In Italia e in Europa c’è ancora gente – nelle redazioni dei giornali o nelle toilette di Montecitorio – che ci dice ogni giorno quanto sia “legittimo” bombardare un paese sovrano e rapirne il presidente perché lì c’è una “dittatura” e quindi bisogna esportarci la “democrazia”.
Neanche il fatto che il bombardiere-capo – un immobiliarista diventato ricco comprando e ricattando giudici – dica esplicitamente che a lui interessa soltanto il petrolio del Venezuela è sufficiente a far cambiare, se non altro, la “narrazione”.
È del tutto inutile cercare di sbugiardare questi “anti-dittatori” con prove o argomenti ragionevoli, perché la malafede è così esplicita da rendere impossibile un confronto serio. È preferibile, quindi, far parlare lo stesso Trump, che gode certamente di qualche informazione più attendibile, di prima mano.
Alla base della definizione del regime socialista bolivariano del Venezuela come “dittatura” c’è un’affermazione che è diventata un dogma di fede: “Nelle elezioni dell’estate 2024 Edmundo González, leader dell’opposizione, aveva vinto con circa il 65-70% dei voti, mentre Maduro risultava nettamente sconfitto”. Come propaganda funziona, visto che persino gente “di sinistra” ripete questo mantra senza chiedersi nulla...
Dunque all’interno del Paese l’opposizione sarebbe fortissima, pronta a cambiare totalmente il sistema e la repubblica, se solo “qualcuno” colpisse il regime impedendogli di continuare ad “opprimere” questa maggioranza oceanica.
Questo evento è accaduto “finalmente” il 3 gennaio, lasciando sul terreno un centinaio di morti e il rapimento del presidente Maduro, nonché di sua moglie, portati immediatamente a New York per girare un “processo” che si vorrebbe spettacolare – siamo pur sempre nel regno di Hollywood... – pur essendo “legalmente” una farsa.
“Decapitato il regime”, come hanno titolato tutti i media occidentali, grazie anche a “tradimenti interni” (prosegue la narrazione), ci si aspettava che quella “opposizione straordinariamente maggioritaria” prendesse il potere o venisse paracadutata a Miraflores. In fondo, che ci vuole? Il “dittatore” è in manette, i suoi “complici” allo sbando, “il popolo” è felice, l’America sorveglia dall’alto con i cacciabombardieri... date le chiavi del potere al “candidato vincente” alle elezioni, o almeno alla sua sodale, fresca di premio Nobel “per la pace”, e facciamola finita.
Ma proprio il bombardiere-capo emana la sentenza: “Maria Corina Machado non ha il sostegno o il rispetto per guidare il Venezuela”. Quindi neanche Edmundo Gonzalez...
Ma come? Il 65-70% dei voti non garantisce abbastanza “sostegno e rispetto”? E quanti voti servirebbero?
Peggio ancora: il “regime dittatoriale” passa il ruolo di presidente pro-tempore alla sua vice, Delcy Rodriguez, con regolare sentenza della Corte Suprema e seguendo tutte le procedure costituzionali vigenti – sul punto del trasferimento dei poteri – in qualsiasi “democrazia occidentale” (se pensate che in Italia ciò significherebbe avere La Russa al Quirinale, fate bene a preoccuparvi, ma purtroppo sarebbe “costituzionalmente corretto”).
Insomma: il governo bolivariano resta in piedi, apre trattative con l’aggressore statunitense, il popolo manifesta tutti i giorni (ma a sostegno del presidente rapito e del “regime”, contro l’aggressore), e la “straordinaria maggioranza” dell’opposizione tace. Come se non esistesse o fosse rilevante quanto – “vi ricordate?” – Guaidò (un narcotrafficante vero, autonominatosi “presidente” dopo un’altra tornata elettorale perduta e riconosciuto tale dalla “comunità internazionale”, Enrico Mentana compreso).
Un silenzio che ne dimostra l’inconsistenza e conferma – cosa tocca scrivere, signora mia... – quanto affermato da Trump: “non ha sostegno e rispetto per guidare il Venezuela”. Il governo bolivariano invece sì. Anche se Trump vorrebbe ammazzarli tutti, “purtroppo” il popolo è con loro e non con Machado e Gonzalez.
Poi, certo, proseguendo con bombardamenti e minacce, tentativi di corruzione e manovre golpiste, praticando l’embargo sul petrolio e su tutto, col tempo le cose potrebbero cambiare. Ma per ora è così: il governo bolivariano ha il consenso popolare, l’“opposizione democratica” – o semplicemente al servizio degli Stati Uniti – no. E non c’è nessun “cugggino venezuelano” che possa cambiare questo fatto.
Conclusione logica, rifiutata per principio dai propagandisti a libro paga: Maduro era e resta il legittimo presidente del Venezuela. Il “dittatore” sarebbe chiunque altro venisse insediato al suo posto per distruggere l’opera sua e del predecessore, Chavez.
P.S. Chi volesse maggiori informazioni sul sistema elettorale venezuelano e sul perché, di conseguenza, i “brogli” sono quasi impossibili, può leggersi la descrizione fatta dagli osservatori internazionali presenti al momento del voto.
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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11/01/2026
20/09/2024
Il solito “oppositore” venezuelano che recita la parte della vittima...
Solo una delle milioni di fake news sparate contro la rivoluzione bolivariana e il governo del Venezuela, confermato anche alle ultime elezioni. Il “candidato dell’opposizione”, dopo essersi proclamato vincitore ancor prima che la Commissione elettorale (un potere indipendente, in quel paese, non come in Italia dove è il Ministero dell'Interno a certificare i risultati), è poi fuggito in Spagna chiedendo “asilo politico” e raccontando di “essere stato costretto a lasciare il paese”.
Una semplice menzogna, per di più arrivata dopo che lo stesso Gonzales Urrutia, nell’ambasciata spagnola, aveva liberamente firmato una lettera alla presenza di Jorge e Delcy Rodriguez – rispettivamente presidente del Parlamento e vicepresidente del Venezuela – in cui riconosce la legittimità del voto popolare e quindi anche della presidenza di Maduro. Ieri il governo venezuelano ha reso pubblici sia la lettera che il video girato al momento dell’incontro.
In pratica, e per farla breve, l’ex diplomatico Gonzales Urrutia – che si era “distinto” in El Salvador come “consigliere” degli squadroni della morte, messi su dagli oligarchi locali assistiti dalla Cia – se n’è andato dal Venezuela con il consenso del governo Maduro e dopo aver spontaneamente riconosciuto i risultati elettorali. Giunto in Spagna, però, ha ripreso ad atteggiarsi a vittima, perseguitato, ecc. Un po’ come – qualche anno fa – il suo predecessore, Juan Guaidò, di cui si sono da tempo perse le tracce (le ultime segnalazioni lo davano dedito al narcotraffico).
Inutile dire che, anche in questo caso, la “libera informazione” occidentale si guarda bene dal verificare la propaganda imperiale... Qui di seguito il comunicato dell’ambasciata di Caracas in Italia, con la lettera, il video, ecc..
Una semplice menzogna, per di più arrivata dopo che lo stesso Gonzales Urrutia, nell’ambasciata spagnola, aveva liberamente firmato una lettera alla presenza di Jorge e Delcy Rodriguez – rispettivamente presidente del Parlamento e vicepresidente del Venezuela – in cui riconosce la legittimità del voto popolare e quindi anche della presidenza di Maduro. Ieri il governo venezuelano ha reso pubblici sia la lettera che il video girato al momento dell’incontro.
In pratica, e per farla breve, l’ex diplomatico Gonzales Urrutia – che si era “distinto” in El Salvador come “consigliere” degli squadroni della morte, messi su dagli oligarchi locali assistiti dalla Cia – se n’è andato dal Venezuela con il consenso del governo Maduro e dopo aver spontaneamente riconosciuto i risultati elettorali. Giunto in Spagna, però, ha ripreso ad atteggiarsi a vittima, perseguitato, ecc. Un po’ come – qualche anno fa – il suo predecessore, Juan Guaidò, di cui si sono da tempo perse le tracce (le ultime segnalazioni lo davano dedito al narcotraffico).
Inutile dire che, anche in questo caso, la “libera informazione” occidentale si guarda bene dal verificare la propaganda imperiale... Qui di seguito il comunicato dell’ambasciata di Caracas in Italia, con la lettera, il video, ecc..
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Venezuela riafferma il suo impegno a rispettare gli accordi internazionali
Venezuela riafferma il suo impegno a rispettare gli accordi internazionali
In base alle dichiarazioni del Presidente della Asamblea Nacional, Jorge Rodríguez di ieri 18 settembre, il Venezuela desidera chiarire la sua ferma posizione riguardo alle recenti azioni e false dichiarazioni del cittadino Edmundo González Urrutia, manifestate attraverso una lettera contenente informazioni che non riflettono la posizione ufficiale dello Stato venezuelano né, tanto meno la veridicità dei fatti.
González Urrutia ha realizzato dichiarazioni contrarie ai principi e agli accordi internazionali difesi dal Venezuela, il che costituisce una grave distorsione della realtà. Durante una conferenza stampa ieri, mercoledì 18 settembre, il presidente della Asamblea Nacional de la República Bolivariana de Venezuela, Jorge Rodríguez ha mostrato una lettera firmata dall’ex candidato Edmundo González Urrutia il giorno 7 settembre 2024 insieme a delle foto che testimoniano il clima dell’incontro presso l’Ambasciata spagnola a Caracas (si allegano documento, foto e video).
Il deputato venezuelano ha inoltre ribadito che il contatto iniziale per la richiesta dell’asilo politico fu avviato proprio da González Urrutia e che, la suddetta lettera fu letta e firmata alla presenza dell’ambasciatore spagnolo in Venezuela, che però non appose la sua firma per mancanza di autorizzazione.
Le foto e i video, fino a questo momento di carattere riservato, mostrano il momento in cui l’ex candidato firma la lettera, confermando che l’incontro si è svolto in modo cordiale e senza coercizione, con la partecipazione del presidente della Asamblea Nacional Jorge Rodríguez e della vicepresidenta Delcy Rodríguez in rappresentanza del capo di Stato Nicolás Maduro.
Ieri 18 settembre, González Urrutia, ha pubblicato un video sui suoi canali social sostenendo “di essere stato costretto a lasciare il paese”. Jorge Rodríguez ha prontamente smentito queste affermazioni, dando a González Urrutia 24 ore per ritrattare e definendo la sua versione una “menzogna codarda”.
Rodríguez ha ribadito che la lettera di González Urrutia riconosce la legittimità delle istituzioni venezuelane, compresi i cinque poteri dello Stato, e che lo stesso González ha cercato attivamente un dialogo con le autorità venezuelane prima della sua partenza. Nel documento, indirizzato al presidente della Asamblea Nacional, Jorge Rodríguez, González Urrutia riconosce l’autorità del Tribunale Supremo di Giustizia e la sentenza che convalida la vittoria del presidente Nicolás Maduro Moros.
Il Parlamentario venezuelano ha espresso perplessità sul comportamento di González Urrutia anche per la sua “condizione di asilo politico in Spagna, Urrutia potrebbe violare gli obblighi derivanti dal suo status”. Gonzales ribadendo che “il Venezuela ha sempre rispettato gli accordi internazionali in materia di asilo” ricorda che “la partenza di González Urrutia verso la Spagna è stata approvata dal governo venezuelano”.
Il Presidente della Asamblea Nacional ha invitato la comunità internazionale a non lasciarsi ingannare da dichiarazioni prive di fondamento che, lungi dal contribuire alla diplomazia e alla pace, cercano di generare confusione. Il Venezuela continuerà ad agire in conformità con i suoi principi di sovranità, autodeterminazione del popolo e rispetto dei diritti umani.
Inoltre, il deputato venezuelano ha reiterato che la Repubblica Bolivariana del Venezuela ribadisce la sua volontà di continuare a lavorare con gli Stati e le organizzazioni internazionali per garantire il rispetto dei trattati e degli accordi che promuovono la giustizia e i diritti fondamentali.
Fonte
10/09/2024
Edmundo González: dal Venezuela alla “Piccola Caracas” di Madrid
Edmundo González, sconfitto alle elezioni in Venezuela, sbarca in Spagna in un’operazione congiunta tra il governo di Pedro Sánchez (dubito che abbia informato i suoi partner), le autorità venezuelane e, naturalmente, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che è quello responsabile dell’opposizione venezuelana. La Repubblica Dominicana, come accade in tanti luoghi a due passi dagli Stati Uniti, è stata semplicemente un padrone di casa che pone le domande giuste e consegna un aereo se gli viene chiesto o ne consente l’atterraggio se necessario.
La soluzione è buona per coloro che sono stati coinvolti nella questione. Il Venezuela evita le pressioni internazionali che gli vengono applicate per il terribile crimine di far rispettare la legge (è uno dei pochi paesi al mondo in cui è messo in discussione l’applicazione delle leggi).
Gli Stati Uniti si tolgono un ostacolo dalle spalle per non ripetere la farsa dei tempi di Guaidó, arrabbiati perché Maria Corina Machado e Edmundo González non sono riusciti a vincere le elezioni nonostante tutto l’aiuto ricevuto.
Lo stesso González starà meglio a Madrid che in una cella trasformato in un martire della democrazia venezuelana (sono sicuro che lo sta valutando).
Il governo Sánchez dà una mano per poter continuare a compensare gli errori del passato (e continuare ad aiutare le aziende che vogliono fare affari con il Venezuela) e la destra spagnola rimane, come sempre, a calciare a terra perché non buca né taglia nulla in questa storia.
Edmundo González si unisce così a quella pletora di leader di destra e di estrema destra che trovano una sistemazione accogliente nella Madrid di Isabel Díaz Ayuso e nella Spagna di Mariano Rajoy o Pedro Sánchez. Persone che nei loro paesi sarebbero probabilmente in prigione come ladri o, almeno, perseguite per aver abusato della loro posizione e imbrogliato, vivono una bella vita nella Piccola Caracas di Madrid o nelle vicinanze delle cattedrali messicane del tempo libero.
Leopoldo López, Antonio Ledezma, Peña Nieto, Felipe Calderón, Salinas de Gortari... Ieri anche Pinochet, Videla, Stroessner sono stati ben accolti… La Spagna dovrebbe vendicarsi e mandare Miguel Bosé e Taburete in un tour permanente della regione.
Il Venezuela è un “cigno nero” dopo la “fine della storia” annunciata da Francis Fukuyama a seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica. Il paese caraibico è salito sulle prime pagine del mondo perché il suo nuovo presidente, Hugo Chávez, ha deciso di prendere le bandiere del socialismo, della sovranità nazionale, di un prezzo equo del petrolio e di una nuova geopolitica in cui la Cina e la Russia avevano un posto nel continente latinoamericano.
Tutti crimini per gli Stati Uniti.
Da quando Chávez ha vinto le elzioni nel 1998, non hanno smesso di cercare di rovesciare i governi venezuelani. Dopo la morte di Chávez, hanno raddoppiato i loro tentativi, incluse le sanzioni e blocchi. Non ci sono riusciti e Nicolás Maduro ha vinto le elezioni che non avrebbe potuto assolutamente indire a causa del blocco economico. Ma proprio come gli Stati Uniti hanno perso tutte le guerre in cui sono stati coinvolti ultimamente – Afghanistan, Libia, Siria, Yemen – hanno anche perso la battaglia venezuelana.
Il problema è che la politica venezuelana non è la politica estera di Spagna, Brasile, Colombia o Cile. È politica interna e la destra usa il Venezuela come ariete per mettere in discussione qualsiasi politica di sinistra. Dalla Spagna crediamo che il paese stia bruciando, ma la normalità è la linea guida. C’erano più persone in Plaza de Colón per insultare il governo Sánchez usando il Venezuela che nelle chiamate di María Corina Machado a Caracas. Lì è il brodo ricotto.
Poiché l’apparato mediatico globale che ha costruito il “manufatto demonizzato del Venezuela” è brutale, cercare di argomentare che è una battaglia persa. È come voler spiegare qualsiasi cosa all’elettore fedele di Milei che mette in discussione la dittatura brasiliana ma va a comprare cibo lì perché in Argentina non ne ha abbastanza.
Quando la destra discute con il Venezuela, deve essere mandata direttamente dove l’ha mandata Labordeta. Questi esponenti della destra sono difensori delle dittature (anche Felipe González, così attento agli interessi economici dei suoi amici nella regione, diceva che la dittatura venezuelana era peggiore di quella di Pinochet).
A loro non frega un cazzo di quello che succede in qualsiasi altro posto del mondo, come Gaza, perché tutto quello che cercano è di confondere il dibattito, non di trovare soluzioni alle sfide che il mondo deve affrontare. Bakunin disse nel diciannovesimo secolo che se discutevano con Dio, volevano ingannarti. Se oggi discutono con te del Venezuela, è perché vogliono ingannarti.
Ecco perché il comportamento del Regno di Spagna nei confronti dei movimenti indipendentisti catalano e basco, e le sue posizioni nei confronti del Venezuela di Nicolás Maduro, non regge al minimo confronto giuridico.
In Spagna, Aznar criminalizzava il kale borroka (1), che non è mai costato la morte di nessuno – a differenza delle guarimbas organizzate dall’opposizione in Venezuela – punibile come reato di terrorismo. D’altra parte, il sistema giudiziario venezuelano non può perseguire quei criminali che sono, come i mujaheddin prima dell’11 settembre, “guerrieri della libertà”.
In Spagna, i separatisti catalani che hanno organizzato il referendum e hanno dichiarato la “disconnessione” sono stati perseguitati, processati e imprigionati, mentre i politici venezuelani che non riconoscono il risultato elettorale e incitano alla violenza, devono essere lasciati in pace nonostante le loro distruzioni e persino i loro omicidi. (Ricordo ancora Cayetana Álvarez de Toledo che celebrava le bombe incendiarie a Caracas che hanno arso vive delle persone).
In Spagna, Russia Today, Sputnik e qualsiasi organizzazione che voglia interferire nelle nostre elezioni possono essere banditi, e in Venezuela devono tollerare qualsiasi organizzazione o media pagato dagli Stati Uniti che voglia influenzare le elezioni.
In Venezuela stanno crescendo del 10% e hanno appena firmato l’ingresso nei BRICS+. Hanno le più grandi riserve petrolifere registrate al mondo – che è il problema principale del Venezuela – e decine di miliardi dei milioni di persone che hanno dovuto lasciare il paese a causa delle sanzioni e del blocco hanno iniziato a tornare. Il Venezuela non è certo la Svizzera, ma nemmeno la Spagna. Abbiamo avuto il Consiglio Generale della Magistratura al di fuori della Costituzione per cinque anni. Chi siamo noi per dare lezioni? Sono gli Stati Uniti che impediscono l’approvazione del genocidio in Palestina? È la destra spagnola che copre le spalle ai dittatori di tutto il mondo?
Lasciamoli soli a ritrovare la loro normalità. Smettetela di fomentare colpi di stato in Venezuela. Rispettate le vostre istituzioni, con le loro debolezze, così come noi tolleriamo quelle di altri luoghi e lottiamo per quelle migliori in tutto il mondo (o abbiamo dimenticato la Corte Suprema degli Stati Uniti o il García-Castellón di Spagna?).
Edmundo González a Madrid elimina il pericolo di una guerra civile che María Corina Machado cercava come possibilità di assumere la guida dell’opposizione. E questo è il principale risultato delle ultime elezioni in Venezuela: scongiurare il pericolo di una guerra civile. Anche se Cayetana Álvarez de Toledo, José María Aznar, Isabel Díaz Ayuso, Santiago Abascal e Núñez Feijóo hanno perso, ancora una volta, una delle loro principali risorse elettorali.
Fonte
La soluzione è buona per coloro che sono stati coinvolti nella questione. Il Venezuela evita le pressioni internazionali che gli vengono applicate per il terribile crimine di far rispettare la legge (è uno dei pochi paesi al mondo in cui è messo in discussione l’applicazione delle leggi).
Gli Stati Uniti si tolgono un ostacolo dalle spalle per non ripetere la farsa dei tempi di Guaidó, arrabbiati perché Maria Corina Machado e Edmundo González non sono riusciti a vincere le elezioni nonostante tutto l’aiuto ricevuto.
Lo stesso González starà meglio a Madrid che in una cella trasformato in un martire della democrazia venezuelana (sono sicuro che lo sta valutando).
Il governo Sánchez dà una mano per poter continuare a compensare gli errori del passato (e continuare ad aiutare le aziende che vogliono fare affari con il Venezuela) e la destra spagnola rimane, come sempre, a calciare a terra perché non buca né taglia nulla in questa storia.
Edmundo González si unisce così a quella pletora di leader di destra e di estrema destra che trovano una sistemazione accogliente nella Madrid di Isabel Díaz Ayuso e nella Spagna di Mariano Rajoy o Pedro Sánchez. Persone che nei loro paesi sarebbero probabilmente in prigione come ladri o, almeno, perseguite per aver abusato della loro posizione e imbrogliato, vivono una bella vita nella Piccola Caracas di Madrid o nelle vicinanze delle cattedrali messicane del tempo libero.
Leopoldo López, Antonio Ledezma, Peña Nieto, Felipe Calderón, Salinas de Gortari... Ieri anche Pinochet, Videla, Stroessner sono stati ben accolti… La Spagna dovrebbe vendicarsi e mandare Miguel Bosé e Taburete in un tour permanente della regione.
Il Venezuela è un “cigno nero” dopo la “fine della storia” annunciata da Francis Fukuyama a seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica. Il paese caraibico è salito sulle prime pagine del mondo perché il suo nuovo presidente, Hugo Chávez, ha deciso di prendere le bandiere del socialismo, della sovranità nazionale, di un prezzo equo del petrolio e di una nuova geopolitica in cui la Cina e la Russia avevano un posto nel continente latinoamericano.
Tutti crimini per gli Stati Uniti.
Da quando Chávez ha vinto le elzioni nel 1998, non hanno smesso di cercare di rovesciare i governi venezuelani. Dopo la morte di Chávez, hanno raddoppiato i loro tentativi, incluse le sanzioni e blocchi. Non ci sono riusciti e Nicolás Maduro ha vinto le elezioni che non avrebbe potuto assolutamente indire a causa del blocco economico. Ma proprio come gli Stati Uniti hanno perso tutte le guerre in cui sono stati coinvolti ultimamente – Afghanistan, Libia, Siria, Yemen – hanno anche perso la battaglia venezuelana.
Il problema è che la politica venezuelana non è la politica estera di Spagna, Brasile, Colombia o Cile. È politica interna e la destra usa il Venezuela come ariete per mettere in discussione qualsiasi politica di sinistra. Dalla Spagna crediamo che il paese stia bruciando, ma la normalità è la linea guida. C’erano più persone in Plaza de Colón per insultare il governo Sánchez usando il Venezuela che nelle chiamate di María Corina Machado a Caracas. Lì è il brodo ricotto.
Poiché l’apparato mediatico globale che ha costruito il “manufatto demonizzato del Venezuela” è brutale, cercare di argomentare che è una battaglia persa. È come voler spiegare qualsiasi cosa all’elettore fedele di Milei che mette in discussione la dittatura brasiliana ma va a comprare cibo lì perché in Argentina non ne ha abbastanza.
Quando la destra discute con il Venezuela, deve essere mandata direttamente dove l’ha mandata Labordeta. Questi esponenti della destra sono difensori delle dittature (anche Felipe González, così attento agli interessi economici dei suoi amici nella regione, diceva che la dittatura venezuelana era peggiore di quella di Pinochet).
A loro non frega un cazzo di quello che succede in qualsiasi altro posto del mondo, come Gaza, perché tutto quello che cercano è di confondere il dibattito, non di trovare soluzioni alle sfide che il mondo deve affrontare. Bakunin disse nel diciannovesimo secolo che se discutevano con Dio, volevano ingannarti. Se oggi discutono con te del Venezuela, è perché vogliono ingannarti.
Ecco perché il comportamento del Regno di Spagna nei confronti dei movimenti indipendentisti catalano e basco, e le sue posizioni nei confronti del Venezuela di Nicolás Maduro, non regge al minimo confronto giuridico.
In Spagna, Aznar criminalizzava il kale borroka (1), che non è mai costato la morte di nessuno – a differenza delle guarimbas organizzate dall’opposizione in Venezuela – punibile come reato di terrorismo. D’altra parte, il sistema giudiziario venezuelano non può perseguire quei criminali che sono, come i mujaheddin prima dell’11 settembre, “guerrieri della libertà”.
In Spagna, i separatisti catalani che hanno organizzato il referendum e hanno dichiarato la “disconnessione” sono stati perseguitati, processati e imprigionati, mentre i politici venezuelani che non riconoscono il risultato elettorale e incitano alla violenza, devono essere lasciati in pace nonostante le loro distruzioni e persino i loro omicidi. (Ricordo ancora Cayetana Álvarez de Toledo che celebrava le bombe incendiarie a Caracas che hanno arso vive delle persone).
In Spagna, Russia Today, Sputnik e qualsiasi organizzazione che voglia interferire nelle nostre elezioni possono essere banditi, e in Venezuela devono tollerare qualsiasi organizzazione o media pagato dagli Stati Uniti che voglia influenzare le elezioni.
In Venezuela stanno crescendo del 10% e hanno appena firmato l’ingresso nei BRICS+. Hanno le più grandi riserve petrolifere registrate al mondo – che è il problema principale del Venezuela – e decine di miliardi dei milioni di persone che hanno dovuto lasciare il paese a causa delle sanzioni e del blocco hanno iniziato a tornare. Il Venezuela non è certo la Svizzera, ma nemmeno la Spagna. Abbiamo avuto il Consiglio Generale della Magistratura al di fuori della Costituzione per cinque anni. Chi siamo noi per dare lezioni? Sono gli Stati Uniti che impediscono l’approvazione del genocidio in Palestina? È la destra spagnola che copre le spalle ai dittatori di tutto il mondo?
Lasciamoli soli a ritrovare la loro normalità. Smettetela di fomentare colpi di stato in Venezuela. Rispettate le vostre istituzioni, con le loro debolezze, così come noi tolleriamo quelle di altri luoghi e lottiamo per quelle migliori in tutto il mondo (o abbiamo dimenticato la Corte Suprema degli Stati Uniti o il García-Castellón di Spagna?).
Edmundo González a Madrid elimina il pericolo di una guerra civile che María Corina Machado cercava come possibilità di assumere la guida dell’opposizione. E questo è il principale risultato delle ultime elezioni in Venezuela: scongiurare il pericolo di una guerra civile. Anche se Cayetana Álvarez de Toledo, José María Aznar, Isabel Díaz Ayuso, Santiago Abascal e Núñez Feijóo hanno perso, ancora una volta, una delle loro principali risorse elettorali.
Fonte
07/08/2024
Venezuela - Il Tribunale Supremo ha acquisito i verbali delle elezioni. Incriminati i leader della destra
Il presidente della Consiglio Nazionale Elettorale del Venezuela (Cne), Elvis Amoroso, ha consegnato alla Corte Suprema di Giustizia i registri elettorali delle elezioni dello scorso 28 luglio.
“Tutto ciò che è stato richiesto dalla più alta corte della Repubblica è stato presentato”, ha dichiarato Amoroso senza fornire ulteriori dettagli.
I documenti erano stati richiesti con una sentenza del 3 agosto dopo il ricorso presentato da Nicolás Maduro. Il presidente venezuelano aveva chiesto al tribunale di “certificare” il processo elettorale dopo le denunce di frode da parte dell’opposizione.
Il rieletto presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha assicurato ieri che parteciperà alla Corte Suprema di Giustizia (TSJ) venerdì prossimo e presenterà il 100% dei verbali originali, esortando gli altri ex candidati a rispettare la convocazione della Corte.
Il procedimento risponde al ricorso presentato dal presidente Maduro, in cui ha chiesto un’indagine sul processo elettorale per chiarire i dubbi e le accuse di frode mosse dall’estrema destra.
Martedì, la presidente della magistratura, Caryslia Rodríguez, ha dichiarato che “la mancata comparizione davanti a questa camera comporterà le conseguenze previste dal nostro attuale sistema giuridico”.
Oggi Edmundo González, il candidato presidenziale della Tavola rotonda di estrema destra Unità Democratica, e che si è autoproclamato presidente eletto lunedì scorso, è stato convocato per presentare i suoi risultati elettorali.
La Corte Suprema aveva dato tre giorni di tempo al Consiglio Nazionale Elettorale per presentare i verbali di scrutinio, il totale dei seggi elettorali su scala nazionale, nonché i verbali di aggiudicazione e proclamazione della vittoria di Maduro.
Il procuratore generale venezuelano Tarek William Saab ha intanto annunciato l’apertura di una inchiesta penale contro i due leader dell’opposizione: Edmundo González – candidato alla presidenza nelle elezioni dello scorso 28 luglio – e María Corina Machado.
Tra i crimini contestati ai due leader dell’opposizione dal Ministero Pubblico figurano quelli di “usurpazione di funzioni, diffusione di informazioni false per diffondere il panico, istigazione alla disobbedienza delle leggi e all’insurrezione, associazione a delinquere e cospirazione”. Poche ore prima González e Machado si erano appellati alle forze armate – senza ottenere risultati – affinché impedissero quello hanno definito “il colpo di Stato di Maduro”.
Lo stesso Maduro ha reso pubblico su X il comunicato con cui le Forze Armate Nazionali Bolivariane confermano la loro lealtà allo Stato e al Presidente eletto.
L’ennesimo tentativo di golpe della destra e dei loro alleati internazionali andato a male.
Fonte
“Tutto ciò che è stato richiesto dalla più alta corte della Repubblica è stato presentato”, ha dichiarato Amoroso senza fornire ulteriori dettagli.
I documenti erano stati richiesti con una sentenza del 3 agosto dopo il ricorso presentato da Nicolás Maduro. Il presidente venezuelano aveva chiesto al tribunale di “certificare” il processo elettorale dopo le denunce di frode da parte dell’opposizione.
Il rieletto presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha assicurato ieri che parteciperà alla Corte Suprema di Giustizia (TSJ) venerdì prossimo e presenterà il 100% dei verbali originali, esortando gli altri ex candidati a rispettare la convocazione della Corte.
Il procedimento risponde al ricorso presentato dal presidente Maduro, in cui ha chiesto un’indagine sul processo elettorale per chiarire i dubbi e le accuse di frode mosse dall’estrema destra.
Martedì, la presidente della magistratura, Caryslia Rodríguez, ha dichiarato che “la mancata comparizione davanti a questa camera comporterà le conseguenze previste dal nostro attuale sistema giuridico”.
Oggi Edmundo González, il candidato presidenziale della Tavola rotonda di estrema destra Unità Democratica, e che si è autoproclamato presidente eletto lunedì scorso, è stato convocato per presentare i suoi risultati elettorali.
La Corte Suprema aveva dato tre giorni di tempo al Consiglio Nazionale Elettorale per presentare i verbali di scrutinio, il totale dei seggi elettorali su scala nazionale, nonché i verbali di aggiudicazione e proclamazione della vittoria di Maduro.
Il procuratore generale venezuelano Tarek William Saab ha intanto annunciato l’apertura di una inchiesta penale contro i due leader dell’opposizione: Edmundo González – candidato alla presidenza nelle elezioni dello scorso 28 luglio – e María Corina Machado.
Tra i crimini contestati ai due leader dell’opposizione dal Ministero Pubblico figurano quelli di “usurpazione di funzioni, diffusione di informazioni false per diffondere il panico, istigazione alla disobbedienza delle leggi e all’insurrezione, associazione a delinquere e cospirazione”. Poche ore prima González e Machado si erano appellati alle forze armate – senza ottenere risultati – affinché impedissero quello hanno definito “il colpo di Stato di Maduro”.
Lo stesso Maduro ha reso pubblico su X il comunicato con cui le Forze Armate Nazionali Bolivariane confermano la loro lealtà allo Stato e al Presidente eletto.
L’ennesimo tentativo di golpe della destra e dei loro alleati internazionali andato a male.
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