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14/04/2026

Nel gioco del Golfo entrano “gli adulti”

“Non interrompere mai un tuo nemico mentre sta commettendo un errore”. Che sia una massima di Napoleone oppure di Sun Tzu, il significato strategico non cambia. Di errori catastrofici l’amministrazione Trump ne sta accumulando a decine, e il ritmo accelera.

Neanche il tempo di mordersi la lingua per aver stupidamente attaccato un papa che se ne stava tranquillo sulle sue – Bergoglio, al suo posto, avrebbe fatto fuoco e fiamme – alienandosi il voto dei cattolici negli Usa e guadagnandosi il disprezzo di quelli del Mondo, ed ecco scattare il suo “controblocco” dello Stretto di Hormuz.

Nella visione strategica ridicola che regola questa scelta si tratta in fondo di fermare le navi che gli iraniani lasciano passare (quelle dei paesi “amici” e dei “neutrali” che accettano di pagare un pedaggio). Una cosa un po’ complicata sul piano operativo – come spiegavamo ieri – perché una flotta militare non dispone di “doganieri” capaci di discernere tra tipologie contrattuali stipulate online, ma tutto sommato semplice da ottenere “spontaneamente”.

Se, infatti, il presidente del paese militarmente più potente del mondo dice che affonderà le navi che entrano od escono dallo Stretto, chi mai oserà contravvenire il suo diktat?

Detto fatto, una nave cinese – la Paya Lebar – è entrata nello Stretto dirigendosi verso un porto iraniano. Al momento in cui scriviamo (le 8:00 del 14 aprile) si trova al largo dell’isola di Kush, avendo come meta Umm al Qasr.

Con una sola mossa, e senza sbraitare minimamente, Pechino va a vedere il bluff di Trump proprio sul terreno che gli sembrava padroneggiare: il controllo del petrolio.

Washington potrebbe naturalmente reagire facendo quel che aveva “disposto” – affondare la nave, abbordarla per verificare se abbia o no “pagato il pedaggio” all’Iran, ecc. – ma in questo caso romperebbe definitivamente i rapporti con la Cina, da cui dipende per molte partite (terre rare, in primo luogo). E l’incontro con Xi Jinping – più volte rimandato proprio a causa della guerra, per ora fissato al 14-15 di maggio – finirebbe alle calende greche.

La guerra, insomma, si va davvero internazionalizzando e l’ingresso in campo della Cina – la Russia, l’altro ieri si era proposta come “mediatore” – chiude il cerchio. Nell’infame gioco della guerra nella stanza del Golfo sono entrati “gli adulti”, cui nessuno può dire “qui comando io e faccio come voglio”. Questo elimina di fatto molte possibilità operative di Washington, oltre a bucare il palloncino propagandistico degli annunci tonitruanti.

Intanto mette pressione anche ad Israele, che aveva appena fatto sapere di voler riprendere le operazioni di bombardamento sull’Iran, fregandosene della tregua concordata da Trump. Con una sola nave commerciale, insomma, Pechino ha fatto vedere che ha un interesse diretto alla stabilità nel Golfo Persico, alla sovranità dell’Iran (di cui è il primo partner commerciale) ed anche all’arresto della corsa verso l’uso dell’atomica. Non poco.

Sul piano più strettamente diplomatico, intanto, si vanno riprendendo i fili del “dialogo” troncato per decisione Usa ad Islamabad. Ma vanno anche chiarendosi i termini concreti della discussione che lì c’è stata.

La testa statunitense Axios – che Tehran considera “orientata” dal Mossad – ha riferito che “Secondo un funzionario statunitense e una fonte informata, gli Stati Uniti hanno proposto all’Iran di accettare una moratoria di 20 anni sull’arricchimento dell’uranio durante i negoziati tenutisi a Islamabad lo scorso fine settimana. Secondo le fonti, gli iraniani hanno risposto proponendo un periodo più breve, di ‘una sola cifra’”. Meno di dieci, insomma.

Obbiettivamente, non sembra una distanza insuperabile. Tanto meno un “rifiuto di rinunciare a costruire un’arma nucleare” (come asserito da J.D. Vance, vicepresidente e capo delegazione in Pakistan).

I malevoli – Israele, a dirla tutta – potrebbero certo obiettare che comunque se si arricchisce l’uranio oltre un certo livello (sopra il 90%) si potrebbe comunque arrivare al livello buono per una bomba. Ma durante i colloqui gli iraniani si sono resi disponibili ad accettare un “processo monitorato di riduzione del grado di arricchimento”. Ossia sotto il controllo dell’Aiea, cosa che al contrario Israele ha sempre rifiutato.

Lo stesso Trump, tra un delirio e l’altro, ha dichiarato ai giornalisti che la Casa Bianca “è stata contattata stamattina [ieri, ndr] dalle persone giuste in Iran... e vogliono raggiungere un accordo”. Confermando indirettamente la solita soffiata anonima di un funzionario che aveva rivelato “C’è un dialogo costante tra Stati Uniti e Iran e si stanno compiendo progressi per raggiungere un accordo”.

Mentre insomma si lavora per tornare ad Islamabad o altrove per riprendere il filo della trattativa, il vecchio puttaniere pedofilo spara un po’ di fuochi artificiali per apparire sempre il dominus della situazione.

Può servire per fare soldi imprimendo terrore agli operatori di borsa, anche se sempre meno (tutti gli stanno prendendo le misure, oltre che le distanze), ma il profumo del bluff aleggia ormai nell’aria. Si è incartato in una situazione da cui si può uscire solo in due modi: ritirarsi o farsi esplodere.

Ma un puttaniere che fa il kamikaze sarebbe davvero insolito...

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