Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

28/04/2026

Il 25 aprile a Milano è andato in scena il fallimento e la pericolosità del DDL sull’antisemitismo

Il 25 aprile è diventato una sorta di festa del provocatore, un palcoscenico per chi vuole (più o meno scientemente) accreditare la narrazione sulla festa divisiva, vuole distorcere la storia per legittimare le guerre di oggi, in generale cerca attenzione, vuole frenare qualunque cosa di sinistra respiri, fiancheggiare le destre, comprese quelle di diretta derivazione missina (che proprio non ci stanno nemmeno dopo 80 anni a chiedere scusa e ad accettare le radici della Costituzione).

A questo quadro si aggiunga il ruolo del cosiddetto “terzo polo” (ottavo, nono, decimo nelle urne ma primo sui giornali) e dei c.d. riformisti, che riescono sempre a prodigarsi in distinguo e in indignazione di sorta perfetta per mettere in difficoltà l’opposizione (perchè loro sono l’opposizione che fa opposizione all’opposizione) e per favorire la narrazione delle destre.

Per esempio, sui giornali italiani (persino sulla home page di Repubblica) è arrivato il caso di un anziano professore bolognese in pensione, militante di Italia Viva, che si è presentato al corteo antagonista e anti-atlantista del 25 aprile, per esserne poi allontanato.

A prescindere dal dispiacere che l’anziano avrà provato pur non essendo stato dissuaso in malo modo, a leggere distrattamente le notizie sembrava quasi che dal corteo ufficiale del 25 aprile, nel caso specifico dalla manifestazione di piazza Maggiore, fosse stato allontanato qualcuno perchè aveva la bandiera dell’Ucraina.

Nella stampa italiana mi pare che solo Bologna Today abbia inquadrato la questione nella chiave giusta, “sforzandosi” di leggere il comunicato degli organizzatori (corteo contro il riarmo e l’atlantismo) così da far capire chiaramente che quella del professore è stata una provocazione politica, voluta o meno, ma pur sempre tale: un vegetariano ad una festa di carnivori o viceversa.

Ma veniamo a Milano dove, sabato 25 aprile 2026, ha sfilato la cosiddetta “Brigata Ebraica”. Come già accaduto a Roma in passato (si veda in particolare il 2022), chi era dietro a quello striscione si è reso protagonista di una provocazione

Il 25 aprile a Milano è andata così: la Brigata Ebraica si è messa in testa al corteo dove non avrebbe dovuto essere. Perché non avrebbe dovuto esserci? Perché l’ordine concordato e messo nero su bianco dagli organizzatori la prevedeva in dodicesima posizione (Andrea Sparaciari del Fatto ha pubblicato la sequenza degli spezzoni come prevista).

Si è creato così “un tappo” che ha complicato non di poco il corteo, mettendo in stallo migliaia di persone, con la tensione che saliva.

Altro problema, la c.d. “Brigata Ebraica” aveva le bandiera di Israele (oltre a quelle del sanguinoso regime monarchico iraniano) cioè quelle di uno Stato che non solo ha commesso un genocidio ma occupa terre non sue dove implementa un regime d’apartheid e conduce una pulizia etnica. Insomma nulla a che vedere con l’antifascismo e con la festa della liberazione.

Torniamo quindi all’esempio di cui sopra: vegetariani ad una festa di carnivori o viceversa.

Sorvoliamo sul fatto che in prima fila dietro lo striscione ci fosse quello che è stato soprannominato “Mr. Definisci Bambini”, il presidente di “Amici di Israele”, Eyal Mizrahi, diventato noto per le sue gravissime dichiarazioni in uno scontro tv con Enzo Iachetti.

Come si è sciolto l’ingorgo? Con il ritiro dello spezzone della “Brigata Ebraica”. La cosa mi ha fatto pensare allo stretto di Hormuz e a Trump il cui grande successo vuole essere la riapertura dello stretto che la guerra da lui avviata ha fatto chiudere.

Cosa è accaduto dopo? Che ovviamente i vertici della comunità ebraica milanese (notoriamente schierati con La Russa e Fratelli d’Italia, in uno dei paradossi storici dei nostri tempi) ha gridato “ebrei cacciati dal corteo” e ha immancabilmente denunciato l’“antisemitismo” (un capovolgimento della realtà ben riassunto in questa raccolta di testimonianze). A supportarli i soliti sestopolisti e riformisti, nel loro eterno ruolo da sabotatori della sinistra (e dell’opposizione in genere).

L’accusa di ”Antisemitismo” risuonava mentre quasi nessuno si preoccupava di due feriti alla manifestazione romana a riprova dell’egemonia della narrazione bellicista. L’accusa di antisemitismo ha spinto l’ANPI ad annunciare una querela.

E qui arriviamo al punto. Il DDL Romeo è passato al Senato ma non alla Camera. Non è ancora legge. Cosa sarebbe successo se fosse già stato convertito?

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento