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23/04/2026

Romania in crisi. Il lato orientale dell’Unione Europea è in piena turbolenza

Bruxelles era appena riuscita a ingoiare il rospo dell’Ungheria, salutando la sconfitta di Orban e celebrando la vittoria della destra “europeista”, quando dalla Bulgaria era arrivato un risultato in “controtendenza”. Ma adesso arriva un’altra rogna.

Il governo “europeista” della Romania è andato in crisi perché il Partito Socialdemocratico (PSD) – il maggiore partito della coalizione al governo a Bucarest – ha fatto venire meno il suo sostegno al primo ministro “europeista” Ilie Bolojan, aprendo così una crisi di governo.

Bolojan, che fa parte del Partito Nazionale Liberale (PNL) di centrodestra, è in carica come primo ministro dal maggio del 2025.

Il governo in carica ha imposto misure economiche ispirate al rigore di bilancio vincolate dagli 11 miliardi di euro di fondi Ue che dovrebbero arrivare solo se Bucarest rispetterà i dettami europei. La Romania è da tempo in grave difficoltà economica e dal 2020 il paese è sotto procedura per deficit eccessivo da parte della Commissione Europea.

Alle ultime elezioni presidenziali il candidato “europeista” – l’ex sindaco di Bucarest Nicușor Dan – aveva sconfitto al ballottaggio George Simion, il leader di Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR), che era in testa nei sondaggi e che adesso lo è diventato di nuovo.

Le elezioni in Romania furono caratterizzate da pesantissime ingerenze dell’Unione Europea sul risultato e sull’azione della magistratura che portarono all’esclusione dei candidati eurocscettici che erano in testa nelle intenzioni di voto.

I Socialdemocratici romeni si sono dichiarati delusi dalle politiche economiche del premier Bolojan e in particolare dall’aumento delle tasse, a cui attribuiscono il proprio calo nelle intenzioni di voto a vantaggio dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni.

AUR ha dichiarato che a maggio presenterà una mozione di sfiducia, e i Socialdemocratici potrebbero fare lo stesso. Insieme avrebbero i numeri per fare approvare la sfiducia, facendo così cadere il governo gradito a Bruxelles.

Se le cose andassero in questo modo, Nicușor Dan, da un anno nuovo presidente della Romania dovrà rifare le consultazioni per formarne un nuovo governo, espressione probabilmente della medesima coalizione, di cui oltre a PNL e Socialdemocratici fanno parte i liberali dell’Unione Salva Romania (USR) e il partito della minoranza ungherese.

Dan ha dichiarato sin dal suo insediamento una sorta di conventio ad excludendum contro lo schieramento nazionalista e antieuropeista.

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