Una grossa rogna è esplosa sulle rilevazioni statistiche dell’ISTAT e su come vengono rilevate le risposte sulle quali si eseguono poi le elaborazioni.
L’indagine sulla violenza di genere in Italia prodotta da ISTAT a novembre 2025 è stata pubblicata in maniera parziale escludendo i dati sulle donne migranti. Stando a quanto dichiara, infatti, la società in appalto CSA Research incaricata dell’indagine, ha fornito questionari falsificati proprio legati alle donne migranti.
Le irregolarità sono state segnalate e verificate, portando l’Istat a sanzionare pesantemente Csa Research, azienda che ha in appalto diverse rilevazioni dell’Istituto nazionale di statistica. La società ha respinto le accuse e presentato delle controdeduzioni che, secondo quanto appreso da Fanpage.it, non sono state ritenute sufficienti. E l’Istat avrebbe quindi deciso di mantenere la sanzione.
L’ISTAT dichiara, inoltre, che la società a cui è stata appaltata l’indagine sulla violenza di genere in Italia è stata multata, ma la stessa società ha appalti per altre indagini, a causa della falsificazione proprio delle condizioni di lavoro e salario riservate a lavoratrici e lavoratori incaricati di svolgere l’indagine. Infatti il questionario per le donne migranti può essere somministrato solo in forma cartacea, idealmente per superare le barriere linguistiche.
“Quanto accaduto non riguarda “solamente” l’affidabilità di Istat ma un ulteriore lontananza dello Stato dai reali problemi e necessità che riguardano tutte e tutti noi” hanno sottolineato le Donne di Borgata in un comunicato – “Riguarda chi utilizza quei dati per elaborare analisi, teorie e politiche pubbliche: se la base è compromessa, lo è anche tutto ciò che ne deriva”.
Non si può costruire una conoscenza seria sulla violenza di genere sfruttando il lavoro delle rilevatrici e ignorando le condizioni reali delle donne intervistate.
Il problema che emerge non è solo l’inattendibilità di dati così rilevati ma anche quello delle pessime condizioni lavorative dei rilevatori e rilevatrici per conto dell’Istat.
L’USB in una nota denuncia “Lavoro a cottimo e bassa retribuzione, carburante rimborsato solo sopra i 30km di percorrenza e spese interamente a carico di lavoratrici e lavoratori. Pagamento: 28€ lorde solo se il questionario è interamente compilato. Un lavoro importantissimo pagato una miseria a causa, come sempre, di esternalizzazioni di Stato e appalti al ribasso”.
E anche in questo caso, benché ISTAT voglia girare la colpa su lavoratrici e lavoratori, è proprio lo Stato complice di un taglio delle retribuzioni del 30%, e di un meccanismo che scarica i costi e i rischi sulle spalle di tutti e tutte attraverso salari da schifo nonostante tasse altissime.
Discriminazioni e sfruttamento proprio per mano di chi dovrebbe tutelare il lavoro e, nel caso specifico, fornici una fotografia reale e attuale della violenza di genere nel nostro paese.
Un danno enorme considerando anche che le indagini ISTAT hanno un peso importante nel nostro paese e che influenzano le politiche sociali future.
“Continuare a esternalizzare non è più accettabile” denuncia l’USB “lo abbiamo detto migliaia di volte, gli appalti sono stati e continuano ad essere una piaga per il nostro Paese, serve un rapido processo di eliminazione degli stessi e la riacquisizione di tutti i processi pubblici nelle mani dello Stato”.
Fonte
Nessun commento:
Posta un commento