Per motivi diversi ma entrambi tragici nelle ultime settimane si è tornato a parlare di ruolo e competenze della Polizia Locale, le funzioni di controllo, prevenzione repressione, il tutto legato all’incessante martellamento mediatico sulla assunta percezione di insicurezza della cittadinanza italiana.
I fatti sono la morte di Nian Maguette, 54 anni, senegalese, lavoratore ambulante, e l’incendio del Capannone a Pomezia che ha provocato una nube tossica di enorme gravità.
I fatti che sembrano scollegati tra loro, hanno un comune denominatore nell’utilizzo improprio della Polizia Locale. Nel caso di Nian Maguette è venuta alla luce l’utilizzo, esistente ormai da diversi anni, dai tempi di Veltroni, di squadre speciali che agiscono in borghese ed a bordo di moto, impiegati unicamente in azioni repressive nei confronti degli ambulanti irregolari, e nel caso di Pomezia nel mancato utilizzo in forze della Polizia Locale, per operazioni di controllo del territorio.
Queste vicende hanno quindi evidenziato la tendenza ormai sempre più evidente e massiccia della volontà specifica di spostare il personale della Polizia locale storicamente impegnata in compiti di prevenzione e controllo, a compiti di polizia di sicurezza e di repressione, cosa che oggi trova legittimazione, ai limiti della incostituzionalità, con il Decreto Minniti.
Ma andiamo per ordine: la percezione di sicurezza. I dati ufficiali del Ministero degli Interni evidenzia una diminuzione costante dei reati contro la persona e contro i beni, ossia meno furti e rapine. La percezione della Insicurezza viene sbandierata con la situazione legata al terrorismo internazionale ed ai rischi di attentati. Ora partire da questo potenziale rischio per cercare di trasformare gli operatori della Polizia Locale, attualmente impegnati nei circa 7600 comuni italiani, in efficienti agenti dell’antiterrorismo appare operazione alquanto ridicola e utile essenzialmente alle dichiarazioni stampa di politici nazionali e sindaci sceriffo.
Se vogliamo entrare nel merito della questione sicurezza della cittadinanza tutta, iniziamo a dire che in Italia si muore principalmente per incidenti stradali, quasi 4000 persone l’anno e centinaia di migliaia di feriti con enormi costi sanitari e assicurativi, di tragedie legate all’incuria ed alla corruzione di costruttori e politici locali, capace di finanziare ponti e strade pagandole oro anche se costruite con la sabbia, (vedi viadotto nel cuneese), di disastri ambientali, quanti morti hanno causato e continueranno a causare le mancate verifiche negli anni dello sversamento dei rifiuti nella terra dei fuochi, dove fra l'altro piangiamo l’impegno di un nostro collega e di un ispettore di polizia morti perché lasciati soli nel contrastare la criminalità ambientale, e per ultimo il caso citato di Pomezia, sul quale sicuramente non possiamo dire la parola fine, infatti, da quanto dichiarato dal Sindaco di Pomezia erano esistenti diversi esposti di comitati di cittadini che paventavano i rischi dello stoccaggio di rifiuti in capannoni della zona, e sembra che oltre a quello incendiato ne esistano ancora altri.
Sicuramente, da parte della Città Metropolitana di Roma, che vede il Sindaco di Pomezia svolgere la funzione di vice sindaco, poteva essere richiesto l'intervento della Polizia metropolitana, che ha tra le sue specificità, il controllo sui reati ambientali. Ciò non e avvenuto.
Non è avvenuto, perché come denunciamo da tempo come USB, nel tempo si è snaturato il ruolo ed i compiti della polizia locale, ciò che verifichiamo da tempo in più comuni, è l’utilizzo improprio in compiti di repressione, oggi esaltati dal Decreto Minniti.
Quanta gente deve ancora morire per far capire che è più importante verificare se un albergo può essere costruito in zone a rischio, com'è successo a Rigopiano, o se gli edifici scolastici, dove mandiamo i nostri figli siano realmente in regola e in totale sicurezza.
Per noi questa è mancanza di sicurezza, e rischio reale per la nostra vita, non la presenza di venditori ambulanti, di mendicanti, di disoccupati o di manifestanti che rivendicano lavoro.
Nelle nostre mansioni, e nella nostra formazione c’è ormai un alto grado di professionalità, che invece di essere impiegata in azioni investigative contro i gravi rischi per la sicurezza pubblica già citati, o per trovare i fornitori di merce abusiva agli ambulanti, (e per far questo non servono atteggiamenti da poliziotti Rambo), viene pian piano distolta dalle proprie competenze per operazioni repressive che servono a far felici i politici e a spaventare le fasce deboli della popolazione già messa ai margini dalla crisi economica e dalla incapacità di governare dei politici nostrani.
In conclusione permetteteci di fare una ultima polemica.
Come mai i Comandanti della Polizia Locale della Capitale, tanto esaltati a Roma in questi giorni, negli ultimi 15 anni non sono riusciti ad aprire una sola indagine sulla corruzione all’interno del Campidoglio, o negli sconfinati territori delle municipalità romane, dove per anni ha spadroneggiato l’abusivismo edilizio e commerciale?
La Polizia Locale deve tornare al suo originario compito istituzionale, così opererà realmente per la sicurezza della comunità cittadina.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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13/05/2017
09/05/2017
Nube tossica a Pomezia. Tre incidenti simili nello stesso territorio
Alle 8,30 del 5 Maggio 2017 sono bruciate tonnellate di rifiuti anche speciali (plastica e ospedalieri), presso l'impianto ECO X s.r.l., amministratore unico l'ing. Giuseppe De Martino, una azienda per il pre-trattamento di rifiuti industriali e speciali sito in via Pontina Vecchia km 33,381 – Comune di Pomezia (RM).
Purtroppo si è “scoperto” che nelle tettoie dell'impianto c'era anche il cancerogeno amianto! I Vigili del Fuoco di Roma e Pomezia sono intervenuti dopo un'ora con tre autobotti e un carro equipaggiato con schiuma anti-incendio. L'enorme nube tossica si è spostata in varie direzioni a seconda di dove spirava il vento. L'ARPA Lazio ha tranquillizzato tutti basandosi sui valori delle centraline di Ciampino e Albano, ma ad oggi non ha istallato centraline di controllo della qualità dell'aria in prossimità delle zone coinvolte dalla massa aeriforme e inquinante. l'ASL ha dato disposizioni dopo oltre 3 ore dall'inizio dell'incendio.
È la Regione Lazio e non i comuni che ha competenza nel settore ed ha rilasciato l'autorizzazione: “Determinazione n. B2232 del 21/4/2010 alla Eco X Srl”.
La Regione Lazio ha autorizzato nel 2014 la voltura della polizza fideiussoria di una società già segnalata nel 2012 dalla IVASS (l'autorità di vigilanza per le assicurazioni). In pratica nel 2014 la Eco X ha affittato il ramo d'azienda inerente il magazzino di Pomezia alla Eco Servizi per l'Ambiente Srl volturando la precedente copertura assicurativa. Chi ripagherà i danni se verrà accertata la nullità della polizza fideiussoria sempre da Zingaretti volturata nel 2014 con una semplice "presa d'atto" senza tenere in conto la segnalazione nel 2012 dell'IVASS?
Nello stesso giorno a Leinì, in provincia di Torino, un incendio ha distrutto la AE Curta, fabbrica specializzata nello stampaggio di polistirolo e polipropilene espanso. In breve tempo le fiamme si sono estese anche ai macchinari dell’azienda e alla struttura. Dal capannone, si è levata una densa colonna di fumo nero.
Il territorio pontino ha visto altri incidenti, come l’incendio scoppiato nel sito industriale Sorgenia, società titolare della centrale termoelettrica a ciclo combinato alimentata a metano (turbogas) a Campo di Carne ad Aprilia. Verso le 12.30 del 10 febbraio 2016 si è verificato un incendio che ha interessato il trasformatore di tensione connesso all’alternatore della turbina a vapore comportando la fuoriuscita di 1500-2000 litri di olio dielettrico.
Il 18 Luglio 2016 sulla via Pontina all'altezza di Castel Romano divampò un enorme incendio che bruciò circa dieci ettari di campi e pascoli. La strada Pontina venne chiusa per diversi giorni in entrambi i sensi di marcia, vennero abbattute almeno 190 alberature che costeggiavano la strada perché gravemente danneggiate dalle fiamme.
Ritornando al disastro ecologico dell'Eco x, dobbiamo domandarci perché di questi impianti istallati in zone agricole, non conosciamo come vengono gestite le attività di dismissioni degli scarti della lavorazione dei rifiuti e come riescano ad aggirare le normative trattandosi di rifiuti pericolosi istallati in prossimità di centri abitati e attività agricole. Perché nei luoghi dove queste Società che trattano rifiuti speciali non ci sono idonei sistemi di prevenzione incendi e incidenti?
Una risposta la dovrà dare la magistratura per accertare connivenze, coperture e omissioni!
Un pensiero accorato va ai cittadini di Pomezia, ai bambini, agli anziani, ai coltivatori e a tutte le comunità private dalla garanzia futura per la qualità dei cibi da ingerire e dell'aria da respirare.
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