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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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08/01/2025

Servizi segreti nel “tritacarne”. Cosa raccontano le dimissioni della Belloni

Le dimissioni della “capa” dei servizi segreti nel bel mezzo di una crisi diplomatico/giudiziaria come quella con l’Iran intorno al caso di Cecilia Sala, non è un fatto di ordinaria amministrazione. Al contrario, è un indicatore di rapporti estremamente tesi – fino a diventare ingestibili – nel torbido mondo dei servizi di intelligence ed in particolare tra “l’uomo nero” a Palazzo Chigi – il Sottosegretario Mantovano – e i vertici dei servizi.

L’ambasciatrice Elisabetta Belloni ha infatti annunciato ufficialmente le proprie dimissioni dalla guida del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, a decorrere dal 15 gennaio.

“Il tritacarne in cui sono finita in questi giorni mi impone di chiarire quanto è successo e soprattutto di sgomberare il campo da illazioni che fanno male non tanto a me quanto al Paese, soprattutto in un momento così delicato” ha dichiarato la Belloni.

Le dimissioni, secondo quanto riferito ad “Agenzia Nova” da fonti informate, hanno colto di sorpresa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni – visto che l’incarico di Belloni sarebbe comunque finito a maggio – ma anche i dirigenti dei servizi d’intelligence. Secondo quanto riferito dalle fonti interpellate, la decisione di dare le dimissioni sarebbe stata presa dopo l’ennesimo scontro con il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, nato attorno alla vicenda di Cecilia Sala, la giornalista italiana detenuta in Iran.

Secondo indiscrezioni raccolte da “Il Fatto quotidiano” il 4 gennaio scorso, alcuni ritardi iniziali da parte dell’intelligence nelle comunicazioni relative all’arresto della giornalista italiana avrebbero infatti complicato la situazione della reporter. Il ministero degli Esteri e i Servizi segreti sarebbero stati informati della sua sparizione sin dal pomeriggio del 19 dicembre, ricevendo poi conferma la mattina del 20 dicembre in seguito a una telefonata di Sala dal carcere di Evin, ma non avrebbero informato il titolare del ministero della Giustizia, Carlo Nordio, che il 20 dicembre ha sottoscritto la richiesta di mantenere in carcere l’ingegnere iraniano Mohammad Abedini senza sapere dunque nulla di quanto accaduto alla giornalista italiana.

Non è da escludere che tra i motivi di divaricazione tra la Belloni e Mantovano ci sia anche l’ipotesi di affidare le comunicazioni sensibili degli apparati dello Stato al sistema Starlink di Elon Musk emersa in questi ultimi giorni.

È bene ricordare però che una operazione simile fu tentata anche da Renzi nel 2016 quando era Primo Ministro. Il suo progetto era di affidare la cybersicurezza del paese e dei suoi apparati al suo “consigliere” Marco Carrai in stretti rapporti con il Mossad israeliano. Contro Carrai insorsero praticamente tutti gli apparati dello Stato, metà Palazzo Chigi e lo stesso Marco Minniti, il sottosegretario che allora aveva la delega ai servizi segreti.

L’ambasciatrice Belloni, altissima funzionaria della Farnesina, era stata nominata direttore generale Dipartimento delle informazioni per la sicurezza il 12 maggio del 2021 dal governo guidato da Mario Draghi, quindi una nomina non gestita dall’uomo nero di Palazzo Chigi. Una “dissonanza” in un ambito strategico per il governo della destra sul quale sono noti da tempo le ossessioni e i progetti per avere un mondo dell’intelligence di stretta fedeltà al governo e ai suoi referenti politici.

Fonte

28/11/2024

DdL 1660: i servizi potranno guidare gruppi terroristici “per il bene dello Stato”

In Parlamento è scontro aperto sulle novità normative in merito ai poteri attribuiti ai Servizi segreti italiani dal controverso “Pacchetto Sicurezza”, che ha ottenuto l’ok della Camera dei Deputati e ora è al vaglio del Senato. Le opposizioni puntano il dito contro l’art.31 del disegno di legge, attraverso cui vengono ampliati in maniera significativa i poteri dei membri dell’intelligence, esprimendo preoccupazioni sulla tenuta democratica del Paese.

Il nuovo dettato, in vista della tutela della sicurezza e degli interessi della Repubblica, autorizza infatti gli operatori di AISE e AISI non solo a infiltrarsi in organizzazioni criminali e terroristiche, ma addirittura a dirigerle, legittimando gravissimi reati quali associazione sovversiva, terrorismo interno e banda armata.

La norma obbliga inoltre enti pubblici, università, aziende statali e concessionarie di servizi pubblici a un ruolo di collaborazione e assistenza verso i Servizi. Se il provvedimento diventasse legge, esse potranno essere chiamate a fornire informazioni in deroga alle normative sulla privacy.

L’art. 31 del nuovo DDL Sicurezza introduce nuove disposizioni inerenti all’attività dei Servizi, prevedendo non solo che gli operatori di AISI e AISE possano partecipare con un ruolo defilato a organizzazioni illegali, ma perfino arrivare a guidarle. Come chiarisce il Dossier del Servizio Studi del Senato, infatti, vengono contemplate «ulteriori condotte di reato per finalità informative, scriminabili, concernenti la direzione o l’organizzazione di associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico e la detenzione di materiale con finalità di terrorismo (reato quest’ultimo introdotto dall’articolo 1 del provvedimento), la fabbricazione o detenzione di materie esplodenti».

Il provvedimento legittima infatti reati di natura terroristica, tra cui anche l’addestramento e le attività con finalità di terrorismo interno, il finanziamento di condotte con finalità di terrorismo interno, l’istigazione a commettere alcuni di questi delitti, la banda armata, l’apologia di attentato allo Stato.

Il DDL rende permanenti le disposizioni introdotte in via transitoria dal decreto-legge 7/2015 per il potenziamento dell’attività dei Servizi, come l’«estensione delle condotte di reato scriminabili, che possono compiere gli operatori dei servizi di informazione per finalità istituzionali su autorizzazione del Presidente del Consiglio dei ministri, a ulteriori fattispecie concernenti reati associativi per finalità di terrorismo», nonché la «tutela processuale» per gli 007 «attraverso l’utilizzo di identità di copertura negli atti dei procedimenti penali e nelle deposizioni».

A difendere la norma è il sottosegretario Alfredo Mantovano, delegato ai Servizi, che in una nota ha scritto: «Alcune informazioni di rilevanza operativa e destinate a una ristretta cerchia di persone sono acquisibili solo da chi, in qualità di partecipe al sodalizio, riesce a guadagnare la fiducia dei sodali e dei promotori progredendo nel ruolo, sino a rivestire incarichi di tipo direttivo e organizzativo all’interno della consorteria eversivo-terroristica oggetto dell’attività».

Le opposizioni, e in particolare il M5S, sono però sulle barricate, anche perché l’ampliamento dei poteri di intelligence non viene accompagnato da un rafforzamento dei poteri di controllo del COPASIR, organismo parlamentare che vigila sulle attività dei Servizi. «Riteniamo che questo tipo di approccio sia completamente sbagliato: segnaliamo a tutto il Parlamento che si tratta di una deriva potenzialmente pericolosa – aveva detto a settembre in Aula il deputato Marco Pellegrini del M5S, membro del COPASIR –. In maniera netta e decisa proponiamo l’abrogazione dell’intero articolo 31 e sottoporremo la questione, per la sua importanza e delicatezza, al presidente della Repubblica».

Sentito da L’Indipendente, Pellegrini ha aggiunto: «Mediaticamente, modifiche normative così clamorose passano quasi in sordina, mentre si sparano titoloni per giorni e giorni su aspetti molto meno importanti e invasivi».

Lo scenario è ancora più inquietante se si guarda a quanto appurato da inchieste e sentenze in merito alle stragi avvenute nel nostro Paese dalla fine degli anni Sessanta all’inizio degli anni Ottanta – riconducibili alla «Strategia della tensione» – e gli attentati mafiosi del 1992 e 1993, in cui è stato messo il timbro sulla partecipazione morale e materiale di apparati deviati dello Stato sulla pianificazione di quegli eccidi e sui depistaggi andati in scena in seguito alla loro consumazione. Attività che, in passato, non erano scriminate. Sul punto, le novità introdotte dal DDL sembrano invece delineare uno scenario futuro – almeno in astratto – oltremodo nebuloso.

Ma c’è di più. La norma prevede infatti che le pubbliche amministrazioni e soggetti equiparati «siano tenuti a prestare agli organismi del sistema di informazione per la sicurezza la collaborazione e l’assistenza richieste necessarie per la tutela della sicurezza nazionale e l’estensione di tale potere nei confronti di società partecipate e a controllo pubblico».

DIS, l’AISE e AISI potranno stipulare convenzioni con tali soggetti, università ed enti di ricerca, per la definizione delle modalità della collaborazione e dell’assistenza, che potranno prevedere la comunicazione di informazioni «anche in deroga alle normative di settore in materia di riservatezza».

Vibranti sul punto le proteste delle opposizioni, che evidenziando il concreto pericolo che, consentendo l’accesso a banche date sensibili senza prevedere adeguati controlli, la norma possa aprire alla possibilità che le Procure della Repubblica e altri organi statali vengano abusivamente “spiati”.

«L’articolo 31 trasforma la pubblica amministrazione in una sorta di gigantesca Ovra – si legge in un comunicato degli esponenti del M5S –. È in gioco la sicurezza democratica del nostro Paese e serve cautela fino al completamento delle indagini in corso».

Fonte

09/08/2015

Italia. Servizi segreti in cerca di appeal, nella comunicazione e nelle università

I servizi segreti italiani (quelli riformati per la quarta volta in soli cinquanta anni), stanno conducendo una campagna di reclutamento ed una operazione “simpatia”. Avendo molto da farsi perdonare per il recente passato, in questi anni sono stati ristrutturati intorno al Dis (Dipartimento Informazioni sulla Sicurezza), hanno dato vita a pubblicazioni (la rivista Gnosis), hanno organizzato un tour in molte università italiane per avvicinare studenti e studentesse alla particolare attività di spioni o controspioni ed hanno pubblicato anche alcuni libri. Il primo dedicato a Nicola Calipari, funzionario del Sismi ucciso dai soldati Usa in Iraq mentre stava portando a compimento la liberazione della Giuliana Sgrena, il secondo è un ebook dal titolo non certo originale: LeggIntelligence. Il libro è scaricabile dal sito dei servizi segreti.

Leggendo la presentazione del libro fatta dall’ambasciatore Giampiero Massolo, attuale direttore del Dis, spiega tutte le opportunità e le funzioni dell’attività di intelligence, a partire da quella che più terrorizza e affascina i nostri tempi – l’Isis – fino allo spionaggio e controspionaggio nella sfera economica e finanziaria a “difesa del sistema paese” e dei suoi interessi sul proprio territorio e in altri paesi. Vediamo come tutto questo ce lo spiega il sito dei servizi segreti:

“Attraverso il sito www.sicurezzanazionale.gov.it – il Comparto Intelligence mette a disposizione dei lettori uno strumento in più per la ricerca e la riflessione condivisa. Per aiutarci a essere tutti un po’ più connessi con la sicurezza, molti dei contributi che studiosi e ricercatori hanno inviato per la sezione Scrivi per noi del sito dal 18 giugno 2013 a oggi, diventano un ebook (LeggIntelligence). Per un metodo di lavoro ma anche per continuare nei criteri di scientificità che ci siamo dati all’inizio della nostra avventura sul web.

Intelligence? Una joint venture tra pubblico e privato. Il segno dei tempi

Il filo rosso che lega queste pagine è infatti il bisogno di una sicurezza che è sempre più una joint venture che vede insieme, e sullo stesso fronte, pubblico e privato. Si tratta di riflessioni che mettono a fuoco questioni attuali, tracciano scenari, indicano una contronarrazione rispetto alla propaganda degli uomini neri dell’Is, o segnalano il bisogno di strategie per proteggere imprese e know-how. Dall’analisi dei network jihadisti alle sfide del cyber, dalla security aziendale alle frontiere – anch’esse penultime e sempre da conquistare – della sicurezza energetica, le parole di questo libro digitale raccontano una Intelligence diffusa, che prosegue il suo viaggio dialogando con tutti”.

Il ruolo dell’intelligence nell’economia

“Nel suo ruolo di presidio avanzato al servizio e a tutela del sistema Paese, l’Intelligence adegua le capacità di risposta alle evoluzioni della minaccia che sempre più spesso corre sulla rete. La ‘piazza’ economico-finanziaria globale procede ad un ritmo tale che opportunità e rischi della competizione internazionale sono amplificati e gli effetti a catena della crisi finanziaria lo dimostrano. Occorre saper giocare la partita anche in attacco: occasioni perdute per la nostra economia rappresentano danni per la credibilità e lo sviluppo del Paese. L’Intelligence può portare un valore aggiunto nei processi decisionali perché rappresenta un catalizzatore delle capacità delle diverse amministrazioni competenti ad agire in pieno raccordo nelle diverse sfere di competenza; assicura – attraverso la raccolta informativa e la disseminazione – la circolazione delle informazioni rilevanti tra gli attori istituzionali competenti; ‘obbliga’ ad una chiarezza di obiettivi su cosa è strategico. L’Intelligence lavora sulle situazioni di confine, segnala rischi specifici ed edifica difese, allunga il campo all’azione del governo consentendo, se del caso, la messa in opera di contromisure adeguate”.

Rendere pulito il lavoro sporco

“Dell’Intelligence ora c’è una nuova word cloud: le parole chiave non sono più sospetto e diffidenza ma apertura e fiducia. Le persone che incontriamo non ci chiedono più ‘cosa c’è dietro la porta numero 3’: sanno che l’Intelligence è uno strumento non convenzionale ma necessario alla difesa della democrazia italiana. Oltre la fiction e il mito alla James Bond, è stato compreso più da vicino il lavoro degli uomini e delle donne delle Agenzie operative, fornitori di sicurezza che uniscono professionalità e passione civile. E l’Intelligence guadagna a essere conosciuta meglio. Il nostro mestiere è muoverci sulle frontiere e sui limiti ma sempre operando nel perimetro della legge e per un unico fine: l’interesse dello Stato e dei cittadini”.

Il reclutamento nelle università. Un lavoro a tutto campus

La mappa che abbiamo pubblicato in copertina di questo articolo, è quella delle università che hanno rapporti di collaborazione con i servizi segreti. Da quanto riferisce il sottosegretario con delega ai servizi, Oscar Minniti, trenta laureati hanno già trovato lavoro nell’intelligence. E’ evidente come, rifacendosi ad esperienze storiche più consolidate come quella del MI 6 britannico, gli atenei sono un terreno di caccia privilegiato di reclutamento, sia tra i docenti che tra gli studenti. Scrive su questo aspetto il direttore del Dis, l’ambasciatore Massolo: “Molti, a cominciare dai giovani che abbiamo guardato negli occhi andando nelle aule universitarie con il roadshow ‘Intelligence live’, sono diventati compagni di strada. Un pensiero di lungo termine si fa così vissuto, perché il Comparto Intelligence è una realtà dinamica che ha bisogno di futuro e progetti. Di uomini e donne disposti a mettersi sempre in gioco e a spostare i confini per fronteggiare le sfide liquide del nostro tempo, penetrando sotto la superficie delle esperienze dove sono in atto, mai fermi, i processi che definiscono la vita e la libertà”.

In un'altra sezione del sito, quella dedicata proprio agli studenti universitari, possiamo leggere che "il Dipartimento Informazioni per la Sicurezza ha istituito la prima edizione del concorso “Una tesi per la sicurezza nazionale”. Si tratta di cinque premi, del valore di duemila euro ciascuno, da assegnare a tesi di laurea magistrale inedite, discusse nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2012 e il 31 maggio 2014 con votazione di almeno 110/110 e aventi quali oggetto di ricerca tematiche quali la geopolitica, la cyber-security, le metodologie di analisi intelligence, gli aspetti giuridici legati all’attività informativa, la sicurezza economico-finanziaria. Un’iniziativa che vuole incentivare il lavoro accademico su ambiti di grande rilevanza per il Paese sottolineando, coerentemente con l’attività divulgativa e promozionale realizzata grazie al road show che ha già visitato numerosi atenei italiani, l’attenzione che il Sistema rivolge alle idee e iniziative di studio e approfondimento dei più giovani".

Insomma, cari laureati a pieni voti, potreste ricevere delle proposte di lavoro che non potrete rifiutare.

Fonte