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14/04/2026

Ungheria - Orban defenestrato dal voto. Vince la destra “europeista”

Il partito di centro-destra Tisza di Peter Magyar ha conquistato i 2/3 dei seggi parlamentari nelle elezioni di domenica in Ungheria. Con questo risultato, caratterizzato anche dall’aumento della partecipazione elettorale degli ungheresi, esce di scena dopo 16 anni il premier Orban, leader dell’altro partito di centro-destra Fidesz da cui però proviene anche Magyar.

Al terzo posto è arrivato un altro partito di destra Mi Házank, con dunque ben tre sfumature di destra che occupano totalmente il Parlamento di Budapest. Infatti la situazione sarà la seguente: 138 seggi vanno alla destra del nuovo governo, 54 alla destra di Orbán, 10 all’estrema destra. Insomma c’è poco da stare allegri.

L’affluenza elevata alle urne – sopra il 70% – è stata trainata soprattutto dagli elettori dei grandi centri urbani e da Budapest, dove i settori insofferenti dell’autoritarismo di Orban sono più consistenti.

La sostituzione di Orban con un altro governo di destra ma più “filoeuropeo” dovrebbe facilitare lo sblocco dei fondi da destinare all’Ucraina, non a caso Ursula Von der Leyen canta vittoria. Più cauta invece la responsabile esteri della Commissione Kaja Kallas secondo cui “ora sarà fondamentale verificare nei fatti il rispetto dello stato di diritto e la cooperazione con l’Unione Europea” da parte del nuovo governo ungherese. Traspare tra le righe il malanimo tuttora esistente tra i “baltici” e la Polonia nei confronti degli ungheresi.

Trump, spedendo a Budapest il suo vice Vance alla vigilia delle elezioni, aveva apertamente sostenuto Orban durante la campagna elettorale, definendolo un alleato strategico.

La vittoria di Magyar, almeno sulla carta, rappresenta un indebolimento del fronte trumpiano in Europa.

Sul piano geopolitico il nuovo governo di Budapest potrebbe modificare anche la propria posizione sulla Russia, avvicinandosi maggiormente alla linea oltranzista e guerrafondaia degli altri paesi europei.

Magyar in campagna elettorale ha promesso di sbloccare i fondi Ue, di rilanciare l’economia, di lottare contro la corruzione e ridurre la dipendenza energetica dalla Russia... ma senza strappi.

In fondo Magyar viene dallo stesso partito di Orban e fino a due anni fa ne era un membro attivo. Sui diritti civili che tanto entusiasmano gli europeisti finora è stato piuttosto vago, ed anche sull’immigrazione non è poi così distante dalle posizioni di Orbán.

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