di Francesco Sylos Labini
Il bel film Oppenhaimer ha attirato, a ragione, molta attenzione sulla bomba atomica e sul ruolo di chi l’ha costruita. Lasciando ad altri il giudizio cinematografico su un film così impegnativo e complesso, vorrei spendere qualche riga sul contesto della costruzione della bomba e sulle sue implicazioni. Un aspetto che è stato (necessariamente!) trascurato nel film è che il progetto della bomba è arrivato a compimento di quaranta anni di scoperte rivoluzionarie nella fisica: per limitarci agli anni ’30 ricordiamo la scoperta del neutrone (Chadwick in Inghilterra), la scoperta della radioattività artificiale (Joliot-Curie in Francia), la scoperta dei neutroni lenti fatta da Enrico Fermi con i ragazzi di Via Panisperna a Roma, la scoperta della scissione dell’uranio (Hahn e Strassmann in Germania), la scoperta del plutonio e la separazione degli isotopi dell’uranio (negli Stati Uniti). Parte fondamentale del progetto Manhattan è stata la realizzazione nel 1942 di un’impresa eccezionale: produrre una reazione a catena di fissione auto sostenuta e controllata. Questa è stata opera di un team di scienziati di cui Fermi, “L’ultimo uomo che sapeva tutto” come recita il titolo di una sua recente biografia (D. Schwartz, Solferino), l’unico in grado di dominare tutti gli aspetti del problema sia sperimentali sia teorici sia tecnologici, è stato sicuramente l’indiscusso leader scientifico.
Enrico Fermi appena sbarcò a New York nel gennaio del 1939 iniziò a lavorare con Leó Szilàrd, visionario fisico ebreo di origine ungherese che per primo ebbe l’intuizione della possibilità di una reazione nucleare a catena. Szilàrd, che a differenza di Fermi aveva uno spiccato interesse per la politica e gli eventi della guerra, convinse, nell’ottobre del 1939, Albert Einstein a firmare una famosa lettera indirizzata all’allora presidente americano, Franklin Delano Roosevelt, per avvertirlo del pericolo di una probabile costruzione, da parte dei tedeschi, di un’arma nucleare che avrebbe potuto portare la Germania di Hitler a conquistare il mondo. Quella lettera diede il via al Progetto Manhattan che iniziò con un basso profilo nel 1939, ma crebbe dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor nel ’41, fino a impiegare più di 130.000 persone e a costare quasi 2 miliardi di dollari (equivalenti a circa 23 miliardi di dollari attuali). Il capo dell’intero progetto fu il generale Leslie Groves (Matt Damon nel film) mentre il direttore scientifico fu Robert Oppenhaimer che svolse il ruolo del grande manager organizzativo (ed aveva 40 anni alla fine della guerra!). L’incertezza sulle dimensioni del progetto, sulle difficoltà scientifiche e tecnologiche, e la sottovalutazione del suo costo furono davvero enormi: gli scienziati si muovevano in terreni completamente inesplorati che al tempo non esistevano neppure nei libri di fantascienza.
Il Progetto Manhattan fu tutt’altro che l’exploit di un singolo. Contribuirono allo sforzo centinaia di scienziati e migliaia di tecnici, operai edili, “calcolatori umani” (cioè persone che facevano i conti scientifici a mano), segretarie e personale militare di basso livello. Molte di queste migliaia di persone appresero l’obiettivo ultimo del loro lavoro solo nell’agosto del 1945, quando il presidente Truman annunciò l’uso delle bombe sulle città giapponesi. È difficile immaginare che il Progetto Manhattan sarebbe andato in porto senza tutti i grandi scienziati che ne furono i protagonisti imprescindibili e che, essenzialmente, erano motivativi dalla paura che i nazisti arrivassero prima al traguardo.
L’opera di Fermi fu senza dubbio fondamentale per il loro successo. Gli storici ritengono che senza Fermi il Progetto sarebbe andato avanti più lentamente e di sicuro in modi diversi. Fermi è stato infatti uno delle personalità chiave dell’intero progetto: non inventò la bomba atomica, ma lui e Szilárd hanno sicuramente realizzato il reattore nucleare dove è avvenuta la prima reazione a catena, un passaggio chiave per l’intera impresa. Dopo la guerra Fermi era convinto che “i depositi di uranio ora conosciuti nel mondo ci potranno fornire energia sufficiente per parecchie migliaia di anni. Energia che sarà a disposizione di tutti i popoli della terra perché l’atomo è internazionale e nessuna nazione o nessun gruppo di nazioni detiene il monopolio dell’uranio o il monopolio della scienza atomica o il monopolio degli impianti atomici”. Una speranza di pace e cooperazione internazionale irrealizzata: le cose, come abbiamo visto, sono andate in maniera diversa ed oggi l’energia nucleare è in declino per i problemi di costi e sicurezza.
Le scelte riguardanti l’uso della bomba dopo la resa della Germania furono prese al più alto livello. Il presidente degli Stati Uniti, Harry Truman, succeduto alla morte di Roosevelt nella primavera del 1945, sapeva che, lui solo, aveva la responsabilità della decisione se usare o meno queste armi contro città nemiche. Negli ultimi 75 anni si è diffusa la convinzione che sganciare le bombe su due città di scarsa importanza militare, Hiroshima il 6 agosto 1945 e Nagasaki tre giorni dopo, fosse l’unico modo per porre fine alla Seconda Guerra Mondiale senza un’invasione del Giappone che sarebbe costata centinaia di migliaia di vite americane e forse milioni di giapponesi. Secondo questa narrazione, le bombe non solo hanno posto fine alla guerra, ma lo hanno fatto nel modo più umano possibile. Tuttavia, molte evidenze storiche provenienti dagli archivi americani e giapponesi mostrano che il Giappone si sarebbe arreso in quell’agosto anche se non fossero state usate le bombe atomiche (la Russia - l'URSS, ndR - dichiarò guerra al Giappone l’8 agosto del 1945) e che il Presidente Truman e i suoi più stretti consiglieri lo sapevano.
La fatidica decisione di inaugurare l’era nucleare ha cambiato radicalmente il corso della storia moderna e continua a minacciare la nostra stessa sopravvivenza. Szilárd si accorse prima e meglio di tutti del pericolo nucleare e si oppose senza successo al lancio delle bombe atomiche anche promuovendo una petizione tra gli altri scienziati del Progetto. Dopo la guerra Szilárd cambiò campo di studi ma insieme al suo vecchio amico Einstein fondò il Comitato degli Scienziati Atomici. Oggi si parla di nucleare “tattico” per differenziarlo da quello “strategico”, molto più potente, ed alcuni osservatori ritengono possibile che venga usato proprio nella guerra in Ucraina. Ma chi si è occupato di controllo degli armamenti nucleari ricorda che non esistono bombe nucleari piccole o grandi: ci sono solo armi di distruzione di massa che, se usate, possono dar luogo ad un Armageddon. Come ci avverte l’Orologio del Giorno del Giudizio del bollettino del Comitato degli Scienziati Atomici, proprio quello fondato da Szilárd ed Einstein, il mondo è ora più vicino all’annientamento nucleare di quanto non lo sia mai stato dal 1947. Lo stesso Comitato ha saggiamente deciso di includere altre armi di distruzione di massa (come le armi batteriologiche) ed il cambiamento climatico come elementi di valutazione del rischio di estinzione: nel 2023, l’Orologio è stato impostato a 90 secondi alla mezzanotte – la fine del mondo. Orizzonti cupi davanti a noi.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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09/08/2023
Il paradosso di Oppenheimer: il potere della scienza e la debolezza degli scienziati
Il nuovo film di successo su Oppenheimer ha riportato alla memoria il ricordo della prima bomba nucleare sganciata su Hiroshima. Ha sollevato domande complesse sulla natura della società che ha permesso lo sviluppo e l’uso di tali bombe e l’accumulo di arsenali nucleari in grado di distruggere il mondo più volte.
L’infame era McCarthy e la ‘caccia ai rossi’ ovunque avessero qualche relazione con la patologia di una società che ha soppresso il senso di colpa per il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, sostituendolo con la convinzione del proprio eccezionalismo?
Cosa spiega la trasformazione di Oppenheimer, che era emerso come l'“eroe” del Progetto Manhattan che costruì la bomba atomica, in un cattivo e poi dimenticato?
Ricordo il mio primo incontro con il senso di colpa americano per le due bombe atomiche sganciate sul Giappone.
Nel 1985 partecipavo a una conferenza sui controlli informatici distribuiti a Monterey, in California, e i nostri ospiti erano i Lawrence Livermore Laboratories. Si trattava del laboratorio di armi che aveva sviluppato la bomba all’idrogeno.
Durante la cena, la moglie di uno degli scienziati nucleari chiese al professore giapponese presente al tavolo se i giapponesi avessero capito perché gli americani avevano dovuto sganciare la bomba sul Giappone.
Perché ha salvato un milione di vite di soldati americani? E molti altri giapponesi? Cercava l’assoluzione per il senso di colpa che tutti gli americani portavano con sé? Oppure cercava la conferma che ciò che le era stato detto e in cui credeva era la verità? Che questa convinzione era condivisa anche dalle vittime della bomba?
Non si tratta del film di Oppenheimer; lo uso solo come spunto per parlare del fatto che la bomba atomica ha rappresentato una frattura multipla nella società. Non solo a livello bellico, dove questa nuova arma ha cambiato completamente i parametri della guerra.
Ma anche il riconoscimento, da parte della società, che la scienza non era più appannaggio dei soli scienziati, ma di tutti noi.
Per gli scienziati è diventato anche un problema il fatto che ciò che facevano nei laboratori aveva conseguenze reali, compresa la possibile distruzione dell’umanità stessa. Inoltre, si è capito che si trattava di una nuova era, l’era della ‘grande scienza’ che aveva bisogno di grandi capitali!
Stranamente, due dei nomi più importanti tra gli scienziati al centro del movimento contro la bomba nucleare dopo la guerra ebbero anche un ruolo importante nell’avvio del Progetto Manhattan.
Leo Szilard, uno scienziato ungherese rifugiatosi prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti, cercò l’aiuto di Einstein per chiedere al Presidente Roosevelt che gli Stati Uniti costruissero la bomba. Temeva che se la Germania nazista l’avesse costruita per prima, avrebbe conquistato il mondo.
Szilard si unì al Progetto Manhattan, anche se non si trovava a Los Alamos ma nei Laboratori Metallurgici dell’Università di Chicago.
Szilard si batté, anche all’interno del Progetto Manhattan, per una dimostrazione della bomba prima del suo utilizzo sul Giappone.
Einstein cercò anche di raggiungere il Presidente Roosevelt con il suo appello contro l’uso della bomba. Ma Roosevelt morì, con la lettera di Einstein chiusa sulla sua scrivania.
Al suo posto subentrò il vicepresidente Truman, che pensava che la bomba avrebbe dato agli Stati Uniti il monopolio nucleare, contribuendo così a sottomettere l’Unione Sovietica nello scenario postbellico.
Passiamo al Progetto Manhattan. È la portata del progetto a essere sbalorditiva, anche per gli standard odierni.
Al suo apice, aveva dato lavoro direttamente a 125.000 persone, e se includiamo le molte altre industrie che producevano direttamente o indirettamente parti o attrezzature per la bomba, il numero si avvicina al mezzo milione.
Anche in questo caso i costi furono enormi, 2 miliardi di dollari nel 1945 (circa 30-50 miliardi di dollari odierni). Gli scienziati erano un’élite che comprendeva Hans Bethe, Enrico Fermi, Nils Bohr, James Franck, Oppenheimer, Edward Teller (il ‘cattivo della storia’, più avanti), Richard Feynman, Harold Urey, Klaus Fuchs (che condivise i segreti atomici con i sovietici) e molti altri nomi scintillanti.
Più di due dozzine di premi Nobel sono stati associati al Progetto Manhattan a vario titolo.
Ma la scienza era solo una piccola parte del progetto. Il Progetto Manhattan voleva costruire due tipi di bombe: una con l’isotopo uranio 235 e l’altra con il plutonio.
Come separare il materiale fissile, U 235, dall’U 238? Come concentrare il plutonio per le armi? Come fare entrambe le cose su scala industriale? Come impostare la reazione a catena per creare la fissione, riunendo il materiale fissile subcritico per creare una massa critica?
Tutto ciò ha richiesto l’intervento di metallurgisti, chimici, ingegneri, esperti di esplosivi e la realizzazione di impianti e attrezzature completamente nuovi, distribuiti in centinaia di siti. Il tutto a velocità record.
Si trattava di un “esperimento” scientifico, non su scala di laboratorio, ma su scala industriale. Ecco perché l’enorme budget e le dimensioni del potere umano coinvolto.
Il governo degli Stati Uniti convinse i cittadini che i bombardamenti di Hiroshima e, tre giorni dopo, di Nagasaki avessero portato alla resa del Giappone.
Sulla base di prove d’archivio e di altro tipo, è chiaro che più che le bombe nucleari, fu la dichiarazione di guerra dell'Unione Sovietica al Giappone, a condurre quest'ultimo alla resa.
Hanno anche dimostrato che il numero di “un milione di vite americane salvate” grazie a Hiroshima e Nagasaki, in quanto ha evitato un’invasione del Giappone, non aveva alcuna base. Si trattava di un numero creato interamente a scopo propagandistico.
Mentre al popolo americano venivano fornite queste cifre come calcoli seri, ciò che veniva completamente censurato erano le immagini reali delle vittime delle due bombe. L’unica immagine disponibile del bombardamento di Hiroshima – la nuvola a fungo – fu quella scattata dal mitragliere dell’Enola Gay.
Anche quando vennero diffuse alcune fotografie di Hiroshima e Nagasaki, mesi dopo i bombardamenti nucleari, si trattava solo di edifici in frantumi e di nessun essere umano.
Gli Stati Uniti, che si crogiolavano nella loro vittoria sul Giappone, non volevano che questa fosse rovinata dalle immagini dell’orrore della bomba nucleare.
Gli Stati Uniti considerarono le persone che morivano di una misteriosa malattia, che sapevano essere una malattia da radiazioni, come propaganda dei giapponesi.
Per citare il generale Leslie Groves, a capo del Progetto Manhattan, si trattava di “racconti di Tokyo”. Ci sono voluti sette anni perché il tributo umano fosse visibile, e solo dopo che gli Stati Uniti hanno cessarono l’occupazione del Giappone.
Anche in questo caso si trattava solo di poche immagini, poiché il Giappone stava ancora collaborando con gli Stati Uniti per mettere a tacere l’orrore della bomba nucleare.
Per avere un resoconto visivo completo di ciò che accadde a Hiroshima si dovettero attendere gli anni Sessanta: le immagini di persone vaporizzate che lasciavano solo un’immagine sulla pietra su cui erano sedute, di sopravvissuti con la pelle appesa al corpo, di persone che morivano per le radiazioni.
L’altra parte della bomba nucleare fu il ruolo degli scienziati.
Essi divennero gli eroi che avevano abbreviato la guerra e salvato un milione di vite americane. In questa costruzione del mito, la bomba nucleare fu trasformata da un grande sforzo su scala industriale a una formula segreta scoperta da pochi fisici che diede agli Stati Uniti un enorme potere nell’era postbellica.
Fu questo a rendere Oppenheimer un eroe per il popolo americano. Egli simboleggiava la comunità scientifica e i suoi poteri divini. E anche il bersaglio di persone come Teller, che in seguito si unirono ad altri per distruggere Oppenheimer.
Ma se Oppenheimer era un eroe solo pochi anni fa, come sono riusciti a farlo cadere?
È difficile immaginare che gli Stati Uniti avessero un forte movimento di sinistra prima della Seconda guerra mondiale. A parte la presenza dei comunisti nei movimenti operai, anche il mondo dell’intellighenzia – letteratura, cinema e fisici – aveva una forte presenza comunista. Come si può vedere nel film su Oppenheimer.
L’idea che la scienza e la tecnologia possano essere pianificate, come sosteneva Bernal nel Regno Unito, e che debbano essere utilizzate per il bene pubblico era ciò che gli scienziati avevano abbracciato.
Ecco perché i fisici, all’epoca all’avanguardia nelle scienze – la relatività, la meccanica quantistica – erano anche all’avanguardia nei dibattiti sociali e politici sulla scienza.
La visione critica del mondo che caratterizzava la scienza di allora si è scontrata con il nuovo assetto globale in cui gli Stati Uniti avrebbero dovuto essere la nazione eccezionale e l’unico egemone.
Qualsiasi indebolimento di questa egemonia potrebbe avvenire solo perché alcune persone, traditrici di questa nazione, hanno dato via i “nostri” segreti nazionali. Qualsiasi sviluppo altrove potrebbe essere solo il risultato di un furto, e nient’altro.
Questa campagna fu favorita anche dalla convinzione che la bomba atomica fosse il risultato di alcune equazioni scoperte dagli scienziati e che quindi potesse essere facilmente divulgata ai nemici.
Questa fu la genesi dell’era McCarthy, una guerra alla comunità artistica, accademica e scientifica statunitense. Per una ricerca di spie sotto il letto.
Negli Stati Uniti stava nascendo il complesso militare-industriale, che presto prese il sopravvento sull’establishment scientifico. Sono stati i militari e il bilancio energetico-nucleare a determinare d’ora in poi il destino degli scienziati e delle loro borse di studio.
Oppenheimer doveva essere punito come esempio per gli altri. Gli scienziati non dovevano mettersi contro gli dei del complesso militare-industriale e la loro visione di dominio del mondo.
La caduta in disgrazia di Oppenheimer ebbe un altro scopo. Fu una lezione per la comunità scientifica: se si metteva in mezzo lo Stato di sicurezza, nessuno era abbastanza grande.
Anche se i Rosenberg, Julius ed Ethel, furono giustiziati, erano figure relativamente minori. Julius non aveva fatto trapelare alcun segreto atomico, ma aveva solo tenuto l’Unione Sovietica al corrente degli sviluppi. Ethel, pur essendo comunista, non aveva nulla a che fare con lo spionaggio.
L’unica persona che ha fatto trapelare “segreti” atomici è stato Klaus Fuchs, un membro del partito comunista tedesco, che è fuggito nel Regno Unito, ha lavorato al progetto della bomba prima nel Regno Unito e poi nel progetto Manhattan come parte del team britannico.
Ha apportato importanti contributi al meccanismo di innesco della bomba nucleare e li ha condivisi con l’Unione Sovietica. Il contributo di Fuchs avrebbe accorciato lo sviluppo della bomba sovietica di forse un anno.
Come hanno dimostrato numerose nazioni, una volta che sappiamo che una bomba fissile è possibile, è facile per gli scienziati e i tecnologi duplicarla. Come hanno fatto paesi piccoli come la Corea del Nord.
La tragedia di Oppenheimer non è stata quella di essere stato vittima dell’era McCarthy e di aver perso l’autorizzazione di sicurezza. Einstein non ha mai avuto un’autorizzazione di sicurezza, quindi anche questa non è stata una grande calamità per lui.
È stata l’umiliazione pubblica subita durante le udienze in cui ha contestato la revoca dell’autorizzazione di sicurezza a distruggerlo. Ai fisici, i ragazzi d’oro dell’era atomica, era stato finalmente mostrato il loro vero posto nel mondo emergente del complesso militare industriale.
Einstein, Szilard, Rotblatt e altri avevano previsto questo mondo. A differenza di Oppenheimer, essi intrapresero la strada della costruzione di un movimento contro la bomba nucleare.
Gli scienziati, dopo aver costruito la bomba, dovevano ora agire come custodi della coscienza del mondo, contro una bomba che poteva distruggere l’intera umanità. Una bomba che pende ancora come una spada di Damocle sulle nostre teste.
Fonte
L’infame era McCarthy e la ‘caccia ai rossi’ ovunque avessero qualche relazione con la patologia di una società che ha soppresso il senso di colpa per il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, sostituendolo con la convinzione del proprio eccezionalismo?
Cosa spiega la trasformazione di Oppenheimer, che era emerso come l'“eroe” del Progetto Manhattan che costruì la bomba atomica, in un cattivo e poi dimenticato?
Ricordo il mio primo incontro con il senso di colpa americano per le due bombe atomiche sganciate sul Giappone.
Nel 1985 partecipavo a una conferenza sui controlli informatici distribuiti a Monterey, in California, e i nostri ospiti erano i Lawrence Livermore Laboratories. Si trattava del laboratorio di armi che aveva sviluppato la bomba all’idrogeno.
Durante la cena, la moglie di uno degli scienziati nucleari chiese al professore giapponese presente al tavolo se i giapponesi avessero capito perché gli americani avevano dovuto sganciare la bomba sul Giappone.
Perché ha salvato un milione di vite di soldati americani? E molti altri giapponesi? Cercava l’assoluzione per il senso di colpa che tutti gli americani portavano con sé? Oppure cercava la conferma che ciò che le era stato detto e in cui credeva era la verità? Che questa convinzione era condivisa anche dalle vittime della bomba?
Non si tratta del film di Oppenheimer; lo uso solo come spunto per parlare del fatto che la bomba atomica ha rappresentato una frattura multipla nella società. Non solo a livello bellico, dove questa nuova arma ha cambiato completamente i parametri della guerra.
Ma anche il riconoscimento, da parte della società, che la scienza non era più appannaggio dei soli scienziati, ma di tutti noi.
Per gli scienziati è diventato anche un problema il fatto che ciò che facevano nei laboratori aveva conseguenze reali, compresa la possibile distruzione dell’umanità stessa. Inoltre, si è capito che si trattava di una nuova era, l’era della ‘grande scienza’ che aveva bisogno di grandi capitali!
Stranamente, due dei nomi più importanti tra gli scienziati al centro del movimento contro la bomba nucleare dopo la guerra ebbero anche un ruolo importante nell’avvio del Progetto Manhattan.
Leo Szilard, uno scienziato ungherese rifugiatosi prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti, cercò l’aiuto di Einstein per chiedere al Presidente Roosevelt che gli Stati Uniti costruissero la bomba. Temeva che se la Germania nazista l’avesse costruita per prima, avrebbe conquistato il mondo.
Szilard si unì al Progetto Manhattan, anche se non si trovava a Los Alamos ma nei Laboratori Metallurgici dell’Università di Chicago.
Szilard si batté, anche all’interno del Progetto Manhattan, per una dimostrazione della bomba prima del suo utilizzo sul Giappone.
Einstein cercò anche di raggiungere il Presidente Roosevelt con il suo appello contro l’uso della bomba. Ma Roosevelt morì, con la lettera di Einstein chiusa sulla sua scrivania.
Al suo posto subentrò il vicepresidente Truman, che pensava che la bomba avrebbe dato agli Stati Uniti il monopolio nucleare, contribuendo così a sottomettere l’Unione Sovietica nello scenario postbellico.
Passiamo al Progetto Manhattan. È la portata del progetto a essere sbalorditiva, anche per gli standard odierni.
Al suo apice, aveva dato lavoro direttamente a 125.000 persone, e se includiamo le molte altre industrie che producevano direttamente o indirettamente parti o attrezzature per la bomba, il numero si avvicina al mezzo milione.
Anche in questo caso i costi furono enormi, 2 miliardi di dollari nel 1945 (circa 30-50 miliardi di dollari odierni). Gli scienziati erano un’élite che comprendeva Hans Bethe, Enrico Fermi, Nils Bohr, James Franck, Oppenheimer, Edward Teller (il ‘cattivo della storia’, più avanti), Richard Feynman, Harold Urey, Klaus Fuchs (che condivise i segreti atomici con i sovietici) e molti altri nomi scintillanti.
Più di due dozzine di premi Nobel sono stati associati al Progetto Manhattan a vario titolo.
Ma la scienza era solo una piccola parte del progetto. Il Progetto Manhattan voleva costruire due tipi di bombe: una con l’isotopo uranio 235 e l’altra con il plutonio.
Come separare il materiale fissile, U 235, dall’U 238? Come concentrare il plutonio per le armi? Come fare entrambe le cose su scala industriale? Come impostare la reazione a catena per creare la fissione, riunendo il materiale fissile subcritico per creare una massa critica?
Tutto ciò ha richiesto l’intervento di metallurgisti, chimici, ingegneri, esperti di esplosivi e la realizzazione di impianti e attrezzature completamente nuovi, distribuiti in centinaia di siti. Il tutto a velocità record.
Si trattava di un “esperimento” scientifico, non su scala di laboratorio, ma su scala industriale. Ecco perché l’enorme budget e le dimensioni del potere umano coinvolto.
Il governo degli Stati Uniti convinse i cittadini che i bombardamenti di Hiroshima e, tre giorni dopo, di Nagasaki avessero portato alla resa del Giappone.
Sulla base di prove d’archivio e di altro tipo, è chiaro che più che le bombe nucleari, fu la dichiarazione di guerra dell'Unione Sovietica al Giappone, a condurre quest'ultimo alla resa.
Hanno anche dimostrato che il numero di “un milione di vite americane salvate” grazie a Hiroshima e Nagasaki, in quanto ha evitato un’invasione del Giappone, non aveva alcuna base. Si trattava di un numero creato interamente a scopo propagandistico.
Mentre al popolo americano venivano fornite queste cifre come calcoli seri, ciò che veniva completamente censurato erano le immagini reali delle vittime delle due bombe. L’unica immagine disponibile del bombardamento di Hiroshima – la nuvola a fungo – fu quella scattata dal mitragliere dell’Enola Gay.
Anche quando vennero diffuse alcune fotografie di Hiroshima e Nagasaki, mesi dopo i bombardamenti nucleari, si trattava solo di edifici in frantumi e di nessun essere umano.
Gli Stati Uniti, che si crogiolavano nella loro vittoria sul Giappone, non volevano che questa fosse rovinata dalle immagini dell’orrore della bomba nucleare.
Gli Stati Uniti considerarono le persone che morivano di una misteriosa malattia, che sapevano essere una malattia da radiazioni, come propaganda dei giapponesi.
Per citare il generale Leslie Groves, a capo del Progetto Manhattan, si trattava di “racconti di Tokyo”. Ci sono voluti sette anni perché il tributo umano fosse visibile, e solo dopo che gli Stati Uniti hanno cessarono l’occupazione del Giappone.
Anche in questo caso si trattava solo di poche immagini, poiché il Giappone stava ancora collaborando con gli Stati Uniti per mettere a tacere l’orrore della bomba nucleare.
Per avere un resoconto visivo completo di ciò che accadde a Hiroshima si dovettero attendere gli anni Sessanta: le immagini di persone vaporizzate che lasciavano solo un’immagine sulla pietra su cui erano sedute, di sopravvissuti con la pelle appesa al corpo, di persone che morivano per le radiazioni.
L’altra parte della bomba nucleare fu il ruolo degli scienziati.
Essi divennero gli eroi che avevano abbreviato la guerra e salvato un milione di vite americane. In questa costruzione del mito, la bomba nucleare fu trasformata da un grande sforzo su scala industriale a una formula segreta scoperta da pochi fisici che diede agli Stati Uniti un enorme potere nell’era postbellica.
Fu questo a rendere Oppenheimer un eroe per il popolo americano. Egli simboleggiava la comunità scientifica e i suoi poteri divini. E anche il bersaglio di persone come Teller, che in seguito si unirono ad altri per distruggere Oppenheimer.
Ma se Oppenheimer era un eroe solo pochi anni fa, come sono riusciti a farlo cadere?
È difficile immaginare che gli Stati Uniti avessero un forte movimento di sinistra prima della Seconda guerra mondiale. A parte la presenza dei comunisti nei movimenti operai, anche il mondo dell’intellighenzia – letteratura, cinema e fisici – aveva una forte presenza comunista. Come si può vedere nel film su Oppenheimer.
L’idea che la scienza e la tecnologia possano essere pianificate, come sosteneva Bernal nel Regno Unito, e che debbano essere utilizzate per il bene pubblico era ciò che gli scienziati avevano abbracciato.
Ecco perché i fisici, all’epoca all’avanguardia nelle scienze – la relatività, la meccanica quantistica – erano anche all’avanguardia nei dibattiti sociali e politici sulla scienza.
La visione critica del mondo che caratterizzava la scienza di allora si è scontrata con il nuovo assetto globale in cui gli Stati Uniti avrebbero dovuto essere la nazione eccezionale e l’unico egemone.
Qualsiasi indebolimento di questa egemonia potrebbe avvenire solo perché alcune persone, traditrici di questa nazione, hanno dato via i “nostri” segreti nazionali. Qualsiasi sviluppo altrove potrebbe essere solo il risultato di un furto, e nient’altro.
Questa campagna fu favorita anche dalla convinzione che la bomba atomica fosse il risultato di alcune equazioni scoperte dagli scienziati e che quindi potesse essere facilmente divulgata ai nemici.
Questa fu la genesi dell’era McCarthy, una guerra alla comunità artistica, accademica e scientifica statunitense. Per una ricerca di spie sotto il letto.
Negli Stati Uniti stava nascendo il complesso militare-industriale, che presto prese il sopravvento sull’establishment scientifico. Sono stati i militari e il bilancio energetico-nucleare a determinare d’ora in poi il destino degli scienziati e delle loro borse di studio.
Oppenheimer doveva essere punito come esempio per gli altri. Gli scienziati non dovevano mettersi contro gli dei del complesso militare-industriale e la loro visione di dominio del mondo.
La caduta in disgrazia di Oppenheimer ebbe un altro scopo. Fu una lezione per la comunità scientifica: se si metteva in mezzo lo Stato di sicurezza, nessuno era abbastanza grande.
Anche se i Rosenberg, Julius ed Ethel, furono giustiziati, erano figure relativamente minori. Julius non aveva fatto trapelare alcun segreto atomico, ma aveva solo tenuto l’Unione Sovietica al corrente degli sviluppi. Ethel, pur essendo comunista, non aveva nulla a che fare con lo spionaggio.
L’unica persona che ha fatto trapelare “segreti” atomici è stato Klaus Fuchs, un membro del partito comunista tedesco, che è fuggito nel Regno Unito, ha lavorato al progetto della bomba prima nel Regno Unito e poi nel progetto Manhattan come parte del team britannico.
Ha apportato importanti contributi al meccanismo di innesco della bomba nucleare e li ha condivisi con l’Unione Sovietica. Il contributo di Fuchs avrebbe accorciato lo sviluppo della bomba sovietica di forse un anno.
Come hanno dimostrato numerose nazioni, una volta che sappiamo che una bomba fissile è possibile, è facile per gli scienziati e i tecnologi duplicarla. Come hanno fatto paesi piccoli come la Corea del Nord.
La tragedia di Oppenheimer non è stata quella di essere stato vittima dell’era McCarthy e di aver perso l’autorizzazione di sicurezza. Einstein non ha mai avuto un’autorizzazione di sicurezza, quindi anche questa non è stata una grande calamità per lui.
È stata l’umiliazione pubblica subita durante le udienze in cui ha contestato la revoca dell’autorizzazione di sicurezza a distruggerlo. Ai fisici, i ragazzi d’oro dell’era atomica, era stato finalmente mostrato il loro vero posto nel mondo emergente del complesso militare industriale.
Einstein, Szilard, Rotblatt e altri avevano previsto questo mondo. A differenza di Oppenheimer, essi intrapresero la strada della costruzione di un movimento contro la bomba nucleare.
Gli scienziati, dopo aver costruito la bomba, dovevano ora agire come custodi della coscienza del mondo, contro una bomba che poteva distruggere l’intera umanità. Una bomba che pende ancora come una spada di Damocle sulle nostre teste.
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