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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

25/04/2026

L’Internazionale nera, sionista e liberale

di Giorgio Cremaschi

Spesso ricorre la definizione di “internazionale nera” per quelle forze di estrema destra che hanno in Trump il primo riferimento e che in Europa sono anche stati chiamati “sovranisti”.

Orban e Le Pen, Meloni, Abascal e altri loro simili, al di là delle diverse scelte politiche, condividono una comune matrice ideologica reazionaria sintetizzabile nel loro slogan: Dio Patria Famiglia. Stato di polizia anti migranti è ciò che li caratterizza prima di tutto, per questo è facile presentare tutti costoro come avversari nel profondo della democrazia liberale.

Tuttavia i confini dell’“internazionale nera” sono molto più aperti di quello che viene presentato dalla narrazione politica dominante e molti dei liberali che si indignano contro i fascisti, sono in realtà più o meno direttamente collegati a loro.

Maria Corina Machado, venezuelana reazionaria e golpista, è una fanatica di Netanyahu, di cui ha esaltato il genocidio a Gaza augurandosi che si faccia lo stesso nel suo paese contro la sinistra. Per ottenere questo ha donato a Trump il suo immeritato Premio Nobel per la Pace, pregandolo di non accontentarsi del rapimento del legittimo presidente Maduro e di suo moglie, ma di bombardare il Venezuela come l’Iran.

E a proposito di Iran, Machado ha abbracciato il pretendente al trono Reza Pahlavi, figlio dello shah tiranno rovesciato dalla rivoluzione, play boy internazionale e devoto di Israele. Il pretendente imperatore, che esulta per l’attacco terroristico di USA e Israele contro il suo paese, è stato subito accreditato come combattente per la libertà da diverse cancellerie occidentali ed in particolare è stato abbracciato da Zelensky: la nostra è la stessa lotta ha detto il dittatore (nel senso tecnico del termine perché in Ucraina sono state annullate le elezioni presidenziali).

Naturalmente anche Zelensky è un fanatico sostenitore di Netanyahu, al quale ha offerto i suoi droni per combattere quelli dell’Iran. Però il capo del governo di Israele è sempre restio a pubblici affratellamenti con il collega di Kiev, perché in troppi non gradiscono l’esaltazione che si fa oggi in Ucraina del nazista sterminatore di ebrei Bandera.

Se l’accordo con Zelensky resta sottobanco, quello con il presidente argentino Milei viene esaltato. L’ammiratore di Pinochet che ha portato alla fame la maggioranza del suo popolo, si è appena recato in Israele per fanatizzare il suo sionismo. Milei è sicuramente un fascista, ma è anche un seguace esaltato del liberismo economico e della ferocia genocida israeliana. E paradossalmente proprio per questo ha estimatori in Europa che si definiscono liberali.

Liberali che non dicono una parola contro il blocco genocida che Trump ha rafforzato contro Cuba, e che anzi sperano che il potere socialista nell’isola venga distrutto.

Insomma se proviamo a ricostruire la catena dell’internazionale nera attraverso le foto degli abbracci, vediamo che al centro di essa stanno saldamente Trump e Netanyahu, con guerre e genocidio.

Però attorno a costoro ruotano tanti che sono altrettanto reazionari, ma che vengono accreditati come campioni della libertà, anche tra chi si dichiari contrario a Trump e Netanyahu.

Ricordiamo che anche il PD ha salutato con commozione il Nobel a Machado; e le bandiere monarchiche di Pahlavi si sono unite a quelle di Israele e a quelle ucraine nel nome della libertà, anche nelle, sparute, piazze dell’europeismo italiano.

Per combattere davvero l’internazionale nera bisogna sapere che essa è sionista e arriva fino ai liberali.

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