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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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08/12/2025

Proteste ad Oslo per il “Nobel” alla Machado

Diverse organizzazioni pacifiste norvegesi hanno annunciato una manifestazione a Oslo per il 9 dicembre, poche ore prima che la leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado riceva il Premio Nobel per la Pace.

L’appello alla protesta è stato diffuso in una dichiarazione che esorta la popolazione a rifiutare il premio conferito a Machado, accusandola di non rappresentare i valori di pace sociale richiesti dal premio.

Le organizzazioni sostengono che il Premio Nobel abbia ignorato, a loro avviso, il principio di autodeterminazione dei popoli latinoamericani e affermano che la decisione è motivata da interessi politici esterni.

“Mi preoccupa che tu non abbia dedicato il Nobel al tuo popolo, ma all’aggressore del Venezuela” ha scritto il Premio Nobel per la Pace Perez D’Esquivel in una lettera aperta inviata il 13 ottobre scorso alla Machado. “Penso, Corina, che tu debba analizzare e capire dove ti trovi, se sei solo un'altra pedina del colonialismo degli Stati Uniti, sottomessa ai suoi interessi di dominio, il che non potrà mai essere per il bene del tuo popolo. Come oppositrice del governo di Maduro, le tue posizioni e scelte generano molta incertezza; ricorri al peggio quando chiedi che gli Stati Uniti invadano il Venezuela” afferma Perez D’Esquivel.

Fonte

25/07/2011

Il folle solitario.

La storia, soprattutto recente, è costellata di folli solitari, personaggi quasi sempre dotati di una personalità tanto determinata quanto ai margini del comune sentire. Di disadattati più o meno estremisti ne esistono a vagonate, tuttavia questi di solito assumono le fattezze del quaquaraquà, tante parole e zero sostanza, un po' come buona parte dei fan del metal estremo che sì riempono di cartucciere e hanno sempre in bocca guerra e distruzione salvo non essere nemmeno stati alla visita di leva.
Il folle solitario,invece, ai deliri spesso covati nel proprio intimo fa seguire i fatti, e a quel punto la frittata è fatta. Parrebbe essere questo il caso del biondo di Oslo, tale Anders Behring Breivik che lo scorso venerdì ha messo a ferro e fuoco prima il centro della capitale norvegese e poi un'isoletta a 30km dalla città falciando le vite di quasi 100 persone.
Dalle indiscrezioni che stanno trapelando in queste ore, pare che gli inquirenti norvegesi siano davanti al "classico" fuori di testa che s'arma, prepara nel minimo dettaglio l'operazione e poi agisce a sangue freddo. Sì sgretolerebbero, quindi, le indiscrezioni inizialmente propagandate dai tromboni di mezza stampa occidentale, che addossarono immediatamente la responsabilità dell'atto al terrorismo internazionale, cioè islamico (ho letto di una copertina seminale de Il Giornale della coppia Feltri-Sallusti) salvo fare immediata marcia indietro non appena si venne a sapere che il grilletto facile appartiene a un indigeno dei fiordi, alto 1.90, orientato verso ideali molto simili a quelli che animano personaggi di grande spessore intellettuale come Borghezio.
Fin qui i "fatti", che personalmente ho seguito in modo abbastanza distratto perché, quando intorno ad una notizia si fa troppa caciara, sì finisce gioco forza per mescolare le carte, magari per nascondere o mitigare qualche retroscena scomodo.
La strage norvegese potrebbe rientrare in questi termini. Negli ultimi giorni, infatti, ci stanno dicendo tutto sull'attentatore, mentre latita la speculazione sugli interessi che possono aver mosso, direttamente o meno, la mano dell'ennesimo folle solitario.
Per il momento, in merito ho rintracciato solo una pagina in rete, che sicuramente fa della dietrologia il proprio pane, ma è comunque utile a ricordare che quanto sì vede, difficilmente somiglia alla realtà delle cose.