In questi giorni è stato assegnato un importante appalto per un totale di 180 milioni di euro da erogare in sei anni vinto da quattro fornitori diversi, inserito nell’ambito dell’iniziativa dell’UE di dotarsi di una propria infrastruttura cloud sovrana.
La valutazione dei candidati si è svolta seguendo i criteri del framework della commissione europea per il cloud sovrano. Sfogliando questo documento si osserva che la commissione è particolarmente preoccupata sia del controllo dell’infrastruttura software e hardware con cui vengono salvati i dati, sia della giurisdizione legale secondo cui i dati vengono trattati.
È infatti noto a tutti che i giganti dei servizi cloud, Amazon AWS, Microsoft Azure e Google, mal sopportano le regole stringenti di protezione dei dati che negli anni l’UE ha varato, come il GDPR.
Le aziende statunitensi sono infatti state sanzionate più volte dagli organi UE per pratiche non conformi ai regolamenti sulla privacy. Evidentemente l’Unione Europea si pone oggi il problema dell’effettiva capacità di imporre le proprie leggi in materia di protezione dei dati e quindi sta iniziando a prendere delle misure che mirano a diminuire la dipendenza dai servizi statunitensi.
Rimane peró il dubbio di cosa effettivamente siano in grado di offrire i consorzi che si sono aggiudicati il bando da 180 milioni, una cifra ingente, ma comunque abbastanza modesta se considerato il budget delle big tech di oltre atlantico. Certo è che le aziende francesi hanno fatto rubamazzo dell’appalto.
Le aziende che si sono infatti assicurate questo appalto sono la POST telecom, un provider telefonico lussemburghese, in collaborazione con CleverCloud , un’azienda francese di servizi cloud, e OVHcloud, il più importante servizio di soluzioni cloud e hosting web francese.
Gli altri vincitori sono StackIT, un’azienda tedesca di servizi cloud, Scaleway, un’altra azienda francese concorrente di OVHcloud, ed infine una collaborazione tra Proximus, un’azienda di tlc belga, S3NS, joint venture tra l’azienda di armamenti Thales e Google, Clarence, un’altra azienda francese, e Mistral, azienda creatrice del noto LLM francese.
Concludendo, l’UE dopo anni di mancati investimenti e dopo aver sviluppato una dipendenza pressochè totale dai provider statunitensi di servizi cloud, in questa fase politica di raffreddamento dei rapporti transatlantici, vorrebbe iniziare a distaccarsi dai prodotti statunitensi. Vedremo dove andrà a finire questo processo di sviluppo di una infrastruttura cloud europea che sarà necessariamente costretto a fare i conti con un’arretratezza tecnica e una mancanza di risorse evidenti.
Fonte
Nessun commento:
Posta un commento