Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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08/11/2015
27/11/2014
12/05/2013
Dr. Feelgood
E' da circa 2 anni che ho in mente di scrivere qualcosa su questo disco, ma non essendo mai soddisfatto di ciò che metto insieme, non ho mai condotto in porto la presente recensione.
Ci riprovo oggi perché in questo fine settimana non ho avuto voglia di fare la consueta summa di notizie da comunisti e il clima "californiano" mi ha messo di buzzo buono.
Non ho mai trovato semplice parlare di Dr. Feelgood perché non sono interessato a buttar giù una disamina classicamente intesa del disco. Non mi interessa perché non ci vogliono particolari doti critiche per rendersi conto che il quinto album dei Motley Crue è probabilmente quello più completo della loro carriera risultando ineccepibile per:
- qualità delle composizioni - a dispetto del passato non c'è una sola traccia in calando nell'album
- esecuzione - il gruppo non sbava mai tenendo costantemente alta l'attenzione dall'inizio alla fine
- produzione - su questo disco Bob Rock s'è speso in un'opera monumentale che suona attuale anche a distanza di 20 anni come pochissimi altri dischi riescono a fare
In Dr. Feelgood i Crue portano dunque a compimento un "disegno" che, a posteriori, mostrerà d'aver destrutturato il rock con precisione chirurgica. L'alter ego per eccellenza della musica colta, infatti, dopo due decenni trascorsi ad impersonare il braccio artistico della critica sociale di massa, nel corso degli anni '80 viene ridotto a mera valvola di sfogo in cui il singolo può vomitare tutta la propria misoginia, uno strumento con cui liberarsi da frustrazioni e ambizioni represse senza uno straccio di progettualità condivisa per mutare la propria condizione.
Dr. Feelgood ha quindi peso biografico notevole nella storia del rock perché meglio di chiunque altro banalizzò il messaggio enfatizzandone la forza espressiva.
Questo concetto penso sia reso magistralmente dal brano di chiusura del disco, quella Time for change che pare scritta su misura per l'allora Partito Repubblicano di Ronald Reagan, che si è conquistato un posto nel cuore della gente con le politiche di crescita economica - che hanno ammazzato la manifattura statunitense - e l'impegno per la pace - che si concretizzava in merdate come lo scandalo Iran-Contras -.
Vale la pena ascoltare questa canzone per godere dello splendido assolo con cui la chiude Mick Mars e per rendersi conto che, forse, poteva davvero essere il tempo per cambiare, ma non in peggio.
01/05/2011
Don't go away mad
Pur avendo apprezzato le ultime pubblicazioni morbose ed incazzate del fornicatore, mi sento in dovere di riequilibrare il piatto della bilancia perché è primavera e personalmente preferisco il richiamo del cielo azzurro e delle belle ragazze (a trovarne -ndr) alle sulfuree atmosfere della morte scandinava.
Agevolo, dunque, una bomba targata 1989 (vai fornicatore che pure stavolta ti faccio andare in bagno di corsa!)
Post visione, mi domando che cazzo avessero di tanto mitico gli anni '80, che almeno nell'iconografia rock, esaltavano ambienti urbani di merda, sprechi d'ogni genere e una fauna umana totalmente dedita al fancazzismo.
Aveva proprio ragione Vic Bondi (grazie fornicatore per quel clip d'antologia!) a dire "It's fucking midnight man!"
Agevolo, dunque, una bomba targata 1989 (vai fornicatore che pure stavolta ti faccio andare in bagno di corsa!)
Post visione, mi domando che cazzo avessero di tanto mitico gli anni '80, che almeno nell'iconografia rock, esaltavano ambienti urbani di merda, sprechi d'ogni genere e una fauna umana totalmente dedita al fancazzismo.
Aveva proprio ragione Vic Bondi (grazie fornicatore per quel clip d'antologia!) a dire "It's fucking midnight man!"
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