Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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18/12/2025

Assange denuncia la Fondazione Nobel: “trasformato il Premio per la pace in “strumento di guerra”

Julian Assange ha presentato una denuncia penale oggi in Svezia accusando 30 individui associati alla Fondazione Nobel, compresa la sua leadership, di aver commesso presunti crimini gravi, tra cui il reato di appropriazione indebita grave di fondi, facilitazione di crimini di guerra e crimini contro l’umanità e finanziamento del crimine di aggressività.

La denuncia mostra che il testamento di Alfred Nobel del 1895 impone esplicitamente che il premio per la pace sia assegnato all’individuo che nel corso dell’anno precedente “ha conferito il maggior beneficio all’umanità” facendo “la più grande o migliore opera per la fraternità tra le nazioni, per la abolizione o riduzione degli eserciti permanenti e per la celebrazione e la promozione di congressi di pace”.

Assange sostiene che “La decisione politica della commissione di selezione norvegese non sospende il dovere fiduciario dei gestori dei fondi svedesi. Qualsiasi esborso che contraddica questo mandato costituisce un’appropriazione indebita della dotazione”.

La denuncia, presentata simultaneamente all’Autorità svedese per i crimini economici (Ekobrottsmyndigheten) e all’Unità per i crimini di guerra svedese (Krigsbrottsenheten), afferma che i sospettati, tra cui la presidentessa della Fondazione Nobel Astrid Söderbergh Widding e la direttrice esecutiva Hanna Stjärne, hanno trasformato “uno strumento di pace in un strumento di guerra”. Questa presunta “criminalità grave” comprende:

1) grave appropriazione indebita e cospirazione in relazione al versamento di 11 milioni di SEK (1,18 milioni di USD) del denaro del Premio per la Pace a María Corina Machado, le cui azioni precedenti e in corso la escludono categoricamente dai criteri stabiliti nel testamento di Alfred Nobel;

2) Agevolazione dei crimini di guerra, compreso il crimine di aggressione e crimini contro l’umanità, in violazione degli obblighi della Svezia ai sensi dell’articolo 25(3)(c) dello Statuto di Roma, perché gli imputati sono consapevoli dell’incitamento e del sostegno di Machado alla commissione dei crimini internazionali da parte degli USA e sapevano o avrebbero dovuto sapere che l’esborso del denaro del Nobel avrebbe contribuito alle esecuzioni extragiudiziali di civili e sopravvissuti ai naufragi in mare, e stanno violando il loro obbligo di cessare i pagamenti.

Assange fa notare che i membri della Fondazione Nobel hanno precedentemente esercitato la loro autorità di vigilanza sui premi e sui loro versamenti trattenendo i versamenti del Premio Letteratura nel 2018. “La mancanza di intervento qui, nonostante i crimini di guerra USA al largo della costa venezuelana e il ruolo chiave di Machado nel promuovere l’aggressione” è responsabile penale.

“La dotazione di Alfred Nobel per la pace non può essere usata per promuovere la guerra”, dichiara Assange. Gli imputati hanno obblighi giuridici concreti di “garantire il rispetto dello scopo previsto dal testamento di Alfred Nobel, ossia porre fine alle guerre e ai crimini di guerra, e non facilitarli”. 

L’incitazione di Machado al più grande spiegamento militare Usa dalla guerra in Iraq la rende categoricamente ineleggibile. 

La denuncia segnala come l’annuncio e la cerimonia del Nobel si siano verificati in quello che analisti militari descrivono come “il più grande dispiegamento militare degli USA nei Caraibi dalla crisi missilistica a Cuba” – superando ora i 15.000 uomini, compresa la portaerei USS Gerald R. Ford.

La concentrazione militare è ancora in corso, poiché il presidente Trump ha annunciato il 10 dicembre, due giorni dopo la cerimonia del Nobel, che gli attacchi USA “comincerebbero dalla terra”. La strategia in Venezuela fa parte di ciò che il Segretario alla Guerra di Trump Peter Hegseth definisce un cambiamento verso la “massima letalità, non la debole legalità” e “passare all’offensiva”.

In questo contesto, Assange afferma che “Machado ha continuato a incoraggiare l’amministrazione Trump a seguire il suo percorso di escalation”, anche entrando in una cospirazione per dare all’amministrazione USA accesso a 1,7 trilioni di dollari in riserve di petrolio e altre risorse naturali attraverso la privatizzazione una volta che Maduro sarà rovesciato.

“Usando la sua posizione elevata come destinataria del Premio Nobel per la pace, Machado può aver ben inclinato la bilancia a favore della guerra, facilitata dai sospetti nominati”, dichiara Assange nella denuncia penale.

La denuncia elenca le prove di questo incitamento all’intervento militare degli USA, così come lodi per la condotta del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Gaza. Le sue dichiarazioni includono:

“L’escalation militare può essere l’unica via… Gli Stati Uniti potrebbero aver bisogno di intervenire direttamente” (30 ottobre 2025). 

Machado ha definito gli attacchi militari USA a navi civili che hanno ucciso almeno 95 persone al giorno d’oggi, come “giustificati” e “visionari”.

Machado ha dedicato il premio al presidente degli Stati Uniti USA, Trump, perché “finalmente ha messo il Venezuela... ai primi posti in termini di priorità per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”.

– Dichiarazioni storiche che includono la sua testimonianza del 2014 davanti al Congresso USA dove ha detto: “L’unica strada che rimane è l’uso della forza”.

Il dossier cita un’ampia opposizione di esperti e istituzioni al premio di pace di Machado: 21 organizzazioni di pace norvegesi hanno dichiarato: “Machado è l’opposto di un premio Nobel per la pace”.

Il premio Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel ha dichiarato: “Dare il premio a qualcuno che chiede un’invasione straniera è una beffa del testamento di Alfred Nobel”.

L’Istituto di ricerca per la pace di Oslo (PRIO) ha confermato che Machado “ha chiesto un intervento militare in Venezuela”.

AZIONE RICHIESTA

La denuncia afferma che “C’è un rischio reale che i fondi derivanti dalla dotazione Nobel siano stati deviati intenzionalmente o negligentemente dal loro scopo caritatevole per facilitare l’aggressione, i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra”. 

Assange chiede che le autorità svedesi:

1. Congeliamo immediatamente il trasferimento in sospeso del premio monetario di 11.000.000 SEK e qualsiasi altro budget connesso rimanente, e assicuratevi la restituzione della medaglia.

2. Indagate sulle persone nominate e i funzionari della Fondazione e le entità associate per appropriazione indebita grave, facilitazione di crimini di guerra e crimini contro l’umanità e cospirazione.

3. Sequestrate i verbali del consiglio di amministrazione, e-mail, chat di gruppo e registri finanziari.

4. Interrogando Widding, Stjärne e altri sospettati.

5. Indagate completamente a livello nazionale o rinviate la causa alla Corte penale internazionale (Statuto di Roma Art. 25(3)(c)).

“Questa denuncia mira al congelamento immediato di tutti i fondi rimasti e a un’indagine penale completa per impedire che il Premio Nobel per la pace diventi permanentemente uno strumento di pace in uno strumento di guerra”, conclude Assange.

Fonte

08/12/2025

Proteste ad Oslo per il “Nobel” alla Machado

Diverse organizzazioni pacifiste norvegesi hanno annunciato una manifestazione a Oslo per il 9 dicembre, poche ore prima che la leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado riceva il Premio Nobel per la Pace.

L’appello alla protesta è stato diffuso in una dichiarazione che esorta la popolazione a rifiutare il premio conferito a Machado, accusandola di non rappresentare i valori di pace sociale richiesti dal premio.

Le organizzazioni sostengono che il Premio Nobel abbia ignorato, a loro avviso, il principio di autodeterminazione dei popoli latinoamericani e affermano che la decisione è motivata da interessi politici esterni.

“Mi preoccupa che tu non abbia dedicato il Nobel al tuo popolo, ma all’aggressore del Venezuela” ha scritto il Premio Nobel per la Pace Perez D’Esquivel in una lettera aperta inviata il 13 ottobre scorso alla Machado. “Penso, Corina, che tu debba analizzare e capire dove ti trovi, se sei solo un'altra pedina del colonialismo degli Stati Uniti, sottomessa ai suoi interessi di dominio, il che non potrà mai essere per il bene del tuo popolo. Come oppositrice del governo di Maduro, le tue posizioni e scelte generano molta incertezza; ricorri al peggio quando chiedi che gli Stati Uniti invadano il Venezuela” afferma Perez D’Esquivel.

Fonte

11/10/2025

Un Premio Nobel senza pace

Forse è davvero ora di buttare nella spazzatura un premio che, al contrario di altri (fisica, medicina, ecc.) è diventato soltanto un’indicazione di guerra ideologica e culturale. Qui tre degli interventi che ci sono giunti o abbiamo trovato tra i nostri contatti, chiedendo ovviamente scusa agli altri, ma non potevano pubblicarli tutti.

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Marta Collot (portavoce di Potere al Popolo)

In tanti parlavano di un Nobel per la Pace a Trump, del resto dopo Obama e la UE non ci sarebbe stato da sorprendersi. Invece, è andato a María Corina Machado, oppositrice venezuelana del governo Maduro.

Va denunciata ancora una volta la mistificazione propagandistica di questo tipo di riconoscimenti. Machado è la nuova agente dell’imperialismo statunitense contro il socialismo bolivariano, dopo il fallimento del golpista e corrotto Guaidó. Machado è oggi il punto di riferimento delle squadracce fasciste che hanno causato disordini in tutto il paese lo scorso anno. 

Tutto l’arco parlamentare italiano e la stessa von der Leyen si sono affrettati a congratularsi con Machado, e a farla ergere a paladina della democrazia. Chi ha strumentalizzato il suo essere donna, chi le condizioni create dallo stesso blocco criminale statunitense, la classe dirigente europea si è mostrata ancora una volta nemica degli interessi delle classi popolari e vicina a chi difende l’imperialismo suprematista occidentale. Basta vedere le posizioni della Machado su Israele.

Ma c’è un pericolo ulteriore. Aver concesso il premio Nobel per la Pace a María Machado in questo frangente significa dare spazio alla legittimazione di un’altra di quelle tante “esportazioni di democrazia” che sono care a Washington. Gli USA, da settimane, hanno militarizzato le acque davanti a Caracas, hanno ucciso 21 persone, minacciano l’invasione. Il premio Nobel a Machado è parte di un’operazione politica che vuole creare le condizioni per invadere il Venezuela e rovesciare il legittimo governo chavista e bolivariano di Maduro.

Per questo dobbiamo mantenere alta l’attenzione. Perché bisogna difendere l’esperienza venezuelana con la solidarietà internazionalista, affinché il Nobel per la Pace non diventi lo strumento di legittimazione di una nuova ennesima guerra!

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Gianmarco Pisa (da Caracas)

Da un lato, politicizzare la questione della pace, con l’adozione della politica dei “doppi standard”, serve alle potenze imperialistiche per le loro aggressioni “umanitarie” in giro per il mondo; dall’altro, strumentalizzare la questione dei diritti umani, impugnandone la bandiera in maniera selettiva e interessata, serve alle stesse potenze per alimentare campagne di delegittimazione e supportare interventi, guerre e aggressioni.

Come si legge nel sito istituzionale, il Premio Nobel per la Pace tra il 1901 e il 2025 è stato assegnato 106 volte a 143 vincitori, di cui 112 persone e 31 organizzazioni, con il Comitato Internazionale della Croce Rossa che ha ricevuto il Premio tre volte (1917, 1944 e 1963) e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati due volte (1954 e 1981).

Personalità e organizzazioni importanti sono state premiate con il prestigioso riconoscimento; d’altra parte, è inevitabilmente vero che, trattando di una materia specificamente politica, l’impegno per la pace, tale premio sia condizionato da motivazioni e interessi che spesso esulano dal merito, che riguardano cioè considerazioni e fattori di carattere selettivo, se non strumentale.

La politicizzazione delle questioni internazionali afferenti alla pace, ai diritti umani, e alla sicurezza è una delle grandi problematiche e, potenzialmente, una delle grandi minacce del nostro tempo, come più volte hanno messo in luce sia gli analisti più avveduti, sia i principali Paesi del Sud globale.

Da un lato, politicizzare la questione della pace, unitamente all’adozione della politica dei “doppi standard”, dei “due pesi e due misure”, serve ad attivare i meccanismi propri della cosiddetta R2P, la “responsabilità di proteggere” che, aliena alla giustizia internazionale, diventa lo strumento di cui le potenze imperialistiche si servono per le loro campagne di guerra ed aggressioni “umanitarie” in giro per il mondo (dal Kosovo alla Libia, solo per citare due tra i casi più noti).

Dall’altro, strumentalizzare la questione dei diritti umani, impugnandone la bandiera in maniera selettiva, interessata e strumentale, serve alle medesime potenze per alimentare campagne di delegittimazione e mostrificazione del “nemico” di turno e supportare interventi e aggressioni in totale dispregio del diritto internazionale e dei principi di rispetto della eguaglianza sovrana delle nazioni, di libera autodeterminazione dei popoli e di non ingerenza nelle questioni interne dei singoli Paesi.

Tornando al Nobel per la Pace, sarà sufficiente dunque vedere alcune delle più recenti assegnazioni per avere chiara l’immagine di un premio che, con la pace, ha spesso ormai poco o nulla a che vedere se non la denominazione e le sincere intenzioni che accompagnano determinate candidature, e che spesso, invece, serve precisi scopi politici e propagandistici.

Negli ultimi anni sono stati premiati, per dire, Al Gore (2007), vicepresidente degli Stati Uniti quando questi lanciarono la campagna militare contro l’Iraq (1998) e la brutale aggressione contro la Jugoslavia (1999); Barack Obama (2009), presidente degli Stati Uniti e “Comandante in capo” nello svolgimento di ben sette guerre, le aggressioni in Siria, Libia, Iraq e Afghanistan, e i bombardamenti in Yemen, Somalia e Pakistan; Juan Manuel Santos (2016), già presidente della Colombia, del quale sarebbe sufficiente una rapida lettura anche di una semplice pagina Wikipedia per ricostruire fatti e carriera.

Per non parlare poi, a metà tra l’incredibile e il grottesco, del premio conferito alla Unione Europea nel 2012: la stessa Unione Europea che oggi si autodefinisce “complementare e interoperabile” con la Nato (non esattamente un’organizzazione umanitaria) e che adotta programmi ufficiali, anche solo in riferimento agli ultimi in ordine di tempo, come l’Agenda Readiness 2030 che, parole della Presidente della Commissione Europea, “mobiliterà fino a 800 miliardi di euro” in misure per la difesa (per il complesso militare e per la guerra) nonché “un piano paneuropeo preciso, strettamente coordinato con la Nato, su come procedere”.

Se dunque questa è la storia, l’attualità non può stupire. Nelle motivazioni del premio conferito a Maria Corina Machado (2025) se ne elogiano “l’instancabile lavoro nella promozione dei diritti democratici” e “la lotta per raggiungere una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia”.

Si tratta della stessa Maria Corina Machado che, il 21 marzo 2014, pur essendo parlamentare venezuelana, accettò l’incarico di “rappresentante supplente” di un altro Stato (Panama) presso l’Organizzazione degli Stati Americani, giungendo addirittura a richiedere, in quel contesto, un intervento straniero contro il Venezuela, motivo per il quale è naturalmente decaduta dalla carica di parlamentare ai sensi degli articoli 149 e 191 della Costituzione del suo Paese, la Repubblica Bolivariana del Venezuela (per chiarezza, immaginare un deputato o deputata italiana che, ponendosi come rappresentante di un altro Stato, si presenti ufficialmente in un consesso istituzionale internazionale a chiedere un intervento straniero contro l’Italia: nulla di sbagliato?).

È la stessa Maria Corina Machado che, come leader della formazione di estrema destra Vente Venezuela e capo della campagna elettorale del candidato sconfitto Edmundo González, in occasione delle ultime elezioni presidenziali nella Repubblica Bolivariana del Venezuela (28 luglio 2024), ha politicamente ispirato addirittura un tentativo di golpe, rifiutando di riconoscere il risultato delle elezioni e lanciando proclami come quello, riferito dal presidente dell’Assemblea Nazionale (il Parlamento venezuelano) Jorge Rodríguez, per cui il legittimo presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela sarebbe stato scalzato “solo con la forza”.

Per capire di cosa stiamo parlando, nelle giornate del tentato golpe, poi sventato, tra il 29 luglio e il 2 agosto, si sono avuti 25 morti e 192 feriti, di cui 97 appartenenti alle forze di sicurezza venezuelane.

Quanto alla presunta “dittatura venezuelana”, tutti sanno che si tratta di una ben singolare “dittatura”, nella quale si vota, le opposizioni, appunto, partecipano regolarmente alle elezioni e sono rappresentate nel Parlamento nazionale e nelle istituzioni locali.

Dal 1999 a oggi, da quando Hugo Chávez è arrivato al governo, si sono tenute in Venezuela 32 consultazioni elettorali di cui 30 vinte e 2 perse dal chavismo. Quella cui fa riferimento la motivazione del premio, “una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia”, in Venezuela c’è già stata: fu la vittoria alle presidenziali di Hugo Chávez del 6 dicembre 1998.

Riferimenti:

I Premi Nobel per la Pace: https://www.nobelprize.org/prizes/lists/all-nobel-peace-prizes

Le guerre di Obama, Il Post, 12 febbraio 2017: https://www.ilpost.it/2017/02/12/le-guerre-di-obama

Juan Manuel Santos, Wikipedia: https://en.wikipedia.org/wiki/Juan_Manuel_Santos

María Corina Machado forjó su camino a la exclusión política, Mision Verdad, 6 luglio 2023: https://misionverdad.com/memoria/maria-corina-machado-forjo-su-camino-la-exclusion-politica

L’avvertimento di von der Leyen: “Contro Ue guerra ibrida, rispondere a minaccia russa”, Adnkronos, 08 ottobre 2025: https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/lavvertimento-di-von-der-leyen-contro-ue-guerra-ibrida-rispondere-a-minaccia-russa_3mAoGM6BWGkfmOxLO4da34

Protestas de la oposición de extrema derecha venezolana han dejado un rastro de destrucción, TeleSur, 4 agosto 2024: https://www.telesurtv.net/protestas-de-la-oposicion-de-extrema-derecha-venezonala-han-dejado-un-rastro-de-destruccion

La Fiscalía de Venezuela confirma 25 muertos en las protestas contra resultado electoral, SwissInfo, 12 agosto 2024: https://www.swissinfo.ch/spa/la-fiscal%C3%ADa-de-venezuela-confirma-25-muertos-en-las-protestas-contra-resultado-electoral/86692383

Gianmarco Pisa, Sulla regolarità e la trasparenza delle elezioni nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, Pressenza, 11 agosto 2024: https://www.pressenza.com/it/2024/08/sulla-regolarita-e-la-trasparenza-delle-elezioni-nella-repubblica-bolivariana-del-venezuela

Gianmarco Pisa, La conferma (anche) giudiziaria della vittoria di Nicolás Maduro alle elezioni presidenziali in Venezuela, Pressenza, 24 agosto 2024: https://www.pressenza.com/it/2024/08/la-conferma-anche-giudiziaria-della-vittoria-di-nicolas-maduro-alle-elezioni-presidenziali-in-venezuela

Fabrizio Verde, Il Nobel come arma di guerra ibrida: il curriculum (senza filtri) di Maria Corina Machado, l’Antidiplomatico, 10 ottobre 2025: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_nobel_come_arma_di_guerra_ibrida__il_curriculum_senza_filtri_di_maria_corina_machado/52961_62991

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Un premio Nobel che odora di petrolio

Alfredo Facchini (autore di Radisol)

Il Venezuela detiene le più vaste riserve di petrolio del pianeta. È impossibile prescindere da questo dato per comprendere i fatti e gli eventi che gravitano intorno al suo oro nero. In questo scenario, il Nobel assegnato a María Corina Machado appare – a chi è malizioso, come chi scrive – non tanto come un premio alla pace, quanto come un investimento simbolico.

In altre parole, un riconoscimento concepito per costruire un volto presentabile, spendibile, in vista di un futuro cambio di regime. Una nuova Juan Guaidó, ma con il sigillo morale dell’Accademia di Oslo. 

María Corina Machado è tutto tranne che una figura “popolare”. Proviene da una delle famiglie più ricche di Caracas, legata storicamente agli ambienti imprenditoriali filo-statunitensi. La sua idea di “libertà economica” coincide con la privatizzazione selvaggia dell’economia venezuelana: banche, infrastrutture, compagnie minerarie e, soprattutto, PDVSA, il cuore pulsante della sovranità economica nazionale.

PDVSA, Petróleos de Venezuela S.A., è la compagnia petrolifera statale del Venezuela. Fondata nel 1976, dopo la nazionalizzazione dell’industria petrolifera, nacque come risposta a decenni di sfruttamento straniero da parte delle multinazionali angloamericane: Shell, Exxon, Mobil, Chevron, Gulf.

Dal 2017 le sanzioni statunitensi hanno tagliato fuori PDVSA dal sistema finanziario internazionale. Impossibile vendere liberamente il petrolio, sbloccare fondi, acquistare ricambi o tecnologia. Un assedio economico che ha fatto crollare la produzione: da oltre 3 milioni di barili al giorno negli anni ’90 a meno di 700.000 nei periodi più duri.

Le lobby filo-occidentali, con in testa María Corina Machado, chiedono da anni di privatizzare PDVSA e aprire il mercato agli investitori stranieri.

Tradotto: “solo il capitale privato può rilanciare la produzione”. La “transizione democratica” che propone è una restaurazione, dove il mercato – ovvero le corporation americane – tornano a controllare le fonti di energia.

Machado ha sostenuto apertamente le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti, anche nei momenti più duri, quando mancavano medicine, cibo e carburante. È arrivata a chiedere un intervento militare straniero per “liberare il paese dalla dittatura di Maduro”.

La sua “pace”, dunque, corrisponde a quella formula usata decine di volte per giustificare invasioni, golpe e cambi di regime, dall’Iraq alla Libia. E Donald Trump ha già dichiarato più volte che il Venezuela è un “obiettivo strategico”: non per la democrazia, ma per riprendersi il petrolio che oggi gestiscono Cina e Russia.

È il vecchio schema: elevare un’oppositrice neoliberale a paladina dei diritti, creare il consenso mediatico internazionale, giustificare l’ingerenza o addirittura il colpo di Stato.

Da anni del resto il Comitato di Oslo è diventato un termometro dell’ideologia dominante: raramente premia chi mette davvero in discussione i poteri globali. Premiare Machado oggi equivale a legittimare un eventuale cambio di regime funzionale all’ordine occidentale. È un messaggio chiaro: la “pace” è accettabile solo se coincide con l’obbedienza a Washington e con l’apertura dei pozzi.

Come può definirsi una “pacifista” chi invoca le sanzioni e la forza armata contro il proprio paese? È il paradosso perfetto di un mondo in cui la guerra viene venduta come salvezza.

Personalmente, il Premio Nobel per la Pace l’avrei assegnato agli oltre duecento reporter sterminati a Gaza.

Fonte

10/01/2025

Venezuela - Fake news e provocazioni, in attesa dell’insediamento di Maduro

La fabbrica del falso non chiude mai... L’ultima invenzione dei media italiani – e di qualche altro paese teleguidato dagli Usa – è stato l’arresto in Venezuela di Corina Machado.

Apprendevamo infatti dal Corriere, ieri sera, che “La leader dell’opposizione, uscita dalla clandestinità per partecipare alle manifestazioni anti-Maduro, è stata arrestata al termine di un corteo a Caracas”.

Seguivano dettagli che contribuivano a far crescere l’apprensione in un pubblico generico: “Secondo il direttivo politico del suo partito Vente Venezuela, Machado è stata intercettata da agenti armati del chavismo che hanno sparato contro la sua delegazione”.

A dare maggiore credibilità alla notizia veniva diffuso anche un brevissimo video di pochi secondi, in cui però la Machado saluta una piccolissima folla di telecamere e telefonini (meno di una cinquantina quelli visibili), in una via imprecisata e irriconoscibile. Ma rigorosamente “certificata” dal Corrierone.

“Nelle immagini il momento in cui la Machado è uscita dalla clandestinità e si è fatta riconoscere dalla folla in manifestazione” (poi sono intervenuti per reimpaginare in altro modo il video, all’interno di un articolo che modifica parzialmente quel che era stato scritto prima; ma la quantità di presenti è comunque verificabile).

Anche l’agenzia Ansa si è ridotta a fare da amanuense per lo “staff” della Machado, piuttosto incline al melodramma: “María Corina è stata violentemente intercettata mentre usciva dal comizio di Chacao. Agenti del regime hanno sparato alle moto che la trasportavano”.

E via dettagliando: “La leader era uscita brevemente dalla clandestinità per partecipare a una manifestazione pacifica dell’opposizione a Chacao, uno dei comuni di Caracas, sotto la minaccia delle forze di polizia e militari e delle bande armate di civili che pattugliano la città. A pochi metri da un presidio di polizia pesantemente armata e blindata, e vicino a civili chavisti armati, Machado ha preso la parola per cantare l’inno nazionale venezuelano da un palco improvvisato, rivolgendosi a circa 700 persone che l’attendevano dal mattino”.

Descrizione sicuramente molto romantica, secondo cui dalla “clandestinità” si esce e ci si rientra come in un albergo a cinque stelle. E lo si fa per “sfidare” a poca distanza un “presidio di polizia pesantemente armata e blindata, e vicino a civili chavisti armati”.

Quindi la notizia dell’arresto, la preoccupazione, l’allarme. Nonostante “il regime feroce di Maduro” smentisse la notizia su ogni canale (“Machado non è mai stata arrestata da nessuno, è una menzogna”).

Persino il ministro degli esteri Tajani si faceva prendere dalla voglia di commentare senza sapere bene cosa: “Chiediamo la liberazione immediata di @MariaCorinaYA leader dell’opposizione. Non possiamo più tollerare le azioni repressive e illegittime del regime di Maduro che ha perso le elezioni. Siamo vicini a tutti i cittadini che combattono per la libertà e la democrazia in Venezuela”.

Nel frattempo il candidato della destra fascista che era stato sconfitto a luglio, Gonzalez Urrutia, si lanciava in skecht comici dalle spiagge della Repubblica Dominicana, dove era in visita “in attesa di arrivare a Caracas per insediarsi”. “Come presidente eletto, chiedo il rilascio immediato di María Corina Machado. Alle forze di sicurezza che l’hanno rapita dico: non scherzate con il fuoco”.

A quel punto abbiamo sentito i nostri compagni presenti a Caracas, come rappresentanti delle organizzazioni aderenti all’Interazionale Antifascista, su quale fosse la situazione realmente. Nessuna manifestazione rilevante della cosiddetta opposizione (ricordiamo che anche l’Ansa quantificava al massimo in 700 i partecipanti al comizio della Machado…), un’oceanica manifestazione popolare invece per festeggiare il nuovo mandato di Maduro e far vedere da quale parte batte il cuore del paese.

Poi anche i media mainstream hanno capito che la favola dell’arresto non era più credibile. E quindi hanno iniziato a postare pezzi brevissimi in cui si mostrava incertezza, si affacciavano i dubbi, fino a mostrare un video della stessa Machado in cui – sola, un cappuccio in testa (fa tanto “clandestino”, vero?), con un prato e qualche albero alle spalle – “rassicurava” i suoi seguaci e l’Occidente tutto: “sto bene, al sicuro”. Poi anche questo video è stato cancellato dal Corsera...

Versione ufficiale finale: era stata arrestata, ma poi rilasciata e libera di tornare in clandestinità...

Credibile come una moneta non proprio di cioccolata...

Ci sembra decisamente evidente che l’“opposizione venezuelana” – che esiste, non c’è dubbio, ed è rappresentata soprattutto dalle classi molto abbienti, ma con poco seguito popolare – si faccia sentire solo quando le telecamere dell’Occidente si mettono in moto.

Era avvenuto per le elezioni di luglio (disturbate da milioni di attacchi ddos contro i computer che raccoglievano i risultati della votazione), avviene in questi giorni in cui Maduro assume nuovamente l’incarico.

Persino ai media mainstream scappa detto, per esempio, che “Machado non appariva in pubblico da agosto” (da subito dopo le elezioni, insomma, e dopo la solita auto-investitura del candidato sconfitto).

Non è finita qui, comunque, con le provocazioni. I 125 mercenari arrestati – questi sì – con armi e munizioni, entrati clandestinamente (loro sì) nel paese per compiere attentati e dare l’impressione di una “guerriglia” contro il governo bolivariano, stanno lì a dimostrare che proprio in questi giorni di festa popolare bisogna attendersi qualche problema. Che non cambierà però la storia del Venezuela antifascista e bolivariano.

P. S. A proposito di storia… qualcuno ha notizie dell’altro “presidente democraticamente eletto”, riconosciuto persino da Mentana, che risponde al nome di Guaidò?

Fonte

07/08/2024

Venezuela - Il Tribunale Supremo ha acquisito i verbali delle elezioni. Incriminati i leader della destra

Il presidente della Consiglio Nazionale Elettorale del Venezuela (Cne), Elvis Amoroso, ha consegnato alla Corte Suprema di Giustizia i registri elettorali delle elezioni dello scorso 28 luglio.

“Tutto ciò che è stato richiesto dalla più alta corte della Repubblica è stato presentato”, ha dichiarato Amoroso senza fornire ulteriori dettagli.

I documenti erano stati richiesti con una sentenza del 3 agosto dopo il ricorso presentato da Nicolás Maduro. Il presidente venezuelano aveva chiesto al tribunale di “certificare” il processo elettorale dopo le denunce di frode da parte dell’opposizione.

Il rieletto presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha assicurato ieri che parteciperà alla Corte Suprema di Giustizia (TSJ) venerdì prossimo e presenterà il 100% dei verbali originali, esortando gli altri ex candidati a rispettare la convocazione della Corte.

Il procedimento risponde al ricorso presentato dal presidente Maduro, in cui ha chiesto un’indagine sul processo elettorale per chiarire i dubbi e le accuse di frode mosse dall’estrema destra.

Martedì, la presidente della magistratura, Caryslia Rodríguez, ha dichiarato che “la mancata comparizione davanti a questa camera comporterà le conseguenze previste dal nostro attuale sistema giuridico”.

Oggi Edmundo González, il candidato presidenziale della Tavola rotonda di estrema destra Unità Democratica, e che si è autoproclamato presidente eletto lunedì scorso, è stato convocato per presentare i suoi risultati elettorali.

La Corte Suprema aveva dato tre giorni di tempo al Consiglio Nazionale Elettorale per presentare i verbali di scrutinio, il totale dei seggi elettorali su scala nazionale, nonché i verbali di aggiudicazione e proclamazione della vittoria di Maduro.

Il procuratore generale venezuelano Tarek William Saab ha intanto annunciato l’apertura di una inchiesta penale contro i due leader dell’opposizione: Edmundo González – candidato alla presidenza nelle elezioni dello scorso 28 luglio – e María Corina Machado.

Tra i crimini contestati ai due leader dell’opposizione dal Ministero Pubblico figurano quelli di “usurpazione di funzioni, diffusione di informazioni false per diffondere il panico, istigazione alla disobbedienza delle leggi e all’insurrezione, associazione a delinquere e cospirazione”. Poche ore prima González e Machado si erano appellati alle forze armate – senza ottenere risultati – affinché impedissero quello hanno definito “il colpo di Stato di Maduro”.

Lo stesso Maduro ha reso pubblico su X il comunicato con cui le Forze Armate Nazionali Bolivariane confermano la loro lealtà allo Stato e al Presidente eletto.

L’ennesimo tentativo di golpe della destra e dei loro alleati internazionali andato a male.

Fonte

27/03/2014

Venezuela: un golpe a vocazione continentale

Inviata in Venezuela per mediare fra governo e opposizione, la delegazione dei ministri degli Esteri dell’Unasur (Unione delle nazioni sudamericane) ha concluso alcune ore fa la sua prima missione incontrando al palazzo di Miraflores il presidente Nicolás Maduro, a cui ha rivolto una serie di raccomandazioni. Il capo della diplomazia di Caracas, Elías Jaua, ha riferito che oggi la presidenza di turno dell’Unasur emetterà un comunicato ufficiale sulla sua visita di 48 ore, che ha incluso anche colloqui con l’opposizione ed alcuni esponenti della cosiddetta società civile.

L’opposizione ha tuttavia chiarito che in attesa di conoscere la posizione ufficiale dell’organismo continentale le manifestazioni di piazza non cesseranno. E’ intanto rientrata nel paese la deputata antichavista radicale María Corina Machado, di cui l’Assemblea nazionale – nella quale il governo gode di un’ampia maggioranza – ha annunciato lunedì la destituzione per aver violato alcuni articoli della Costituzione, in particolare il 191 e il 149 che vietano ai funzionari pubblici di accettare incarichi da un governo straniero senza l’autorizzazione del parlamento. L’articolo 191 della Costituzione stabilisce che i deputati “non potranno accettare o esercitare incarichi pubblici senza perdere la loro investitura, salvo per attività docenti, accademiche, accidentali o assistenziali, sempre che queste non prevedano una dedica esclusiva”.

Accusata dal governo di aver organizzato manifestazioni violente – accusa che risuona fin dall’inizio delle proteste, il 12 febbraio – la deputata ‘antichavista’ radicale María Corina Machado, è stata destituita. Il presidente dell’Assemblea nazionale ed esponente di spicco dell’esecutivo, Diosdado Cabello, ha spiegato che la decisione è stata presa dopo la partecipazione di Machado a una riunione dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa) in qualità di “rappresentante alternativa” di Panama, paese con il quale Caracas ha recentemente rotto le relazioni diplomatiche, accusando il piccolo paese centroamericano di ingerenza e di subalternità alla politica statunitense. Venerdì scorso Machado era stata invitata dal governo del paese di Panama a rappresentarla a una sessione dell’Osa che includeva nell’agenda del dibattito anche la crisi venezuelana; un punto infine escluso dall’incontro per volontà della maggior parte dei delegati latinoamericani. Che Machado ha rimproverato accusando l’Osa di complicità “con la dittatura di Maduro” dopo il rifiuto di imporre sanzioni al governo di Caracas.

Machado, 46 anni, firmataria del documento di appoggio al tentato colpo di stato confindustriale del 2002 contro Hugo Chavez, aveva catturato l’attenzione dei media lo scorso anno quando fu coinvolta in una violenta rissa in parlamento. Insieme al dirigente del partito di destra radicale Voluntad Popular Leopoldo López, arrestato un mese fa per istigazione alla violenza, è una delle promotrici de “La salida” (l’uscita), la copertura politica all’ondata di manifestazioni violente inscenate da gruppi minoritari dell’opposizione che finora hanno portato alla morte di ben 36 persone.

Proveniente da Lima in compagnia di tre parlamentari peruviani, al suo arrivo all’aeroporto di Maiquetía, Machado ha dichiarato ai giornalisti di sentirsi “più deputata che mai” e di essere più che mai decisa “a continuare ad agire sia dentro che fuori l’Assemblea nazionale”.

Non è chiaro al momento quale sarà la sorte di Machado: secondo alcune fonti di stampa, il governo intende privarla dell’immunità parlamentare per indagare sul suo ruolo nelle proteste dell’oligarchia e negli omicidi di numerosi agenti di polizia, esponenti delle organizzazioni di sinistra e anche manifestanti antigovernativi freddati da esponenti delle bande di guarimberos o da cecchini. Come una donna ventottenne, interprete dei segni per non udenti in una tv di opposizione e incinta di cinque mesi, uccisa da uomini armati mentre cercava di rimuovere una barricata di chiodi, cemento e spazzatura per tornare a casa.

Il ruolo della aggressiva deputata non sembra del resto secondario nella strategia di destabilizzazione della situazione in Venezuela dietro la quale si celano, e neanche tanto, l’amministrazione statunitense, la destra colombiana e alcuni ambienti reazionari continentali. Machado è arrivata fino in Salvador, dove il Fmln a capo di un fronte progressista ha vinto le presidenziale per una manciata di voti, per incitare i fascisti e i liberal-nazionalisti di Arena a non riconoscere i risultati ufficiali, esattamente quanto ha fatto la destra oligarchica venezuelana ogni volta che a Caracas i risultati elettorali gli hanno dato torto, come dopo le elezioni comunali dell’8 dicembre scorso.

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