Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Guardia Civil. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Guardia Civil. Mostra tutti i post

16/10/2019

Seconda giornata di mobilitazione in Catalunya


Al termine di un’altra lunga giornata caratterizzata da manifestazioni, blocchi stradali e azioni rapide e ripetute, guidate soprattutto dai CDR e diffuse in tutto il paese, ieri si sono verificati scontri a Barcelona, Girona, Lleida e Tarragona, praticamente in contemporanea.

A Barcelona gli incidenti sono cominciati al termine della concentrazione convocata davanti alla delegazione del governo: la Policia Nacional ha sparato pallottole di gomma al Passeig de Gràcia mentre i manifestanti (intorno ai 40.000 secondo la stima della Guadia Urbana) hanno incendiato numerosi cassonetti nel tentativo di rendere difficile i movimenti delle forze dell’ordine, con le quali hanno a lungo giocato al gatto e al topo.

L’azione dei Mossos e della polizia spagnola è destinata a far crescere il bilancio dei feriti, il più grave dei quali è un giovane a cui una pallottola di gomma ha fatto saltare un occhio lunedì, nel corso dell’occupazione dell’aeroporto di Barcelona. Sebbene la Camera catalana abbia vietato l’uso di questo tipo di proiettili, la proibizione non si applica alla polizia spagnola. Fatta la legge trovato l’inganno: i Mossos d’Esquadra infatti sono dotati di proiettili di poliuretano simili ad una palla di golf, per i quali non esiste alcun divieto.

E l’azione dei Mossos, soprattutto all’aeroporto del Prat, ha aperto una forte contraddizione nel governo catalano, che da un lato pretende di sostenere le mobilitazioni mentre dall’altro invia la polizia a reprimerle. Per questo la CUP ha già chiesto le dimissioni del responsabile catalano dell’ordine pubblico, oltre naturalmente a quelle del ministro degli interni spagnolo, il socialista Grande-Marlaska.

La tenaglia dei CDR e della sinistra anticapitalista cerca così di mettere all’angolo il settore moderato del movimento, che è tutt’altro che vinto. Joan Tardà infatti, cervello della direzione di ERC, ha dichiarato dopo le cariche di ieri sera che non c’è niente di peggio per l’indipendentismo che l’azione violenta di alcune minoranze e l’operato senza controllo della polizia: una dichiarazione che apre la strada alla distinzione tra indipendentisti buoni e cattivi.

Dal canto suo il governo spagnolo ha emesso un comunicato nel quale sostiene che “una minoranza vuole imporre la violenza nelle piazze" e che “il movimento che ci troviamo di fronte non è pacifico, bensì coordinato da gruppi violenti”.

Se le proteste continuano con la stessa intensità degli ultimi giorni, il governo del PSOE potrebbe ricorrere a un nuovo commissariamento della Generalitat, una mossa che gli potrebbe far guadagnare consensi a ridosso delle elezioni spagnole del 10 novembre e che sarebbe appoggiata anche da PP, Ciudadanos e Vox. Il partito neofranchista, che fa dell’anticatalanismo un autentico pilastro, ha persino proposto di inserire i CDR nella lista delle organizzazioni terroriste internazionali.

Ma i protagonisti della violenza sembrano per ora le forze di polizia, almeno a giudicare dai dati di Alerta Solidaria: secondo l’organizzazione contro la repressione, i manifestanti feriti soltanto ieri ammontano a circa un centinaio. Tra questi un minorenne colpito alla fronte, a tre dita dall’occhio, centrato da un proiettile di poliuretano sparatogli dai Mossos a Girona. Qui il CDR ha bloccato l’autostrada Ap7 per quasi tutto il pomeriggio e ricompattatosi dopo la carica dei Mossos e della Policia Nacional, si è diretto in corteo fino alla prefettura, a ridosso del centro storico, dove sono scoppiati gli incidenti.

All’insegna della parola d’ordine “liberi o ingovernabili”, il movimento indipendentista prevede anche oggi numerose mobilitazioni, nell’intento di consumare la resistenza dello stato spagnolo contando sulla forza e l’inventiva dell’autorganizzazione popolare. Le prossime settimane si incaricheranno di smentire o confermare l’autunno caldo catalano. A favore dell’indipendentismo gioca la determinazione della popolazione; a favore dello stato spagnolo, le istituzioni politiche ed economiche nazionali, il sostegno della Unione Europea e quello degli USA, uniti nel lasciare mano libera al PP come al PSOE nella gestione dell’”affare interno” catalano.

Fonte

25/09/2019

Catalogna - Rastrellamento preventivo della Guardia Civil

Ieri mattina all’alba 500 agenti della Guardia Civil hanno effettuato numerose perquisizioni e arrestato nove militanti indipendentisti legati ai Comitati di Difesa della Repubblica (CDR) in differenti città catalane. Coperti dai passamontagna e mitra alla mano, gli agenti hanno fatto irruzione nelle case puntando le armi contro alcuni giovani, alla ricerca di ordigni artigianali e di materiale esplosivo.

L’operazione è stata ordinata dai giudici dell’Audiencia Nacional, il tribunale “politico” spagnolo per eccellenza, che imputa ai nove indipendentisti i reati di ribellione, terrorismo e detenzione di esplosivi. Ma dalle lunghe perquisizioni domiciliari della giornata sono emersi soltanto liquidi da giardineria e polvere per fuochi d’artificio, materiali che la Guardia Civil ha definito come “propedeutici” alla costruzione di artefatti esplosivi, ma di uso assai comune.

La polizia ha mostrato una pentola, della polvere e dei liquidi, ma non è emersa alcuna traccia delle bombe di cui già parlano con enfasi gli esponenti del PP e di Ciudadanos.

Come ha affermato l’avvocato ed ex deputato della CUP Benet Salellas, se fossero stati rinvenuti degli esplosivi, i militari li avrebbero mostrati alle telecamere. Si sono però dovuti accontentare di semplici componenti che potrebbero essere utilizzati per fabbricare ordigni artigianali.

Ciononostante il Ministero dell’Interno (presieduto dal socialista Fernando Grande- Marlaska) giudica i reperti rinvenuti dalla Guardia Civil come elementi di prova sufficienti ad affermare che i detenuti “preparavano azioni violente”. Amplificano la versione del governo la gran maggioranza dei giornali spagnoli, impegnati a costruire uno scenario d'allarme che giustifichi un intervento repressivo in grande stile in Catalunya.

Se da un lato il rastrellamento della Guardia Civil sembra voler bonificare il terreno prima della sentenza contro gli indipendentisti catalani accusati di sedizione e ribellione (per il referendum del primo ottobre), dall’altro vuole intimorire il movimento indipendentista e repubblicano, al quale recapita un chiaro avviso delle conseguenze che potrebbero avere le prossime mobilitazioni contro la prevedibile e dura condanna dei leader catalani.

Sette dei nove detenuti sono già stati trasferiti a Madrid dove, grazie all’accusa di terrorismo, potranno essere tenuti in isolamento 72 ore, prorogabili per ulteriori 48. Una procedura che ricalca quella seguita nell’aprile dell’anno scorso, quando Tamara Carrasco, militante del CDR di Viladecans, venne arrestata con l’accusa di terrorismo e privata per due giorni del diritto a parlare con un avvocato. Rea di tenere in casa dei simboli indipendentisti e di aver diffuso un audio nel quale invitava a realizzare dei blocchi stradali, era stata successivamente confinata nel territorio del proprio municipio per oltre un anno, finché l’accusa di terrorismo venne derubricata a quella più modesta di “disordine pubblico”.

Nella stessa giornata Adrià Carrasco, del CDR di Esplugues de Llobregat riuscì a sfuggire all’arresto (calandosi rocambolescamente da una finestra) e ad arrivare nelle settimane seguenti in Belgio, dove ancora vive in compagnia del nutrito gruppo degli esiliati catalani.

In ciascuno di questi casi, si è assistito ad una evidente criminalizzazione del dissenso politico, trattato dai giudici e dai cosiddetti partiti del bunker (PP, PSOE e Ciudadanos) come un ostacolo intollerabile per la governabilità. Come in altri paesi europei, la repressione guadagna terreno a scapito dei diritti civili e politici, con l’evidente beneplacito delle istituzioni dell’Unione Europea.

Per il momento però la retata della Guardia Civil ha suscitato una forte ondata d’indignazione che si è tradotta in numerose manifestazioni di protesta: il movimento indipendentista si è concentrato davanti alla caserma della Guardia Civil a Girona, al grido di “fuori le forze d’occupazione”. A Barcelona centinaia di persone si sono dirette davanti alla caserma della Guardia Civil della Travessera de Gràcia, reclamando la libertà per i detenuti. A Reus i manifestanti hanno occupato i binari, mentre altre manifestazioni si sono svolte a Lleida, Manresa, Igualada, Badalona, Vic, Olot, Sabadell, Mataró e in altri centri minori.

La CUP ha invitato a scendere in piazza contro le detenzioni avvertendo che “la rinuncia ai nostri obbiettivi politici non ci mette al riparo dalla repressione”, in polemica con l’atteggiamento di ERC e del PDeCAT, da mesi attestati su una posizione di attendismo e di mera gestione della ridotta autonomia regionale, assai lontano dagli obbiettivi di trasformazione sociale e istituzionale dell’esquerra independentista.

Jaume Asens, portavoce dei comuns ha invece affermato che “equiparare i CDR al terrorismo è da irresponsabili. E rappresenta una banalizzazione che offende proprio le vittime del terrorismo”. Per quel che riguarda i sindacati, la indipendentista Intersindical ha invitato a partecipare alle proteste della giornata, mentre la CGT ha espresso un fermo rifiuto delle detenzioni, definite una vera e propria montatura poliziesca. In ogni caso, l’autunno catalano sembra solo all’inizio.

Fonte