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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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14/01/2026

Alberto Trentin non è un santo e nemmeno un eroe

Negli ultimi anni il Venezuela è diventato il centro di uno scontro geopolitico di prim’ordine. La fase culminata con l’operazione statunitense contro il governo di Caracas non nasce dal nulla e non è questione di pochi mesi: si inserisce in una strategia di pressione di lunga durata, iniziata già ai tempi di Hugo Chávez e proseguita con Nicolás Maduro.

Parliamo di anni di sanzioni, isolamento diplomatico, operazioni di intelligence, sostegno a settori dell’opposizione e tentativi di delegittimazione del governo venezuelano.

Non è un mistero che Washington abbia cercato in più momenti di favorire un cambio di regime a Caracas. Basti ricordare la stagione di Juan Guaidó, riconosciuto da parte degli Stati Uniti e di altri governi come “presidente ad interim”, o le tensioni seguite alle ultime elezioni, con denunce di brogli, proteste di piazza, accuse di tentativi di golpe e un clima costante di destabilizzazione interna.

In questo quadro, il governo venezuelano sostiene da tempo che il paese fosse oggetto di attività di spionaggio sotto varie coperture: dissidenti interni, ONG, operatori stranieri. Il governo degli Stati Uniti, dopo l’attacco di qualche giorno fa, lo conferma, raccontando di come abbiano preparato l’operazione da mesi con aiuti interni e infiltrati della Cia.

È un fatto: la preparazione di ogni operazione militare richiede informazioni dettagliate su territorio, infrastrutture, catena di comando e abitudini dei vertici politici. Ed è altrettanto vero che le operazioni di intelligence non si organizzano in poche settimane, ma sono il frutto di anni di lavoro sotterraneo.

Dentro questo contesto si inserisce anche il caso di Alberto Trentin, “cooperante” italiano arrestato dalle autorità venezuelane. Trentin lavorava per una ONG con sede negli Stati Uniti e operava in Venezuela nell’ambito di progetti umanitari [in realtà quella Ong opera in Cambogia e Tailandia, paesi non proprio confinanti con il Venezuela, ndr]. Le autorità di Caracas lo hanno ufficialmente accusato di spionaggio. Dietro l’attività umanitaria vi sarebbe stata la raccolta di informazioni sul territorio.

È una accusa pesante, che in qualunque paese del mondo comporta pene gravi e che rientra pienamente nel clima di guerra ibrida che circonda oggi il Venezuela. Sta alla magistratura venezuelana dimostrare queste accuse. Resta però un dato politico: quando un paese diventa teatro di scontro tra potenze e di operazioni militari o clandestine, ogni operatore straniero viene automaticamente letto dentro quella dinamica. ONG, giornalisti, missionari, cooperanti: tutti finiscono per muoversi su una linea sottilissima tra umanitario e sospetto.

Che cosa questo significhi nel caso specifico di Trentin lo stabiliranno i tribunali e le prove. Ma è innegabile che il suo arresto vada letto dentro la cornice più ampia della strategia statunitense di lungo corso contro il governo venezuelano, della raccolta di intelligence, delle accuse di tentativi di golpe, della costruzione di leadership alternative e del clima di conflitto politico permanente che attraversa il paese.

Per questo, discutere del suo caso non significa solo parlare di un singolo detenuto, ma interrogarsi sul rapporto tra ONG, intelligence, sovranità nazionale, diritti umani e conflitto geopolitico. In un’epoca in cui le guerre si organizzano molto prima dei primi spari, anche l’informazione diventa un campo di battaglia.

E così persone in carne e ossa si prestano alla guerra mediatica e allo spionaggio statunitense, vendendosi per denaro e calpestando valori, dignità e vite umane di interi popoli, fino a ridurre il proprio Paese a una colonia servile e miserabile, piegata agli interessi degli USA.

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18/11/2025

Lo strano caso di Alberto Trentini, operatore umanitario arrestato in Venezuela

Il 15 Novembre di un anno fa veniva arrestato Alberto Trentini e in questi giorni tutti i giornali e le tv italiane si stanno occupando del suo caso con una narrazione sensazionalistica ma omertosa e ricca di zone d’ombra.

Trentini viene presentato come un povero operatore umanitario giunto in Venezuela per fare del bene alla popolazione locale e arrestato, anzi “sequestrato“, senza alcun motivo dagli “sgherri della dittatura di Maduro”.

Una campagna stampa che casualmente si è moltiplicata esponenzialmente proprio nel momento in cui le navi militari USA sono state schierate a ridosso delle acque territoriali venezuelane minacciando l’invasione.

Ci si domanda retoricamente perché il Governo Meloni non faccia di più per riportarlo a casa.

La risposta è molto semplice: il Governo Italiano non può fare assolutamente nulla poiché, non riconoscendo la legittimità del Governo Maduro, ha polverizzato ogni canale diplomatico col Venezuela.

Mi dispiace umanamente per Trentini e mi auguro che possa tornare al più presto a casa sua, in Italia, a riabbracciare la sua famiglia.

Ma la domanda giusta da porci è: chi è Alberto Trentini e che ci faceva in Venezuela?

Sul suo profilo Trentini si definisce testualmente “Humanitarian Field Coordinator I WASH Programme Manager”, un cooperante professionista con più di dieci anni di esperienza presso ONG internazionali.

Sappiamo che arrivò in Venezuela il 17 ottobre 2024 e che meno di un mese dopo, fermato per un controllo di polizia nei pressi della frontiera con la Colombia, venne trovato in possesso di materiale politico e informatico antigovernativo definito “scottante”.

Perché Alberto Trentini era in possesso e diffondeva tale materiale?

Era in Venezuela per ragioni umanitarie o per altri motivi?

Che cosa ci faceva alle frontiere colombiane?

Risulta altresì che Trentini lavorasse per una ONG francese operante in Cambogia per soccorrere le vittime delle mine antiuomo.

Curiosamente però questa ONG non stava operando in Cambogia, ma in Venezuela, e non aveva affatto un nome francese, si chiama “Humanity & Inclusion”.

Quando poi vediamo quali siano i collegamenti di questa strana ONG ci rendiamo contro che – come potete leggere voi stessi sul suo sito https://www.hi-us.org/en/our-partners – i suoi principali sponsor sono gli USA, l’Unione Europea, il Dipartimento di Stato Americano e la famigerata USAID – Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale, titenuta una camera di compensazione della CIA.

Tutti soggetti noti per la comprovata ostilità nei confronti del Governo Venezuelano e le ripetute azioni volte a destabilizzarlo.

L’America Latina è letteralmente invasa da una miriade di ONG che in realtà operano come facciata per il Pentagono e la CIA.

È una presenza perniciosa e particolarmente subdola: si sono appropriati del linguaggio e del gergo della sinistra, parlano di diritti umani e di giustizia sociale, usurpano deliberatamente i simboli e le parole d’ordine progressiste per utilizzarle spregiudicatamente contro i governi non allineati agli USA.

All’interno del mio ultimo libro Nicaragua. Fuoco e Poesia documento come nel 2018 nelle settimane precedenti al golpe contro il Nicaragua Sandinista, decine di milioni di dollari transitarono dagli USA ai golpisti proprio attraverso le ONG, trasformandole di fatto nelle sedi fisiche dell’aggressione imperialista.

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