Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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19/11/2024

Elezioni regionali in Emilia Romagna: tra l’astensionismo e gli accordi del partito unico, si fa strada la voce di chi lotta

I risultati di queste elezioni ci danno una serie di conferme.

La prima è che una percentuale enorme di elettori di questa regione non si sente rappresentata dal partito unico della guerra, degli appalti, del cemento, dell’autonomia differenziata. L’astensionismo che supera il 52% è più che un sintomo: è un chiaro messaggio al sistema politico del bipolarismo contro il quale abbiamo lottato durante la campagna elettorale, il quale ci dice che il loro mondo non è più in grado di dare risposte alle centinaia di migliaia di cittadini che non sono andati a votare.

Con oltre 270.000 voti persi dalla coalizione e dal suo candidato presidente De Pascale, il quadro si conferma: il Patto per il Lavoro e per il Clima è crollato con le alluvioni, con gli omicidi sul lavoro, con la privatizzazione della sanità, con il sistema degli appalti.

Le prime parole che De Pascale ha detto subito dopo aver avuto la conferma dell’elezione, peraltro, sono molto indicative: mettere da parte le differenze e cominciare un vero dialogo con il governo per risollevare le sorti della regione colpita dal disastro climatico. La proposta è, ancora, la gestione commissariale in mano al Presidente. Un atteggiamento in assoluta continuità con il passato.

In questo quadro, però, vediamo con ottimismo il risultato ottenuto dalla nostra lista. Pur non essendo sufficiente ad assicurare un seggio che rappresentasse quanti abbiamo incontrato nelle lotte e in questa campagna elettorale, siamo in crescita rispetto alle liste a sinistra della coalizione del PD alle scorse regionali. Siamo l’unica lista, rispetto alla tornata precedente, ad aver aumentato non solo in termini percentuali ma anche in termini assoluti il consenso ricevuto.

Questo non vuol certo dire che abbiamo raggiunto un traguardo, ma ci dice che si aprono degli spazi possibili per l’alternativa, e su questa consapevolezza d’ora in poi dobbiamo e vogliamo lavorare!

Abbiamo fatto una campagna elettorale coraggiosa, in cui abbiamo portato i temi e le lotte al centro del dibattito, e vogliamo ringraziare tutte e tutti coloro che hanno usato il loro voto per dare un segnale che un’alternativa in questo “sistema Emilia-Romagna” c’è e si deve rafforzare. Nonostante non abbiamo raggiunto la soglia di sbarramento, il candidato presidente Federico Serra e alcune candidature di rottura hanno saputo raccogliere un consenso indicativo e molto superiore rispetto al nostro recente passato.

Per noi le elezioni sono un passaggio, che però ci indica la direzione. E la direzione è quella della lotta, della costruzione di legami con coloro che ogni giorno si impegnano per resistere al disastro ambientale, alla cementificazione, che si ribellano a salari da fame e allo sfruttamento, che rifiutano gli alibi dei tagli ai servizi pubblici che nascondono gli effetti dell’economia di guerra.

Non saremo dentro l’assemblea regionale, ma continueremo a fare opposizione nelle strade, e a costruire, giorno per giorno, un’alternativa al sistema politico, e un’alternativa di società.

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23/09/2024

Alluvioni, va spezzato il paradigma Emilia Romagna

Cinque anni fa proponemmo la cancellazione della legge regionale urbanistica, uno strumento che fornisce i mezzi per aumentare la cementificazione dei territori. Dopo tre alluvioni in due anni Lepore ha dichiarato che quella legge è stato un errore che ha deregolato così tanto da riportare agli anni ’60, ammettendo la responsabilità nei disastri di questi giorni visto che Regione e Comuni hanno continuato ad usarne i meccanismi per garantire sempre più consumo di suolo.

Oggi la promessa è che “De Pascale ha detto che farà” la nuova legge. Se il centrosinistra fosse serio, dovrebbe pubblicare immediatamente il testo della nuova legge in modo che queste elezioni diventino un’occasione per discuterla.

Affidarsi alla buona parola di De Pascale non può certo bastare, perché su questo tema ha un curriculum spaventoso.

Se è vero che “il cerino è stato lasciato in mano ai sindaci” come dice Lepore, De Pascale l’ha usato per appiccare l’incendio, visto che Ravenna è la seconda città in Italia per consumo di suolo, seconda solo a Roma!

E che incendio: tra i tanti mostri nati sotto la sindacatura di De Pascale c’è anche il rigassicatore, letteralmente una bomba ancorata poco fuori città al modico costo di 1 miliardo e 300 milioni, senza che ci sia neanche nessun vantaggio in bolletta.

La verità è che il cemento e il consumo di suolo sono un meccanismo economico troppo forte in questa regione. Lo stesso Lepore si affretta a rivendicarsi il “cemento buono”: quello per la linea del tram al servizio di Farinetti, quello per le ex aree militari (per cui viene vantato un nuovo accordo ogni anno, ma restano vuote a marcire). Forse per pudore, Lepore evita di nominare il Passante di Mezzo.

Bisogna rompere con i grandi gruppi economici di cui il Partito Democratico e i suoi alleati sono i primi garanti politici, hanno governato questa regione e gran parte dei comuni per decenni senza interruzioni mettendo in cantiere tutto quello che serviva alle filiere del cemento e della logistica. Ora serve rompere con queste filiere e col sistema-PD.

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20/09/2024

Emilia-Romagna di nuovo sott’acqua: in 18 mesi Regione e governo non hanno fatto niente!

Questa notte (ieri - ndR) migliaia di famiglie dall’Appennino alla Romagna hanno dormito fuori casa o sono “ai piani alti”. A un anno e mezzo dal disastro del Maggio 2023 sembra che niente sia cambiato, non sono bastati i 14 morti della Romagna e i paesi isolati per più di un anno per insegnare a chi gestisce questo territorio che alluvioni e inondazioni non sono più e saranno sempre meno eventi “eccezionali”.

La prima pioggia stagionale ci mostra un territorio ancora fragile, in cui in 18 mesi di promesse e proclami non è stato fatto assolutamente nulla per metterlo in sicurezza. Di fronte a una crisi climatica sempre più palese, il governo Meloni continua con il negazionismo climatico, mentre abbiamo visto un vergognoso gioco delle tre carte per cui i soldi per gli alluvionati della Romagna venivano trasferiti agli alluvionati della Toscana, per cui i “ristori” arrivano poco e in ritardo, per cui si fa fatica a ricordare cosa abbia fatto Figliuolo se non grandi passerelle.

Dall’altra parte Bonaccini ha sprecato mesi nella lotta per cercare di diventare commissario alla ristrutturazione salvo poi accettare supinamente la nomina del generale Figliuolo e poi staccare un biglietto gratis per il Parlamento Europeo. E mentre la Regione proclamava “consumo di suolo zero”, si procedeva a continuare a consumare suolo, con un modello di sviluppo basato su logistica ed edilizia, mentre la vera grande opera necessaria è la desigillazione di vaste porzioni di terreno che nei decenni sono state divorate dal cemento.

Oltre all’Appennino, il territorio maggiormente colpito è il ravennate: Ravenna, da questo punto di vista, non si tira indietro, rimanendo ogni anno stabile sul podio delle province che consumano più ettari di suolo, seconda solo a Roma.

Eppure, subito dopo l’alluvione, il sindaco De Pascale, oggi candidato PD alla presidenza della regioni in piena continuità con Bonaccini, rispose agli ambientalisti che criticavano la cementificazione selvaggia dicendo che “prima i comunisti come mio nonno abbracciavano l’innovazione per bonificare, spaccandosi la schiena, adesso gli ambientalisti vorrebbero bloccare tutto” chiedendo quindi “è più importante salvare vite umane o preoccuparsi di questioni come la nidificazione nei fiumi o la difesa di alberi e nutrie?”

De Pascale riesce a fare un contrattacco incredibile: l’alluvione non è colpa della cementificazione, ma degli ambientalisti e delle nutrie.

Non si possono ripetere le scene del 2023, quando migliaia e migliaia di volontari hanno ripulito la Romagna mentre i mezzi del genio militare sono rimasti fermi nelle caserme – o peggio, impegnati nelle esercitazioni della NATO – e le autorità locali col sindaco di Ravenna De Pascale in testa hanno anche espresso fastidio per le persone che accorrevano da tutta Italia.

Chi ha avuto la città sommersa dal fango e i “burdel del paciugo” lo sanno bene: da parte dello Stato sono stati messi a disposizioni pochi mezzi e pochi uomini della Protezione Civile, e dei famosi “mezzi pesanti” militari non s’è vista neanche l’ombra. Quando lo abbiamo denunciato con un presidio in Piazza del Popolo a Ravenna, ci siamo presi anche dei decreti penali di condanna.

Esprimiamo ancora la nostra vicinanza a tutte le persone che in questi giorni sono colpite da alluvioni e inondazioni. Nei prossimi giorni teniamoci pronti perché le retoriche incrociate di regione e governo nazionale non possono più nascondere il disastro continuo!

Il comunicato di Federico Serra, candidato presidente con la lista “Emilia-Romagna per la Pace, l’Ambiente e il Lavoro”.
Dopo 16 mesi siamo di nuovo sott’acqua: è il fallimento di tutta la classe politica

Abbiamo passato la notte con una grande apprensione per questa nuova alluvione, che sembra non essere ancora finita. Leggiamo sui giornali già più di 1000 sfollati, ma stiamo anche sentendo la fatica e la frustrazione dei cittadini che hanno vissuto per più di un anno con la paura di una nuova alluvione, che si trovano a rivivere lo stesso incubo. È importantissimo in questo momento di emergenza che si faccia tutto per la sicurezza dei cittadini. Da domani dovremo rimboccarci le maniche per tornare a spalare il fango.

Ma, oltre la solidarietà, dobbiamo dire subito una cosa: tutti i cittadini che sono stati colpiti a maggio 2023 per più di un anno hanno dovuto sistemare da soli le proprie case, quelle dei loro vicini e del quartiere, fino a pulire le strade e le frane, ma si sono anche fatti sentire organizzando comitati e manifestazioni, per lanciare un grido di allarme che il rischio di una nuova alluvione era un pericolo più che probabile. Tutti questi cittadini sono stati abbandonati da tutta la classe politica, e ancora peggio sono stati presi in giro.

Abbiamo assistito a un anno di balletti, propaganda e bugie sia da parte del Governo Meloni sia da parte della Regione. Il governo Meloni nega il cambiamento climatico, e i fondi che dovevano arrivare per gli alluvionati con il commissario Figliuolo sono stati una minima parte dei danni reali, mentre una parte dei soldi sono stati spostati per l’emergenza in Toscana.

Da parte della Regione possiamo vedere anche come la staffetta del PD Bonaccini-De Pascale abbia fatto poco o niente per la messa in sicurezza del territorio, e lo vediamo tristemente oggi, mentre si è fatto finta di nulla sulla tremenda legge cosiddetta “consumo di suolo zero” che in realtà ha dato il permesso a una cementificazione selvaggia che continua a divorare terreno, e in questo De Pascale ha già le sue responsabilità: Ravenna è la seconda città per consumo di suolo, seconda solo Roma.

Serve costruire un futuro diverso che l’attuale classe politica ci vuole negare. Serve una legge vera per fermare il consumo di suolo, serve un piano di intervento per la messa in sicurezza di fiumi e canali, serve il reindirizzamento delle politiche e dei fondi dalle grandi opere inutili inquinanti alla manutenzione dei territori.
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