peter Magyar ha confermato l’alleanza strategica con Israele ed ha formalizzato l’invito a Netanyahu per una visita di Stato in occasione delle celebrazioni della rivolta antisovietica del 1956. Lo si apprende da un comunicato del 15 aprile rilasciato dal gabinetto di governo israeliano e pubblicato dall’agenzia israeliana Ynet news.
Dunque pur essendo “europeista” Magyar non intende rivedere i legami con Israele e torna a sfidare la Corte Penale Internazionale e la conformazione alla sua giurisdizione nei paesi dell’Unione Europea.
Va infatti ricordato che Viktor Orbán aveva già ospitato Netanyahu nell’aprile 2025, sfidando apertamente la Corte e dichiarando che il mandato d’arresto non avrebbe avuto “alcun effetto” in Ungheria.
L’invito di Magyar a Netanyahu conferma che, nonostante il cambio di governo, la politica estera verso Israele rimane un “binario preferenziale” che ignora i vincoli delle istituzioni del diritto internazionale.
Eppure solo due giorni prima dell’invito al premier israeliano incriminato dalla Corte Penale Internazionale, Peter Magyar aveva dichiarato pubblicamente di voler riportare l’Ungheria nel pieno della giurisdizione della CPI, invertendo il processo di uscita avviato da Orbán nel 2025.
Invitando Netanyahu in Ungheria (su cui pende un mandato d’arresto della CPI dal novembre 2024) Magyar sta di fatto sospendendo l’applicazione di quel trattato proprio mentre afferma di volerlo onorare.
Se Netanyahu accetterà l’invito e il volo atterrerà a Budapest senza conseguenze legali, il messaggio sarà chiaro: il diritto internazionale è diventato un’opzione facoltativa.
Perché Peter Magyar, appena eletto con la promessa di un’Ungheria più moderna, ha scelto questa strada? La risposta risiede nella necessità di accreditarsi politicamente come un “nuovo Orbán” ma con una facciata diversa e magari più gradita a Bruxelles ma soprattutto a Trump.
Garantendo sicurezza a Netanyahu, Magyar invia un segnale a Washington e ai repubblicani americani: l’Ungheria resta il baluardo del sovranismo reazionario contro gli organismi sovranazionali. Peter Magyar ha vinto le elezioni promettendo un nuovo corso, ma le sue radici affondano profondamente nel sistema che ha appena finto di sconfiggere alle urne.
Con buona pace di Bruxelles e delle anime belle che hanno festeggiato per l’esito delle elezioni in Ungheria che hanno portato il paese dalla padella alla brace.
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