Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Alfredo Mantovano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alfredo Mantovano. Mostra tutti i post

09/05/2026

Servizi segreti e polizie: ancora abusi e corruzione. Impuniti

Le indagini sul caso “Equalize” e ora sul “gruppo clandestino Squadra Fiore” – una volta tanto – stanno scoprendo un po’ di altarini criminali dei servizi segreti e di alcune frange delle polizie in combutta con imprenditori e altri “esperti”.

Come svelato da qualche storico (in particolare vari articoli pubblicati su insorgenze.net da Paolo Persichetti, alcuni scritti di Aldo Giannuli e il recente libro di Giovanna Tosatti) non è affatto la prima volta che in Italia si scoprono pratiche criminali dei servizi segreti sempre governati secondo la logica del libero arbitrio, cioè senza mai alcun effettivo controllo democratico indipendente.

Già per il caso Equalize l’indagine della Procura di Milano ho mostrato che non riguardava solo un sistema criminale, ma il rapporto tra informazione, potere e legalità. In particolare si capisce bene che nelle manovre di ogni sorta da parte di privati a beneficio dei loro affari finanziari ed economici, alla loro domanda di informazioni riservate corrisponde sempre un’offerta pronta a soddisfarla da parte delle agenzie istituzionali capaci di offrirla (vedi infra Mario Turla).

Ma se ciò avviene è sempre perché non c’è mai controllo democratico di queste agenzie come del resto delle polizie in generale. Fra l'altro il registro dei titolari effettivi di queste informazioni resta sempre bloccato.

Come scrive Turla in https://altreconomia.it :
“esiste un sistema strutturato di accesso e utilizzo illecito delle informazioni contenute nei database pubblici. Secondo gli inquirenti siamo di fronte a una vera e propria “industria del dato riservato”, capace di operare su larga scala grazie a una combinazione di relazioni, competenze e soprattutto domanda che proviene da segmenti rilevanti del mondo economico e professionale”.
Ma appare alquanto limitato pensare che tutto ciò risalga al nuovo codice di procedura penale del 1989 che introdusse la facoltà della difesa di svolgere indagini aprendo quindi la possibilità per soggetti privati di raccogliere informazioni anche “in via preventiva”.

Ricordiamo che il mercato delle investigazioni private è sempre esistito e si è strutturato e consolidato grazie anche alle nuove tecnologie e al boom delle speculazioni finanziarie, potendo anche contare sulla disponibilità e la corruttibilità di appartenenti o ex appartenenti alle forze dell’ordine.

Fra gli altri casi, si ricordi appunto l’allucinante caso Telecom-Pirelli che portò al rinvio a giudizio di 34 persone, tra cui vari dipendenti e agenti della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza (vedi wikipedia). Gli indagati erano inquisiti per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, rivelazione del segreto di stato, appropriazione indebita, falso, accesso abusivo a sistemi informatici, favoreggiamento e riciclaggio. 

Il processo durò 7 anni e alla fine fra patteggiamenti e riduzioni di accuse  quasi nessuno ha scontato pene in carcere e tanto meno mister Tronchetti Provera – ex presidente Pirelli – e Carlo Buora – ex amministratore delegato.

Il caso dello spionaggio e le indagini su ex membri dei Servizi, imprenditori e sul gruppo clandestino “Squadra Fiore” (vedi qui e qui) svela l’intreccio tra gli appalti dell’Aisi e la società dell’imprenditore​ Saladino. Fra gli indagati l’ex-vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza – Dis – Giuseppe Del Deo, e l’hacker Samuele Calamucci, indagati da parte del Ros su delega dei PM romani.

Un’indagine che riguarda anche quella per truffa e peculato a carico di ex appartenenti ai servizi; quindi sia l’intreccio tra gli appalti dell’Aisi e la società dell’imprenditore Saladino a cui tra il 2022 e il 2024 la principale agenzia italiana di controspionaggio avrebbe assegnato commesse dirette per oltre 39 milioni di euro per la fornitura di jammer, software di riconoscimento facciale, impianti di videosorveglianza, sia gli spionaggi illeciti da parte della «Squadra Fiore» che coinvolgerebbe anche l’ex vicedirettore del Dis, Del Deo e Samuele Calamucci, l’hacker legato all’altra società di spionaggio Equalize e altri membri della squadra.

Questo ex-vicedirettore del Dis sarebbe indagato anche per peculato per i 5 milioni di euro per contratti verso una società “amica”, la Sind, che si occupa di sistemi di riconoscimento facciale e biometrici (se ne guardi il sito: al di là della pretesa di connessioni con tutto l’apparato dello stato, mostra un potenziale super pervasivo).

È anche indagato per truffa l’ex capo e fondatore della società Maticmind, Carmine Saladino.

I fatti risalgono al 2022 e riguardano 7 indagati. Fra altri l’indagine riguarda anche Vincenzo De Marzio, ex Ros, nome in codice “Tela”, legato ai Servizi segreti e Mario​ Cella, uomo di fiducia prima di Leonardo Del Vecchio e oggi del figlio Leonardo​ Maria.

L’inchiesta è infatti collegata con l’altra indagine della procura di Milano sulla società milanese Equalize: i due gruppi si sarebbero scambiati informazioni top secret nascondendole dietro alla fornitura di banali servizi investigativi.

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi segreti, Alfredo Mantovano, ha fatto sapere di aver adottato una linea di fermezza e preoccupazioni per la sicurezza nazionale e la tenuta del sistema di sicurezza. Ne avrebbe discusso con il Copasir – presieduto dal PD Lorenzo Guerini che segue sempre l’orientamento di Minniti, diventato grande sodale di Mantovano e della sig.ra Meloni –. Ma ha subito difeso l’integrità dei Servizi che lavorerebbero anche per isolare eventuali talpe interne (siamo alla solita manfrina delle “mele marce”).

Ricordiamo che a proposito del caso Paragon, il sig. Mantovano al Copasir ha riassolto i servizi. L’Aisi e l’Aise hanno ammesso di essere in possesso del software israeliano, ma “di non averlo utilizzato nei confronti degli attivisti e giornalisti coinvolti in questa vicenda”, aggiungendo che “avrebbero seguito le procedure in maniera legittima” – SIC! – (Luca Casarini dell’ong Mediterranea Saving Humans e Francesco Cancellato di Fanpage furono spiati a mezzo di Paragon).

E ricordiamo anche che Mantovano sul caso Almasri, il torturatore libico rimpatriato col volo di stato, ha difeso l’operato dei servizi segreti e del governo, mantenendo il segreto sui dettagli delle audizioni e sostenendo la legittimità delle azioni per la sicurezza nazionale, respingendo le accuse di favoreggiamento.

In altre parole, come in passato grazie all’ex-sinistra (e in particolare ai vari Violante e Minniti), le destre oggi al governo garantiscono l’impunità dei servizi segreti e nessuno evoca la sfacciata assenza del loro controllo politico democratico e indipendente, come del resto vale per tutto l’apparato militare e le forze di polizia (vedi osservatoriorepressione.info).

Fonte

06/02/2025

Italia, la politica sotto ricatto

Deve essere stata decisamente “cicciosa” l’audizione segreta del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mantovano martedì di fronte al Copasir.

Sul tavolo c’erano i ripetuti casi di spionaggio da parte dei servizi segreti italiani ma anche lo scontro in corso tra governo e magistratura.

Su quest’ultimo aspetto Mantovano ha accusato il Procuratore capo di Roma Lo Voi di aver commesso un reato gravissimo depositando un’informativa riservata ricevuta dall’Aisi, l’agenzia di intelligence per l’interno, agli atti di un’indagine a carico di due giornalisti del Domani, di fatto rendendola pubblica. Mantovano ha lasciato intendere che nei confronti di Lo Voi potrebbe essere presentato un esposto alla Procura di Perugia, competente sulle indagini a carico dei magistrati in servizio nella Capitale. Mantovano, come noto, è il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che ha la delega per il controllo dei servizi segreti.

È superfluo sottolineare che il procuratore Lo Voi è finito nel mirino del governo per aver notificato al Tribunale dei Ministri l’indagine su Meloni, Nordio, Piantedosi e lo stesso Mantovano per il caso del “rilascio di Stato” del criminale libico Almasri.

La vicenda discussa al Copasir riguarda invece gli accertamenti svolti dall’Aisi su Gaetano Caputi, il capo di gabinetto di Giorgia Meloni. Caputi aveva denunciato per rivelazione di segreto i giornalisti del quotidiano Domani.

I magistrati che indagano su questo erano risaliti alle fonti utilizzate dai giornalisti e sono giunti ad alcune ricerche nelle banche dati svolte su Caputi da parte dei servizi.

Chiesta conferma al Dis, il Dipartimento per le Informazioni per la Sicurezza che coordina tutte le strutture dell’intelligence, la risposta era arrivata con nota “riservata” nella quale vengono descritti gli accessi. La nota era stata allegata dal procuratore Lo Voi al fascicolo e quindi a disposizione anche degli indagati, nonostante il divieto per legge di “estrarre copia” degli atti classificati consegnati all’autorità giudiziaria. Da qui la volontà del potente Sottosegretario Mantovano di denunciare il Procuratore di Roma Lo Voi.

Curiosamente emerge che la ricerca più lunga effettuata su Caputi, (57 minuti) era stata fatta praticamente da “fuoco amico” cioè da un funzionario dei servizi segreti che era stato candidato in Fratelli d’Italia nel 2013 ma non era stato eletto.

Il “caso Caputi” va così ad aggiungersi nell’elenco di scenari poco chiari che hanno origine nell’immensa mole di dossier allestiti (e in parte finiti poi sulla stampa) contro esponenti e ministri del governo di destra svelato dalla denuncia di Crosetto mesi fa con il dossieraggio emerso nel caso Striano-Laudati.

Ma sull’allegro spionaggio che ormai dilaga nel nostro paese, è venuta fuori anche un’altra rogna: lo spyware dell’azienda israeliana Paragon Solution che “qualcuno” avrebbe infilato nelle conversazioni whatsapp di sette cittadini italiani.

Di questi sette per ora sono noti solo i nomi di Luca Casarini dell’Ong Mediterranea e del direttore di Fanpage Francesco Cancellato. Entrambi decisamente invisi al governo di destra, il primo per le attività di soccorso dei migranti, il secondo per le inchieste del suo giornale sui neofascisti in Italia e i loro legami con la destra di governo.

Su questo caso di spionaggio il governo ha messo subito le mani avanti. In una nota diffusa da Palazzo Chigi, si legge che “in merito a quanto pubblicato da alcuni organi di stampa su presunte attività di spionaggio che avrebbero riguardato operatori dell’informazione, la Presidenza del Consiglio esclude che siano stati sottoposti a controllo da parte dell’intelligence, e quindi del Governo, i soggetti tutelati dalla legge 3 agosto 2007, n. 124 (Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto), compresi i giornalisti”.

Il governo dunque, dichiara di non avere nulla a che fare con la vicenda dopo le indiscrezioni uscite anche sulla stampa israeliana che avevano parlato dell’Italia tra i possibili clienti dell’azienda israeliana produttrice di software hacking. La cosa non è affatto improbabile, al contrario.

Il quotidiano britannico The Guardian riferisce che Paragon Solution ha interrotto i propri rapporti con l’Italia, rescindendo il contratto di compravendita, confermando così che il nostro Paesi è tra gli utilizzatori del software di spionaggio israeliano.

The Guardian ha appreso che l’azienda israeliana aveva sospeso il contratto con l’Italia “per estrema cautela” venerdì scorso, quando era emersa la prima accusa di potenziali abusi, mentre la rescissione è stata decisa mercoledì, dopo avere rilevato che l’Italia aveva violato i termini di servizio e il quadro etico previsti nel contratto.

Nel maggio 2024 è bene ricordare che con gli emendamenti presentati alla Camera dai deputati Orsini (FI), Gardini (FdI) e Rosato (Azione), Israele era stata re-inserita tra i paesi “che sono parte di accordi di collaborazione con l’Unione europea o con la Nato in materia di cybersicurezza, protezione delle informazioni classificate, ricerca ed innovazione”.

Mentre il capogruppo di Forza Italia Gasparri si è dimesso dalla Commissione Difesa del Senato dopo essere stato coinvolto nella Cyber Realm, una società di cybersicurezza controllata da un imprenditore israeliano, di cui è stato presidente con il compito di curare le relazioni istituzionali. Alla società Cyber Realm fa riferimento Arik Ben Haim, un ex dirigente dei servizi segreti israeliani.

Qualche anno prima lo stesso Gasparri aveva attaccato la possibilità che Matteo Renzi affidasse il neonato dipartimento di cybersicurezza a Marco Carrai, un imprenditore-amico. Carrai, oggi console onorario di Israele a Firenze, era legato a personaggi di spicco della comunità israeliana, tra cui Jonathan Pacifici, imprenditore e membro della Wadi Venture, e Reuven Ulmaski, un ex agente dei servizi segreti israeliani e responsabile di alcune infrastrutture segrete di cybersicurezza.

Insomma, le commistioni tra la politica italiana e le aziende di cyberspionaggio israeliano sembrano piuttosto consolidate. Sarebbe utile scavare un pò più in profondità.

Fonte

08/01/2025

Servizi segreti nel “tritacarne”. Cosa raccontano le dimissioni della Belloni

Le dimissioni della “capa” dei servizi segreti nel bel mezzo di una crisi diplomatico/giudiziaria come quella con l’Iran intorno al caso di Cecilia Sala, non è un fatto di ordinaria amministrazione. Al contrario, è un indicatore di rapporti estremamente tesi – fino a diventare ingestibili – nel torbido mondo dei servizi di intelligence ed in particolare tra “l’uomo nero” a Palazzo Chigi – il Sottosegretario Mantovano – e i vertici dei servizi.

L’ambasciatrice Elisabetta Belloni ha infatti annunciato ufficialmente le proprie dimissioni dalla guida del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, a decorrere dal 15 gennaio.

“Il tritacarne in cui sono finita in questi giorni mi impone di chiarire quanto è successo e soprattutto di sgomberare il campo da illazioni che fanno male non tanto a me quanto al Paese, soprattutto in un momento così delicato” ha dichiarato la Belloni.

Le dimissioni, secondo quanto riferito ad “Agenzia Nova” da fonti informate, hanno colto di sorpresa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni – visto che l’incarico di Belloni sarebbe comunque finito a maggio – ma anche i dirigenti dei servizi d’intelligence. Secondo quanto riferito dalle fonti interpellate, la decisione di dare le dimissioni sarebbe stata presa dopo l’ennesimo scontro con il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, nato attorno alla vicenda di Cecilia Sala, la giornalista italiana detenuta in Iran.

Secondo indiscrezioni raccolte da “Il Fatto quotidiano” il 4 gennaio scorso, alcuni ritardi iniziali da parte dell’intelligence nelle comunicazioni relative all’arresto della giornalista italiana avrebbero infatti complicato la situazione della reporter. Il ministero degli Esteri e i Servizi segreti sarebbero stati informati della sua sparizione sin dal pomeriggio del 19 dicembre, ricevendo poi conferma la mattina del 20 dicembre in seguito a una telefonata di Sala dal carcere di Evin, ma non avrebbero informato il titolare del ministero della Giustizia, Carlo Nordio, che il 20 dicembre ha sottoscritto la richiesta di mantenere in carcere l’ingegnere iraniano Mohammad Abedini senza sapere dunque nulla di quanto accaduto alla giornalista italiana.

Non è da escludere che tra i motivi di divaricazione tra la Belloni e Mantovano ci sia anche l’ipotesi di affidare le comunicazioni sensibili degli apparati dello Stato al sistema Starlink di Elon Musk emersa in questi ultimi giorni.

È bene ricordare però che una operazione simile fu tentata anche da Renzi nel 2016 quando era Primo Ministro. Il suo progetto era di affidare la cybersicurezza del paese e dei suoi apparati al suo “consigliere” Marco Carrai in stretti rapporti con il Mossad israeliano. Contro Carrai insorsero praticamente tutti gli apparati dello Stato, metà Palazzo Chigi e lo stesso Marco Minniti, il sottosegretario che allora aveva la delega ai servizi segreti.

L’ambasciatrice Belloni, altissima funzionaria della Farnesina, era stata nominata direttore generale Dipartimento delle informazioni per la sicurezza il 12 maggio del 2021 dal governo guidato da Mario Draghi, quindi una nomina non gestita dall’uomo nero di Palazzo Chigi. Una “dissonanza” in un ambito strategico per il governo della destra sul quale sono noti da tempo le ossessioni e i progetti per avere un mondo dell’intelligence di stretta fedeltà al governo e ai suoi referenti politici.

Fonte

31/08/2023

Spiato Marco Cappato. Un “vizietto” duro a morire

Il portavoce dell’associazione Luca Coscioni, Marco Cappato ha denunciato di essere spiato tramite un troyan ed ha chiesto alla premier Giorgia Meloni di verificare se sia spiato dai servizi.

Marco Cappato, oltre alla battaglie sul diritto al fine vita è anche candidato alle elezioni suppletive di Monza per il seggio del Senato che fu di Silvio Berlusconi

“Chiedo formalmente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di verificare se corrisponda al vero l’informazione a me giunta anonimamente che dal febbraio 2023 sarei sottoposto a captazione informatica del telefono, cioè intercettazione permanente e totale, attraverso Trojan di Stato e che siano in corso intercettazioni con microcimici nelle mie sedi abituali di lavoro e di vita dal marzo di quest’anno”, ha denunciato Cappato in un intervento sui social.

Cappato ha dichiarato che “il monitoraggio sarebbe ad opera dell’Agenzia informazioni e sicurezza, Aisi, su richiesta del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Repubblica, Dis, autorità delegata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri”.

Le intercettazioni, secondo Cappato, sarebbero disposte “per eventuali ipotesi di contestazione del reato di associazione sovversiva ed eventuali reati riscontrati in fase di indagine. Nel caso in cui questa informazione, che potrebbe anche riguardare le persone con le quali collaboro da anni, dovesse essere in tutto o in parte corrispondente al vero, allora – ha aggiunto – chiedo alla presidente del consiglio dei ministri Giorgia Meloni di disporre immediatamente interruzione di tale attività perché in patente violazione con il libero esercizio dei diritti civili e politici fondamentali previsti dalla nostra Costituzione, che la Repubblica italiana ha l’obbligo di rispettare anche in virtù dell’avere ratificato tutti gli strumenti internazionali dei diritti umani. Quindi chiedo su questo una risposta immediata”.

Immediata è arrivata la risposta della vera “anima nera” di Palazzo Chigi, il sottosegretario con delega ai servizi segreti Mantovano: “Escludo nel modo più assoluto che vi sia o vi sia stata attività di intercettazione nei confronti dell’on. Marco Cappato”.

Fin qui, dunque, c’è la denuncia di un esponente politico e la negazione del responsabile del governo in materia sull’eventuale spionaggio dei servizi segreti di Stato ai danni del primo.

Ma se Marco Cappato afferma di aver rilevato un captatore informatico, più noto come troyan, nel proprio telefono ed anche nei locali dove agisce con la propria associazione, chi ha il potere e le competenze per averglielo installato?

È utile, in tal senso, andarsi a rileggere le pagine del recente libro-intervista di “uno del mestiere” come Luigi Bisignani e di cui abbiamo già parlato sul nostro giornale.

Nel libro “I potenti al tempo di Giorgia Meloni” Bisignani, noto anche come “l’uomo che sussurrava ai potenti”, parla infatti di “400 utenze captate” dall’Intelligence, utenze “su vari personaggi che ruotavano intorno al suo mondo (di Meloni, ndr)”, tra cui rientra “anche qualche giornalista”. Secondo Madron e Bisignani i Servizi Segreti italiani hanno insomma attenzionato, sorvegliato, controllato centinaia di persone. Con una domanda che pesa come macigno: con quale tipo di autorizzazione? Sembrerebbe nessuna.

In un passaggio interessante del suo libro, “uno del mestiere” come Luigi Bisignani scrive che l’intelligence italiana effettuerebbe centinaia di intercettazioni preventive. Le intercettazioni preventive sono legittime per i servizi segreti ma occorre che siano autorizzate preventivamente da un magistrato.

Ma quelle indicate non sarebbero intercettazioni come quelle che subiscono gli indagati: in questo caso non rimangono degli atti, vengono effettuate dai servizi segreti motu proprio, senza alcuna finalità giudiziaria. Servono ufficialmente a capire “se ci sono dei potenziali rischi per la tenuta del sistema istituzionale ed economico del Paese”.

Non solo. Nel libro ci sono infatti sedici pagine dedicate alla passione della Meloni per l’intelligence e il lavoro degli 007, con dettagli sul ruolo di Mantovano, attuale segretario alla Presidenza del Consiglio e uomo chiave della “cabina di regia” nella violenta repressione delle manifestazioni al G8 di Genova, nel luglio 2001.

L’attività di Marco Cappato e dell’Associazione Luca Coscioni non può certo considerarsi “eversiva”, così come quella di alcuni gruppi ecologisti.

Magari scomoda e di rottura, visto che sul diritto al fine vita le resistenze oscurantiste in Italia sono fortissime. Ma che, secondo Cappato, l’Aise (i servizi segreti per il fronte interno) monitori anche questo tipo di attività, da un lato sorprende, dall’altro meno. Anche perché nelle fisime dei servizi non sempre c’è l’obbligo di ricorrere all’autorizzazione di un magistrato, e le strade che portano a spiare esponenti politici, sociali o dell’informazione sono infinite e indefinite per i criteri di noi semplici mortali.

Esistono infatti dei trojan dei servizi segreti che possono essere installati nei sistemi di destinazione da remoto a insaputa dell’utente e senza alcuna interazione da parte sua. Il software Pegasus del produttore israeliano NSO, ad esempio, viene distribuito tramite la rete del telefono cellulare ed è stato creato appositamente per lo spionaggio di massa di oppositori politici o presunti tali.

Una procedura diventata talmente semplice da poter essere estesa ad libitum senza particolari sforzi o autorizzazioni in base al criterio di “meglio saperne di più non guasta”.

Se lo spionaggio di massa è diventata una possibilità a buon mercato, i servizi non possono che approfittarne.

Per ora il Sottosegretario Mantovano ha smentito. È stata presentata una interrogazione parlamentare a cui il governo dovrà rispondere ma Cappato sembra disporre di prove e informazioni che potrebbero nuovamente scuotere la nebbia che, da sempre, circonda l’attività dei servizi segreti italiani o delle loro “estensioni motu proprio” che, come tutte le estensioni, possono fare guai, soprattutto se vengono “sgamate”.

Fonte

23/06/2023

Il governa “balla”, sul MES ma non solo

La giornata di ieri ha visto il governo entrare di nuovo in seria difficoltà, soprattutto sulla questione MES – il Meccanismo Europeo di Stabilità – che l’Italia non ha ancora ratificato. E meno male, aggiungiamo noi.

Ieri addirittura la maggioranza ha disertato il voto in Commissione Esteri alla Camera, facendo parlare la stampa di “inedito Aventino governativo”. Lo stesso Consiglio dei ministri previsto per ieri è stato rinviato a martedì, per “sopraggiunti impegni personali” di Giorgia Meloni.

La ratifica del MES da parte dell’Italia deve passare al vaglio dei pareri delle altre commissioni prima di approdare alla Camera il prossimo 30 giugno.

Proprio in quella data la Meloni sarà a Bruxelles per il Consiglio europeo – che si annuncia come un passaggio pericoloso per il centrodestra. Da Bruxelles si guarda “con attenzione al dibattito italiano”, fanno sapere fonti europee, e non è un mistero che alla fine ci si attenda la capitolazione del governo italiano alla ratifica del MES. Una parte della maggioranza sembra ormai rassegnata nonostante le resistenze di questi anni, un’altra parte punta i piedi e potrebbe generare sorprese al momento del voto.

I rappresentanti della maggioranza ieri non si sono presentati in commissione Esteri alla Camera, dove il testo del disegno di legge per la ratifica del MES è stato approvato da PD, Azione e Italia Viva con l’astensione del M5S e Verdi/Sinistra.

A giudizio del ilSole24Ore, il governo, ieri si è tenuto lontano dalla commissione esteri perché altrimenti si sarebbe trovato di fronte a un bivio impossibile: dare un parere favorevole alla ratifica, confermando le indicazioni tecniche esplicite contenute nel documento firmato dal capo di gabinetto del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, oppure darne uno contrario aprendo ufficialmente un’altra tempesta italiana in Europa.

La linea di Giorgia Meloni, fino a pochi mesi fa contraria al MES, sarebbe quella di provare ad usare l’adesione al fondo salva stati come uno strumento negoziale con Bruxelles, nella speranza di ottenere una riforma meno rigorosa del Patto di stabilità.

Il leader della Lega Matteo Salvini ha fatto sapere che “Tutto il centrodestra, dalla Meloni al sottoscritto, ha sempre ritenuto che in questo momento il MES non è strumento utile per il Paese. Sul MES decide il Parlamento: se arriverà la discussione in Parlamento, lì si voterà”.

Ma anche ieri il capogruppo leghista Molinari ha ribadito che la Lega non voterà a favore, anche se – come spesso è accaduto – nella votazione del 30 giugno alla Camera potrebbe cambiare repentinamente opinione, specie se le pressioni del ministro dell’economia, il leghista Giorgietti, aumenteranno sui gruppi parlamentari affinché votino a favore della ratifica del MES.

Tra una settimana il governo potrebbe quindi trovarsi nella condizione di dover scegliere se affossare la ratifica del MES, impedendo l’entrata in vigore delle nuove funzioni del cosiddetto Fondo salva Stati, con effetti su tutti i paesi dell’Unione Europea che lo hanno ratificato essendo necessaria l’unanimità.

In questo contesto, la notizia del rinvio del Consiglio dei ministri è un altro segnale di allarme. La riunione avrebbe dovuto decidere sul decreto per la ricostruzione dopo le calamità, con il nodo mai sciolto della nomina del commissario per l’alluvione in Emilia-Romagna, ma anche sulle nuove misure per la sicurezza stradale annunciate con grande enfasi il giorno prima proprio da Salvini.

Ma le fibrillazioni tra Lega e Fratelli d’Italia non sono roba solo di queste ore e non solo sul MES. Prima c’era stata tensione sulle nomine nelle società a controllo statale e sulla Guardia di Finanza. Dietro allo scontro su Andrea De Gennaro a capo della Guardia di Finanza è emersa tutta l’insofferenza della Lega nei confronti di Alfredo Mantovano, il super sottosegretario di Giorgia Meloni e vero e proprio regista occulto della strategia di Palazzo Chigi.

Poi ad aprile c’erano state scintille sui fondi del PNRR. Il 4 giugno il governo ha dovuto mettere la fiducia per far passare il provvedimento. La dipartita di Berlusconi ha privato le due anime più in competizione tra loro – FdI e Lega – di un punto di equilibrio e mediazione.

Infine, solo pochi giorni fa, in Commissione Lavoro al Senato la maggioranza era andata sotto sul Decreto Lavoro presentato dalla ministra Calderone per l’assenza di alcuni senatori di Forza Italia. O meglio, si era andati in pareggio 10 a 10, ma il provvedimento del governo così non poteva passare. Il tutto era stato liquidato come “incidente tecnico”, ma tant’è.

Quello che sta accadendo nel governo non era affatto imprevedibile. La retromarcia della destra sul MES è solo un sintomo di quanto l’ampia gamma di tagliole predisposte dall’Unione Europea sulla scelte dei paesi aderenti, agisca come vincolo esterno. In tutto questo ha gioco facile l’antipatico Calenda nel commentare che “l’urlo della destra contro il MES si è trasformato in un bisbiglio”.

La retorica della Meloni sull’interesse nazionale è andata già a sbattere sul vincolo internazionale sul piano militare facendo da tappetino alla Nato e agli Usa. Adesso con la ratifica del MES sul piano economico si affianca un altro tappetino, questa volta ai piedi di Bruxelles.

Fonte

01/06/2023

Esplode la “bomba” delle intercettazioni dei servizi segreti a politici e giornalisti

Il nuovo libro di Luigi Bisignani e Paolo Madron – “I potenti al tempo di Giorgia Meloni” – contiene alcune pagine che hanno fatto esplodere una “bomba politica”: quella delle intercettazioni dei servizi segreti a danno di politici e giornalisti con il sistema della “pesca a strascico” e senza l’autorizzazione di un magistrato.

“Giorgia e la passione per gli 007” è sicuramente uno dei capitoli del nuovo libro di Luigi Bisignani, che affronta e indaga il potere e le logiche del Palazzo da parte di un “sussurratore” che ne conosce bene anche gli angoli più remoti e infrequentabili. In uno degli otto capitoli viene analizzato proprio il rapporto tra l’attuale premier e i servizi segreti, svelando alcune “rogne”, in particolare in materia di intercettazioni.

Nel libro si parla infatti di “400 utenze captate” dall’intelligence, utenze “su vari personaggi che ruotavano intorno al suo mondo (di Meloni, ndr)”, tra cui rientra “anche qualche giornalista”. Secondo Madron e Bisignani i Servizi Segreti italiani hanno insomma attenzionato, sorvegliato, controllato centinaia di persone. Con una domanda che pesa come macigno: con quale tipo di autorizzazione? Sembrerebbe nessuna.

Ci sono infatti sedici pagine dedicate alla passione di Meloni per l’intelligence e il lavoro degli 007, con dettagli sul ruolo di Mantovano, attuale segretario alla Presidenza del Consiglio e uomo chiave della “cabina di regia” nella violenta repressione delle manifestazioni al G8 di Genova, nel luglio 2001.

Nel libro trapela che proprio Mantovano intende modificare la Legge 124 del 2007, che regola le funzioni dei servizi di sicurezza da quando sono stati sciolti per gli ennesimi scandali i vecchi servizi segreti (Sisde e Sismi) e sostituiti con nuove agenzie (Aise, Aisi, Dis). Ma viene anche sottolineata la fascinazione di Giuseppe Conte per i servizi segreti quando era in carica come Presidente del Consiglio.

Nella realizzazione del progetto, Mantovano sta gestendo i rapporti con tutti i direttori delle agenzie di intelligence (Aisi, Aise, Dis), con i comandanti generali delle forze armate e i capi della polizia (dove è stato silurato prima della fine del mandato Giannini, ndr).

Nella sede dei servizi segreti in piazza Dante a Roma, si è svolto di recente un forum con tutte le autorità che in passato si sono occupate o hanno avuto la delega politica sui servizi di intelligence.

Tra questi il berlusconiano di ferro Gianni Letta e il piddino Marco Minniti, ma anche Gianni De Gennaro (tra i condannati per i depistaggi sulla scuola Diaz, a Genova 2001, quando era “solo” capo della polizia). Insieme a loro c’erano gli amministratori delegati di Enel, Eni, Leonardo, ministri e magistrati.

Luigi Bisignani scrive nel suo nuovo libro che l’intelligence italiana effettuerebbe centinaia di intercettazioni preventive. Le intercettazioni preventive sono legittime per i servizi segreti ma occorre che siano autorizzate preventivamente da un magistrato. Ma quelle indicate non sarebbero intercettazioni come quelle che subiscono gli indagati: in questo caso non rimangono degli atti, vengono effettuate dai servizi segreti motu proprio, senza alcuna finalità giudiziaria. Servono ufficialmente a capire “se ci sono dei potenziali rischi per la tenuta del sistema istituzionale ed economico del Paese”.

Nel libro “si sussurra” che negli ultimi anni ci sia stata l’irresistibile tendenza ad allargare le maglie di queste intercettazioni, attraverso una sorta di pesca a strascico giuridicamente possibile, ma politicamente molto discutibile. E dentro la rete – così fanno capire Bisignani e Madron – sarebbero finiti anche direttori di giornali, parlamentari e avversari politici del Governo in carica.

Luigi Bisignani, noto come “l’uomo che sussurrava ai potenti” (da cui prende il titolo l’omonimo libro) è ufficialmente un ex giornalista dell’Ansa, un affarista e un professionista di relazioni nel sottobosco prima andreottiano e poi berlusconiano. Condannato a due anni e sei mesi per la tangente Enimont, nel 2014 Bisignani ha patteggiato un’altra condanna di un anno e sette mesi per l’inchiesta sulla cosiddetta P4.

A dare risalto alla “bomba politica” contenuta nel nuovo libro di Bisignani ci ha pensato un’intervista rilasciata a Repubblica da Matteo Renzi, in questo caso in veste di senatore e non di neodirettore de Il Riformista, che sta ampiamente cavalcando la vicenda.

Renzi, che con i servizi segreti ha notoriamente avuto rapporti molto in chiaroscuro, afferma che il Copasir si deve occupare della vicenda e che Alfredo Mantovano, responsabile dei servizi segreti nel governo Meloni, deve fare chiarezza. “Fare chiarezza”, in quel mondo, è quasi un ossimoro. Che probabilmente rivela “guerre di posizione”, “diritti di ingerenza”, non certo un riportare “i servizi” ad un ruolo istituzionale che, in fondo, non hanno mai rispettato.

Fonte