Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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08/12/2023

Le inquietanti relazioni tra il sen. Gasparri e il mondo dell’intelligence israeliana

La trasmissione Report di domenica 26 novembre aveva rivelato che l’ex vice presidente del Senato, Gasparri – che per una strana coincidenza si era appena dimesso dall’incarico istituzionale nei giorni precedenti – è presidente di Cyberealm srl, una società di cybersecurity con legami con personaggi dell’intelligence israeliana, di cui il Senato non era informato.

Non solo. Il sen. Gasparri è membro anche di commissioni parlamentari “sensibili” come Esteri e Difesa.

In una seconda puntata, Report, domenica 3 dicembre, è tornato sulla vicenda. Tra l’altro dopo aver appreso che Gasparri aveva deferito Report e la Rai alla Commissione di Vigilanza sulla Rai.

Il titolare della società Cyberealm in questione è un italo-israeliano, Leone Ouazana, che è stato direttore delle relazioni istituzionali della Telit.

È utile ricordare che Gasparri era ministro delle Telecomunicazioni proprio negli anni in cui lo Stato cedeva ad una società israeliana la Telit, ossia l’unico produttore italiano di telefoni cellulari e che oggi svolge attività di interesse nazionale per Israele.

Leone Ouzana, ex dirigente dei servizi di intelligence israeliani, ha domicilio a Tel Aviv. E’ il proprietario e fondatore nel 2020 della srl collegata ad altre società del settore delle telecomunicazioni (Melcom srl con sede in via Prato della Signora, a Roma) e consulenza nelle tecnologie informatiche (Atlantica Cyber Security, altra srl con sede in via Barberini, sempre a Roma).

La società Cyberealm, come descritto nella sua pagina di presentazione, è composta “da esperti mondiali con vasta esperienza sul campo del cyber israeliano ecosistema e comunità di intelligence, Cyberealm Cyber Solutions copre l’intera gamma di prodotti e servizi legati alla cyber-intelligence”.

Come rivelato nell’anteprima del servizio, Report ha scoperto che dietro a Cyberealm si nasconderebbe “un altro imprenditore israeliano, molto legato a Ouazana“. Si tratta di Oozi Cats, anche lui ex amministratore di Telit Italia, fino al 2017 quando viene travolto da uno scandalo.

Ma Report ha trovato anche un terzo uomo, anche lui israeliano, ex alto dirigente dei servizi di sicurezza (richiamato in servizio in queste settimane). Si tratta di Arik Ben Aim che nella Cyberealm risulta nel ruolo di “managing partner“.

Nel suo profilo professionale, è lo stesso Arik Ben Aim a spiegare che: “Prima di diventare Managing Partner di Cyberealm, sono stato inviato speciale del Ministro della Difesa israeliano in Medio Oriente e prima ancora ho ricoperto il ruolo di dirigente senior nell’ufficio del Primo Ministro”.

Il Financial Times nel marzo 2018 ricorda che l’azienda tecnologica Telit ha interrotto i rapporti con l’allora amministratore delegato Oozi Cats, in seguito alle accuse di legami con un latitante statunitense di nome… Uzi Katz.

La BBC rivela che il capo di Telit Communications, Oozi Cats, si era dimesso nel 2017 dopo che un’indagine interna all’azienda ha scoperto che aveva nascosto un’accusa statunitense a suo carico.

La Telit ha avviato un’indagine quando si è scoperto che Oozi Cats era in realtà lo stesso Uzi Katz, ricercato per frode negli Stati Uniti.

La società, quotata sul mercato Aim di Londra, ha dichiarato che Cats ha “consapevolmente nascosto” delle informazioni.

Ootzi Cats è uno dei fondatori dell’azienda, che guidava dal 2000. Ma in Italia pochi giorni fa Oozi Cats è stato assolto dal tribunale di Monza per per la presunta bancarotta fraudolenta di Bames-Sem, l’ex Ibm poi Celestica.

Con la vicenda Gasparri-Cyberealm-Israele, riemerge dunque una lunga stagione di passioni e connessioni reciproche tra la destra italiana al governo e l’intelligence israeliana, sul piano del business certo, ma anche su quello politico che espone – e dispone – le informazioni sensibili del nostro paese e personaggi legati a servizi segreti stranieri, in questo caso quelli israeliani.

Un “vizietto” che la destra ha in comune, non a caso, con Renzi e il suo entourage, tra cui il noto Marco Carrai, console onorario di Israele in Toscana, che proprio Renzi, quando era premier, voleva a capo dell’agenzia per la cybersicurezza in Italia suscitando la rivolta dei capi dei servizi segreti italiani.

Stando ad alcuni osservatori estremamente ben informati, nel governo Meloni c’è proprio una grande passione per i servizi segreti e il loro lavoro.

“Giorgia e la passione per gli 007” è infatti uno dei capitoli del nuovo libro di Luigi Bisignani, che affronta e indaga il potere e le logiche del Palazzo da parte di un “sussurratore” che ne conosce bene anche gli angoli più remoti e infrequentabili. In uno degli otto capitoli viene analizzato proprio il rapporto tra l’attuale premier e i servizi segreti, svelando alcune “rogne”, in particolare in materia di intercettazioni.

Molti di questi dettagli spiegano l’atteggiamento complice e servile della politica italiana e della destra verso Israele, nonostante quello che Israele sta facendo ai palestinesi da troppo tempo.

Fonte

31/08/2023

Spiato Marco Cappato. Un “vizietto” duro a morire

Il portavoce dell’associazione Luca Coscioni, Marco Cappato ha denunciato di essere spiato tramite un troyan ed ha chiesto alla premier Giorgia Meloni di verificare se sia spiato dai servizi.

Marco Cappato, oltre alla battaglie sul diritto al fine vita è anche candidato alle elezioni suppletive di Monza per il seggio del Senato che fu di Silvio Berlusconi

“Chiedo formalmente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di verificare se corrisponda al vero l’informazione a me giunta anonimamente che dal febbraio 2023 sarei sottoposto a captazione informatica del telefono, cioè intercettazione permanente e totale, attraverso Trojan di Stato e che siano in corso intercettazioni con microcimici nelle mie sedi abituali di lavoro e di vita dal marzo di quest’anno”, ha denunciato Cappato in un intervento sui social.

Cappato ha dichiarato che “il monitoraggio sarebbe ad opera dell’Agenzia informazioni e sicurezza, Aisi, su richiesta del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Repubblica, Dis, autorità delegata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri”.

Le intercettazioni, secondo Cappato, sarebbero disposte “per eventuali ipotesi di contestazione del reato di associazione sovversiva ed eventuali reati riscontrati in fase di indagine. Nel caso in cui questa informazione, che potrebbe anche riguardare le persone con le quali collaboro da anni, dovesse essere in tutto o in parte corrispondente al vero, allora – ha aggiunto – chiedo alla presidente del consiglio dei ministri Giorgia Meloni di disporre immediatamente interruzione di tale attività perché in patente violazione con il libero esercizio dei diritti civili e politici fondamentali previsti dalla nostra Costituzione, che la Repubblica italiana ha l’obbligo di rispettare anche in virtù dell’avere ratificato tutti gli strumenti internazionali dei diritti umani. Quindi chiedo su questo una risposta immediata”.

Immediata è arrivata la risposta della vera “anima nera” di Palazzo Chigi, il sottosegretario con delega ai servizi segreti Mantovano: “Escludo nel modo più assoluto che vi sia o vi sia stata attività di intercettazione nei confronti dell’on. Marco Cappato”.

Fin qui, dunque, c’è la denuncia di un esponente politico e la negazione del responsabile del governo in materia sull’eventuale spionaggio dei servizi segreti di Stato ai danni del primo.

Ma se Marco Cappato afferma di aver rilevato un captatore informatico, più noto come troyan, nel proprio telefono ed anche nei locali dove agisce con la propria associazione, chi ha il potere e le competenze per averglielo installato?

È utile, in tal senso, andarsi a rileggere le pagine del recente libro-intervista di “uno del mestiere” come Luigi Bisignani e di cui abbiamo già parlato sul nostro giornale.

Nel libro “I potenti al tempo di Giorgia Meloni” Bisignani, noto anche come “l’uomo che sussurrava ai potenti”, parla infatti di “400 utenze captate” dall’Intelligence, utenze “su vari personaggi che ruotavano intorno al suo mondo (di Meloni, ndr)”, tra cui rientra “anche qualche giornalista”. Secondo Madron e Bisignani i Servizi Segreti italiani hanno insomma attenzionato, sorvegliato, controllato centinaia di persone. Con una domanda che pesa come macigno: con quale tipo di autorizzazione? Sembrerebbe nessuna.

In un passaggio interessante del suo libro, “uno del mestiere” come Luigi Bisignani scrive che l’intelligence italiana effettuerebbe centinaia di intercettazioni preventive. Le intercettazioni preventive sono legittime per i servizi segreti ma occorre che siano autorizzate preventivamente da un magistrato.

Ma quelle indicate non sarebbero intercettazioni come quelle che subiscono gli indagati: in questo caso non rimangono degli atti, vengono effettuate dai servizi segreti motu proprio, senza alcuna finalità giudiziaria. Servono ufficialmente a capire “se ci sono dei potenziali rischi per la tenuta del sistema istituzionale ed economico del Paese”.

Non solo. Nel libro ci sono infatti sedici pagine dedicate alla passione della Meloni per l’intelligence e il lavoro degli 007, con dettagli sul ruolo di Mantovano, attuale segretario alla Presidenza del Consiglio e uomo chiave della “cabina di regia” nella violenta repressione delle manifestazioni al G8 di Genova, nel luglio 2001.

L’attività di Marco Cappato e dell’Associazione Luca Coscioni non può certo considerarsi “eversiva”, così come quella di alcuni gruppi ecologisti.

Magari scomoda e di rottura, visto che sul diritto al fine vita le resistenze oscurantiste in Italia sono fortissime. Ma che, secondo Cappato, l’Aise (i servizi segreti per il fronte interno) monitori anche questo tipo di attività, da un lato sorprende, dall’altro meno. Anche perché nelle fisime dei servizi non sempre c’è l’obbligo di ricorrere all’autorizzazione di un magistrato, e le strade che portano a spiare esponenti politici, sociali o dell’informazione sono infinite e indefinite per i criteri di noi semplici mortali.

Esistono infatti dei trojan dei servizi segreti che possono essere installati nei sistemi di destinazione da remoto a insaputa dell’utente e senza alcuna interazione da parte sua. Il software Pegasus del produttore israeliano NSO, ad esempio, viene distribuito tramite la rete del telefono cellulare ed è stato creato appositamente per lo spionaggio di massa di oppositori politici o presunti tali.

Una procedura diventata talmente semplice da poter essere estesa ad libitum senza particolari sforzi o autorizzazioni in base al criterio di “meglio saperne di più non guasta”.

Se lo spionaggio di massa è diventata una possibilità a buon mercato, i servizi non possono che approfittarne.

Per ora il Sottosegretario Mantovano ha smentito. È stata presentata una interrogazione parlamentare a cui il governo dovrà rispondere ma Cappato sembra disporre di prove e informazioni che potrebbero nuovamente scuotere la nebbia che, da sempre, circonda l’attività dei servizi segreti italiani o delle loro “estensioni motu proprio” che, come tutte le estensioni, possono fare guai, soprattutto se vengono “sgamate”.

Fonte

01/06/2023

Esplode la “bomba” delle intercettazioni dei servizi segreti a politici e giornalisti

Il nuovo libro di Luigi Bisignani e Paolo Madron – “I potenti al tempo di Giorgia Meloni” – contiene alcune pagine che hanno fatto esplodere una “bomba politica”: quella delle intercettazioni dei servizi segreti a danno di politici e giornalisti con il sistema della “pesca a strascico” e senza l’autorizzazione di un magistrato.

“Giorgia e la passione per gli 007” è sicuramente uno dei capitoli del nuovo libro di Luigi Bisignani, che affronta e indaga il potere e le logiche del Palazzo da parte di un “sussurratore” che ne conosce bene anche gli angoli più remoti e infrequentabili. In uno degli otto capitoli viene analizzato proprio il rapporto tra l’attuale premier e i servizi segreti, svelando alcune “rogne”, in particolare in materia di intercettazioni.

Nel libro si parla infatti di “400 utenze captate” dall’intelligence, utenze “su vari personaggi che ruotavano intorno al suo mondo (di Meloni, ndr), tra cui rientra “anche qualche giornalista”. Secondo Madron e Bisignani i Servizi Segreti italiani hanno insomma attenzionato, sorvegliato, controllato centinaia di persone. Con una domanda che pesa come macigno: con quale tipo di autorizzazione? Sembrerebbe nessuna.

Ci sono infatti sedici pagine dedicate alla passione di Meloni per l’intelligence e il lavoro degli 007, con dettagli sul ruolo di Mantovano, attuale segretario alla Presidenza del Consiglio e uomo chiave della “cabina di regia” nella violenta repressione delle manifestazioni al G8 di Genova, nel luglio 2001.

Nel libro trapela che proprio Mantovano intende modificare la Legge 124 del 2007, che regola le funzioni dei servizi di sicurezza da quando sono stati sciolti per gli ennesimi scandali i vecchi servizi segreti (Sisde e Sismi) e sostituiti con nuove agenzie (Aise, Aisi, Dis). Ma viene anche sottolineata la fascinazione di Giuseppe Conte per i servizi segreti quando era in carica come Presidente del Consiglio.

Nella realizzazione del progetto, Mantovano sta gestendo i rapporti con tutti i direttori delle agenzie di intelligence (Aisi, Aise, Dis), con i comandanti generali delle forze armate e i capi della polizia (dove è stato silurato prima della fine del mandato Giannini, ndr).

Nella sede dei servizi segreti in piazza Dante a Roma, si è svolto di recente un forum con tutte le autorità che in passato si sono occupate o hanno avuto la delega politica sui servizi di intelligence.

Tra questi il berlusconiano di ferro Gianni Letta e il piddino Marco Minniti, ma anche Gianni De Gennaro (tra i condannati per i depistaggi sulla scuola Diaz, a Genova 2001, quando era “solo” capo della polizia). Insieme a loro c’erano gli amministratori delegati di Enel, Eni, Leonardo, ministri e magistrati.

Luigi Bisignani scrive nel suo nuovo libro che l’intelligence italiana effettuerebbe centinaia di intercettazioni preventive. Le intercettazioni preventive sono legittime per i servizi segreti ma occorre che siano autorizzate preventivamente da un magistrato. Ma quelle indicate non sarebbero intercettazioni come quelle che subiscono gli indagati: in questo caso non rimangono degli atti, vengono effettuate dai servizi segreti motu proprio, senza alcuna finalità giudiziaria. Servono ufficialmente a capire “se ci sono dei potenziali rischi per la tenuta del sistema istituzionale ed economico del Paese”.

Nel libro “si sussurra” che negli ultimi anni ci sia stata l’irresistibile tendenza ad allargare le maglie di queste intercettazioni, attraverso una sorta di pesca a strascico giuridicamente possibile, ma politicamente molto discutibile. E dentro la rete – così fanno capire Bisignani e Madron – sarebbero finiti anche direttori di giornali, parlamentari e avversari politici del Governo in carica.

Luigi Bisignani, noto come “l’uomo che sussurrava ai potenti” (da cui prende il titolo l’omonimo libro) è ufficialmente un ex giornalista dell’Ansa, un affarista e un professionista di relazioni nel sottobosco prima andreottiano e poi berlusconiano. Condannato a due anni e sei mesi per la tangente Enimont, nel 2014 Bisignani ha patteggiato un’altra condanna di un anno e sette mesi per l’inchiesta sulla cosiddetta P4.

A dare risalto alla “bomba politica” contenuta nel nuovo libro di Bisignani ci ha pensato un’intervista rilasciata a Repubblica da Matteo Renzi, in questo caso in veste di senatore e non di neodirettore de Il Riformista, che sta ampiamente cavalcando la vicenda.

Renzi, che con i servizi segreti ha notoriamente avuto rapporti molto in chiaroscuro, afferma che il Copasir si deve occupare della vicenda e che Alfredo Mantovano, responsabile dei servizi segreti nel governo Meloni, deve fare chiarezza. “Fare chiarezza”, in quel mondo, è quasi un ossimoro. Che probabilmente rivela “guerre di posizione”, “diritti di ingerenza”, non certo un riportare “i servizi” ad un ruolo istituzionale che, in fondo, non hanno mai rispettato.

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08/07/2015

Gli spioni spiati. Quella strana società di Milano...

E' finita nel mirino di una operazione di hackeraggio una società di Milano, la Hacking Team, con sede a via Moscova 13, a soli 50 metri dal Comando della Legione Carabinieri Lombardia. Una società molto ma molto riservata, uscita alle cronache per aver subìto il furto informatico di migliaia di file riservati. Dov'è il problema? Il problema è che si tratta di una azienda informatica che lavora sulla sicurezza e sul reperimento dati. O meglio, la Hacking Team vende soprattutto dei software complessi, trojan, zombie e altro in grado di carpire informazioni in maniera illegittima/illegale da tablet, telefonini, Backberry ecc.. in soldoni software di spionaggio.

E' quasi scontato sottolineare come uno dei clienti di Hacking Team sia Forte Braschi, cioè i servizi segreti. Ma tra i clienti c’è la società palermitana C.S.H.&M.P.S srl che in una inchiesta riconduce al famoso Gigi Bisignani, “l'uomo che parlava ai potenti”, inquisito per la P2 e la P4, che ha terminato gli arresti domiciliari. E' il Corriere della Sera a ricordare che era stata proprio la C.S.H. a vendere alla Procura di Napoli il software «Querela» che, caricato sul pc Sony Vaio di Bisignani, aveva fornito le intercettazioni spia. La società palermitana ha pagato alla società di spionaggio una fattura di 103.700 euro l'anno per i suoi servizi.

Ma tra i clienti della Hacking Team ci sono alcuni stati cosiddetti canaglia. Se infatti solo fino a pochi anni fa i clienti erano tutti italiani - banche, oppure società come Beretta, Aermacchi, Alenia - la scalata della società, sempre a giudicare dai documenti diffusi sulla rete, risulta notevole, anzi una vero boom a livello internazionale, con i primi Stati e le grandi società non solo europee. Tra i clienti c’erano anche gli israeliani, considerati in questo campo tra i dominatori assoluti. Ma ci sono anche Cina, il Regno Unito, il Messico, l’Egitto, l’Arabia Saudita, Abu Dhabi, la Corea del Sud, il Sudan, il Vietnam, il Kazakistan, l'Azerbaijan.

Dunque chi ha hackerato la Hacker Team mettendo in rete 400 gigabyte dei suoi documenti?
Quello degli spioni è un brutto mestiere, anche rischioso, e poi trovi sempre qualcuno più spione di te.

Fonte

23/06/2013

Le torture ai brigatisti raccontate da Luigi Bisignani

Chi è Luigi Bisignani? I magistrati che lo hanno arrestato qualche tempo fa per poi concedergli i domiciliari, lo hanno descritto come un «soggetto più che inserito in tutti gli ambienti istituzionali e con forti collegamenti con i servizi di sicurezza». Uno che sa o che lascia credere di sapere, che del possesso di informazioni riservate ha fatto il suo mestiere.
Coinvolto in un’inchiesta sul mondo delle lobby, condotta dai pm napoletani Francesco Curcio e Henry John Woodcock, Bisignani si è visto contestare l’appartenenza ad un’associazione per delinquere finalizzata alla gestione di notizie riservate, appalti e nomine, in un misto, secondo l’accusa, di dossier e ricatti, anche attraverso interferenze su organi costituzionali realizzate manovrando un sistema informativo parallelo.
Trovare una definizione esatta per collocarlo è difficile: faccendiere, lobbista, uomo d’affari, addentro al mondo dell’informazione e dei servizi, capace di far circolare e orientare notizie, a suo tempo iscritto alla loggia P2, insomma un uomo di relazioni, punto di raccordo tra ambienti diversi, sempre capace di far valere i suoi rapporti influenti, la ricca agenda e la quantità di informazioni riservate in suo possesso. Un evergreen del potere discreto, che non agisce in prima fila ma dietro le quinte del palcoscenico.
In un libro-intervista, L’uomo che sussurra ai potenti, appena apparso per Chiarelettere, rispondendo alle domande del giornalista Paolo Madron, Bisignani si diverte a raccontare retroscena, piccoli segreti, gossip, lo fa con ironia, schizza ritratti velenosi di personaggi della finanza, della politica, della chiesa, della magistratura (tra i più gustosi), dei Servizi segreti, dei media, in altri casi è servile, appare un maggiordomo del potere, ogni tanto rivela qualche verità. Tra queste, in una paginetta e mezza racconta delle torture condotte nel 1982 dalla squadra del professor De Tormentis, ovvero quel Nicola Ciocia che i lettori assidui di questo blog conoscono molto bene. Se un frequentatore del potere come Bisignani sapeva, quanti altri come lui sapevano?
Eccovi l’estratto, buona lettura.


 


Tempo permettendo consiglio di dedicarsi ai per saperne di più indicati dall'autore originale del testo. Ai più sono sicuro che potrebbe aprirsi un mondo.