Mentre stava documentando i raid israeliani nel sud del Libano, insieme alla fotografa Zeinab Faraj, la nota giornalista libanese Amal Khalil è stata presa di mira dai militari israeliani. Il fuoco è stato diretto prima contro l’automobile su cui viaggiava, poi sulla casa in cui si era rifugiata e infine persino sull’ambulanza che stava arrivando per soccorrerla.
La fotografa Faraj è stata portata in salvo, mentre il corpo della giornalista Amal Khalil è stato recuperato senza vita nella notte. Amal è stata uccisa perché raccontava la verità sul campo dell’ultima invasione israeliana del Libano.
Amal Khalil, 43 anni, giornalista del quotidiano libanese Al Akhbar, e la fotografa freelance Zeinab Faraj che era con lei, stavano documentando gli sviluppi delle operazioni israeliane nei pressi della città di Tiri, nel distretto meridionale di Beint Jbeil, area da settimane sotto il fuoco dell’esercito israeliano, quando un attacco ha colpito il veicolo che precedeva quello sul quale viaggiavano. A quel punto le due giornaliste si sono rifugiate in un’abitazione, che è stata poi centrata da un secondo attacco.
È stata uccisa per lo stesso motivo per cui sono stati uccisi circa 300 giornalisti palestinesi a Gaza, dove è stato vietato l’accesso a tutti giornalisti e osservatori internazionali. In Libano lo scorso 28 marzo le forze israeliane avevano ucciso altre tre giornalisti delle testate Al Manar e Al Mayadeen.
Israele pratica il terrorismo di stato per paura della verità su quanto avviene sul terreno, continuando a commettere crimini di guerra e contro l’umanità nella completa impunità.
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