L’Occidente imperialista ha scelto la guerra come potenziale soluzione per arrestare il suo declino. E contemporaneamente ha scoperto che il modello di guerra su cui aveva costruito la propria struttura e cultura militare non regge più la prova del budino.
Quaranta anni di guerre asimmetriche contro avversari «poveri» avevano fatto affermare un modello bellico fatto di supremazia aerea assoluta, controllo satellitare occhiuto, tecnologie esclusive, armi di precisione e piuttosto costose, specialisti in vari tipi di operazioni e servizi, riducendo al minimo la truppa di fanteria, semmai ad alto livello di addestramento.
In una parola: più capitale fisso, meno capitale umano. Pochi professionisti ad alta retribuzione, zero soldati di leva a titolo gratuito.
Evento storico scatenante: la guerra in Vietnam, ultima esperienza con un esercito di leva (seppure con l’esclusione degli universitari e dei figli di papà) le cui perdite si erano dimostrate intollerabili in una società avanzata e percorsa dalla ribellione degli anni ‘60.
Da lì in poi solo eserciti di professionisti volontari e ben pagati, per guerre con relativamente poche perdite (ha fatto eccezione l’Iraq quando sono stati messi gli «scarponi sul terreno»), socialmente poco dolorose e confinate a una figura diventata fondamentalmente estranea.
Una «esternalizzazione sociale» della guerra che peraltro accompagnava un declino demografico costante e progressivo, che rendeva sempre più difficoltosa la copertura delle posizioni lavorative rimaste scoperte per anzianità e quindi improponibile una leva obbligatoria che avrebbe prima sottratto energie fresche al mercato del lavoro, e poi – nell’eventualità di un impiego bellico vero e proprio – la perdita tout court di una quota del «capitale giovanile» già scarso.
Contrordine, neoliberisti!
In Europa se ne comincia a parlare, negli Usa si è passati ai fatti.
Entro dicembre 2026, il Selective Service System americano prevede di iniziare a registrare automaticamente tutti gli uomini idonei tra i 18 e i 26 anni per un’eventuale, futura, chiamata alle armi. Per l’arrivo delle cartoline precetto c’è tempo, ancora, perché bisognerà predisporre caserme, centri di addestramento «light» rispetto a quello professionale, addestratori, ecc.. Ma la strada è intrapresa.
È di fatto l’applicazione di una direttiva approvata dal Congresso attraverso il National Defense Authorization Act, che impone l’iscrizione automatica di “ogni cittadino maschio” appartenente a quella fascia anagrafica.
Fin qui, a partire dal 1980, l’iscrizione era «volontaria», anche se fortemente incentivata (facilitava la ricerca di un lavoro e rientrava tra i requisiti per accedere agli aiuti finanziari per studenti, ad esempio), ma col passare del tempo sempre meno popolare. Una «crisi delle vocazioni», insomma, che ha fatto intravedere il momento in cui si sarebbe verificata una carenza vera e propria nella disponibilità di carne da cannone.
Le guerre in Ucraina, Gaza, il Libano e l’Iran hanno dimostrato che il periodo della guerra solo high tech è sostanzialmente finito, paradossalmente, proprio grazie alla tecnologia. Droni e missili «economici» hanno permesso di saturare e compensare la superiorità tecnologia con la quantità. I mezzi corazzati sono diventati molto meno importanti, la superiorità aerea – sempre importantissima – insufficiente a risolvere i problemi di controllo territoriale.
Gli «scarponi sul terreno» tornano indispensabili e il numero dei combattenti deve crescere, proprio perché è certo che «grazie» ai droni e ai missili low cost se ne perderanno molti.
E l’America guerrafondaia e disperata non può permettersi di continuare a collezionare figuracce come quella dell’Afghanistan e poi dell’Iran. Quindi decide di investire i suoi giovani – anche lì c’è il declino anagrafico, specie se si continuerà a combattere l’immigrazione (il servizio militare era diventato un modo di diventare cittadini Usa) – nel mattatoio.
Si comincia rendendo obbligatoria l’iscrizione ai ruoli, il resto verrà di conseguenza.
La coincidenza temporale di questa decisione politica con l’avvio della guerra all’Iran è ovviamente significativa e colta un po’ da tutti.
Per scoraggiare imbizzarrimenti «pacifisti» e rifiuto dell’iscrizione (nonché dei passaggi successivi) è stato anche ripristinato il sistema delle sanzioni che esisteva ai tempi del Vietnam e che costò, per esempio, il titolo mondiale a Mohammad Alì (alias Cassius Clay) quando venne inutilmente chiamato alle armi.
Come si può vedere nella tabella, non si tratta di «contravvenzioni». Quando l’imperialismo vuole andare alla guerra tratta anche i suoi cittadini come potenziali nemici.
Un calcolo anche approssimativo della crescita dei problemi e della riduzione del “capitale umano” adatto alla bisogna – nonché alla riproduzione sociale – chiarisce immediatamente che tutto ciò è un delirio suicida. Mandare in vacca questa tendenza è automaticamente un gesto rivoluzionario con effetti concreti. Positivi, finalmente...
Fonte

Nessun commento:
Posta un commento