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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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15/10/2026

Genova non si militarizza, la sicurezza è sociale!

L’accordo annunciato ieri tra la sindaca Salis e il ministro dell’interno Piantedosi segna un ulteriore avvicinamento del centrosinistra alla destra sul tema della sicurezza nel centro storico: più risorse alle forze dell’ordine, una postazione di polizia fissa in via Prè, nuovi alloggi per gli agenti e il potenziamento dei cosiddetti «Falchi», copiati dallo squadrone della Polizia Locale istituito da Bucci e Gambino.

È una scelta politica che contestiamo. La sicurezza non si risolve con la repressione, né militarizzando il centro storico. Spaccio, aggressioni e marginalità richiedono risposte concrete, ma non si affrontano ignorando le condizioni sociali in cui questi fenomeni si sviluppano.

I soldi per intervenire ci sono, ma questo nuovo Patto non risolve il problema: al massimo lo sposta di qualche vicolo.

Gli agenti consegneranno farmaci e beni di prima necessità per chi non può reperirli in autonomia? Accompagneranno anziani e disabili ai servizi ospedalieri? Svolgeranno attività di mediazione culturale e aiuteranno gli abitanti dei quartieri a districarsi nella burocrazia, o a ottenere un alloggio popolare?
Oppure faranno qualche arresto e sposteranno il giro di droga in un vicolo limitrofo o in un altro quartiere popolare?
Le risorse ci sono e possono essere spese per potenziare servizi e competenze già esistenti, a partire dal portierato di quartiere e dal Servizio Educativo Adulti. Servono operatori stabili, risorse adeguate e una rete pubblica capace di lavorare insieme a chi conosce quotidianamente il territorio.

Il Comune e lo Stato trovano i soldi per militarizzare Genova, ma non per l’edilizia popolare: così resta irrisolta la crisi abitativa. Senza alloggi popolari, servizi sociali e spazi restituiti alla collettività, gli interventi di assistenza si inceppano, l’abbandono continua e l’insicurezza cresce.

La Salis insegue la destra, noi proponiamo un’altra direzione: investire nelle persone, nei servizi pubblici e nel diritto alla casa.

Quanti servizi avremmo potuto garantire ai quartieri con queste nuove risorse?

La sicurezza non è una gara a chi schiera più agenti. È una scelta sulle priorità della città: più servizi, più personale sociale, più case popolari e più spazi restituiti a chi li vive. 

Servono meno agenti di polizia e più assistenti sociali; meno militari e più educatori; meno polizia locale e più mediatori culturali. I luoghi fisici nelle vie del centro storico devono essere assegnati a questi operatori sociali, non alle forze di polizia.

Non altri reparti da esibire, ma una politica concreta, che affronti il problema sicurezza alla radice e reintegri i quartieri e le persone, anziché emarginarli.

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09/08/2026

Cambiare rotta o naufragare

La settimana scorsa ho perso mia Mamma. Un lungo esilio ha fatto sì che io viva ormai in Corsica. Lei si è spenta a Genova, la nostra città. Traghetto subito e dolore intenso, costante. Ma...

La cosa più crudele, appena sbarcato, è essere, per la forza delle cose, messo a confronto con tutta una serie di questioni pratiche e immediate. Tutto va in fretta. Tutti mettono fretta. Mi sono dunque ritrovato a richiedere, in fretta, un documento, impossibile da ottenere telematicamente, all’anagrafe di Genova.

Corso Torino è uno stradone infelice che però viaggia, per chi ha la pazienza di precorrerne tutta l’avvilente tristezza, fino al mare. Nel bel mezzo, un palazzone sempre uguale e sempre lì, ben saldo e assolutamente senza vista mare. Fu un tempo ospedale civile, poi divenne scuola ed infine la sede centrale dei servizi civici.

L’ho sempre conosciuto così. La sua facciata perennemente identica. Mi ricordo le lunghe code di quando ero ragazzino, anni ‘70. Si aspettava, era noioso, ma alla fine della coda si era in qualche modo accolti. E Genova contava quasi 900 Mila abitanti e non i quasi 570 Mila odierni!

L’ufficio dell’anagrafe apre alle 7:30 e chiude alle 12:30. 5 ore di attività. Sempre così, anche nei miei remoti ricordi. La differenza è che bisogna, adesso, prendere un biglietto fornito da un robot e poi aspettare il proprio turno che corrisponde a un numero.

Uno solo è il robot, ma quanti sono gli umani in meno? Quanto vale il servizio di un robot? Aspettare...

Non sempre il termine è però pertinente, poiché sul biglietto, fornito dal diligente robot, mi si indica un’attesa di... 851 minuti. 14 ore! Per un ufficio che di ore aperte ne conta 5, anzi, ormai meno poiché ho avuto visibilmente la leggerezza di presentarmi alle 8:40 ed il servizio si conclude invariabilmente alla Mezza…

La missione è evidentemente impossibile. “Ritorni domattina”, mi si consiglia: “noi apriamo alle 7:30, se lei arriva alle 7 e 20, con un po’ di fortuna, in un oretta o due potrebbe anche sbrigarsela”.

Il tutto sarebbe degno di una novella surrealista, se non fosse triste e banale realtà. Uno sputo in faccia al pubblico, un’offesa servita senza altri fronzoli formali dentro un luogo che dovrebbe, invece, incarnare la diligenza del... pubblico servizio! Una beffa, una barzelletta, un insulto.

In città la giunta è cambiata. Peccato che l’andazzo si sia però non esattamente migliorato. La più bella città del mondo meriterebbe, come anche le meno belle, di meglio... soprattutto quando governata da una nuova giunta che dovrebbe rivendicarsi decisamente «di sinistra» e non solo approssimativamente «antifascista».

Rivendicarsi chiaramente di sinistra, rafforzare e non demolire il servizio pubblico, ma renderlo più concreto, semplice, semplicemente accessibile. Investire in conseguenza, investire... umanamente. Essere coscienti che gli abitanti meritino di essere accolti e trattati con rispetto e attenzione. Nulla di più, ma nulla di meno.

Ben altro che essere invece sempre più dentro ad un impalpabile quanto astratto «campo» , talmente «largo» che manco più un vago «progressista» riesce ormai a riconoscerne il perimetro.

Ma, a proposito, chi mai l’ha detto che il «progresso» (senz’altra specificazione) sia anche sinonimo di miglioramento? Non certo il robot che mi ha accolto all’anagrafe.

Cambiare rotta energicamente o naufragare.

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16/10/2025

Genova - Al Comune centro-sinistra e destra votano insieme contro gli studenti e per la Leonardo

Lunedi il Consiglio Comunale di Genova ha votato all’unanimità due mozioni, presentate dal centrodestra, che segnano un grave arretramento politico e culturale per la nostra città.

Il centrosinistra ancora una volta ha scelto di piegarsi al “pragmatismo politico” rinunciando a ogni forma di opposizione reale.

La prima mozione, che esprime “solidarietà al Magnifico Rettore dell’Università di Genova”, si inserisce in un clima repressivo contro le mobilitazioni studentesche che, con coraggio, hanno denunciato il ruolo dell’Università nel sostenere progetti bellici e collaborazioni con aziende come Leonardo.

Invece di aprire un dibattito sul merito delle denunce, il Consiglio ha scelto di criminalizzare il dissenso. La seconda mozione chiede il reintegro della Fondazione Leonardo come sponsor del Festival della Scienza dopo che era stata estromessa a seguito delle proteste per il suo coinvolgimento nella produzione bellica.

Il centrodestra, con il sostegno del centrosinistra, ha chiesto alla sindaca e alla giunta di intervenire per “ripristinare la partecipazione della fondazione”, ignorando completamente le ragioni etiche e politiche che avevano portato all’esclusione.

Il centrosinistra genovese ha votato entrambe le mozioni, dimostrando di non avere alcuna volontà di difendere i diritti degli studenti, dei lavoratori universitari, né tantomeno la libertà della ricerca scientifica.

Ha preferito schierarsi con chi difende il potere accademico e gli interessi industriali, invece di ascoltare le voci critiche che chiedono un’università libera dalle logiche di guerra. Forse pesa il ruolo della Pinotti, ex Ministra della Difesa, quale madrina politica della Salis.

Si accusano gli studenti di aver bloccato le attività dell’università ed inoltre di aver arrecato “atti di offesa e di usurpazione del patrimonio artistico e storico dell’ateneo come devastazione di ambienti e imbavagliamento di statue antiche”. È solo propaganda, i fatti dimostrano il contrario, non ci sono stati danni effettivi e ci si chiede, l’aver messo una kefiah al collo di una statua è davvero imbavagliamento di statue antiche? Tale da essere denunciato? E la foto del cosiddetto Magnifico Rettore all’interno di un mirino è davvero minaccia fisica o ironia?

Potere al Popolo Genova ribadisce il proprio sostegno alle mobilitazioni studentesche e alle realtà che si battono per un sapere libero, critico e non asservito agli interessi bellici.

Il Festival della Scienza, proprio in quest’ottica, deve restare uno spazio di divulgazione indipendente, non uno strumento di propaganda per aziende che traggono profitto dalla guerra.

Invitiamo tutte e tutti a mobilitarsi contro questa deriva autoritaria e a costruire insieme una Genova che metta al centro la giustizia sociale e la pace.

Ribadiamo il nostro no a qualsiasi rapporto con Israele, militare, economico, sportivo e culturale!

La nostra visione del mondo non è “pragmatica” né asservita ai poteri forti, come invece è quella del Consiglio Comunale presieduto dalla Sindaca Silvia Salis e dalla maggioranza di PD, renziani, 5stelle e Avs che hanno votato con Fratelli d’Italia e la destra!

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