Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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03/09/2020

Campus Biomedico, soldi pubblici per guadagni privatissimi

Simona “Pasionaria” Consoli, una compagna… con il cuore in mano ci racconta la sua reazione all’inaugurazione del Pronto Soccorso del Campus Biomedico per la quale Zingaretti racconta orgoglioso che “ha investito 110 milioni di euro“...

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E scrivi pure la cifra? Nicola caro, ho dedicato anni di vita a te ed ai tuoi consiglieri, anni in cui manco un grazie hai mai saputo pronunciare, ma transeat.

Ora vedere questa PUBBLICITÀ ai danni degli ospedali pubblici che hai abbandonato (il San Eugenio ad esempio) ospedale di frontiera senza macchinari (se non di 30 anni fa), senza tute, mascherine, posti letto, tamponi, beh mi fa capire che la tua idea di sanità è ben altra non solo dalla mia, ma da tutti quelli che hanno sempre creduto nel SSN pubblico.

Ah dimenticavo, 121 mln di euro al campus, 3 milioni di euro agli altri ospedali pubblici. Manco la carta igienica hanno, manco i tendoni per il triage covid. Te lo sei fatto un giro?

Vedi Presidente Zingaretti, ti sei omologato: selfie, gomiti a gomiti, le sfide, le promesse ma ti sei dimenticato di dire che non rispondi a chi ti scrive dagli ospedali pubblici, ti sei dimenticato di dire che hai abbandonato il pubblico, che hai tradito buona parte dei tuoi ex iscritti.

Ti sei dimenticato di dire che in pieno covid avete fatto pervenire donazioni al Gemelli (del Vaticano), al Campus per i tamponi (non infierisco sulla vicenda mascherine), ma tu puoi prendere in giro tante persone. Ma altrettanto tante NO. Ricordatelo, quelli che un tempo ti votavano ed erano tanti oggi si sono accorti che li hai traditi.

È la democrazia. Prima ti votano, ma se amministri male non ti votano più.

Ti chiediamo da anni di investire nella sanità pubblica: NESSUNA RISPOSTA PERVENUTA. Un vecchio detto diceva: “a pulire la testa al somaro si spreca solo tempo e sapone”.

Ecco, tu alla sanità pubblica nemmeno questo hai dato. E ci fai pure un post. Ma chi ti segue la comunicazione? Ma chi è quel genio che scrive pure la cifra dell’investimento? Quel genio, quella mente superiore, quel demente! Una cosa dovevi fare, alleanza con la sinistra che hai lasciato scappare, unità si chiedeva, nemmeno quello.

Adesso vediamoli ‘sti fenomeni del Campus guidati dal dio denaro. Con questo post hai sancito la tua antipolitica che arieggiava da anni, l’omologazione al privato. Complimenti vivissimi...

E poi la foto con le suorine crocerossine dice tutto. Umberto 1, Policlinico, S Camillo, S Eugenio etc, potete crepa’. Però state sereni: ora c’è il pronto soccorso del Campus. W l’Opus Dei! Daje! Aho... tutta un’altra aria eh!

Ah no... era tutta un’altra storia!

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05/08/2019

Come si specula sui terremotati


Siamo in quel periodo dell’anno in cui giornali e tivvù ricominciano a parlare (un po’) del terremoto del 2016. D’altra parte, si avvicinano i fasti del triennale della notte che cancellò l’Italia Centrale e la fissazione dei media per le date cerchiate sul calendario è una prassi dura a morire.

Poco male, si dirà, purché se ne parli. È vero. Parliamone un po’.

È complicato farlo, in realtà. Potrei prendere una cosa qualsiasi scritta l’anno scorso (o due anni fa) e dovrei cambiare pochissimo per rendere il tutto attuale. La notizia, si continua a dire, è che non c’è notizia. Persino le istituzioni hanno smesso di produrre aggiornamenti.

Ad esempio, non si sa il numero preciso degli sfollati. C’è chi dice 30.000 e chi dice 50.000, ma sono stime. Né il governo, né la protezione civile, né il commissariato alla ricostruzione appaiono in grado di dare una cifra ufficiale.

Una rimozione sfrontata: è impossibile determinare la dimensione esatta del problema. I terremotati sono tanti (decine di migliaia, insomma), i terremotati sono pochi (cosa vuol dire decine di migliaia su sessanta milioni di italiani?).

Si sa, in compenso, che alcune delle più fosche previsioni degli anni passati si sono trasformate in cupe realtà. Tipo la storia del centro commerciale di Castelluccio, che è in piena attività ed è davvero un centro commerciale (all’inizio negavano pure questo), mentre il paese è vuoto. Le casette provvisorie sono state consegnate solo la scorsa primavera e non sono ancora abitabili.

Lo dicevamo e ci dicevano iettatori: viviamo nella prima epoca storica in cui i negozi vengono costruiti prima delle abitazioni.

Questa cosa delle casette consegnate ma non abitabili, poi, è una situazione piuttosto diffusa nel cratere. La settimana scorsa sono stato ad Amatrice: in una delle frazioni, mi ha spiegato un terremotato, sono state consegnate quattordici casette. Quelle abitate sono appena due.

Come si ammazza un territorio? Così, svuotandolo. Si chiama strategia dell’abbandono, ma già lo sapete. Forse.

Sono dunque passati tre anni. E tre governi. Tre commissari alla ricostruzione. E cosa è cambiato? Niente. Ancora lo scorso giugno il premier Giuseppe Conte si aggirava per Norcia a dire che «non vi lasceremo soli», in una magnifica citazione di Matteo Renzi, che quella stessa frase la disse la mattina del 24 agosto del 2016. Basta dirlo, e tutto andrà bene.

In tre anni abbiamo visto anche due campagne elettorali. Una con ampio traffico di politici e un’altra praticamente senza comizi. Per le politiche del 2018 si sono fatti vedere in tanti, per lo più leghisti e grillini, con quelli del Pd che, forse saggiamente, preferirono nascondersi. Per le europee del 2019 non è venuto praticamente nessuno, anche perché qui è più facile perdere voti che guadagnarne.

Trentamila sfollati? Cinquantamila? In termini assoluti sono pochi elettori, ma che figura farsi contestare in campagna elettorale. Meglio far finta di niente.

Ci sono anche episodi buffi. Qualche settimana fa ad Amatrice c’è andato addirittura Mattarella, per l’inaugurazione del tanto celebrato liceo sportivo. Un dettaglio: ancora non era pronta la palestra, cosa che, ad occhio e croce, dovrebbe servire ad un liceo sportivo. Poco male: tutto secondo copione. In fondo nelle tragedie non manca mai il grottesco. E non lo dico io, ma Aristotele.

Salvini, comunque, cresce nei consensi anche qui. Perché? Semplice, perché se ne strafrega. Ha lasciato la pratica a quei polli del Movimento Cinque Stelle (che hanno avuto la libertà di nominare un commissario e addirittura un sottosegretario, il mostruoso Vito Crimi) e prima o poi passerà nuovamente all’incasso dicendo che il casino è tutta colpa del Pd e dei grillini, cosa peraltro in parte vera. Il gioco non durerà a lungo, ma un po’ sì, e i consensi si lucrano giorno dopo giorno, mica sul lungo periodo.

Giusto? Non fa niente che gli unici, sin qui, ad avere problemi seri con la giustizia per fatti collegati a questo terremoto siano un ex sindaco e attuale senatore leghista e un’imprenditrice che proprio con Salvini si è fatta un bel selfie, ad Ascoli, pochi mesi fa.

Fra tre settimane, dunque, arriva l’anniversario. Vi chiederanno di restare in rispettoso silenzio per le trecento vittime. Rilanceranno pure il mitico hashtag #insilenzio. Verranno con le facce tese e gli sguardi bui, accenderanno lumini, parteciperanno a messe in suffragio, diranno che «non vi lasceremo soli». E tutti bisognerà restare #insilenzio.

O forse, per una volta, anche no.

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16/02/2018

Sull’autostrada Roma Latina volteggiano avvoltoi. Fermare un’opera inutile e devastante

Il 15 Febbraio 2018 a Latina, promossa dall’Unindustria, l’Associazione a cui aderiscono gli avvoltoi arraffatori di appalti pubblici come la Salini-Impregilo e il Consorzio Sis, alcune Associazioni e “sindacati”, hanno firmato un protocollo per sostenere la costruzione dell’autostrada a PEDAGGIO A12-Roma-Latina.

Costoro insieme ai politicanti di centro destra e centro sinistra, complici le veline dei “giornalai” locali e non solo, hanno propagandato/sponsorizzato l’inutile opera, senza informare e confrontandosi con i cittadini. La loro “democrazia” è tutta nei continui spot unilaterali: “Opera strategica, moderna e per lo sviluppo, ci farà uscire dall’isolamento, porterà 50.000 nuovi posti lavori, Super Pontina e/o Nuova Pontina, messa in sicurezza della Pontina”.

LA VERITA’:

– quasi 3 miliardi di euro di cui beneficeranno soli i privati;

– un salato pedaggio beffa di almeno 13 euro/gg a/r da Latina a Roma;

– una truffa, perché l’imbuto d’ingresso a Roma rimarrà com’è adesso e le interminabili file continueranno inesorabili;

– si otterranno solo qualche centinaio di nuovi posti di lavoro a tempo determinato a fronte di almeno 4.500 posti a tempo indeterminato e stagionali, che si perderanno nel settore agricolo con l’esproprio e la conseguente chiusura di 52 Aziende;

– sarà un’autostrada di tipo “A” che partirà da Borgo Piave di Latina e finirà a Malpasso di Tor de Cenci. Da Latina a Terracina la Via Pontina non sarà interessata dall’autostrada e quindi continuerà a rimanere pericolosamente insicura;

– ritornano al Medioevo, considerato che l’UE e tutti i paesi aderenti, tranne l’Italia, investono sull’intermodalità con il ferro e sull’adeguamento in sicurezza delle strade.

Stupisce vedere l’adesione al protocollo di due associazioni come l’ANCE e la Confagricoltura che avevano espresso contrarietà al progetto. Evidentemente, essendo in piena campagna elettorale, sono state richiamate all’ordine.

Le alternative di buonsenso e utili a tutti, ma non agli speculatori, ci sono:

– adeguare in sicurezza TUTTA la Via Pontina per salvare le vite umani di TUTTI i pendolari;

– costruire il treno-tram complanare alla Via Pontina per minor tempi di percorrenza, minor costo, minor inquinamento, maggiore fluidificazione del traffico privato su gomma perché si potrà ottenere una sua riduzione fino al 60%;

– potenziamento della rete ferroviaria esistente per i pendolari e le merci, raddoppio del binario unico Nettuno-Campoleone.

Con le nostre proposte si otterranno posti lavoro, si tuteleranno i lavoratori agricoli e due importanti Riserve Naturali, che altrimenti subiranno un grave impatto.

Noi non abbiamo bisogno di un protocollo di vertice, perché negli anni con le decine di assemblee democratiche e partecipate abbiamo dalla nostra parte la cittadinanza informata e attiva!

Coerentemente e conseguentemente, se aprirà il cantiere, sarò in prima persona davanti alle ruspe, insieme alle comunità territoriali che hanno a cuore la difesa della nostra terra e della nostra vita.

Gualtiero Alunni - candidato di “Potere al Popolo” – Capolista Collegio Plurinominale Senato Lazio3.

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12/08/2017

Un call center al posto del 115: addio soccorsi tempestivi

Certo che in questo paese non ci si annoia mai. Neanche il tempo di fare un po’ di sano sciacallaggio sui pompieri volontari, piromani che appiccano incendi contro il logorio della vita moderna ed ecco che possiamo parlare del NUE, il Numero unico di emergenza europeo 112, nato nella Ue per gestire dal gattino sull’albero alla richiesta di difesa da un crimine efferato. Poi, come tradizione europea, ognuno va per la sua strada. In Italia, per esempio, ogni regione si organizza come crede per gestire il traffico telefonico indirizzato ai vecchi 112, 113, 115, 118 (chissà perché 117 no...).

Si può anche decidere di affidare tutto a un semplice call center cosiddetto “laico”. Sì, un semplice call center. Lo stesso che usiamo per fare le rimostranze per la bolletta salata o amenità simili. Praticamente si usa per il soccorso e la sicurezza un sistema che sappiamo già non funzionare nei normali servizi, figurarsi in caso di emergenza.

Questo nuovo modello, europeo naturalmente, è il riflesso della strategia politica nazionale della privatizzazione della macchina pubblica. E nel nostro caso del soccorso.

Il NUE 112 a Roma e nel Lazio è gia attivo. La Regione Lazio si è presa l’onere di gestire direttamente la centrale NUE 112, ed ha scelto di farlo tramite un call center cosiddetto laico, cioè senza vigili del fuoco, medici o forze dell’ordine.

Qui operatori senza una reale esperienza in fatto di gestione di eventi critici, entro un lasso di tempo limitatissimo (un minuto) dovrebbero in base alla domanda di soccorso scegliere l’ente che dovrebbe intervenire. Vista la sua laicità non possiamo neanche rivolgerci ai “santi” se le cose non dovessero andare per il verso giusto.

Ma dal 2015 sono molteplici i casi di ritardo nei soccorsi. Forse perché questi centralini dovrebbero essere composti da operatori degli enti interessati e non da “laici”? Forse perché non si vuole sviluppare dopo congruo rodaggio una centrale unica del soccorso VERA per sostituire il passaggio attraverso le molteplici sale operative esistenti (solo a Roma si parlerebbe di più di trenta...)?

A noi non è dato sapere se nello stesso intervento l’utente abbia bisogno di più enti insieme (ad esempio vigili del fuoco insieme a 118 o insieme alle forze dell’ordine). L’operatore laico può indirizzare simultaneamente a più soggetti la richiesta. E pare che così non funzioni. Chissà come mai?

Vi possiamo raccontare il caso di una donna che in un sottopasso di corso Italia, a Roma, si è trovata una vettura ferma in corsia di sorpasso con il conducente riverso sul volante. Scatta immediatamente la chiamata al 112, ma la risposta arriva dopo 20 minuti di attesa. Forse il call center era impegnato in qualche televendita?

La signora infuriata fa appena in tempo a segnalare la cosa. Dall’altra parte chiudono la comunicazione.

Dopo quasi due ore viene di nuovo contattata da un operatore 112 che le chiede di ribadire la posizione esatta dell’intervento, specificando che per una richiesta di intervento inventata sarebbe scattata la denuncia per procurato allarme! Era accaduto che l’ambulanza arrivata sul posto non aveva trovato nessuna vettura ferma ed era rientrata in sede. Morale della favola: aspetti venti minuti per parlare con qualcuno, ti chiudono la comunicazione in faccia, i soccorsi vengono inviati dopo due ore e invece di chiedere scusa per il ritardo minacciano denunce.

Qualcuno si chiederà che fine avesse fatto l’uomo colto da un malore. Semplice: era stato trasportato in ospedale dalla stessa persona che aveva chiamato il 112, visto che il tempo passava inutilmente. E tutto è finito bene. Certo, se l’uomo colto da malore fosse morto nel tragitto su un’auto privata sicuramente il call center avrebbe denunciato il richiedente per omicidio colposo. Almeno per coerenza. Sì, coerente follia.

Dalla Regione Lazio per adesso è tutto, ci risentiamo alla prossima chiamata.

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27/05/2017

Roma. Decimazione di posti di lavoro nella Capitale. Il lungo sonno di Raggi e Zingaretti

L’ultima della serie è la Esso ad annunciare lo spostamento a Genova della sede della Magliana, con circa 200 lavoratori coinvolti. Le penultime erano state Sky e Mediaset che hanno deciso di spostarsi a Milano. Prima ancora Alitalia e Almaviva. Ma ci sono anche Trony e Carrefour nel settore della grande distribuzione. Ed inconbono anche i rischi di licenziamento su Aci informatica e Multiservizi.

I licenziamenti nella Capitale coinvolgono ormai decine di migliaia di persone, spingendo così migliaia di famiglie dentro il rischio povertà rispetto alla quale gli ammortizzatori sociali stanno diventando poco o niente. E mentre i posti di lavoro cancellati o a rischio aumentano, le amministrazioni locali tacciono. Il Sindaco Raggi e il governatore Zingaretti sembrano quasi non accorgersi che gli stanno svuotando di risorse e presenze produttive la Capitale, magari perchè i grandi gruppi finanziari e un settore dell’establishment guarda ormai senza inibizioni ad uno spostamento della Capitale da Roma a Milano. Anche per questo, a partire dalla vicenda Alitalia, oggi pomeriggio l’Usb tornerà a far sentire la propria voce, insieme ad altre organizzazioni sindacali e sociali, con una manifestazione convocata al Colosseo (ore 16.00) che si concluderà in piazza SS. Apostoli.

“Ogni giorno si segnalano aziende che spostano la loro attività al nord o che semplicemente chiudono i battenti – dichiara Guido Lutrario della Federazione romana USB – e le istituzioni locali stanno a guardare. La Regione sembra impegnata esclusivamente a ragionare di ammortizzatori, senza alcuna politica industriale capace di invertire la rotta della deindustrializzazione della regione. Il Comune invece è completamente silente, come se il lavoro fosse l’ultimo dei problemi”. “Sembra un piano orchestrato nell’ombra – continua Lutrario – quello di trasferire direzioni aziendali fuori da Roma, come a certificare una perdita di interesse e di rilevanza della città. Il dato preoccupante però è che questo non può non produrre i suoi effetti sull’occupazione e l’economia della Capitale e dell’intera regione”.

“Da tempo abbiamo avanzato una proposta di rilancio dell’occupazione a Roma e nel Lazio che parte dai buchi di organico di Roma Capitale (almeno 8mila) per allargarsi al mondo delle Partecipate fino a investire la Regione Lazio. Invece di continuare a buttare i Fondi Europei in “politiche attive”, cioè fondi alle imprese senza alcun ritorno in termini di nuova occupazione stabile, occorre un Piano vero di rilancio occupazionale in tutte quelle attività di interesse collettivo, dai servizi alla persona, allo smaltimento dei rifiuti, ai trasporti, alla manutenzione e salvaguardia del territorio”.

“Oggi saremo in piazza con i lavoratori Alitalia e con tante altre delegazioni di lavoratori di altre aziende in crisi per denunciare questa logica di abbandono del paese nelle mani della speculazione privata. E’ ora che chi ha la responsabilità di governo utilizzi le risorse di cui dispone non per sostenere banche e aziende private ma per un rilancio vero del sistema economico della nostra città”.

Leggi l’inchiesta di Contropiano sul progetto di spostamento della Capitale da Roma a Milano.
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09/05/2017

Nube tossica a Pomezia. Tre incidenti simili nello stesso territorio


Alle 8,30 del 5 Maggio 2017 sono bruciate tonnellate di rifiuti anche speciali (plastica e ospedalieri), presso l'impianto ECO X s.r.l., amministratore unico l'ing. Giuseppe De Martino, una azienda per il pre-trattamento di rifiuti industriali e speciali sito in via Pontina Vecchia km 33,381 – Comune di Pomezia (RM).

Purtroppo si è “scoperto” che nelle tettoie dell'impianto c'era anche il cancerogeno amianto! I Vigili del Fuoco di Roma e Pomezia sono intervenuti dopo un'ora con tre autobotti e un carro equipaggiato con schiuma anti-incendio. L'enorme nube tossica si è spostata in varie direzioni a seconda di dove spirava il vento. L'ARPA Lazio ha tranquillizzato tutti basandosi sui valori delle centraline di Ciampino e Albano, ma ad oggi non ha istallato centraline di controllo della qualità dell'aria in prossimità delle zone coinvolte dalla massa aeriforme e inquinante. l'ASL ha dato disposizioni dopo oltre 3 ore dall'inizio dell'incendio.

È la Regione Lazio e non i comuni che ha competenza nel settore ed ha rilasciato l'autorizzazione: “Determinazione n. B2232 del 21/4/2010 alla Eco X Srl”.

La Regione Lazio ha autorizzato nel 2014 la voltura della polizza fideiussoria di una società già segnalata nel 2012 dalla IVASS (l'autorità di vigilanza per le assicurazioni). In pratica nel 2014 la Eco X ha affittato il ramo d'azienda inerente il magazzino di Pomezia alla Eco Servizi per l'Ambiente Srl volturando la precedente copertura assicurativa. Chi ripagherà i danni se verrà accertata la nullità della polizza fideiussoria sempre da Zingaretti volturata nel 2014 con una semplice "presa d'atto" senza tenere in conto la segnalazione nel 2012 dell'IVASS?

Nello stesso giorno a Leinì, in provincia di Torino, un incendio ha distrutto la AE Curta, fabbrica specializzata nello stampaggio di polistirolo e polipropilene espanso. In breve tempo le fiamme si sono estese anche ai macchinari dell’azienda e alla struttura. Dal capannone, si è levata una densa colonna di fumo nero.

Il territorio pontino ha visto altri incidenti, come l’incendio scoppiato nel sito industriale Sorgenia, società titolare della centrale termoelettrica a ciclo combinato alimentata a metano (turbogas) a Campo di Carne ad Aprilia. Verso le 12.30 del 10 febbraio 2016 si è verificato un incendio che ha interessato il trasformatore di tensione connesso all’alternatore della turbina a vapore comportando la fuoriuscita di 1500-2000 litri di olio dielettrico.

Il 18 Luglio 2016 sulla via Pontina all'altezza di Castel Romano divampò un enorme incendio che bruciò circa dieci ettari di campi e pascoli. La strada Pontina venne chiusa per diversi giorni in entrambi i sensi di marcia, vennero abbattute almeno 190 alberature che costeggiavano la strada perché gravemente danneggiate dalle fiamme.

Ritornando al disastro ecologico dell'Eco x, dobbiamo domandarci perché di questi impianti istallati in zone agricole, non conosciamo come vengono gestite le attività di dismissioni degli scarti della lavorazione dei rifiuti e come riescano ad aggirare le normative trattandosi di rifiuti pericolosi istallati in prossimità di centri abitati e attività agricole. Perché nei luoghi dove queste Società che trattano rifiuti speciali non ci sono idonei sistemi di prevenzione incendi e incidenti?

Una risposta la dovrà dare la magistratura per accertare connivenze, coperture e omissioni!

Un pensiero accorato va ai cittadini di Pomezia, ai bambini, agli anziani, ai coltivatori e a tutte le comunità private dalla garanzia futura per la qualità dei cibi da ingerire e dell'aria da respirare.

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02/04/2017

Il popolo del terremoto sta perdendo la pazienza

Ieri la protesta delle popolazioni delle zone terremotate è tornata in piazza Montecitorio. Ma per farsi sentire e far capire che non hanno più tempo né voglia di aspettare l'inerzia istituzionale, hanno anche bloccato la via Salaria tra Amatrice ed Arquata del Tronto. “La ri-scossa dei terremotati” campeggia sugli striscioni che i manifestanti hanno esposto davanti alla Camera, in concomitanza con il blocco stradale della via Salaria. GUARDA IL VIDEO

“Chiediamo una risposta immediata, fatti, finalmente, dopo 7 mesi di parole", ha detto in piazza una donna, esponente di uno dei comitati. "Questo è un ultimatum: riuniamoci con il governo, i gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione, il commissario Errani, dobbiamo avere una risposta entro una settimana. Altrimenti non ci sposteremo più dalla Salaria, bloccheremo l’Italia”.

“C’è una manifesta incapacità sotto gli occhi di tutti – è l’atto d’accusa dei terremotati – Ci sono 54mila tonnellate di macerie solo nel Lazio... Gentiloni ha detto che saranno aperti di più i cordoni della borsa, ma i soldi a disposizione sono insufficienti. Stiamo rischiando lo spopolamento del centro Italia. Vogliamo l’apertura di un tavolo tra le istituzioni per portare le nostre proposte”.

Le foto di Patrizia Cortellessa alla manifestazione dei terremotati a Montecitorio.

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24/08/2016

Terremoto cancella Amatrice e altri comuni dell’Italia centrale


"Il dato che abbiamo al momento è di 10 deceduti nella zona di Arquata e 28 tra Accumoli e Amatrice". E' questo il bilancio parziale del forte terremoto che ha colpito nella notte il centro Italia. Lo ha detto il capo Ufficio emergenze della Protezione Civile, Immacolata Postiglione, in un punto stampa nella sede del Dipartimento a Roma. "Si sta lavorando per fare tutte le verifiche necessarie, collegare i corpi a dei nomi e quindi poter informare le famiglie. Ci sono ancora persone sotto le macerie e dispersi e quindi temiamo che questo conto possa ancora salire", ha concluso Postiglione.

Paesi interamente rasi al suolo e un bilancio già parecchio drammatico, quello che si può tracciare a poche ore dalla tremenda scossa di magnitudo 6.0 che, alle 3,36, ha squarciato la quiete notturna del Centro Italia (Lazio, Umbria, Marche): epicentro nei pressi di Accumoli, in provincia di Rieti, con profondità di 4 chilometri (diverse le repliche, le più forti delle quali, magnitudo 5.4 e 5.1, nella zona di Perugia, alle 4,33). Il sisma, avvertito nitidamente a Roma ma anche a Napoli e a Rimini, è "paragonabile" – riferisce il capo dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio – al terremoto registrato sette anni fa a l'Aquila (erano le 3,32 del 6 aprile 2009, magnitudo 6,3). Si comprende infatti quasi subito la gravità dell'evento, con i primi terribili resoconti forniti dagli amministratori dei comuni maggiormente colpiti. Da Pescara del Tronto, frazione di Arquata, il più colpito della provincia ascolana, a Norcia, fino ad Amatrice, un paese "sotto le macerie", come ha subito riferito il sindaco Sergio Perozzi: "La situazione è tragica perché tre quarti di paese non c'è più". Anche il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, sul posto, ha potuto constatare che "il centro di Amatrice non esiste più, è crollato tutto". La conta delle vittime è destinata quindi a crescere, stando anche alle parole del sindaco di Accumoli, Stefano Petrucci: ci sarebbero ad Accumoli e nelle sue vicine frazioni una decina le vittime accertate: "Sette corpi sono stati individuati, ma ce ne sono altri sotto le macerie, forse 3 o 4". "I numeri nono sono ancora chiari, anche sui dispersi. C'erano tanti villeggianti, ci sono stati tanti crolli, non riusciamo a capire", prosegue Petrucci. Oltre 2mila e cinquecento sono invece gli sfollati. Subito riunito a Roma il comitato operativo della Protezione Civile. "Il sistema di protezione civile è attivato a 360 gradi, è pienamente operativo. Ci sono criticità importanti in termine di soccorso nel raggiungere alcune località ed è stato già attivato il Genio militare. C'è già un importante spiegamento di uomini e mezzi", ha detto Curcio, nel corso di una conferenza stampa. "E' ancora presto dare numeri, fare bilanci. In questo momento la priorità è la salvaguardia della vita umana", ha aggiunto. "Sto rivedendo le scene di sette anni fa. L'Aquila e Amatrice sono legate da sempre, Amatrice è irriconoscibile, è crollato il centro storico e la prima cosa da fare è riaprire il corso. È una tragedia come quella dell'Aquila", ha evidenziato dal canto suo il sindaco del capoluogo abruzzese, Massimo Cialente.

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05/08/2016

Codice 48. L’odissea della prevenzione oncologica

Seconda puntata.

Sto prenotando altre visite di prevenzione e ad ogni mia richiesta, consueta per gli anni passati, la risposta è sempre la stessa “No, mi dispiace, non è più così, la Regione Lazio ha deciso diversamente.” E a seguire una serie di date in cui devo richiamare per vedere se le agende, ora chiuse, saranno riaperte. Scopro che in alcune sedi, alcuni accertamenti sono stati tolti e dovrò andare in altre sedi e cambiare medico. Trovo conferma che alcuni accertamenti dovrò farli in studi privati, ma in convenzione, perchè con il CUP è praticamente impossibile farli.

Insomma sto dentro a un gioco dell’oca e spesso mi tocca tornare al punto di partenza e ricominciare da capo.

Con gli operatori del CUP diventiamo amici e diciamo che questi tagli alla sanità sono intollerabili e inaccettabili.

Zingaretti e PD, con tutta la giunta regionale Lazio siete dei criminali, i ricchi potranno sempre curarsi e bene, sui poveri fate risparmi da veri assassini.

Vi tengo d’occhio.

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30/05/2016

Autostrada Roma-Latina, un mostro da fermare


“Immagina questa valle con un viadotto alto quindici metri che l’attraversa”. L’immagine stride brutalmente con quella evocata da Francesco Guccini che invitava a immaginare “tutto questo coperto di grano” o con la nostalgia del ragazzo della via Gluck che torna lì dove il cemento ha soppiantato l’erba. Eppure sono questi i flash che ti attraversano mentre dalla collinetta guardi la valle della riserva del parco di Decima-Malafede e Marco Antonini, dottissimo e tostissimo attivista del Wwf, ti descrive dove passerà l’autostrada Roma-Latina. Antonini è uno degli animatori del Comitato No Corridoio che quasi da 26 anni si batte contro il progetto e che dalla Legge Obiettivo del 2001 è dovuto passare anche alla mobilitazione per fermarlo.

L’autostrada Roma-Latina adesso è nelle mani di un consorzio multinazionale italo-spagnolo, la SIS, che ha vinto come General Contractors “battendo” il consorzio dei due giganti italiani Salini-Impregilo. Ma più che una competizione è sembrato un accordo tra i due colossi, visto che collaborano allegramente in altri grandi appalti. La Sis è una creatura della spagnola Sacyr y Vallermoso (grande impresa impegnata proprio con Salini Impregilo per l’allargamento del nuovo canale di Panama) e oggi controllata al 51% dal gruppo Fininc di Torino (tramite la società di costruzioni Inc spa e la società di ingegneria Sipa Spa), contro il 49% di Sacyr.

Secondo gli attivisti del Comitato No Corridoio che le hanno provate tutte – dalle manifestazioni alle occupazioni di Regione e Anas ai ricorsi al Tar – i cantieri partiranno in autunno e partiranno da Latina, forse per la speranza della lobby del cemento di incontrare meno resistenza che nei dintorni di Roma. E proprio a Latina occorrerà dare un’occhiata molto vicino su chi andranno i subappalti, visto che le stesse autorità di polizia denunciano la spartizione “a quattro” del territorio tra clan affiliati a mafia, camorra, n’drangheta e malavita sinti come i Ciarenti-Di Silvio legati ai Casamonica.

Domenica nella riserva di Decima-Malafade c’è stata una festa per raccogliere fondi per acquistare quello che servirà per il presidio permanente contro l’avvio dei cantieri (gruppo elettrogeno, cucina da campo etc.). A Latina si preparano a mobilitarsi gli agricoltori che si vedranno espropriare le terre –  e di fatto chiudere le aziende agricole –  mentre un paio di collettivi giovanili si vanno aggregando intorno a questa battaglia definita dai suoi protagonisti come “ecoresistente”.

Gualtiero Alunni portavoce storico del Comitato No Corridoio raccogli i fondi, distribuisce magliette, libri, gadget, materiali e spiega la storia e il senso di questa “No Tav” alle porte di Roma.  Poco prima Marco Antonini ha portato in giro un gruppo di persone spiegando con una dovizia di particolari entusiasmante flora, fauna, geologia, morfologia e archeologia di tutta l’area. Si è battuto a tutto campo anche contro una certa inerzia e complicità di associazioni e presidenti “ambientalisti” che si scoprono rapidamente collaterali alle istituzioni e ai poteri forti appena ricevono un incarico. L’idea che un paradiso come la riserva di Decima-Malafede venga devastata dall’autostrada gli accende una luce bellicosa negli occhi.

Mentre da un pentolone si sversano mestoli di zuppa di farro e fagioli che reclamano bis e tris, Alunni e Antonini spiegano come l’autostrada costerà miliardi (secondo alcuni 2,7, secondo altri quasi il doppio), di cui un quinto di soldi pubblici attraverso la furbata del project financing, e poi sarà a pedaggio andando a confluire esattamente nella stessa strozzatura all’ingresso di Roma che già oggi fa impazzire i pendolari che ogni giorno arrivano a Roma dal sud pontino. Ma il Comitato No Corridoio respinge ogni catalogazione di “Nimby”, in questi anni ha avanzato controproposte concrete, fattibili e assai più economiche del progetto fortemente voluto dalla Regione Lazio e dai big delle infrastrutture. Hanno proposto e presentato la fattibilità di una metropolitana leggera sul tracciato già esistente (e ormai sottoutilizzato) della Roma Napoli, la messa in sicurezza della Pontina. Il tutto con il costo di un decimo di quanto previsto con l’autostrada. Non solo. Le soluzioni indicate avrebbero un impatto sul territorio irrilevante. Ma non c’è stato niente da fare. Il totem dell’autostrada ha ipnotizzato molti che si dicevano contrari quando erano all’opposizione in Regione Lazio (con una trasversalità che è arrivata da An fino al Prc) ma che una volta al governo regionale hanno cambiato radicalmente opinione.

Le associazioni ambientaliste ufficiali si sono via via defilate e azzittite, mentre è toccato ad un organo prestigioso come l’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) mettere nero su bianco le criticità dell’autostrada e la validità delle proposte dei comitati. Niente da fare. I ricorsi al Tar del Comitato No Corridoio sono ancora, stranamente, in attesa di essere discussi; i pareri contrari di vari enti pubblici e di vari comuni come Pomezia non sono stati neanche presi in considerazione. Il mostro dell’autostrada Roma-Latina si prepara ad ingoiare tutto il territorio dell’Agro Romano e Pontina che riterrà di suo gradimento, e poi i soggetti privati passeranno all’incasso anche con il pedaggio. “Le abbiamo provate tutte” dice Alunni “adesso non ci resta che metterci davanti alle ruspe e bloccare i cantieri e i lavori. Ci auguriamo che in tanti capiscano il valore di questa lotta, come è stato per la Tav in Val di Susa, e vengano a darci manforte”.

I nibbi, rapaci tornati dopo decenni sui cieli della riserva, volano alti su di noi e fanno spettacolo con i loro due metri di apertura alare. Quando le macchine sfrecceranno nella valle della riserva, se ne andranno un’altra volta, da un’altra parte, sempre che ci non sia un altro mostro di cemento e asfalto pronto a devastare territori come questi, di una bellezza straordinaria. I nibbi cacciano soprattutto i rettili. Ce ne sarà bisogno per fermare il nido di vipere che istituzioni e comitati d’affari hanno costruito intorno al progetto dell’autostrada Roma-Latina, inutile, costosa, devastante.

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12/10/2015

Il contratto di privatizzazione

Se uno volesse trovare un leitmotiv fra le politiche pubbliche degli ultimi tempi verrebbe da dire che – per un curioso controsenso – è l’amore per il privato. Che si parli della stretta del Comune di Roma verso la privatizzazione delle municipalizzate o della ‘Maker Faire’, la fiera di metà ottobre delle aziende innovative tenuta alla Sapienza (che farà pagare perfino l’accesso agli studenti), ormai pare che l’unico obiettivo che le istituzioni pubbliche centrali e locali sono in grado di portare avanti sia capire come contaminare di privato ciò che è (ancora) pubblico. E questo, cavalcando nell’opinione pubblica l’idea che l’unica alternativa alle inefficienze del pubblico sia quella di passare al privato. Le strade di Roma sono sporche perché l’Ama è sottodimensionata? Appaltiamo lo spazzamento ai privati. Non ci sono fondi pubblici per la ricerca scientifica? Facciamola fare ai privati anche se è finalizzata solo all’industria. Le politiche per il lavoro non funzionano e i neolaureati sono disoccupati? Riempiamo le università di operatori di agenzie per l’impiego private (ex interinali) come Manpower, Adecco e GiGroup.

In tema di lavoro poi, la Regione Lazio ha confezionato in questo senso un pacchetto formidabile e quello che doveva essere il sistema miracoloso per il reinserimento occupazionale, la sperimentazione massima da replicare in tutte le regioni d’Italia, si è rivelato invece il sistema perfetto per finanziare le aziende private specializzate nei servizi per il lavoro e farle entrare nel circuito delle politiche pubbliche per l’occupazione. Già tempo fa parlavamo in un articolo del contratto di ricollocazione, uno strumento rivolto ai disoccupati con più di 30 anni che si pone in continuità con Garanzia Giovani e ha l’obiettivo di rioccupare soggetti svantaggiati come i disoccupati di lungo periodo e le persone adulte. Il bando nella sua versione finale è questo qui e prevede sei mesi di orientamento e formazione durante i quali le agenzie private per il lavoro e gli enti di formazione supportano il disoccupato nella ricerca del lavoro – ottenendo fino a 4000 euro (!!) se riescono a trovare lavoro a un disoccupato e 800 (!!) se non riescono a trovarglielo , mentre nel frattempo il lavoratore riceve un’indennità ridicola di circa 2400 euro in sei mesi.

Fin dall’inizio questo sistema ci è sembrato, per usare un termine tecnico, una presa per il culo, in quanto anche in seguito al fallimento di Garanzia Giovani sembrava piuttosto chiaro che il problema del lavoro non fosse il ‘matching’ tra domanda e offerta ma che il lavoro non c’è. Ma questo sembra sfuggire alla Regione che ha ben pensato di reiterare il sistema parcheggiando 2000 disoccupati (un numero infimo rispetto ai disoccupati del Lazio) a fare più di 110 ore di orientamento al lavoro (per gente adulta e che ha già lavorato...) dandogli un sussidio minimo per campare.

Ora, se vogliamo pensare bene potremmo dire che siccome né Regione né Governo né Unione Europea sanno dove sbattere la testa per creare occupazione, hanno trovato questo sistema per dare due spicci ai disoccupati per tenerli buoni e far finta di star facendo qualcosa, aspettando e sperando che da qui a sei mesi qualcosa accada e la condizione economica e produttiva del paese migliori.

Se vogliamo pensar male, dobbiamo invece dire che tutto ciò ha permesso di dare una bella ‘privatizzata’ e di finanziare quello strato di intermediari fatto di agenzie private, enti di formazione e sindacati confederali, illudendo tutti che siano questi gli unici detentori delle opportunità di lavoro. Tralasciando il rischio tangibile di ricreare un Mafia Capitale due – questa volta sulle spalle dei disoccupati invece che sugli immigrati , le priorità sembrano chiare: il bando per gli intermediari prestatori dei servizi prevede 6 milioni di euro mentre il bando per i disoccupati, quelli che dovrebbero essere i veri destinatari dell’intervento, ne stanzia solo 4,7. E l’assurdità è che quei 6 milioni potrebbero andare tranquillamente ai disoccupati se i servizi fossero erogati dai Centri per l’Impiego pubblici che avrebbero benissimo tutte le competenze necessarie se solo le istituzioni decidessero di investirci. Invece, meglio dire che siccome i CPI pubblici non funzionano, allora meglio appaltare il servizio ai privati.

Di questa strategia abbiamo avuto conferma proprio in questi giorni, quando insieme alla Lista dei Disoccupati e Precari del VII Municipio siamo andati al Centro per l’impiego di via Vignali, a Cinecittà, per parlare con i disoccupati che si sarebbero dovuti recare lì per avere informazioni sulle iscrizioni al contratto di ricollocazione aperte tra il 30 settembre e il 9 ottobre. Con stupore nostro e dei numerosi disoccupati presenti, arrivati lì abbiamo trovato un bel foglio a4 attaccato alla porta in cui si diceva che lì non ne sapevano niente e di tutta Roma l’unico Centro per l’impiego che aveva informazioni sul contratto di ricollocazione era Portafuturo. Cosa piuttosto emblematica, visto che Portafuturo rappresenta l’anello di congiunzione tra un Centro per l’impiego (in quanto ufficialmente pubblico e finanziato con fondi europei) e un’Agenzia per il lavoro privata, essendo caratterizzata spiccatamente da partecipazioni private e spazi rivolti alle imprese. Quando poi a Portafuturo ci siamo andati, la situazione ci è sembrata ancora più chiara: in tutto abbiamo incontrato 3 (non metaforicamente, proprio tre) persone e le informazioni che venivano date sul contratto di ricollocazione non erano né più né meno quelle essenziali per iscriversi, deducibili anche dal sito. In pratica, un servizio che avrebbe potuto svolgere un qualsiasi Centro per l’Impiego, ma meglio di no, perché si sa che ormai il pubblico è da sfigati.

Insomma, il privato pare avere sempre più la strada spianata nei diversi comparti istituzionali, e in fondo c’era anche da aspettarselo viste le pressioni in questo senso ricevute dall’Unione Europea negli ultimi tempi. Li ricordiamo bene tutti i punti del memorandum greco che parlavano di una stretta sulle privatizzazioni e, oh, MICA noi vogliamo fare la fine della Grecia? Come al solito, l’UE chiama e il governo – centrale o locale che sia – risponde.

Di seguito riportiamo il materiale che abbiamo distribuito insieme alla Lista dei disoccupati e precari del VII Municipio, da diffondere.


22/09/2015

Roma. I fascisti pensano al Mediterraneo. Un convegno con brutta gente

Sabato prossimo, all'Hotel dei Congressi all’Eur, si tiene un convegno dal titolo rassicurante e ingannevole: “Mediterraneo solidale”. Apparentemente anche alcuni degli invitati sono meritevoli di interesse e rispetto: il Fplp palestinese ad esempio ma anche gli Hezbollah libanesi. Ma sono gli organizzatori a non essere meritevoli di rispetto né di interesse. Trattasi della onlus “Sol. Id”, anche qui una sigla anonima e rassicurante ma il milieu che la circonda non lo è altrettanto. Tant’è che il Fplp palestinese, attraverso il suo dirigente Maher Al-Taher, ha già fatto sapere che ha rigettato l'invito (vedi su Contropiano) e ci auguriamo che altrettanto facciano anche gli Hezbollah libanesi.

Qualcosa è arrivato anche alle orecchie della Regione Lazio che aveva dato il patrocinio al convegno ma che lo ha poi ritirato con la più stupida delle motivazioni: "Avendo avuto notizia della partecipazione all'evento e del patrocinio di soggetti riconducibili ad organizzazioni citate nella risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2005", là dove si sostiene che Hezbollah è un'associazione che ha condotto attività terroristiche, "si ritiene di revocare il precedente patrocinio". Dunque la Regione Lazio ritira il patrocinio a causa dell’unica componente credibile del convegno. Vista così siamo alla follia.

Eppure il problema di questo convegno non sono certo gli Hezbollah libanesi. Tra i relatori infatti possiamo leggere che ci saranno i fascisti Alberto Palladino, detto “Zippo” e noto esponente di Casa Pound; Franco Nerozzi, capo della onlus “Popoli”, condannato (con patteggiamento) per attività paramilitari in Birmania e nel tentato golpe alle isole Comore; Luca Bortoni dell’Associazione Lombardia-Russia e uomo di Salvini; ed ancora Giovanni Feola, altro esponente di Casa Pound.

Ma anche sugli organizzatori è bene segnalare qualche informazione. Si tratta della onlus Sol. Id, che sta a significare "Solidarité – Identités", una sorta di dipartimento esteri di Casa Pound per progetti e contatti in alcuni paesi. In particolare per viaggi e contatti in quella Birmania in cui si svolge sì la vicenda del popolo Karen che tanto sta a cuore ai neofascisti italiani, ma che è nota al mondo anche per essere il centro del Triangolo d’Oro della droga.

Tra gli ospiti del convegno ci sono anche un po’ di neofascisti arabi. Tra cui Hassan Sakr (responsabile Affari esteri del Syrian social nationalist party ovvero Partito Socialnazionalista siriano), Alise Blanchard (SOS Chrétiens d’Orient onlus, cioè i “Cristiani d’Oriente”). Di Alise si sa poco ma del fondatore dei “Cristiani d’Oriente” si sa che è assistente parlamentare del deputato Marie-Christine Arnautu, vicepresidente del Fronte Nazionale (FN) francese.

Ma Sol.Id. si occupa anche di Africa, con il piccolo particolare che se ne occupa nella visione e versione “dell’uomo bianco” che sarebbe a rischio di scomparsa. I fascisti di Sol.Id infatti portano la loro solidarietà al “popolo boero”, ovvero gli eredi dei coloni olandesi, sconfitti e annessi dal colonialismo britannico, apertamente filonazisti ma soprattutto ceppo feroce del regime di segregazione razziale contro i neri conosciuto come apartheid. Un sistema razziale e razzista sconfitto nel 1994 con l’elezione di Nelson Mandela presidente del Sudafrica, ma non ancora sconfitto sul piano delle disuguaglianze sociali ed economiche. L’anno scorso i fascisti organizzarono un meeting a Galatone, in provincia di Lecce, proprio dedicato al “popolo boero”.

Siamo dunque ben oltre l’area grigia del rossobrunismo, siamo direttamente all'interno del cuore nero e neofascista di questo paese.

Il convegno verrà presentato, informano gli organizzatori, con una conferenza stampa giovedì 24 settembre, alle ore 11, a Roma, presso la sede dell'Associazione Acmid (Associazione della comunità marocchina delle donne in Italia) in Corso Rinascimento 81, terzo piano.

Insomma i dirigenti di Hezbollah, come ha già fatto il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, farebbero bene a tirarsi fuori da questo giro “nero”, ma non erano certo loro il buon motivo per far ritirare alla Regione Lazio il patrocinio. A meno che la Pisana non abbia voluto pagare la consueta cambiale politica e morale all'ambasciata israeliana.

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25/05/2015

Claudio Lotito spiegato brevemente da Carlo Marx

"È la regola der quinto: chi c'ha i sordi in mano ha vinto" (Claudio Lotito)

Da quando l’economia è il fatto sociale egemone nel mondo del calcio tante cose sono cambiate. Un tempo il calcio, e persino il professionismo dei giocatori, era uno dei luoghi per eccellenza della dissipazione di capitale accumulato. La televisione serviva per amplificare la portata globale di questo sport, che era già mondiale ai tempi dei primissimi apparecchi tv sperimentali, e la finanza non aveva alcun rapporto col calcio. Si pensi che ancora nel ’75 le agenzie di rating avevano poche decine di impiegati e non esistevano ancora i derivati. Oggi solo Standard & Poor’s, ad esempio, ha 10.000 dipendenti diretti e una delle sue tante filiazioni pubblica regolarmente analisi su un un prodotto finanziario importante: il calcio.

Sui diritti televisivi la Premier League inglese è stata, se si vuol parlare di commodification del calcio, definita dal Wall Street Journal la “merce che spacca”. Per non parlare del mercato delle scommesse, quello del denaro che genera denaro, che genera, sul calcio, più profitti della Toyota. Intesa come principale produttore di auto al mondo. Cmarome dire che uno svago popolare nel fordismo è diventato un produttore di valore economico più elevato del maggiore produttore di auto del mondo. Scherzi della capacità di penetrazione del capitalismo.

L’emergere di Claudio Lotito - mediatore di capitali televisivi, di calciatori e, a quanto pare secondo inchiesta della magistratura, di scommesse - in un calcio globale così impetuoso è così destinato ad essere travolto da alcune regole del capitalismo. Si tratta di quelle fissate da Carlo Marx, insieme ad Engels, nel Manifesto. Vediamo:

1) “La borghesia non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione” (Marx-Engels, Manifesto). Anche nel calcio. Il Lotito che ha un potere di mediazione nella trattativa sui diritti televisivi, figura nuova anche rispetto a pochi anni fa, viene spazzato via dall’evoluzione delle piattaforme di produzione dei contenuti calcisitici.

2) “La prima condizione di esistenza di tutte le precedenti classi industriali era invece la conservazione immutata del vecchio modo di produzione”. (Marx-Engles, Manifesto) Il capitalismo di relazione di Lotito, che presiede ad una produzione di valore vicina ai 3 miliardi di euro l’anno tramite diritti televisivi, è quindi destinato ad essere spazzato via dall’emergere di più potenti forze finanziarie del capitalismo globale.

3) “L'ininterrotta trasformazione della produzione, il continuo sconvolgimento di tutte le istituzioni sociali, l'eterna incertezza e l'eterno movimento distinguono l'epoca della borghesia da tutte le epoche precedenti” (Marx-Engels, Manifesto). Certo, più che a Lotito questa frase andrebbe spiegata ai sauri della sinistra storica, in tutte le sue declinazioni, che si sono pietrificati di fronte ad ogni trasformazione. O ai narcisi della sinistra anticomunista che negano l’esistenza di Marx esattamente nelle novità dove invece trova conferma. Ma per Claudio Lotito queste parole significano altro: il castello di relazioni costruito con Tavecchio, e Galliani, è destinato a scomparire come lacrime nella pioggia.

4) “E tutti i nuovi rapporti invecchiano prima di potersi strutturare. Tutto ciò che è istituito, tutto ciò che sta in piedi evapora, tutto ciò che è sacro viene sconsacrato, e gli uomini sono finalmente costretti a considerare con sobrietà il loro posto nella vita, i loro rapporti reciproci” (Marx-Engels, Manifesto). Proprietario anche della Salernitana da pochi anni, uomo forte del calcio italiano da pochi mesi, competitor per un posto in Champions da non molte settimane, Claudio Lotito sembra dover subire la forza di questa legge del capitalismo globale codificata da oltre 170 anni. Non molto di questo mondo velocemente messo in piedi sembra poter resistere a lungo. Non resterà che ripensare, con umiltà, il proprio posto nel calcio italiano. Se, in futuro, ne rimarrà uno.

5) “La necessità di uno sbocco sempre più vasto per i suoi prodotti lancia la borghesia alla conquista dell'intera sfera terrestre. Bisogna annidarsi dappertutto, dovunque occorre consolidarsi e stabilire collegamenti” (Marx-Engels, Manifesto) . Oggi che i collegamenti - ovvero i contenuti satellitari, via web e mobile - sono essi stessi merce, al Lotito non resta che constatare che la rendita di posizione, che permette il controllo su prezzi, advisor e competitor del mercato televisivo del calcio italiano, è destinata a svanire.

Claudio Lotito, nell’occhio del ciclone per diritti Tv e scommesse, di sè dice di essere “un fanciullino” una volta tolte “le sovrastrutture” s’intende. Il punto è che la struttura - quella del capitalismo globale che col calcio produce profitti tramite tv e finanza - sembra proprio volersi liberare del fanciullino Lotito. Tutto scritto, tutto documentato, non nelle carte della magistratura italiana ma nel Manifesto di Marx ed Engels.

Il fantasma d’Europa si aggira così negli stadi semideserti di un calcio noioso, in mano a pochi rapaci alla ricerca dell’ultima rendita.

Redazione, 23 maggio 2015
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22/04/2015

Il fondo della Regione genera mostri

Ormai è da parecchio che in Italia abbiamo a che fare con i fondi europei. E questa lunga esperienza ci ha insegnato molto in termini di sprechi, mancato utilizzo delle risorse, gestione mafiosa degli appalti e scarsi risultati per i pochi destinatari degli interventi finanziati dall’Ue. Una lezione che abbiamo imparato tutti, soprattutto quelli che avrebbero potuto/voluto accedere ad esempio ad interventi per la formazione o per il lavoro ma che non hanno potuto farlo perché le informazioni erano vaghe o assenti, i requisiti troppo stringenti, i fondi erano finiti (salvo poi scoprire che rimanderemo all’Unione Europea buona parte dei soldi non spesi) e così via. Motivo per cui oggi, dopo poco dalla partenza dei primi interventi della “programmazione europea 2014-2020”, ci siamo presentati con le liste dei disoccupati e precari di Roma e l’Usb sotto la sede della Regione Lazio per chiedere un incontro con i referenti regionali dei finanziamenti europei e far presente che a questo giro la vigilanza su che fine faranno i fondi europei avverrà dal basso. Cosa piuttosto lecita se si pensa che gli interventi a cofinanziamento europeo rappresentano attualmente la quasi totalità delle azioni mirate all’occupazione e quindi quasi l’unica speranza per un non occupato di sfruttare fondi pubblici per ottenere formazione gratuita o progetti per l’inserimento occupazionale. Oltre al fatto che ai suddetti non occupati che contribuiscono con le proprie tasse a fornire i circa 10 miliardi l’anno che l’Italia da all’Ue può legittimamente non star bene veder sparire quei soldi senza nemmeno avere in cambio interventi per il lavoro o per il sociale. E questo è il primo punto, più materiale.

Il secondo motivo per cui si è andati sotto la regione è invece più strettamente politico. Perché guardando agli interventi programmati dalla Regione si capisce bene il tenore di quel che accadrà da qui al 2020, rendendo evidente quanto il sistema UE sia marcio dalla punta alla base. E in quest’ottica vanno distinte le responsabilità. Più volte abbiamo avuto modo di indicare come le responsabilità “macro” riguardanti vincoli di bilancio, riforme del lavoro e politiche fiscali e monetarie appartengano all’Unione Europea e alla diretta applicazione da parte dei nostri governi nella legiferazione nazionale. Invece, scendendo più in basso nella piramide Ue, l’altra responsabilità riguarda come, a livello “micro”, quelle decisioni si proiettano sui territori attraverso la gestione materiale delle risorse europee. Ossia, come Regioni e Province attuano progetti in linea con le direttive europee e come spendono quella mole di soldi.

Per il Lazio, tanto per far capire l’entità della faccenda, si parla di circa 400 milioni di euro da spendere tra il 2014-2020 provenienti dal Fondo Sociale Europeo, il fondo che va a finanziare tutto ciò che riguarda formazione, occupazione e inclusione sociale. E dando un’occhiata ai progetti in programma dalla Regione Lazio già ci viene da piangere. Per limiti di spazio riporteremo solo un paio delle boiate architettate dalla Regione e da personaggi come Smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio nonché Assessore alla Formazione, Ricerca, Scuola, Università per il Fondo Sociale Europeo. Smeriglio, uno appartenente a quella sinistra presunta progressista incarnata da SeL e che poi fa ad esempio uscire un bando di questo tipo, ammirabile sul sito del FSE Lazio, mirato a discriminare le persone per il loro orientamento sessuale e identità di genere. Perché non possiamo che definirlo così un avviso pubblico che propone ad enti di formazione e associazioni di fare corsi di formazione, progetti di tirocinio in azienda e attività di “mediazione” contro la discriminazione rivolti a 12 (d-o-d-i-c-i) persone esclusivamente LGBT. Già ce lo immaginiamo. Io lesbica/gay/bisex/trans in stato di disoccupazione faccio una domanda alla regione in cui devo dichiarare per iscritto di essere lesbica/gay/bisex/trans e di non trovare lavoro per via della discriminazione di genere e orientamento sessuale sui posti di lavoro. Mi viene assegnato un tutor, che mi fa formazione e orientamento (di cosa non si sa, forse sessuale a sto punto), mi aiuta ad attivare un tirocinio probabilmente gratuito in un’azienda, dove arriverò con il mio attestato di lesbica/gay/bisex/trans (tipo lettera scarlatta) e dove un “mediatore” avrà “il compito di guidare e gestire la qualità delle relazioni interpersonali, facilitare la creazione di ambienti di lavoro favorevoli, motivare, integrare e partecipare a momenti di condivisione del percorso di tirocinio, al fine di assicurarne la massima efficacia” (aiutare a fare amicizia dicendo ai colleghi che in fondo gli LGBT sono brave persone?). Noi a questo punto speriamo vivamente che questo avviso sia stato creato per dare lavoro a 12 persone già conosciute, perché non possiamo credere che nel 2015 qualcuno possa pensare che una cosa del genere, così intimamente discriminatoria e ghettizzante, possa combattere le discriminazioni sul lavoro e favorire la parità. E la cosa imbarazzante (per loro) è che è un progetto creato dagli stessi supercompagni superprogressisti superamicideigay di SeL.

Un secondo esempio di encomiabile e innovativa applicazione delle politiche Ue nel Lazio sta in quello che responsabili regionali come Smeriglio o come l’Assessore al Lavoro Lucia Valente (PD) propongono come il fiore all’occhiello, la sperimentazione di massima politica per il lavoro che se andrà in porto fungerà da modello per il futuro in tutte le regioni: il “contratto di ricollocazione”. Secondo questo progetto agenzie specializzate private, come le agenzie per il lavoro (Adecco, Manpower ecc.), i sindacati confederali e gli enti di formazione, vengono pagate bei soldoni dalla Regione Lazio per trovare un lavoro ai disoccupati. Cercando di sintetizzare la contorta mostruosità che c’è dietro, questo intervento funziona più o meno così: il disoccupato si reca a un Centro per l’Impiego pubblico – si, esistono ancora – dove, fornendo alcuni dati generici (età, sesso e poco altro), gli viene assegnato un “voto” a seconda di quanto sia facile trovargli un lavoro. Carte alla mano, il disoccupato dovrà poi andare presso una delle suddette agenzie private che lo supporterà per un periodo di 4 mesi nella ricerca del lavoro, ricevendo un compenso dalla Regione a seconda del “voto” del disoccupato: dagli 800 per quelli “facili” ai 2500 euro per i disoccupati più “difficili” da collocare. Durante i 4 mesi di ricerca del lavoro, i disoccupati riceveranno un sussidio di circa 600 euro al mese ma dovranno essere a totale disposizione delle agenzie per eventuale formazione e accettare qualsiasi tipo di lavoro gli venga proposto, anche se non c’entra niente con la propria esperienza professionale. Hai fatto per una vita intera il pasticciere? Magazziniere da Auchan. Sei laureata in lingue e fai la traduttrice? Commessa da Piazza Italia. E ringrazia pure, se no ti levano il sussidio. Poi, oltre a qualsiasi tipo di lavoro, i disoccupati dovranno inoltre accettarlo in qualsiasi luogo fino a 50 km dal domicilio. E tanto che ci vuole, se non hai i soldi per permetterti un mezzo privato è proprio un attimo andare ogni giorno da Roma a Latina coi potenti trasporti regionali e municipali. Infine, Jobs Act docet, non illudiamoci che siccome si tratta di fondi europei allora sei tutelato. Infatti è vero che il contratto di lavoro firmato deve durare minimo 6 mesi (che possono voler dire anche tre minicontratti da due mesi) ma i lavoratori non avranno nessuna tutela o sicurezza che il lavoro ottenuto sia pagato adeguatamente, abbia orari e condizioni sostenibili e soprattutto che continui nel tempo. Ma ricordati sempre di ringraziare, se no ti levano il sussidio.

A ben vedere, questo meccanismo, oltre che inserirsi perfettamente nel filone Jobs Act, ricorda parecchio i mini-jobs tedeschi tanto cari a Renzi, un altro grande successo delle politiche europee per il lavoro che ha piegato milioni di disoccupati a lavorare a chiamata, per pochi euro e in posti di lavoro a caso, sotto il perenne ricatto della disoccupazione o del disconoscimento del sussidio.

Ciò che poi ci sembra evidente è che il sistema del contratto di ricollocazione nasconde le potenzialità per fare una “Mafia Capitale#2” coi fiocchi, attraverso il potenziamento di un altro “mondo di mezzo”, quello di agenzie private per il lavoro, sindacati confederali ed enti di formazione, stavolta sulle spalle di disoccupati e precari. Non si comprende infatti il senso di attribuire così tanta importanza a questi soggetti di natura privata, se non quello di andare a finanziare forzatamente quel pezzo di tessuto economico. Perché alla favola per cui il contributo di questi soggetti aiuta il matching tra domanda e offerta di lavoro e quindi crea occupazione non ci crede nessuno. C’è la crisi, le imprese chiudono, i padroni licenziano assumendo stagisti gratis, i contratti sono sempre più instabili e precari e la regione Lazio viene a dirci che il problema del lavoro oggi è l’incapacità dei disoccupati di trovare offerte di lavoro. Davvero un’offesa all’intelligenza delle persone. Persone che, con un rapido calcolo, si possono rendere facilmente conto di essere prese per il culo paragonando ad esempio il sussidio di 600 euro al mese per 4 mesi con gli 800 – 2.500 € (a persona!) che gli enti prenderanno per supportare la ricerca del lavoro. Soldi che potrebbero andare ai disoccupati se la ricerca di lavoro fosse fornita gratuitamente dai Centri per l’Impiego pubblici, che in teoria servirebbero a quello ma che nella pratica stanno perdendo qualsiasi funzione per essere progressivamente sostituiti dai soggetti privati.

Insomma, se il buongiorno si vede dal mattino, pare che la realtà dei fondi europei non farà che peggiorare rispetto al passato, di pari passo con le tendenze europee. L’egemonia culturale ed economica dell’Ue, quella della flessibilità, delle privatizzazioni, dei finanziamenti ai privati ecc., si sta trasmettendo anche attraverso la gestione dei fondi ad opera delle Amministrazioni locali che quindi non possono che essere tra i primi referenti nella nostra opposizione alle politiche dell’Unione Europea. In questo momento il conflitto capitale lavoro si gioca anche nella partita dei fondi europei e va capito come affrontalo, sia nella lotta “economica” per l’ottenimento di formazione e lavoro dignitosi e retribuiti sia nella parallela assunzione politica della necessità di una continua analisi e una ferma opposizione agli strumenti (micro e macro) di cui si dota di volta in volta la borghesia europea.

Tra le richieste portate all’incontro con i responsabili regionali, riportiamo di seguito i punti fondamentali individuati dai Disoccupati e precari del VII Municipio:

• che vengano fornite informazioni chiare sugli interventi per il lavoro finanziati con i Fondi Europei;
• che sia garantita la formazione retribuita e che il lavoro proposto sia adeguato all’esperienza;
• che venga assegnato un sussidio più alto e prolungato in caso non si riesca a trovare lavoro;
• che i soldi destinati ad agenzie private, enti di formazione e sindacati siano dati ai disoccupati e che il supporto alla ricerca del lavoro sia fatto dai Centri per l’Impiego pubblici;
• che parte dei fondi siano riservati ai disoccupati e ai precari che partecipano alle liste di lotta;
• che i lavori assegnati ai disoccupati siano distanti al massimo 5 km dal luogo di domicilio;
• infine, che la Regione e i Municipi si impegnino ad assegnare lavori finalizzati al miglioramento e alla riqualificazione dei quartieri di domicilio dei lavoratori.

17/04/2015

"I fondi europei vanno utilizzati per reddito e servizi"

Ross@ partecipa alla manifestazione dei disoccupati romani organizzata per la giornata del 21 aprile con manifestazione dalle ore 10,00 dinanzi la sede della Regione Lazio in via Rosa Raimondi Garibaldi, per l’ assegnazione dei fondi europei per l’inserimento lavorativo.

Sono in via di definizione gli stanziamenti alle regioni dei fondi provenienti da Bruxelles per il sostegno alle politiche di avviamento al lavoro, fondi che in realtà non sono una elargizione ma rappresentano la restituzione, peraltro parziale, di quanto prelevato dalla cassa del Ministero del Tesoro per gli obblighi di partecipazione al fondo Comunitario; insomma soldi delle tasse pagate dai lavoratori dipendenti italiani, notoriamente “titolari” della quasi totalità del gettito fiscale.

Il sostanziale azzeramento dei finanziamenti degli enti locali alle politiche di sostegno all’occupazione, rende l’appuntamento con l’assegnazione dei fondi europei un momento di verifica della distanza siderale tra le necessità di politiche per il lavoro, nel solo Lazio sono oltre 400mila i disoccupati ufficiali, e l’esiguità delle risorse, per cui è indispensabile vigilare affinché l’assegnazione si definisca sulla base di progetti lavorativi e formativi credibili e socialmente qualificati.

Il degrado e il disagio sociale trovano, come noto, la loro ragione primaria nell’assenza di sufficienti livelli di reddito. La costruzione di progetti lavorativi per la tutela del territorio urbano o nei servizi attraverso l'attiva partecipazione di liste di disoccupati, è un tentativo di contrastare i criteri privatistici e di mercato che si vogliono riaffermare nella gestione dei fondi europei.

Il criterio di assegnazione sulla base della profittabilità insita nei progetti, a prescindere anche dalla loro utilità e/o credibilità, diventa il terreno di conquista di agenzie private, finta cooperazione e organismi vari specializzati nella “offerta lavorativa” e addentrati, come ampiamente dimostrato e ben oltre gli illeciti di mafia-capitale, nelle modalità di accreditamento degli stanziamenti.

La spesa sociale, di cui i fondi europei sono una forma surrogata, diviene di fatto privatizzata ed espropriata del ruolo primario di garante della coesione sociale, trasformandosi in strumento desolidarizzante, in cui il rapporto lavorativo si definisce non sulla base della funzionalità del progetto a gestione pubblica, ma nella forma mediata, e in taluni casi personalistica e ricattatoria, del rapporto sociale privatistico.

Ricostruire un rapporto diretto tra politiche sociali ed esigenze popolari, riattivando il protagonismo sociale è fondamentale per recuperare, nelle forme possibili, la socialità dell’investimento pubblico, al pari della funzione di laboratorio dei processi di aggregazione e ricomposizione sociale assunta dal sindacalismo metropolitano.

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25/03/2015

Roma - Tra Mafia Capitale e incubi “metropolitani”

L’assessore ai Trasporti del Comune di Roma, Improta, ha annunciato che la metro A, dal primo aprile fino ad agosto chiuderà il servizio alle 21.30 (escludendo però il sabato dedicato alla “movida”), a causa di una “manutenzione straordinaria”. Strappa per ora qualche risata, ma da aprile prevediamo epiteti assai meno concilianti, l'assicurazione dello stesso assessore: “Ovviamente è previsto un servizio sostitutivo”. Trattasi di autobus di superficie che passano con orari molto dilatati e portano un ventesimo dei passeggeri di una normale corsa di metropolitana.

Nelle stesse ore, l'assessore Improta doveva rendere conto alla stampa della notizia di essere stato indagato dalla Procura di Firenze nell’ambito dell’inchiesta su presunti illeciti nell’affidamento degli appalti della Metro Roma per la linea C.

La terza linea della metro di Roma – la C – è stata progettata negli anni Novanta e viene definita come la più costosa d’Europa. Sette anni di attesa che si sono conclusi con l’apertura del primo tratto tra Pantano (nella periferia sud di Roma) a Palmiro Togliatti (ancora periferia). Tutte le altre stazioni da Centocelle fino a San Giovanni sono ancora chiuse. L’opera è costata già 2 miliardi di euro. Tra il 2006 e il 2010 a causa del rinvio dei lavori della linea C si era già verificato un aumento dei costi di 364 milioni di euro denunciato dalla Corte dei Conti come danno erariale. Improta ha replicato alle accuse affermando che “non ci sono stati abusi di ufficio e anche lo stesso atto attuativo della Metro C è passato attraverso Roma Metropolitane. Quindi responsabilità dirette io non ne ho”. Dunque un altro componente della Giunta Marino è finito a bagno – anche se solo indagato – nelle inchieste sulla corruzione a Roma Capitale. Il problema è che l'aumento dei costi dei lavori per la Metro C, da tempo sta drenando ingenti risorse a scapito del capitolo mobilità (e dunque degli altri settori del trasporto urbano) nel bilancio del Comune di Roma.

Un altro segnale di “criticità” arriva invece dalla Regione Lazio guidata dall'enfant prodige del Pd romano, Zingaretti. Il suo capo di gabinetto, Maurizio Venafro ha rassegnato le dimissioni perché indagato dalla Procura di Roma nel quadro dell'inchiesta sugli appalti che si dipana dall'indagine su Mafia Capitale. L'appalto contestato questa volta è quello del Cup (centro unico di prenotazione) del sistema sanitario regionale. Venafro ha giocato d'anticipo e, dopo essersi volontariamente recato dai magistrati per chiarire la propria posizione, si è dimesso prima che il caso esplodesse mediaticamente, assolvendo Zingaretti da ogni responsabilità.

Se è ovvio che chi governa sia esposto a indagini d'ufficio o ad atti dovuti della magistratura ordinaria e di quella contabile per ogni atto che porta la propria firma o la propria responsabilità, è altrettanto evidente che sull'azione di governo – inclusi e non esclusi gli amministratori del Pd – alla fine pesino gli interessi dei gruppi privati che sempre più spesso ne determinano la carriera politica. Perché se Caltagirone finanzia con 25mila euro la campagna elettorale di Zingaretti, poi qualcosa in cambio ha la possibilità di pretenderla. Prima di lui Piero Marrazzo, per un periodo governatore della Regione Lazio per il centro-sinistra, aveva ottenuto finanziamenti per 357mila euro. Tra i donatori figuravano società come la Silp (Società Italiana Lavori Pubblici) per 40mila euro, Società Appalti per 10mila euro e via dicendo. Un meccanismo analogo, ma spesso con cifre esponenzialmente più elevate, ha agito sugli amministratori del centro-destra. Insomma non una eccezione ma una regola di sistema. E tutto questo spiega perché, poi, ogni aspetto rilevante o meno della vita sociale di una grande area metropolitana come Roma, sia alla fine scandito dagli interessi dei gruppi privati piuttosto che dagli interessi collettivi.

L'inchiesta su Mafia Capitale finora – e suscitando più di qualche legittima domanda – non ha affatto scalfito questo mondo: il cosiddetto Mondo di Sopra, quello dei ricchi e dei super ricchi. Si è impegnata invece nello sbaraccare il Mondo di Mezzo, quello rappresentato da faccendieri, malavitosi, fascisti che secondo la medesima filosofia – tutto in mani a i privati ma con soldi pubblici – si era annidato negli interstizi del sistema rappresentato da quel terzo settore o no profit dilagato dagli anni '90 in poi. Si tratta di quell'area grigia di cooperative più simili ad aziende, con pochi soci e molti lavoratori dipendenti sotto pagati, che si sono impossessate dei servizi sociali esternalizzati dalle amministrazioni pubbliche, abbassandone gli standard, incassando tutti i soldi che potevano incassare e precarizzando oltre ogni misura i lavoratori.

Il marcio sta proprio in questo rapporto tra prevalenza degli interessi privati – dalla grande opera alla gestione del campo rom – sugli interessi collettivi e dunque sul “Mondo di sotto”. Un rapporto marcio che la magistratura non può mettere in discussione perché regolato da leggi e da atti pubblici – quindi legale – sui quali può intervenire solo in caso di distorsioni del meccanismo. Qualsiasi discorso sulla corruzione impatta dunque con questa dimensione dei rapporti sociali che la rendono endemica, anzi, sistemica. Di questo, tra l'altro, si discuterà sabato prossimo nel primo Forum Metropolitano organizzato da Ross@ Roma a Tor Bella Monaca, quartiere di frontiera della periferia sud di Roma.

Per mettere fine a questo letamaio non occorre allora il giustizialismo o l'azione della magistratura ma una azione politica che parta e punti alla rottura del sistema, che estrometta gli interessi privati dalla gestione degli interessi pubblici e che faccia saltare il meccanismo di subalternità al Patto di Stabilità che punta solo a tagliare i servizi e a privatizzarli ulteriormente. E' anche per questo motivo che la Giunta Marino dovrebbe dimettersi. Per quello che è avvenuto nei suoi apparati e per la filosofia che ispira il nuovo bilancio comunale, il quale attraverso una operazione "lacrime e sangue" sulla popolazione e i servizi, drena le risorse pubbliche per poi alimentare ancora il flusso di risorse destinate agli interessi privati. Devono andare a casa non solo perché sono o convivono con i corrotti, ma perché sono i nemici della nostra gente, quella che vorrebbero confinare nel Mondo di Sotto.

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07/03/2015

SOS foresta di Capocotta: tagliate migliaia di querce secolari


Ancor prima che le ruspe iniziassero a devastare il Parco di Decima-Malafede per la costruzione dell'inutile grande opera dell'autostrada a pedaggio A12-Roma-Latina, la speculazione ha già allungato i suoi tentacoli.

Lo stridio delle motoseghe da ieri sta sostituendo il canto degli uccelli già in nidificazione. Stanno distruggendo una delle aree più preziose dell'agro romano, dal punto di vista paesaggistico e naturalistico. Ci troviamo nel Parco Riserva naturale di Decima Malafede, un'area naturale protetta della Regione Lazio con vincolo paesistico, istituita nel 1997 con una superficie di 6.145 ettari.

L’ente che doveva tutelarlo, Romanatura, prima ha pagato per anni l’affitto per questo prezioso bosco, poi ha rescisso il contratto di affitto e adesso ha concesso il taglio devastante, andando contro le proprie finalità istitutive. Stiamo parlando di una autorizzazione che sta consentendo il taglio di migliaia di querce secolari dell'ultimo bosco di alto fusto della Campagna Romana, quello di Capocotta. Dobbiamo sottolineare che le maggiori aree boschive dell'Agro Romano sono comprese in questa zona e costituiscono una delle maggiori foreste planiziali del bacino del Mediterraneo. Un territorio ricco di biodiversità, in cui sono state censite almeno 900 specie vegetali ed è stata certificata la presenza di 25 specie animali. La zona sia prima che dopo l'istituzione del Parco, purtroppo, è stata caratterizzata dall'abusivismo edilizio, ultimi i cosiddetti toponimi che hanno portato con se deforestazione e impermeabilizzazione del suolo. Ricordiamo che “La Sughereta” di Vallerano ha già subito un duro colpo.

Le leggi, i regolamenti e i compiti demandati alla Regione Lazio, all’Agenzia Regionale Parchi (ARP) e All’Ente RomaNatura sono chiari:
perseguire e gestire le singole risorse ambientali nel rispetto delle relative condizioni di equilibrio naturale e di preservazione dei patrimoni genetici di tutte le specie animali e vegetali. Tutelare, recuperare e restaurare gli habitat naturali e i paesaggi, nonché la loro valorizzazione. Conservare le specie animali e vegetali e gli ambienti naturali che abbiano rilevante valore naturalistico ed ambientale.
Per questo compiti assegnati, avrebbero dovuto effettuare l'attività di monitoraggio e controllo sullo stato di qualità degli habitat, delle specie della flora e della fauna di importanza comunitaria (Rete Natura 2000). Nonché, la Gestione dei vincoli di Legge nel Sistema delle Aree Naturali Protette nel Comune di Roma.

Diversamente da tutto ciò, in particolare la zona di Castel di Decima è stata presa di mira dalla proprietà privata di Vaselli che ha chiesto e sembra sia stata autorizzata a fare ripetuti interventi di deforestazione, rivolti in maniera sistematica agli alberi di alto fusto secolari e in particolare a querce, sughere e lecci con la rasatura di intere colline e la distruzione del sottobosco. La deforestazione è già avvenuta in alcune parti della zona, con una celerità incredibile e sta continuando in modo selvaggio e indiscriminato radendo al suolo un’intera area della foresta. Proprio per questo è lecito pensare che ci troviamo davanti ad un intervento speculativo ancora più massiccio e mirato, che potrebbe protrarsi nel tempo. Interpellati sul posto, i taglia boschi, hanno dichiarato di essere in possesso di regolare autorizzazione proprio da quell’Ente che avrebbe il compito di far rispettare i vincoli paesistici. Annualmente scompaiono nella Riserva colline piene di alberi secolari di alto fusto, immediatamente tagliati sul posto in tronchetti destinati ad essere venduti come legna da ardere. Le prove si possono vedere andando su you tube, alla voce “indagate Romanatura”, attraverso numerosi filmati, vengono evidenziate le carenze rilevate nella gestione dei vincoli paesistici della Riserva nei riguardi sia degli interventi di deforestazione, sia degli abusi e sia di insediamenti autorizzati dall’Ente Romanatura.

Davanti a questo insensato e complice atteggiamento delle Istituzioni, non basta solo la denuncia, ma serve la mobilitazione dei cittadini per fermare lo scempio omicida che riduce la quantità di ossigeno donato a pieni “polmoni” dalle nostre utili foreste, mettendo in serio pericolo la qualità della vita di tutte/i

Se pensiamo che a capo dell'Ente vi è Gubbiotti, che prima "lega l'ambiente" e poi lo sega, viene naturale la richiesta delle sue immediate dimissioni o della sua rimozione dall'incarico.

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29/09/2014

L'olimpo dei potenti elimina Mastrapasqua


Mister 22 Poltrone assaggia l'amaro calice degli avvisi di garanzia. L'incredibile carriere di Antonio Mastrapasqua - presidente di enti come l'Inps e vice di altri come Equitalia, capace di sedere dal lato dei controllati e da quello dei controllori contemporaneamente - sembra subire una battuta d'arresto importante, forse definitiva.

Perquisizioni sono in corso da questa mattina in alcuni uffici della Regione Lazio, nella sede dell'ospedale Isrealitico e in uffici di Asl. Operazione dei carabinieri su richiesta della Procura di Roma nell'ambito di una indagine su una presunta truffa ai danni del Sistema sanitario nazionale. Gli indagti sono dieci, tra cui appunto Antonio Mastrapasqua, in veste di direttore generale dell'ospedale Israelitico, una delle decine di poltrone da lui occupate. La procura ipotizza una maxitruffa ai danni del Sistema sanitario, in cui sarebbero coinvolti anche due funzionari della Regione Lazio già inseriti nel procedimento madre, non legati all'attuale amministrazione e 7 dipendenti dell'ospedale.

L'indagine è lo sviluppo dell'inchiesta-madre che riguarda fatti risalenti al 2009, quando un controllo dell'Asl Roma D su prestazioni dell'Ospedale Israelitico portò alla luce incongruenze: fatture per semplici interventi odontoiatrici per i quali venivano richiesti alla Regione rimborsi onerosi da intervento con ricovero.

Dai controlli successivi emerse che tra il 2006 e il 2009 la richiesta di rimborsi alla Regione Lazio per "interventi fantasma" da parte dell'Ospedale Israelitico accadeva nella stragrande maggioranza dei casi verificati, il 94% delle cartelle cliniche.

La Regione Lazio - a quel punto governata da Nicola Zingaretti, e non più da Renata Polverini - aveva quindi provveduto a sospendere il pagamento di 15,5 milioni di euro in fatture all'Ospedale Israelitico, nonchéa congelare i due protocolli d'intesa che la vecchia amministrazione aveva stipulato con la struttura sanitaria nel 2011 e nel 2012.

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11/03/2014

Roma. L’impressionante intreccio affaristico delle istituzioni locali

In questi ultimi quindici anni, ha agito come metamito per gli allocchi la trappola del federalismo. E' quasi sorprendente verificare oggi l'intreccio sorto nell'ultimo quindicennio intorno alle istituzioni locali della Capitale: Regione, Comune e Provincia. Una pletora di partecipazioni in società prolificate come monadi, con conseguenti consiglieri di amministrazione dotati di retribuzioni altissime e talvolta "secretate" per evitare scandali come nel caso dell'Ama dell'epoca di Alemanno. Società che erogano consulenze (con retribuzioni scandalosamente alte), spesso doppioni di competenze o servizi di ridotta qualità (con lavoratori e lavoratrici retribuiti invece in maniera scandalosamente bassa).

In questo intreccio hanno prosperato i clientes delle giunte di centro-sinistra e di centro-destra. Queste ultime con l'avvento al potere della "destra de panza e di governo" di Alemanno e Polverini hanno abbondantemente superato il limite della decenza (vedi le vicende Ama, Atac). Ma anche le giunte Veltroni o Zingaretti etc. non si sono affatto sottratte a questo meccanismo, lo hanno solo gestito con voracità più controllata.

Un articolo e un grafico del sito economico Lavoce.info aiutano a capire, o meglio visualizzare, l'intreccio del business che le leggi sul federalismo hanno contribuito a creare, come qualcuno aveva largamente anticipato e si era opposto in controtendenza al progetto dello "Stato competitivo".


Qui di seguito la documentazione de LaVoce.info.

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Le partecipazioni azionarie della regione Lazio, della provincia di Roma, e di Roma Capitale, formano degli intrecci così contorti che possono essere espressi solo in un grafico. Ne risulta un quadro di una bellezza sorprendente, anche se un po' inquietante.

Il grafico sottostante mostra le partecipazioni della regione Lazio, della provincia di Roma, e di Roma capitale, e tutti i relativi incroci. I dati sottostanti sono stati ottenuti incrociando il database Amadeus con il bilancio di Sviluppo Lazio e i siti web di regione, provincia e comune. I dati sono aggiornati almeno al 31 dicembre 2012, e in parecchi casi a una data posteriore.

Il grafico, crediamo, si commenta da sé. Solo due parole per interpretarlo. Un rettangolo scuro con bordo continuo rappresenta un'azienda controllata da almeno uno dei tre enti sopracitati; in altre parole, uno o più di questi tre enti possiedono, da soli o combinati, almeno il 50 percento dell'azienda in questione. Un rettangolo scuro con bordo tratteggiato indica un' azienda pubblica, ma di cui i tre enti in questione possiedono, insieme, meno del 50 percento. Un rettangolo bianco indica un' azienda pubblica, in cui nessuno dei tre enti ha alcuna partecipazione. Un' azienda senza rettangolo è a maggioranza privata, ma se è in questo grafico è perché ha una partecipazione di almeno uno dei tre enti. Se il totale delle partecipazioni in una società non somma al 100 percento, le partecipanti che abbiamo omesso sono private.

Una linea continua con freccia indica una partecipazione della regione Lazio. Una linea tratteggiata con freccia indica una partecipazione della provincia di Roma o di Roma capitale. Una linea punteggiata con freccia indica una partecipazione di un altro ente (Camere di Commercio, provincia di Frosinone etc.).

Ci permettiamo solo di richiamare l' attenzione agli intrecci tra Sviluppo Lazio, Filas e Bic Lazio, e al nodo di Acea, che ha più di quaranta partecipate. Ma non esistono criteri economici, finanziari o scientifici per valutare il grafico: esso va apprezzato in silenzio nel suo valore estetico, come un quadro.

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Quando il capitalismo di rapina si fa opera d'arte. Roba da esporre con fiero disgusto al Guggenheim, titolo: metastasi delle partecipazioni.

04/04/2013

Roma. L'assedio del Torrino

Il grattacielo del costruttore Parnasi acquistato dalla Provincia di Roma per 263 milioni ancora al centro delle polemiche. I lavoratori preparano una assemblea generale. Incombono le elezioni comunali. Terza puntata.


Il Torrino è sotto assedio e non da oggi. In realtà il Torrino è una zona di sviluppo urbano a est di Roma, verso il mare, cresciuto rapidamente negli ultimi anni. In questo quadrante della città si è fatto spazio – a colpi di migliaia di metri cubi di cemento – una famiglia di costruttori rampanti della capitale: i Parnasi.

Sandro è il capostipite, ma è il suo figliolo Luca ad aver creato una rete di relazioni con la politica, soprattutto con Veltroni quando era sindaco di Roma e poi con tutto l'entourage legato al Pd e a Sel. Dagli accordi in compensazione – invenzione del “modello Roma” di Veltroni – i Parnasi ci hanno guadagnato parecchio, soprattutto nel quadrante est della capitale ma non solo. Tu dai qualcosa all'amministrazione comunale in termini di terreni o servizi e quella ti spiana la strada per edificare tutto l'edificabile. In questo modo – e con questo modello – i costruttori romani sono tornati a fare la pacchia.

Il maggiore quotidiano capitolino “Il Messaggero” (di proprietà del primus inter pares dei costruttori romani, Caltagirone) segnala da tempo le ottime relazioni tra il milieu piddino/sellino di Roma e la famiglia Parnasi. Adesso che si avvicinano le elezioni comunali, i costruttori romani si stanno tutti riposizionando. Alemanno ha dato quello che ha potuto dare ma il Sindaco e la Giunta potrebbero cambiare e dunque occorre ipotecare il futuro della Capitale con la consueta, forte, impronta dei palazzinari. Il pressing dei costruttori su alcuni candidati alle primarie del Pd per il candidato sindaco già si è fatto sentire e la competizione – che si concluderà domenica prossima – appare senza esclusione di colpi.

Ma se la battaglia per il colle del Campidoglio si svilupperà nelle prossime settimane, quella sul grattacielo di Parnasi al Torrino è in corso da tempo e, indipendentemente dalle gelosie di Caltagirone, ci sono fondati motivi per indagare più a fondo.

L'acquisto del palazzone da parte della Provincia di Roma al tempo dell'amministrazione Gasbarra (PD) confermato dall'amministrazione Zingaretti (dirigente del PD oggi neo-presidente della Regione) non è apparso del tutto trasparente. L'interrogazione parlamentare del sen.Lannutti pubblicata nella nostra puntata precedente, metteva ampiamente in evidenza le opacità dell'operazione. Innanzitutto il costo: 263 milioni di euro da ricavare vendendo i gioielli di famiglia, ossia palazzi di pregio nel cuore storico della Capitale. Una spesa eccessiva che a molti è parsa un regalo ad un costruttore amico piuttosto che una scelta di razionalizzazione della sede della Provincia (che ha diversi uffici sparpagliati in centro e nel semi-centro della città).

A rumoreggiare adesso sono anche i lavoratori che con un documento comune firmato da tutti i sindacati – tranne, guarda caso la Cgil – stanno preparando una assemblea generale del personale per il prossimo 10 aprile.
I sindacati denunciano la scarsa trasparenza, l'aver bypassato le RSU e la non fornitura della documentazione richiesta sull'operazione Torrino. “Durante la presentazione della “Cabina di regia”, a fronte delle numerose osservazioni e rilievi di merito svolti dalle diverse componenti della RSU, abbiamo constatato un certo imbarazzo nel fornire risposte che, di fatto, non sono arrivate se non in maniera parziale e non totalmente convincente” scrivono in una nota i sindacati Cisl, Uil, Usb, Cobas, Ugl, Csa, Diccap, in pratica tutti. “Ad esempio non si è capito se i contratti sottoscritti siano preliminari o definitivi, se la società di gestione del Fondo Immobiliare costituito dalla Provincia sia di natura privata o di totale proprietà dell’Amministrazione Provinciale considerando che la stessa riscuote gli affitti degli stabili di nostra proprietà occupati da noi stessi” prosegue la nota sindacale.

Ma la questione delle questioni è il come giustificare questa spesa (più di 260 milioni di euro) per una operazione da parte di un ente – la Provincia – che sembra destinato a essere soppresso e quindi completamente destrutturato. Insomma l'impressione è che si sia messo un po' tutti – dai lavoratori alla Corte dei Conti – di fronte ad un atto compiuto dal quale potrebbe essere difficile retrocedere. “In questa fase di profonda recessione e di crisi economica in cui tutte le forze politiche – a livello nazionale e locale – per risparmiare programmano la soppressione (purtroppo non l’accorpamento) delle Province, non si capisce perché ci si ostina a proseguire con una simile pervicacia su questa strada” scrivono i sindacati, preoccupati anche dal fatto che il dissanguamento delle risorse economiche della Provincia per questa operazione possa creare un buco che ipotechi anche le retribuzioni dei lavoratori.
Un buco che comunque già incombe sui lavoratori qualora si realizzi il trasferimento di tutte le sedi al Torrino. Un posto decisamente ameno, non raggiungibile da metropolitane o treni e che comporterà un esborso notevole in benzina o abbonamenti su stipendi che sono notoriamente i più bassi del pubblico impiego.
Alla fine dell' operazione – dicono alcuni dipendenti - ci avrà guadagnato il costruttore Parnasi e ci avranno rimesso i lavoratori e gli utenti. Francamente appare difficile dargli torto. L'inchiesta prosegue.

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