Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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11/07/2017

Inchiesta Consip/3. Gli uomini del “Giglio magico” di Renzi

Cominciamo questa terza puntata riportando quanto scritto da il Fatto Quotidiano del 23 DICEMBRE 2016: Appalti Consip, anche Luca Lotti è indagato. E l’inchiesta passa a Pignatone. Sono probabilmente questi gli articoli che hanno portato sotto inchiesta il giornalista Marco Lillo.

“Il braccio destro di Renzi, già sottosegretario alla Presidenza del consiglio, attuale ministro allo sport e aspirante alla delega sui servizi segreti con Gentiloni, è indagato a seguito delle dichiarazioni del suo amico Luigi Marroni. L’ex assessore alla sanità della Regione Toscana, promosso da Renzi a capo della Consip, nel suo esame come persona informata dei fatti, ha tirato in ballo anche il generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia, comandante della Legione Toscana, indagato per le stesse ipotesi di reato.”

Secondo il Fatto, l’amministratore delegato Marroni sentito dai PM Henry John Woodcock, Celeste Carrano ed Enrica Parascandolo  tira in ballo nuovi nomi: “Dice di avere saputo dell’indagine dal presidente di Consip Luigi Ferrara che a sua volta era stato informato dal comandante Tullio Del Sette. Poi aggiunge altri nomi. I più importanti sono Lotti e il generale Emanuele Saltalamacchia, suoi amici.”

Ricapitolando i due generali e il Ministro Luca Lotti, che hanno comunque smentito, sarebbero gli autori delle soffiate ai vertici Consip, e in posizione più defilata entrano nell’inchiesta anche altri due personaggi. Scrive sempre il Fatto il 23 dicembre 2016:  “L’indagine che potrebbe essere stata danneggiata dalle presunte soffiate vede al centro Alfredo Romeo, imprenditore napoletano, finanziatore nel 2012, con contributi leciti, della Fondazione di Matteo Renzi. L’inchiesta però riguarda anche, in posizione molto più defilata, un imprenditore 33enne di Scandicci di nome Carlo Russo. Russo, secondo quanto risulta al Fatto, è in stretti rapporti con Romeo e ha incontrato sia l’amministratore di Consip Luigi Marroni sia Tiziano Renzi.”

“Il reato di traffico di influenze, contestato al padre dell’ex premier in concorso con altri, è stato introdotto nel codice penale nel 2012: mira a colpire anche il mediatore di un accordo corruttivo al fine di prevenire la corruzione stessa. Il ruolo del padre del segretario Pd ha attirato le attenzioni dei magistrati poiché strettamente collegato a quello del suo vecchio amico Carlo Russo, un imprenditore toscano molto vicino ad Alfredo Romeo, protagonista principale dell’inchiesta della Procura partenopea.”

Infine ultimo in ordine di apparizione come riporta il Fatto del 1° marzo 2017 “l’ex parlamentare di An Italo Bocchino, che di Romeo è consulente. Nelle carte dell’inchiesta, l’ex parlamentare viene definito “consigliere strategico” dell’imprenditore e, scrive il pm, avrebbe “capacità di accedere ad informazioni riservate anche grazie al suo trascorso di deputato e membro del Comitato parlamentare di controllo sui Servizi segreti e con perduranti contatti con sedicenti ed effettivi appartenenti all’intelligence, nonché con politici e pubblici funzionari in posizione apicale”. “Presumibilmente anche grazie alla costante attività di relazione” di Bocchino, scrive il pubblico ministero, Romeo “ha avuto contezza di indagini sul proprio conto sicuramente già dal settembre 2016″. L’ex finiano, però, non è indagato per corruzione bensì per traffico di influenze.”

Prima di aggiungere qualche considerazione finale facciamo nostri gli interrogativi posti dal Fatto nell’articolo del 23 dicembre 2016: “Marroni potrebbe anche avere travisato le frasi dei suoi interlocutori o potrebbe ricordare male. Come si spiega, però, il suo ritrovamento delle cimici dopo i colloqui con gli amici toscani? In questa storia le cose sono due: o Marroni ha capito male ed è stato molto “fortunato” a pescare le cimici o qualcuno mente.

In questa seconda ipotesi la domanda a cui dovrà rispondere il procuratore Pignatone è: perché tante persone così vicine a Renzi erano così allarmate per l’indagine sulla Consip? L’ipotizzato favoreggiamento di Lotti e dei carabinieri chi voleva favorire?”

Fin qui i fatti ad oggi conosciuti, come si usa dire in queste circostanze, aspettiamo che l’operato della magistratura faccia il suo corso ed esprima il suo giudizio, ma qualcosa possiamo già affermare: i coinvolti sono esponenti di un Governo che, come già con Monti, con Renzi e con quelli che li hanno preceduti, continua a far pagare a tutti i lavoratori i costi di un sistema corruttivo e clientelare, negando diritti, salario e stato sociale.

Sono gli stessi artefici di riforme declamate come grandi conquiste di modernità e crescita e che hanno invece prodotto precarietà e disoccupazione (il JOB ACTS), la morte dell’istruzione pubblica (con la Buona Scuola), la fine della sanità pubblica attraverso la riduzione dei finanziamenti e il boom delle assicurazioni private, l’azzardata deriva autoritaria con l’attentato alla Costituzione, neutralizzata dalla coscienza del 60% del popolo italiano il 4 dicembre scorso nel referendum. 

Infine, ma non per importanza, nella relazione sulla Spending Review – commissionata al consigliere economico di Renzi, l’israeliano Gutgeld – e presentata recentemente al Parlamento, si afferma che il “sistema Consip” non ha affatto abbassato le spese per le forniture di beni e servizi alla Pubblica amministrazione, anzi queste sono aumentate del 27% nonostante il resto della spesa pubblica sia stata brutalmente tagliata (soprattutto sui dipendenti pubblici). E allora? Di cosa ci vengono a parlare quando starnazzano sulla corruzione ma colpiscono solo i lavoratori?

07/07/2017

Inchiesta Consip/1: Intimidire giornalisti e magistrati

Il comunicato dell’Associazione Stampa Romana, affiliata alla Fnsi, sulla perquisizione e il sequestro di computer, cellulare ed altro a Marco Lillo, giornalista de Il Fatto, è perentorio: “Valenza intimidatoria”.

La Guardia di Finanza, su ordine della Procura di Napoli, ha infatti perquisito sia a Roma che in Calabria, le abitazioni e l’ufficio del vicedirettore del Fatto Quotidiano, Marco Lillo. La motivazione merita di essere compresa e respinta. Si tratta dell’inchiesta su presunte rivelazioni del segreto investigativo nel caso Consip.

A Marco Lillo sono stati sequestrati telefoni, tablet, pc, pen drive, cd e dvd appartenenti a lui ed anche a persone a lui vicine, anche se estranee alla sua attività professionale. Telefono e computer sono stati sequestrati anche a Fabio Corsi, Art director del Fatto quotidiano.

L’inchiesta nasce da una querela di Alfredo Romeo, l’imprenditore napoletano indagato per corruzione di un dirigente Consip e per questo arrestato nel marzo scorso. Romeo, due anni fa ha querelato per diffamazione anche Contropiano (il processo sta definendo la sede del tribunale di competenza), poi è finito di nuovo in carcere.

Nei giorni scorsi è stato restituito il telefonino a Federica Sciarelli, la giornalista Rai conduttrice di “Chi l’ha visto?” che era stato sequestrato dalla Procura di Roma nell’ambito di un’altra indagine per rivelazione di segreto, ma sempre relativa al caso Consip.

Nella nota diffusa dal sindacato dei giornalisti si afferma che: “Siamo certi che le Procure di Roma e Napoli conducano con altrettanta solerzia e determinazione le indagini sugli appalti miliardari della Consip e sulle rivelazioni di segreto che nel dicembre 2016 consentirono ai vertici della centrale acquisti pubblica di ripulire i loro uffici dalle microspie collocate dai carabinieri su ordine dei pm del capoluogo campano, vanificando in larga parte l’indagine. Tuttavia, fino a oggi, non abbiamo avuto notizia del sequestro di telefoni e pc dei principali presunti responsabili, dal ministro Luca Lotti a Tiziano Renzi”.

“Ferma restando la nostra incrollabile fiducia nella magistratura e negli organi di polizia giudiziaria – conclude la nota della stampa romana/Fnsi – occorre sottolineare la valenza intimidatoria del sequestro di telefoni e memorie digitali dei giornalisti, che attenta alla segretezza delle fonti senza la quale non può esistere un’informazione libera. I giornalisti e chiunque entri in contatto con loro sono esposti ad azioni giudiziarie che colpiscono di fatto il diritto di cronaca e l’interesse generale a un’informazione libera e non condizionata, tutelati dall’art. 21 della Costituzione italiana. Piena solidarietà ai colleghi Corsi, Lillo, Sciarelli e alle persone in vario modo coinvolte nell’operazione di oggi”.

Oggi intanto i magistrati che indagano sullo scandalo Consip interrogano un loro collega: il giudice Woodcock. Anche lui è indagato di aver reso pubbliche le indagini che aveva avviato sulla Consip.

Ma cos’è lo scandalo Consip e perché sta producendo intorno a se un clima “a valenza intimidatoria” come scrive il sindacato dei giornalisti?

Chiudiamo questa prima puntata sottolineando solo quale sia la posta in gioco.

La Consip (acronimo di Concessionaria Servizi Informativi Pubblici) è la centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana. Il suo azionista unico è il ministero dell’Economia e delle Finanza (Mef), del quale è una società in-house. Per legge è previsto che operi nell’esclusivo interesse dello Stato. Consip nasce nel 1997 per gestire i servizi informatici dell’allora ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica. Con il Decreto legislativo 19 novembre 1997 n. 414 sono state affidate alla Consip le attività informatiche dell’amministrazione statale in materia finanziaria e contabile.

L’inchiesta sull’appalto FM4 (un super appalto il cui valore è di 2,7 miliardi) risale al 2014, ha portato all’arresto per corruzione dell’imprenditore campano Romeo e a indagini che investono un ministro (Lotti), due generali dei Carabinieri (Del Sette e Saltalamacchia). Il bando per l’appalto è stato suddiviso in lotti. La società Facility Management è finita al centro del ‘Caso Consip’ in seguito all’inchiesta nata a Napoli, e condotta dai pm della Dda Henry John Woodcock e Celeste Carrano.

Secondo un'inchiesta, condotta dalla Procura di Roma, Romeo dal 2012 avrebbe corrotto Marco Gasparri – dirigente della Consip – per un totale di 100mila euro. Tra gli altri, l’inchiesta vede coinvolti Tiziano Renzi, Denis Verdini, Italo Bocchino, Luca Lotti e i due generali dei Carabinieri.

Insomma una inchiesta che coinvolge pesi massimi del sistema di potere in Italia. (fine prima puntata)

Fonte