Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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15/01/2018

Il riflesso condizionato di Luciana Castellina

L’ormai celebre intervento di Luciana Castellina sul Manifesto dedicato a Potere al popolo, e la sua successiva replica alle critiche sulla stessa testata, aiutano a sviluppare qualche riflessione. Di quelle che servono più di mezza giornata.

Ora, per chi non conosca Luciana Castellina dobbiamo dire che, oltre ad essere una compagna storica, è anche una persona aperta, curiosa, capace di condividere esperienze straordinarie. Il punto è che, al momento in cui emergono delle criticità politiche la compagna Castellina manifesta il solito riflesso condizionato, tipico di quel genere di impostazione culturale. Il riflesso si concretizza nel consueto richiamo all’unità della sinistra, o di ciò che si suppone essere di sinistra, preludio ad una più complessiva difesa dei valori costituzionali. Uno schema anni ’50, togliattiano, un evergreen dei valori unitari che riemerge, appunto, ad ogni criticità politica. Fino ad arrivare, con la zattera del tempo, fino a noi. Non è un caso, infatti, che Castellina, mettendo in campo i classici a suo avviso utili per legittimare il suo discorso, parli di Lenin, Gramsci e Togliatti. Lasciando perdere i primi due, anche per non finire in discussioni dottrinarie, rimane esemplare l’uso di Togliatti nell’argomentazione politica odierna. Già ma quale Togliatti? Quello antropologicamente rigido, per non dire cieco, per cui all’estensione dell’economia corrispondeva anche quella della democrazia? Certo, con questi metri la Germania prebellica di Hitler, quella che portò i disoccupati da sei milioni a zero in poche decine di mesi, sarebbe stato il paese più democratico del ‘900. Oppure quello che fece fuggire dal Pci la migliore leva intellettuale di sinistra dell’epoca, un salasso qualitativamente mai veramente colmato, tra la polemica con Vittorini e il sostegno all’invasione dell’Ungheria? Oppure colui che fu l’espressione massima di un gruppo dirigente che non vide proprio le trasformazioni tecnologiche dell’allora neocapitalismo italiano rimanendo inchiodato a una visione arcaica del capitalismo?

Sicuramente il Togliatti che interessa a Castellina, specie quando viene messo in causa Gramsci, è quello della rivoluzione passiva. Ovvero di quella strategia, mutuata dal comportamento delle classi dirigenti, di lento ma significativo ribaltamento dei rapporti di forza sociali e poi politici.

Senza entrare nel dettaglio, ovvero di quanto sia praticabile una rivoluzione passiva in società dove tutto cambia sempre in un lustro, ma quali sono gli uomini del cambiamento, della rivoluzione passiva, in Liberi Uguali? Ci si rende conto che la vera controriforma della costituzione, l’obbligo di pareggio di bilancio, l’ha fatta Bersani, con D’Alema e Monti, che ha abolito così le politiche di intervento pubblico in caso di forte crisi?

E’ chiaro che oggi siamo nella classica notte in cui le vacche sono sempre nere e che, oltretutto, si stanno usando, un po' troppo, le parole in libertà. Bersani, Grasso, D’Alema, il grosso dei fondatori di Liberi e Uguali, con la difesa della costituzione (e meno che mai con Gramsci), non c’entrano nulla, e non vediamo “nuovi inizi“. La costituzione l’hanno già “riformata”, nel 2012, collocando l’economia liberista come l’unica costituzionale. Votando sotto dettatura delle governance europea e della banca centrale. Questa è gente che di passivo c’ha solo la subordinazione alla finanza non la rivoluzione di gramsciana memoria.

Il 4 dicembre 2016 le persone citate hanno semplicemente detto che poteva bastare così, che Renzi andava troppo oltre, e che il grosso del lavoro era stato fatto. Parlare, come fa Castellina di questi soggetti come la difesa di qualcosa, addirittura del nucleo progressista presente nella costituzione, è un’operazione di fantasia. Una fantasia dalla quale emergono Lenin, Gramsci, Togliatti e magari anche Dolores Ibarruri ma dalla quale, guarda caso, stanno ben lontani i nodi della realtà.

Potere al Popolo Livorno

Fonte

05/01/2018

Cara Castellina, non siamo proprio d’accordo

Luciana Castellina, nella giornata di mercoledì, in un breve commento apparso sulle pagine de Il Manifesto, imputa alla lista POTERE al POPOLO un grave limite. Tale lista, infatti, ignorerebbe la complessità del pensiero comunista, si limiterebbe alla mera espressione di bisogni pur sacrosanti, mancando di una qualsivoglia analisi della situazione in cui si opera e di una strategia che renda quella rivendicazione praticabile. Ciò meriterebbe l’aspra critica di Lenin, Gramsci, Togliatti.

Come PCI, un soggetto politico nato da un anno e mezzo, attraverso un processo assai più ampio di quello al quale è solito ricondurlo Il Manifesto, ossia alla mera prosecuzione del PdCI, non siamo d’accordo con la tesi sostenuta. Tale lista, come noto, è nata su proposta del collettivo napoletano Je so’ pazzo ed in breve ha acquisito il sostegno di diversi partiti, associazioni, movimenti, comitati, collettivi, di tante e tanti che non si riconoscono nelle diverse proposte in campo.

Siamo quindi di fronte ad una lista plurale, nella quale si ritrovano esperienze ed idealità diverse, e che come tale andrebbe valutata e sottolineata, evitando tra l’altro di ricondurla all’egemonia di questa o quella soggettività, semplicemente perché ciò non corrisponde al vero.

La situazione nella quale si è chiamati ad operare è stata ampiamente analizzata dai componenti la lista. E’ in relazione ad essa, al portato della globalizzazione affermatasi all’insegna della concentrazione del capitale finanziario, dell’imperante cultura liberista, dell’austerità, che discende l’esigenza di operare una radicale rottura con le politiche date, largamente riconducibili ai governi di centrodestra e di centrosinistra da molto tempo alla guida del Paese.

È in relazione a ciò che si sostanzia il no al PD, al centrosinistra, qualunque sia la sua articolazione, ma anche il porsi in alternativa a Liberi ed Uguali che, come noto, guarda al rilancio del rapporto con l’uno e con l’altro. Ciò non significa non porsi la questione delle condizioni funzionali ad affermare i bisogni sacrosanti che la lista evidenzia, significa, molto semplicemente, non ritenere possibile determinare ciò dando semplicemente vita ad una lista più ampia a sinistra, come da tempo Luciana Castellina ritiene necessario...

Fonte

04/01/2018

“Andare con D’Alema, Speranza, Bersani non è che sia una grande strategia”. Una replica a Luciana Castellina

La portavoce di Potere al Popolo, Viola Carofalo, risponde all’articolo di Luciana Castellina comparso su Il manifesto del 3 gennaio.

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Cara Luciana,
sono Viola, portavoce nazionale di “Potere al popolo!”.

Tu non mi conoscerai, ma io sono cresciuta con i tuoi testi, apprezzando la tua apertura mentale, e ti confesso di essere rimasta delusa dal tuo breve scritto di oggi, per come liquida un’esperienza larga e finalmente entusiasmante come “Potere al popolo!”.

“Potere al popolo!” nasce in seguito all’appello di un gruppo di giovani del centro sociale napoletano “Je so’ pazzo”, con l’idea di sfruttare questa tornata elettorale davvero deprimente per far sentire la voce degli esclusi, per rappresentare i non-rappresentati, che in questo paese sono maggioranza.

Questo appello ha emozionato al punto che in un solo mese migliaia di persone in tutta Italia hanno deciso di lanciare più di 100 assemblee che hanno rimesso insieme non solo il variegato mosaico della sinistra “partitica”, ma soprattutto associazioni, comitati, centri sociali, singoli senza partito ma con tanta voglia di attivarsi.

Questa partecipazione dal basso, che è solo all’inizio e che andrà ben oltre le elezioni, può diventare la culla di una nuova organizzazione delle classi popolari, e non a caso è stato subito riconosciuta da Podemos, da Momentum, da France Insoumise... La nostra strategia è chiara: ricostruire un terreno sociale tramite pratiche di lotta, mutualismo, solidarietà, controllo popolare delle istituzioni; ri-politicizzare ampi settori di masse; riportare una grossa fetta giovanile a parlare di politica, a sentirla come uno strumento, a sentirsi protagonisti del loro futuro, a ricominciare a sognare.

La strategia che invece tu ci proponi è di andare insieme a D’Alema, Speranza, Bersani, a coloro che sono fra i responsabili del collasso della sinistra e dell’arretramento delle nostre condizioni di vita, odiati dalle masse. Politici che, persa la lotta di potere dentro al PD, cercano di raccogliere voti per riproporci un nuovo centrosinistra. Non ci pare una grande strategia, ma la riproposizione di qualcosa che la storia ha già sconfitto. Qualcosa di triste e di corto raggio.

Dubitiamo fortemente che, come tu scrivi, Lenin, Gramsci e Togliatti sarebbero stati sostenitori di D’Alema e Bersani. Poi magari li abbiamo letti male noi, eh.

Di sicuro quello che ti chiediamo non è di condividere il nostro progetto, ma di informare correttamente. Di continuare a essere curiosa, anche solo portando avanti questo confronto, e soprattutto di pensare ai giovani, non soffocando nella culla ogni loro speranza di trasformare davvero questo paese.

Grazie e speriamo a presto!

Viola Carofalo
Portavoce Nazionale “Potere al Popolo!

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Qui di seguito l’articolo di Luciana Castellina su Il manifesto

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L’errore di strategia della lista «Potere al popolo»

Pasquale Vozza, con il garbo che gli è proprio (ormai raro nel corrente dibattito politico) mi ha rimproverato in una lettera pubblicata ieri sul manifesto per aver osservato in un recente articolo che la proposta di Potere al popolo, sostenuta (direi capeggiata) da Rifondazione Comunista ignora la complessità del pensiero comunista. Con lo schematismo imposto dallo spazio osservo che la mera espressione di bisogni pur sacrosanti, non accompagnata da una qualsivoglia analisi della situazione in cui si opera, e da una strategia che renda quella rivendicazione praticabile, avrebbe incontrato la critica più aspra di tutti i comunisti cui vale la pena di richiamarsi: da Lenin a Gramsci a Togliatti. Per dire una sola cosa: non valutare l’importanza della esplosione del Pd, l’equivoco che ha paralizzato ogni iniziativa di sinistra e anzi discreditato l’idea stessa di sinistra in tutti questi anni, a me pare una seria sciocchezza. Quanto accaduto – che è il risultato anche delle lotte che tutti abbiamo combattuto – a cominciare da quella contro il Jobs act e contro la proposta referendaria di Renzi, non è certo risolutivo, ma apre uno spazio per ridar fiducia a un nuovo inizio. Oltre a costituire un prezioso contributo a costruire nel nuovo pericoloso parlamento un presidio democratico che impedisca non improbabili colpi di mano contro quella Costituzione che tutti abbiamo difeso. Quanto a chi predica l’astensione, spero che Pasquale non sia fra coloro che pensano sarebbe assunta come una critica di sinistra, una proposta alternativa, anziché come l’ennesima espressione della dilagante sfiducia nella possibilità di cambiare le cose.

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