Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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30/12/2014

Torna la strategia della Tensione?

La storia ripete, ma la seconda volta è solo una farsa.

A circa 24 ore dalla sentenza della corte d’Assise di Torino che ha assolto i militanti del movimento No Tav dall’accusa di terrorismo (finalmente una sentenza giuridicamente decente!), è iniziata una serie di attentati ai treni ad opera di “anarco-insurrezionalisti”. Ovvio il coro di ministri e politicanti vari che hanno subito rilanciato dicendo che la sentenza era un errore e che questo è terrorismo. Negli stessi giorni, era tratto in arresto un gruppo di neo fascisti a Pescara. In particolare il gruppo di eversori, denominato “Avanguardia ordinovista”, avrebbe avuto in mente decine di omicidi di politici, magistrati e di preti progressisti, sino a provocare un rivolgimento istituzionale per il quale aveva bella e pronta una nuova Costituzione che, fra l’altro, avrebbe abolito il diritto di voto.

Insomma siamo in pieno remake degli anni settanta, fra attentati “anarchici” ai treni e complotti neo nazisti. Qualche differenza, per la verità, ci sarebbe: ad esempio è possibile che gli attentatori ferroviari questa volta siano effettivamente (o più semplicemente, si ritengano) anarchici e non fascisti come nel 1969, ma resterebbe da vedere se fra loro non ci sia qualche suggeritore di ben altra estrazione.

Così come è plausibilissimo che un gruppo di poveri spostati di provincia abbia progettato, magari in preda ai fumi dell’alcool, omicidi politici a go go ed abbia sognato una nuova Italia fascista. Tutto sta a vedere quale fosse poi la reale pericolosità del gruppo e cosa ci fosse di concreto nella preparazione di questi omicidi. Il semplice fatto che pensassero in quattro gatti, da Pescara, di dar via ad una rivoluzione fascista nell’Italia del 2014, non depone molto bene sul loro stato di sobrietà. Dopo di che è sempre possibile che dieci o venti esaltati, assolutamente non in grado di sovvertire le istituzioni, però possa benissimo essere capace di fare un omicidio ed è giusto prevenirli. Ma di qui a parlare di una “pericolosa trama fascista” ne corre…

Vedremo che elementi ci sono e a che stadio di preparazione erano questi supposti attentati; tuttavia la cosa mi pare molto più piccola di quanto i titoli di giornale (piuttosto a digiuno di notizie in giorni come questi) non facciano immaginare. Per un momento ho drizzato anche io le orecchie, sentendo il nome di una vecchia conoscenza come Rutilio Sermonti, ideologo e fra i massimi dirigenti di Ordine Nuovo.

Sermonti non è né un pagliaccio, né uno che, per quanto novantenne, possa mischiarsi ad una sconclusionata banda di paese, per cui sorgeva il dubbio che gli arrestati potessero essere solo una scheggia di una cosa più complessa e numerosa. Ma è bastato poco per capire che Sermonti non c’entra nulla con questa sconclusionata riedizione dei fasti ordinovisti.

Il fatto è che, come dice il vecchio Marx, la storia talvolta si ripete, ma la seconda volta sotto forma di farsa. Ho lavorato a lungo sulla strategia della tensione e questa me ne sembra una cattiva imitazione con un fortissimo sentore di finto. Ripeto: può darsi che anarco insurrezionalisti e neo ordinovisti si credano davvero tali, ma manca tutto un contesto politico e culturale che possa rendere plausibili le due cose e dargli peso. Al massimo abbiamo davanti due sparutissimi gruppi di decerebrati. Nulla che possa giustificare il clamore mediatico che se ne sta facendo con titoloni in prima pagina.

Siamo seri, qui l’unica cosa che ricorda davvero gli anni settanta è l’opportuna coincidenza di certi episodi con il profilarsi delle scadenze politiche, sociali ed economiche: elezione del Presidente, subito dopo elezioni regionali, approvazione delle riforme istituzionali, probabile ripresa della crisi a breve tempo, incombente protesta sindacale per la riforma dell’art. 18…

Insomma sono situazioni in cui il fantasma del terrorismo può far comodo. Soprattutto alla vigilia di una elezione quirinalizia così incerta, che può degenerare in un marasma senza precedenti ed occorre forzare un po’ la mano ai “grandi elettori”.

E’ un numero che abbiamo visto troppe volte ed anche i particolari sono stucchevolmente simili: gli attentati ai treni, l’armamentario fascista, il linguaggio delle rivendicazioni, persino la trovata del nome del gruppo pescarese che è una bella sintesi fra “Avanguardia Nazionale” ed “Ordine Nuovo”. Ci mancano le banche e le Br. Su: almeno un po’ di fantasia…

Detto questo, ugualmente c’è di che essere preoccupati: non vorremmo che questa  mini serie televisiva “Il ritorno del terrorismo” preludesse a qualche botto più serio, magari per dare un bel giro di vite all’opposizione. Anche se annoiati, tocca tenere gli occhi aperti.

23/12/2014

Ordine Nuovo: la linea nera dell'eversione neofascista


E' una linea nera che parte direttamente dalla Repubblica di Salò e arriva ai giorni nostri. L'operazione «Aquila Nera», al di là degli incerti sviluppi giudiziari che si vedono all'orizzonte, scoperchia per l'ennesima volta il vaso dell'eversione nera italiana: una tentazione mai morta, tra golpe tentati o messi in scena, stragi riuscite e personaggi misteriosi che entrano ed escono dalla storia.

Rutilio Sermonti ha 93 anni, repubblichino, fondatore dell'Msi prima e di Ordine Nuovo dopo, adesso trascorre la sua vecchiaia a Colli del Tronto, paesino di poche migliaia di anime alle porte di Ascoli Piceno. E' lui, per gli investigatori della procura di L'Aquila, la «mente» di questa Avanguardia Ordinovista che progettava attentati contro banche, questure, prefetture, uffici di Equitalia e luoghi d'incontro per cittadini extracomunitari. Non solo. Sermonti sarebbe anche «l'estensore di una nuova costituzione repubblicana basata su un ordine costituzionale marcatamente fascista».

Barba bianca, pipa in bocca, parlata resa sempre più incerta dall'avanzare dell'età, Sermonti è avvocato, ma anche sedicente artista, intellettuale, «vecchio saggio» a disposizione dei camerati nel nome di una fedeltà al Duce mai sopita nei decenni. Volontario dell'esercito regio nella Seconda Guerra Mondiale, poi camicia nera al servizio di Hitler quando la guerra dell'Asse era già perduta. Dopo la fine delle ostilità decise di accodarsi ad Almirante, ma quando durante l’era Michelini non gradì l’atlantismo della Destra Nazionale e il dialogo con la Democrazia Cristiana uscì dal Msi contribuendo a fondare “Ordine Nuovo” per poi rientrare nel partito in occasione della vittoria dell'oltranzista Pino Rauti. Negli ultimi anni si era assai avvicinato a Forza Nuova, che lo ha più volte candidato alla carica di presidente della Provincia di Latina, anche se con scarsi risultati.

Copiosa la sua produzione di libri su tutto lo scibile umano – dalla questione ambientale allo spiritualismo indiano, fino alla lotta contro le teorie darwiniane, proseguendo il lavoro di suo fratello Giuseppe, genetista e acerrimo critico dell'evoluzionismo – tanto da accreditarlo come sorta di guru, di intellettuale. Poco adatto, vista l'età, alla parte combattente del progetto eversivo ma assai utile per aumentare la credibilità dei continuatori di Ordine Nuovo tra i camerati di diverse tendenze.
Anche alcuni quotidiani lo hanno recentemente intervistato su temi legati all’ecologia (!) mentre vari suoi articoli giravano su alcuni dei siti della variegata galassia rossobruna.

Negli anni passati, quando l'eversione nera in Italia era attiva e confezionava stragi e attentati con la complicità di parte dell'apparato statale, Sermonti era legato ad un altro ascolano, Gianni Nardi, arrestato nel 1972 mentre tornava dalla Svizzera carico di armi ed esplosivi in compagnia di un'attrice porno tedesca e di un altro camerata romano. Nardi era il numerario 0565 della lista stilata dai servizi segreti italiani per ipotetici contatti in favore della costituzione di Gladio, la rete militare segreta che sarebbe dovuta entrare in funzione in caso di colpo di stato (o di ascesa al potere) comunista. Nel 1976, Nardi morì a Maiorca, in Spagna, vittima di un misterioso incidente stradale. Nel 1993 Donatella Di Rose, alias «Lady Golpe», parlò di riunioni segrete per programmare un colpo di stato insieme con alti esponenti delle forze armate italiane e proprio Nardi, defunto da 15 anni. Il suo corpo fu riesumato (e riconosciuto) nel giro di una settimana, ma fu così che si cominciò a parlare di “Gianni il nero” come dell'uomo che visse due volte.

Lady Golpe fu, giustamente, considerata alla stregua di una mitomane. Nei suoi discorsi sconclusionati, tuttavia, un fondo di verità c'era: e cioè che le storie di Gianni Nardi e di tanti altri camerati sono custodite soprattutto nei salotti della vecchia nobiltà nera, quella che negli anni non ha mai completamente abbandonato il proposito di rovesciare «l'ordine democratico» a colpi di bombe e fucili. Ogni tanto emerge un nuovo pezzo di questa storia nera. Sempre più triste, sempre più ridicola. Ma con le armi vere, e pronte a sparare.

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