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17/04/2026

Perché Trump ha intrapreso uno scontro con il Papa?

Le bordate di Trump contro Papa Prevost possono sorprendere relativamente. Non solo stanno nelle corde del personaggio ma si innestano anche in alcuni cambiamenti nel groviglio di alleanze, consensi e dissonanze su cui si è retta l’ascesa di Trump alla Casa Bianca.

Secondo l’esperto Massimo Faggioli, che ha insegnato molti anni negli Stati Uniti, per Trump “la religione viene ridotta a clava ideologica per salvare lo Stato dal declino Woke dal multiculturalismo e dalla secolarizzazione, trasformando l’eccezionalismo nazionale in un mandato divino che non ammette critiche”.

Negli anni della sua rivincita, Trump aveva infatti identificato anche i cattolici statunitensi come una base elettorale per la sua restaurazione ideologica dell’egemonia “America First” nel paese. Il suo vice-presidente Vance si era addirittura convertito al cattolicesimo nel 2019, andando in controtendenza rispetto al trend di conversioni dal cattolicesimo ad altre religioni prevalente negli USA. Ma è bene tener conto che quella negli Stati Uniti è una delle chiese cattoliche più conservatrici e reazionarie. Non a caso i rapporti erano molto tesi verso un Papa “dissonante” come Francesco.

Dentro la Chiesa Cattolica USA mentre una parte sosteneva le aperture di Papa Bergoglio, l’altra, spesso più giovane ma tradizionalista, si identificava in posizioni più conservatrici. Alcuni studiosi hanno parlato di un vero e proprio “scisma liquido”, ovvero una frattura che ha rischiato di dividere la Chiesa statunitense in due mondi che si ignorano a vicenda.

Stando all’analisi di Faggioli “il cattolicesimo conservatore che ha nutrito il trumpismo, sperando di strumentalizzarlo per la propria agenda, si trova ora nella stessa posizione delle élite europee degli anni ’20: pensavano di aver trovato il “loro” dittatore, un uomo forte da domare e usare come scudo contro il declino”.

In realtà passata la prima fase in cui l’amministrazione Trump appariva più concentrata sui problemi interni e nella lotta ideologica contro la cultura woke, l’esplosione dei conflitti in Medio Oriente, l’escalation scatenata da Israele con la “guerra sui sette fronti” e probabilmente qualche documento compromettente negli Epstein files, hanno costretto Trump a proiettarsi militarmente nella regione e in altri teatri di crisi.

“Il passaggio dal MAGA 1 (isolazionista) al MAGA 2 (interventista, bellicista e “crociato”) ha alienato anche i cattolici conservatori moderati che speravano di poter “domare” il movimento. Oggi, la politica estera statunitense è blindata da dogmi intoccabili, primo fra tutti il “sionismo cristiano” che ha fatto presa anche in alcuni settori del cattolicesimo angloamericano” afferma Faggioli in una intervista alla rivista cattolica Città Nuova.

Significativamente la repubblicana Lauren Boebert, sostenitrice di Trump ed evangelica, ha affermato che: “Ci sono solo due nazioni create per onorare Dio: Israele e gli Stati Uniti d’America”.

Ma su quale realtà sociale e culturale negli Stati Uniti si innesta lo scontro aperto da Trump con il Pontefice?

Secondo uno studio del Pew Research Center (pubblicato nel 2025 e rappresentativo degli adulti statunitensi), le affiliazioni religiose principali negli USA sono le seguenti: i Cristiani statunitensi sono il 62% della popolazione adulta (erano il 78% venti anni fa) ma tra questi i Protestanti sono il 40%, mentre i Cattolici sono scesi al 19% e le altre chiese cristiane al 3%.

Sono seguiti dall’Ebraismo praticato dal 2% della popolazione e dall’Islamismo praticato da circa 1% degli statunitensi, la stessa quota dell’1% riguarda induisti e buddisti. C’è poi una quota del 29% (quasi uno su tre) che invece o è atea o agnostica o non dichiara di appartenere ad una religione.

Dal punto di vista della composizione sociale – e dunque della loro influenza politica e ideologica – i Protestanti evangelici e i Cattolici sono diffusi in tutte le classi sociali, con maggiore presenza tra i ceti medi e operai, nelle aree rurali e del Sud.

I Protestanti storici tendono a essere più istruiti e con redditi medio-alti, prevalentemente bianchi (i famosi Wasp, White Anglo Saxon Protestant). I Protestanti neri storici hanno redditi mediamente più bassi (solo il 14% hanno un reddito familiare superiore ai 100.000 dollari).

Gli ebrei e gli induisti occupano le fasce socio-economiche più alte: circa il 65-70% ha una laurea o titolo superiore (contro il 35% della media nazionale) e oltre il 50% ha un reddito familiare oltre i 100.000 dollari. Sono prevalentemente urbani, professionali (settori tech, finanza, medicina, legge) e di classe medio-alta/alta, gli ebrei statunitensi sono quasi tutti bianchi non ispanici. Musulmani e buddisti sono gruppi più giovani (75% sotto i 50 anni), con un alta quota di immigrati (59% e 55%), istruzione e reddito sopra la media ma non ai livelli di ebrei/indù, e sono a maggiore diversità etnica.

Secondo i dati diffusi nel novembre 2025 dall’istituto di analisi e ricerca Gallup, in dieci anni la percentuale di adulti americani che considera la religione parte importante della propria vita quotidiana è scesa dal 66% al 49%. Un calo di 17 punti percentuali che colloca gli Stati Uniti tra i Paesi con la flessione più marcata a livello globale. Eppure, nel cuore di questa trasformazione, la religione continua a occupare uno spazio più rilevante nella vita degli statunitensi rispetto a molte altre economie avanzate. Se la media Ocse si attesta al 36%, gli Stati Uniti restano sopra di tredici punti a questa media dei paesi a capitalismo avanzato. In fondo gli Stati Uniti sono ancora un paese in cui i Presidenti giurano sulla Bibbia e concludono i discorsi con “Dio benedica l’America”.

Incalzato dall’attivismo e dalla conquista di posizioni di potere delle chiese protestanti evangeliche, il cattolicesimo negli USA ha conosciuto una perdita netta maggiore rispetto ad ogni altra tradizione religiosa, incluso in America Latina, anche se per ora i cattolici non sembrano essere diminuiti tra i latinos immigrati negli Stati Uniti.

Complessivamente, il 13% di tutti gli adulti statunitensi sono ex cattolici – persone che sono cresciute con la “Chiesa di Roma” ma che ora non si identificano più religiosamente oppure sono diventati protestanti o di un’altra religione.

Al contrario, solo il 2% degli adulti si sono convertiti al cattolicesimo – cioè persone che ora si identificano come cattoliche dopo essere cresciute in un’altra religione (o senza religione) – tra questi c’è il vicepresidente statunitense Vance. Questo significa che negli USA c’è un 6,5% di ex cattolici per ogni statunitense che si è convertito alla fede cattolica.

A pesare su questo regresso ci sono fattori come la diminuzione dell’influenza religiosa sulla società, la scarsità di sacerdoti e le continue rivelazioni sugli abusi sessuali del clero contro i minori e (in numerosi casi) il fatto che i loro superiori hanno coperto queste azioni.

Anche su questo è interessante un sondaggio del Pew Research Center, condotto nel gennaio 2018, il quale ha rilevato come la quota di cattolici statunitensi che davano a Francesco una nota di “eccellente” o “buono” per il suo modo di gestire lo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa, nel 2018 era diminuito di 10 punti rispetto ad un analogo sondaggio condotto nel 2015 (45% conto il 55%).

Il sondaggio del gennaio 2018, inoltre, ha rilevato che il disincanto verso Papa Francesco era particolarmente pronunciato tra i cattolici politicamente di destra (ossia tra coloro che si identificano con il Partito repubblicano o tendono ad esso).

Papa Bergoglio ha più volte criticato una “attitudine reazionaria molto forte e organizzata” all’interno della Chiesa cattolica statunitense, definendo “indietristi” i suoi oppositori. Dall’altra parte, cardinali influenti come Raymond Leo Burke hanno accusato il Papa di aver immerso la Chiesa in un “eterno presente” tra ideologia e marketing, lontano dalla dottrina tradizionale.

Indubbiamente la Chiesa Cattolica negli USA è stata oggetto di un combinato disposto di controversie e contraddizioni sulle quali hanno agito sia chi ha preso le distanze dalla religione, sia i gruppi religiosi concorrenti, in particolari le chiese – o sette – evangeliche protestanti e l’ebraismo, i quali non hanno esitato a far convergere le proprie forze e non hanno lesinato attacchi e critiche alla Chiesa Cattolica e al Vaticano e che ispirano fortemente una buona parte della base sociale MAGA negli USA.

In particolare va segnalato il crescente connubio tra sionismo e chiese evangeliche. Ad esempio i Christians United for Israel, che hanno circa dieci milioni di iscritti negli Stati Uniti, hanno messo a disposizione ingenti somme per finanziare in Israele insediamenti illegali e progetti di espansione sionisti nei Territori Palestinesi occupati. Insieme ad altri gruppi millenaristi, costituiscono l’ampio movimento dei cristiani evangelici negli Stati Uniti. Secondo una indagine condotto dal giornale New Yorker questi ultimi rappresentano il 14% della popolazione statunitense.

Emblematico di questa contraddizione è anche quanto avviene nell’altro gigante dell’emisfero americano: il Brasile.

Il Brasile, è stato a lungo considerato il più grande baluardo del cattolicesimo al mondo, ma anche qui si assiste ad un rapido cambiamento delle appartenenze religiose della sua popolazione. Secondo i dati del censimento del 2022 pubblicati dall’Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (IBGE), la percentuale di cattolici romani è scesa al 56,7% della popolazione, rispetto al 65,1% del 2010. In termini assoluti, ciò rappresenta un calo di oltre cinque milioni di fedeli in dodici anni, con il numero totale che scende da 105,4 milioni a 100,2 milioni.

Allo stesso tempo, sono le chiese evangeliche (che appoggiarono massicciamente Bolsonaro, ndr) a continuare la loro ascesa. Nel 2022 contavano 47,4 milioni di seguaci, pari al 26,9% della popolazione brasiliana, rispetto al 21,6% del 2010. Questo aumento di dodici milioni di seguaci rappresenta il più grande incremento mai registrato dagli evangelici nel Paese.

Per la Chiesa Cattolica sia negli Stati Uniti che in America Latina non sono stati e non saranno anni facili.

Il recente documento strategico sulla Sicurezza Nazionale Usa ha affermato esplicitamente l’obiettivo statunitense di voler riprendere l’egemonia su tutto l’emisfero occidentale: dall’Alaska alla Terra del Fuoco.

Se i sionisti e le chiese evangeliche sono già alleati di Trump, i cattolici vanno cooptati o normalizzati, per amore o per forza. Un Papa che si mette di traverso sulla politica estera è un ostacolo che Trump vorrebbe rimuovere, ma farlo a colpi di post strampalati su X potrebbe non funzionare.

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