I quotidiani e i telegiornali del 15 novembre aprivano con questi titoli roboanti:
Blitz contro la mafia delle scommesse, 68 arresti e sequestri per un miliardo di euro! Con sottotitoli e commenti come: “Le mafie si sono spartite e controllano il mercato della raccolta illecita delle scommesse online” .
Con questa operazione si conosce anche l’ammontare dei beni sequestrati: Il volume delle giocate, riguardanti eventi sportivi e non è superiore ai 4,5 miliardi.
Da osservare anche come una gran parte di loro fossero esponenti della criminalità organizzata nelle diverse famiglie o clan come: la Sacra corona in Puglia; la mafia in Sicilia; la ‘ndrangheta in Calabria – oltre ad alcuni imprenditori che fungevano da prestanome.
Un precedente prologo a questa inchiesta è da ricondurre al periodo nel quale l’introduzione della legge di stabilità del 2015 (diventata a sua volta un punto di svolta nelle indagine) smaschera un sistema nascosto tra le pieghe delle normative inserite nella sanatoria introdotta.
La sanatoria prevedeva – per chi prima raccoglieva le scommesse all’estero aderendo al pagamento delle somme, per trasferire l’attività in Italia tramite l’apertura di siti legali cioè: quelli targati “.it” – di usufruire di sconti, sia economici che amministrativi.
E’ in questa manovra (sostituire il terminale .com con .it) che, secondo le indagini, avveniva l’illecito poiché è tramite l’utilizzo “.it” (che dava caratterizzazione al terminale web) che queste applicazioni di Rete venivano a loro volta utilizzate come copertura per proseguire la raccolta e la gestione illegale delle scommesse e delle economie derivanti (quelle che venivano fatte nei siti on-line con terminale “.com”), i cui proventi economici a loro volta erano esenti da controlli e tributi previsti invece per le applicazioni con terminale “.it” .
In questo settore erano spesso utilizzate competenze di bookmakers e specialisti, esperti in forme algoritmiche capaci di modificare le strutture di gestione delle applicazioni presenti nella Rete per giochi on-line e altre “app.” (piattaforme digitali) riservate a sistemi di scommesse virtuali; per cui – tramite questo “semplice meccanismo” – si produceva una crescita a dismisura dei rispettivi profitti e guadagni.
La svolta nell’inchiesta è avvenuta quando uno di loro (specialista in algoritmi), dopo aver aderito al condono (previsto dalla legge di sanatoria del 2015), voleva ritirarsi da quest’attività illecita. A fronte di ciò i diversi “boss” dei gruppi attivi e presenti nel settore (mafia, sacra corona unita, ndrangheta e camorra) lo costrinsero a continuare impedendogli così tale azione di fuoriuscita dal quel sistema che lui aveva, infine, considerato: “truffaldino” e illegale.
Quel rifiuto da parte del “bookmaker” (probabilmente anche oggetto di minacce) comportò, come reazione la sua “resa e consegna” agli inquirenti, diventandone di fatto un prezioso “pentito”.
Pentito utile per approfondire l’indagine sul settore delle scommesse clandestine, svelandone altresì i metodi e le connessioni presenti tra i vari clan. Giovanni Bianconi – giornalista del Corriere della Sera – a commento di questa “brillante” (sic!) operazione – tra le altre analisi – scrive: “Non serve gente che spara, meglio chi sa usare la Rete” i –
In pratica assistiamo oggi a una particolare evoluzione (in senso postmodernista probabilmente) delle azioni in oggetto.
Al punto che da un dialogo intercettato due anni fa emergeva la nuova frontiera del crimine, spiegata così: “Questa è musica di malavita. Io cerco i nuovi adepti nelle migliori università mondiali e tu vai ancora alla ricerca di quattro scemi in mezzo alla strada che vanno a fare così: bam bam! Io cerco quelli che fanno così, invece: pin, pin! Che cliccano! Quelli cliccano e movimentano... È tutta una questione d’indice, capito?”
Cioè per capire e spiegarsi meglio: hanno semplicemente sostituito, non l’indice, bensì il “click” dal grilletto di una pistola o di un fucile con un identico “click” nel computer!
E tutto ciò per guadagni molto più consistenti poiché il “crimine” in questo caso non contiene le classiche “macchie di sangue” a loro volta oggetto di indagini o inchieste da parte di speciali corpi di polizia anticrimine!
Con questo blitz (non certo improvviso o inaspettato) frutto e sviluppo di precedenti inchieste – tramite la presenza del classico “pentito” – si è potuta svolgere l’intera operazione realizzando tra altre cose quello di poter ricondurre all’erario statale le ingenti somme a loro volta trafugate da parte di quei clan criminali che risultano essere diretti concorrenti con l’AAMS (Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato) cioè l’azienda statale che gestisce, insieme alla Confindustria, il settore dei giochi, lotterie e et similia.
Operazione a sua volta funzionale – tramite le diverse procure: siciliane, calabresi e pugliesi – soprattutto nello svelare la presenza in pratica di un vero e proprio sodalizio; una specie di holding o sindacato del crimine (di storica memoria anni ’30 – in quel di Chicago, Usa).
Fase nella quale operò tale organizzazione criminale e malavitosa che spadroneggiò fortemente in quegli anni, cioè nel periodo appunto del proibizionismo – sul quale sono stati prodotti numerosi film, scritti molti libri e svolti innumerevoli processi con pesantissime condanne.
Una similitudine credo sia possibile fare tra quel periodo e questo attuale.
Gli sviluppi dovuti a queste ultime operazioni fanno emergere una preoccupante similitudine con quanto accadde – negli anni ’30 del secolo scorso – in quel di Chicago negli Usa.
Allora fu promulgata la legge detta del “proibizionismo”. La quale vietava e puniva fortemente con arresti, condanne a decenni di carcere e perfino la pena di morte quanti praticavano tale commercio illegale creando per l’appunto un vero e proprio sodalizio definito poi come sindacato del crimine!
A loro parziale giustificazione semmai il problema consisterebbe quindi che tale pratica (il mercato nero o clandestino) avrebbe potuto avere una sua particolare legittimità sociale in quanto consistente: a) in rapporto alla diffusa pratica legale e persecutoria da parte delle autorità statali contro i cosiddetti “criminali”; b) la irresistibile voglia di “bere” – quindi consumare alcol – da parte di numerosi cittadini statunitensi; a loro volta in preda a periodi di allegria, spensieratezza dopo le sofferenze subite a causa della disastrosa “grande depressione” – dovuta al crollo economico statunitense nel 1929 (v. film famosi come: C’era una volta in America ecc.) .
Dal proibizionismo al legittimismo e legalizzazione
Questa similitudine in pratica da noi non è possibile farla poiché in Italia il “proibizionismo” del gioco d’azzardo già esisteva nei precedenti periodi e in legislazioni in vigore fin da allora.
In quelle fasi storiche la presenza di associazioni illegittime e organizzazioni criminali, illegali e malavitose erano sì presenti e anche pervasive, ma spesso risultavano nascoste, malcelate, da un “sentire e agire comune” che “offuscava” i contorni dei suoi terminali; i quali a volte corrispondevano a clan familistici, società familiari o individuali per la concessione di “prestiti” accomodanti!
La malavita faceva sì incetta di notevoli quantità economiche ma il tutto doveva avvenire di nascosto spesso affidandosi a “malcelate complicità” dei soggetti ai quali erano indirizzate scommesse; prestiti usurai e quant’altro.
Le loro quantità e qualità erano sotto controllo e avvenivano nei settori marginali e nascosti in aree sociali specifiche.
La legalizzazione del gioco d’azzardo ha fatto sì che queste organizzazioni illegali o criminali crescessero esponenzialmente raccogliendo altresì enormi quantità di denaro realizzando così profitti vertiginosi.
Differenza tra proibizionismo e legalitarismo
Fatti specifici caratterizzati dallo scatenamento di una vera e propria guerra tra le organizzazioni criminali – presenti allora nelle principali metropoli statunitensi – per accaparrarsi sia il mercato dell’alcool sia il controllo del territorio per lo smercio “alcolico” il cui consumo era allora proibito dalla legge fatta appositamente. Tale conflitto era caratterizzato dalla presenza di una speciale forma organizzativa che fu definita poi come “Sindacato del crimine”! E’ sotto questa denominazione – passata alla storia – che si è sviluppata la loro funzione (militanti delle varie organizzazioni antiproibizioniste dell’epoca, raggruppati in clan, bande e associazioni varie) in quel particolare periodo speciale caratterizzato da leggi proibizioniste con particolari attenzioni alle forme associative che aggirando tale divieto rifornivano di alcol proibito numerosi locali spesso clandestini.
Tale regime “proibizionista” potrebbe, apparentemente, anche giustificare il “traffico clandestino” di sostanze alcoliche allora proibite e vietate.
Nel caso italiano invece assistiamo proprio all’inverso.
La crescita di questi particolari e specifiche attività illegali – considerate tali – avviene proprio nel momento in cui tale funzione (gioco d’azzardo) viene resa legale e quindi tramite una specifica legislazione si passa dal divieto e dalla condanna alla legalizzazione del “gioco d’azzardo” e degli altri che venivano attuati in bische e locali illegali ed anche scommesse clandestine sulle diverse forme competitive (calcio, cavalli, cani, automobili ecc.).
Con la legalizzazione prevista da una legge – che ne stabiliva normative e prerogative per l’esercizio di tale mercato – tutto ciò è stato reso legittimo.
Lo Stato diventava così di fatto il “biscazziere” del popolo italiano
Tra il 2000 e il 2016 (periodo nel quale è stato legalizzato il sistema dell’azzardo), la raccolta complessiva da giochi, indice dell’ampiezza del mercato, è aumentata di cinque volte, passando in termini reali da 20 a circa 96 miliardi di euro annui. Lo Stato incassa circa 10 miliardi di entrate erariali.
Alcuni dati ci dicono che: “in Italia ci sono più slot machine che posti letto in ospedale”.
Il mercato dei giochi è potuto crescere grazie alla forte innovazione nelle modalità di gioco con la diffusione di internet e la possibilità di effettuare giocate attraverso la rete, on line e su eventi live.
A proposito di “pubblicità” invadente qualcuno ricorderà sicuramente lo spot pubblicitario che Sky metteva in onda sempre prima di ogni collegamento calcistico nel quale un famoso attore pubblicizzava il sito di scommesse on line “Bet365” (non voglio con questo insinuare nessunissima accusa o indicarlo come illegale. N.d.t.). E’ da notare comunque come molte delle aziende sanzionate avevano come acronimo proprio l’aggettivo “bet”; e la stessa operazione della Guardia di Finanza conteneva tale acronimo.
Dichiara un magistrato, che da qualche tempo sta indagando in questo settore che: “La mafia sta sempre un passo avanti. E s’infiltra, dove c’è il vuoto normativo”. ii
A che punto è oggi il settore “industriale” del gioco d’azzardo? iii
Lo scorso anno in Italia sono stati puntati sul gioco d’azzardo lecito oltre 101 miliardi di euro, in aumento del 6% rispetto al 2016. La Spesa dei giocatori si è assestata sui 20,5 miliardi. L’incasso dello Stato – tramite gettito erariale – è stato pari a 10,3 miliardi di euro.
Se si vuole approfondire le cifre e le caratteristiche particolari di questo importante settore “confindustriale” si può osservare il link sopracitato (iv).
Apparentemente, nonostante il forte periodo di crisi economica, questo settore presente anche in Confindustria in quello dei giochi (https://www.agimeg.it/) non conosce crisi. v
Sono circa oltre 6.000 le imprese operanti con almeno 100.000 dipendenti (il 20% impiegati nella filiera diretta; l’80% a quella indiretta – punti vendita, tabaccherie, bar, autogrill, edicole) a questi numeri va aggiunto l’indotto del settore (costruttori di giochi e componenti elettronici, commercio dei macchinari, noleggiatori e gestori di attrezzature, ricevitorie, sale bingo, gaming hall) i quali – numeri alla mano – sono quasi raddoppiati dal 2006 al 2011.
Tale è la cifra che viene utilizzata in questo settore che sia lo Stato sia i suoi tutori non potevano che si lasciasse l’intero provento economico in mano ad un’illegalità che gli sottraeva importanti risorse finanziarie.
Sono altrettanto convinto che a questo scopo sia servito, tra le altre cose, l’operazione “blitz” scattato all’alba del 14 novembre.
Note
i – https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/18_novembre_14/non-serve-gente-che-spara-mafia-n-drangheta-gioco-online-slot-e6554a6c-e844-11e8-b8c4-2c4605eeaada.shtml
ii – https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/14/gioco-online-cafiero-de-raho-la-mafia-2-0-ha-sostituito-i-chimici-che-lavoravano-la-droga-con-i-tecnici-informatici/4764580/
iii– http://www.avvisopubblico.it/home/home/cosa-facciamo/informare/documenti-tematici/gioco-dazzardo/i-dati-sul-gioco-dazzardo-nel-2017-in-italia/
iv – http://www.avvisopubblico.it/home/home/cosa-facciamo/informare/documenti-tematici/gioco-dazzardo/i-dati-sul-gioco-dazzardo-nel-2017-in-italia/
v – http://www.today.it/economia/gettito-fiscale-giochi-scommesse-italia-dati.html
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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25/05/2015
Claudio Lotito spiegato brevemente da Carlo Marx
"È la regola der quinto: chi c'ha i sordi in mano ha vinto" (Claudio Lotito)
Da quando l’economia è il fatto sociale egemone nel mondo del calcio tante cose sono cambiate. Un tempo il calcio, e persino il professionismo dei giocatori, era uno dei luoghi per eccellenza della dissipazione di capitale accumulato. La televisione serviva per amplificare la portata globale di questo sport, che era già mondiale ai tempi dei primissimi apparecchi tv sperimentali, e la finanza non aveva alcun rapporto col calcio. Si pensi che ancora nel ’75 le agenzie di rating avevano poche decine di impiegati e non esistevano ancora i derivati. Oggi solo Standard & Poor’s, ad esempio, ha 10.000 dipendenti diretti e una delle sue tante filiazioni pubblica regolarmente analisi su un un prodotto finanziario importante: il calcio.
Sui diritti televisivi la Premier League inglese è stata, se si vuol parlare di commodification del calcio, definita dal Wall Street Journal la “merce che spacca”. Per non parlare del mercato delle scommesse, quello del denaro che genera denaro, che genera, sul calcio, più profitti della Toyota. Intesa come principale produttore di auto al mondo. Cmarome dire che uno svago popolare nel fordismo è diventato un produttore di valore economico più elevato del maggiore produttore di auto del mondo. Scherzi della capacità di penetrazione del capitalismo.
L’emergere di Claudio Lotito - mediatore di capitali televisivi, di calciatori e, a quanto pare secondo inchiesta della magistratura, di scommesse - in un calcio globale così impetuoso è così destinato ad essere travolto da alcune regole del capitalismo. Si tratta di quelle fissate da Carlo Marx, insieme ad Engels, nel Manifesto. Vediamo:
1) “La borghesia non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione” (Marx-Engels, Manifesto). Anche nel calcio. Il Lotito che ha un potere di mediazione nella trattativa sui diritti televisivi, figura nuova anche rispetto a pochi anni fa, viene spazzato via dall’evoluzione delle piattaforme di produzione dei contenuti calcisitici.
2) “La prima condizione di esistenza di tutte le precedenti classi industriali era invece la conservazione immutata del vecchio modo di produzione”. (Marx-Engles, Manifesto) Il capitalismo di relazione di Lotito, che presiede ad una produzione di valore vicina ai 3 miliardi di euro l’anno tramite diritti televisivi, è quindi destinato ad essere spazzato via dall’emergere di più potenti forze finanziarie del capitalismo globale.
3) “L'ininterrotta trasformazione della produzione, il continuo sconvolgimento di tutte le istituzioni sociali, l'eterna incertezza e l'eterno movimento distinguono l'epoca della borghesia da tutte le epoche precedenti” (Marx-Engels, Manifesto). Certo, più che a Lotito questa frase andrebbe spiegata ai sauri della sinistra storica, in tutte le sue declinazioni, che si sono pietrificati di fronte ad ogni trasformazione. O ai narcisi della sinistra anticomunista che negano l’esistenza di Marx esattamente nelle novità dove invece trova conferma. Ma per Claudio Lotito queste parole significano altro: il castello di relazioni costruito con Tavecchio, e Galliani, è destinato a scomparire come lacrime nella pioggia.
4) “E tutti i nuovi rapporti invecchiano prima di potersi strutturare. Tutto ciò che è istituito, tutto ciò che sta in piedi evapora, tutto ciò che è sacro viene sconsacrato, e gli uomini sono finalmente costretti a considerare con sobrietà il loro posto nella vita, i loro rapporti reciproci” (Marx-Engels, Manifesto). Proprietario anche della Salernitana da pochi anni, uomo forte del calcio italiano da pochi mesi, competitor per un posto in Champions da non molte settimane, Claudio Lotito sembra dover subire la forza di questa legge del capitalismo globale codificata da oltre 170 anni. Non molto di questo mondo velocemente messo in piedi sembra poter resistere a lungo. Non resterà che ripensare, con umiltà, il proprio posto nel calcio italiano. Se, in futuro, ne rimarrà uno.
5) “La necessità di uno sbocco sempre più vasto per i suoi prodotti lancia la borghesia alla conquista dell'intera sfera terrestre. Bisogna annidarsi dappertutto, dovunque occorre consolidarsi e stabilire collegamenti” (Marx-Engels, Manifesto) . Oggi che i collegamenti - ovvero i contenuti satellitari, via web e mobile - sono essi stessi merce, al Lotito non resta che constatare che la rendita di posizione, che permette il controllo su prezzi, advisor e competitor del mercato televisivo del calcio italiano, è destinata a svanire.
Claudio Lotito, nell’occhio del ciclone per diritti Tv e scommesse, di sè dice di essere “un fanciullino” una volta tolte “le sovrastrutture” s’intende. Il punto è che la struttura - quella del capitalismo globale che col calcio produce profitti tramite tv e finanza - sembra proprio volersi liberare del fanciullino Lotito. Tutto scritto, tutto documentato, non nelle carte della magistratura italiana ma nel Manifesto di Marx ed Engels.
Il fantasma d’Europa si aggira così negli stadi semideserti di un calcio noioso, in mano a pochi rapaci alla ricerca dell’ultima rendita.
Redazione, 23 maggio 2015
Fonte
Da quando l’economia è il fatto sociale egemone nel mondo del calcio tante cose sono cambiate. Un tempo il calcio, e persino il professionismo dei giocatori, era uno dei luoghi per eccellenza della dissipazione di capitale accumulato. La televisione serviva per amplificare la portata globale di questo sport, che era già mondiale ai tempi dei primissimi apparecchi tv sperimentali, e la finanza non aveva alcun rapporto col calcio. Si pensi che ancora nel ’75 le agenzie di rating avevano poche decine di impiegati e non esistevano ancora i derivati. Oggi solo Standard & Poor’s, ad esempio, ha 10.000 dipendenti diretti e una delle sue tante filiazioni pubblica regolarmente analisi su un un prodotto finanziario importante: il calcio.
Sui diritti televisivi la Premier League inglese è stata, se si vuol parlare di commodification del calcio, definita dal Wall Street Journal la “merce che spacca”. Per non parlare del mercato delle scommesse, quello del denaro che genera denaro, che genera, sul calcio, più profitti della Toyota. Intesa come principale produttore di auto al mondo. Cmarome dire che uno svago popolare nel fordismo è diventato un produttore di valore economico più elevato del maggiore produttore di auto del mondo. Scherzi della capacità di penetrazione del capitalismo.
L’emergere di Claudio Lotito - mediatore di capitali televisivi, di calciatori e, a quanto pare secondo inchiesta della magistratura, di scommesse - in un calcio globale così impetuoso è così destinato ad essere travolto da alcune regole del capitalismo. Si tratta di quelle fissate da Carlo Marx, insieme ad Engels, nel Manifesto. Vediamo:
1) “La borghesia non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione” (Marx-Engels, Manifesto). Anche nel calcio. Il Lotito che ha un potere di mediazione nella trattativa sui diritti televisivi, figura nuova anche rispetto a pochi anni fa, viene spazzato via dall’evoluzione delle piattaforme di produzione dei contenuti calcisitici.
2) “La prima condizione di esistenza di tutte le precedenti classi industriali era invece la conservazione immutata del vecchio modo di produzione”. (Marx-Engles, Manifesto) Il capitalismo di relazione di Lotito, che presiede ad una produzione di valore vicina ai 3 miliardi di euro l’anno tramite diritti televisivi, è quindi destinato ad essere spazzato via dall’emergere di più potenti forze finanziarie del capitalismo globale.
3) “L'ininterrotta trasformazione della produzione, il continuo sconvolgimento di tutte le istituzioni sociali, l'eterna incertezza e l'eterno movimento distinguono l'epoca della borghesia da tutte le epoche precedenti” (Marx-Engels, Manifesto). Certo, più che a Lotito questa frase andrebbe spiegata ai sauri della sinistra storica, in tutte le sue declinazioni, che si sono pietrificati di fronte ad ogni trasformazione. O ai narcisi della sinistra anticomunista che negano l’esistenza di Marx esattamente nelle novità dove invece trova conferma. Ma per Claudio Lotito queste parole significano altro: il castello di relazioni costruito con Tavecchio, e Galliani, è destinato a scomparire come lacrime nella pioggia.
4) “E tutti i nuovi rapporti invecchiano prima di potersi strutturare. Tutto ciò che è istituito, tutto ciò che sta in piedi evapora, tutto ciò che è sacro viene sconsacrato, e gli uomini sono finalmente costretti a considerare con sobrietà il loro posto nella vita, i loro rapporti reciproci” (Marx-Engels, Manifesto). Proprietario anche della Salernitana da pochi anni, uomo forte del calcio italiano da pochi mesi, competitor per un posto in Champions da non molte settimane, Claudio Lotito sembra dover subire la forza di questa legge del capitalismo globale codificata da oltre 170 anni. Non molto di questo mondo velocemente messo in piedi sembra poter resistere a lungo. Non resterà che ripensare, con umiltà, il proprio posto nel calcio italiano. Se, in futuro, ne rimarrà uno.
5) “La necessità di uno sbocco sempre più vasto per i suoi prodotti lancia la borghesia alla conquista dell'intera sfera terrestre. Bisogna annidarsi dappertutto, dovunque occorre consolidarsi e stabilire collegamenti” (Marx-Engels, Manifesto) . Oggi che i collegamenti - ovvero i contenuti satellitari, via web e mobile - sono essi stessi merce, al Lotito non resta che constatare che la rendita di posizione, che permette il controllo su prezzi, advisor e competitor del mercato televisivo del calcio italiano, è destinata a svanire.
Claudio Lotito, nell’occhio del ciclone per diritti Tv e scommesse, di sè dice di essere “un fanciullino” una volta tolte “le sovrastrutture” s’intende. Il punto è che la struttura - quella del capitalismo globale che col calcio produce profitti tramite tv e finanza - sembra proprio volersi liberare del fanciullino Lotito. Tutto scritto, tutto documentato, non nelle carte della magistratura italiana ma nel Manifesto di Marx ed Engels.
Il fantasma d’Europa si aggira così negli stadi semideserti di un calcio noioso, in mano a pochi rapaci alla ricerca dell’ultima rendita.
Redazione, 23 maggio 2015
Fonte
17/09/2014
Scozia: i broker danno vincente il ‘no’ ma Londra trema
Mentre i sondaggi indicano un leggero vantaggio del "No" all'indipendenza, su Betfair.com, piattaforma di scommesse leader nel betting exchange - ovvero la borsa scommesse - (modalità di gioco nel quale le quote vengono decise dagli stessi utenti e non dai bookmaker) la vittoria del "No" viene data come sicura nell’80% dei casi, mentre solo il 20% degli utenti pensa che il "Sì" potrebbe imporsi.
Come già avvenuto in precedenti elezioni, gli analisti politici prendono seriamente in esame le quote pubblicate sul sito di Betfair, ritenuto un punto di osservazione privilegiato e un valido strumento per carpire umori e andamenti elettorali. I numeri e i dati pubblicati sul sito catturano l'attenzione di Media e di influenti commentatori politici, che twittano in diretta l'andamento delle quote piazzate su Betfair.com di fatto orientando anche l’opinione degli scommettitori.
Ieri 4 milioni di sterline (6.5 milioni di euro) sono stati scommessi sul "No", ora quotato a 1.25, mentre il "Si" raggiunge quota 1 milione di sterline ed è indicato a 4.8.
Ma a Westminster non sono così tranquilli. Dai media inglesi si apprende che sia il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney che George Osborne, cancelliere dello scacchiere, hanno cancellato la prevista partecipazione al G20 in Australia la settimana prossima per poter gestire le ripercussioni di un’eventuale vittoria indipendentista.
Fonte
Come già avvenuto in precedenti elezioni, gli analisti politici prendono seriamente in esame le quote pubblicate sul sito di Betfair, ritenuto un punto di osservazione privilegiato e un valido strumento per carpire umori e andamenti elettorali. I numeri e i dati pubblicati sul sito catturano l'attenzione di Media e di influenti commentatori politici, che twittano in diretta l'andamento delle quote piazzate su Betfair.com di fatto orientando anche l’opinione degli scommettitori.
Ieri 4 milioni di sterline (6.5 milioni di euro) sono stati scommessi sul "No", ora quotato a 1.25, mentre il "Si" raggiunge quota 1 milione di sterline ed è indicato a 4.8.
Ma a Westminster non sono così tranquilli. Dai media inglesi si apprende che sia il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney che George Osborne, cancelliere dello scacchiere, hanno cancellato la prevista partecipazione al G20 in Australia la settimana prossima per poter gestire le ripercussioni di un’eventuale vittoria indipendentista.
Fonte
22/12/2011
Calcio marcio
Si allarga lo scandalo calcioscommesse. Cristiano Doni, capitano
dell'Atalanta arrestato mentre tentava di fuggire. Qual è la sua
opinione sulla vicenda?
"Confermo quel che ho scritto addirittura 6 mesi fa in un libro: non c'è niente di sorprendente, è una storia che parte da lontano, in cui purtroppo tutti hanno fatto il possibile perché l'esito fosse questo, e purtroppo non è ancora finita. Il calcio è marcio per certi aspetti, e quello delle scommesse è forse il morbo peggiore."
Perché i calciatori, che sono professionisti che conducono una vita agiata, hanno bisogno di arricchirsi con le scommesse?
"Potrei risponderle con una domanda: perché i politici o gli imprenditori, che sono ricchi, poi ne fanno di tutti i colori violando la legalità, l'etica e tutto il resto?
Per rispondere invece direttamente alla domanda: non sono poi molti i calciatori ricchi e famosi che vengono coinvolti, queste storie si alimentano di due, tre, quattro nomi famosi, e di molti nomi meno famosi, sconosciuti al grande pubblico. Sono esattamente quelli che stanno in mezzo al guado e che vorrebbero essere ricchi e famosi ma non lo sono, forse non lo diventeranno mai, forse non prendono gli stipendi alla fine del mese, in un calcio che è in crisi come tutta la società italiana e quindi si arrangiano così."
I tifosi come dovrebbero reagire?
"Questo è un paese che ormai tifa per tutto da un pezzo, che in questi 20 anni ha cambiato molto il suo umore diventando grazie anche al maggioritario o a un malinteso senso del maggioritario un popolo tifoso anche in politica, pro o contro Berlusconi, per il Milan contro l'Inter. Un tifoso come opinione pubblica dovrebbe scandalizzarsi realmente e dovrebbe cominciare a far mancare la sua presenza allo stadio, far mancare la presenza di spettatore televisivo perché il perno di tutto sono i soldi dei diritti televisivi, invece sembra che gli vada bene così! Come diceva tanti anni fa il filosofo francese Roland Barthes, parlando del catch, tutti sanno che è finto, però lo vedono lo stesso. Come il wrestling di adesso, il calcio si avvia a diventare una cosa del genere e o a tutti o a molti va bene così. Beh, peggio per loro."
Pensa che ci siano responsabilità oggettive da parte delle società?
"Sì, almeno di alcune società. L'ho scritto nel mio libro "Questo calcio alla sbarra" che è uscito nel luglio scorso in cui già prevedevo quello che sarebbe successo adesso e quello che succederà nei prossimi mesi perché la vicenda non è conclusa. Se non insabbieranno tutto, verrà fuori qualche società anche grossa coinvolta."
Qual è, secondo Lei, la strada per uscirne?
"Che il calcio venga affrontato politicamente. Questa è un'altra delle questioni di cui mi occupo ormai da tanti anni e segnatamente in quest'ultimo periodo da Calciopoli in poi. La politica deve iniziare a occuparsi della classe dirigente di questo paese, che peraltro è molto malata di suo, e allo stesso modo deve fare con il calcio, che è un elemento molto importante della vita italiana. Far finire male il calcio, significa far finire male quella parte di paese che si vorrebbe ricreare con il calcio. L'italiano che si occupa di calcio in generale, prende schiaffi fuori dal calcio dalla mattina alla sera e adesso prende schiaffi anche in questo sport."
Una volta c'era la schedina, oggi il mondo delle scommesse è una giungla. Tutto ciò ha agevolato le truffe?
"Certamente sì. In un Paese che, con il pretesto di trovare soldi per i terremotati de L'Aquila, si è trasformato ancora di più in una sala da gioco, in una bisca gigantesca in cui la gente si rovina, anche via Internet ovviamente, in un casinò on line vita natural durante, beh in un Paese così ci meravigliamo che le scommesse, legali e clandestine, le partite truccate, tutto questo circo sia arrivato ormai a livello di guardia? Secondo me la magistratura ordinaria, la magistratura sportiva, che ha degli aspetti ridicoli da tanti punti di vista o conniventi, è stata sin troppo lenta. Così pure la stampa, che in questi anni non ha inteso indagare il fenomeno."
Fonte.
"Confermo quel che ho scritto addirittura 6 mesi fa in un libro: non c'è niente di sorprendente, è una storia che parte da lontano, in cui purtroppo tutti hanno fatto il possibile perché l'esito fosse questo, e purtroppo non è ancora finita. Il calcio è marcio per certi aspetti, e quello delle scommesse è forse il morbo peggiore."
Perché i calciatori, che sono professionisti che conducono una vita agiata, hanno bisogno di arricchirsi con le scommesse?
"Potrei risponderle con una domanda: perché i politici o gli imprenditori, che sono ricchi, poi ne fanno di tutti i colori violando la legalità, l'etica e tutto il resto?
Per rispondere invece direttamente alla domanda: non sono poi molti i calciatori ricchi e famosi che vengono coinvolti, queste storie si alimentano di due, tre, quattro nomi famosi, e di molti nomi meno famosi, sconosciuti al grande pubblico. Sono esattamente quelli che stanno in mezzo al guado e che vorrebbero essere ricchi e famosi ma non lo sono, forse non lo diventeranno mai, forse non prendono gli stipendi alla fine del mese, in un calcio che è in crisi come tutta la società italiana e quindi si arrangiano così."
I tifosi come dovrebbero reagire?
"Questo è un paese che ormai tifa per tutto da un pezzo, che in questi 20 anni ha cambiato molto il suo umore diventando grazie anche al maggioritario o a un malinteso senso del maggioritario un popolo tifoso anche in politica, pro o contro Berlusconi, per il Milan contro l'Inter. Un tifoso come opinione pubblica dovrebbe scandalizzarsi realmente e dovrebbe cominciare a far mancare la sua presenza allo stadio, far mancare la presenza di spettatore televisivo perché il perno di tutto sono i soldi dei diritti televisivi, invece sembra che gli vada bene così! Come diceva tanti anni fa il filosofo francese Roland Barthes, parlando del catch, tutti sanno che è finto, però lo vedono lo stesso. Come il wrestling di adesso, il calcio si avvia a diventare una cosa del genere e o a tutti o a molti va bene così. Beh, peggio per loro."
Pensa che ci siano responsabilità oggettive da parte delle società?
"Sì, almeno di alcune società. L'ho scritto nel mio libro "Questo calcio alla sbarra" che è uscito nel luglio scorso in cui già prevedevo quello che sarebbe successo adesso e quello che succederà nei prossimi mesi perché la vicenda non è conclusa. Se non insabbieranno tutto, verrà fuori qualche società anche grossa coinvolta."
Qual è, secondo Lei, la strada per uscirne?
"Che il calcio venga affrontato politicamente. Questa è un'altra delle questioni di cui mi occupo ormai da tanti anni e segnatamente in quest'ultimo periodo da Calciopoli in poi. La politica deve iniziare a occuparsi della classe dirigente di questo paese, che peraltro è molto malata di suo, e allo stesso modo deve fare con il calcio, che è un elemento molto importante della vita italiana. Far finire male il calcio, significa far finire male quella parte di paese che si vorrebbe ricreare con il calcio. L'italiano che si occupa di calcio in generale, prende schiaffi fuori dal calcio dalla mattina alla sera e adesso prende schiaffi anche in questo sport."
Una volta c'era la schedina, oggi il mondo delle scommesse è una giungla. Tutto ciò ha agevolato le truffe?
"Certamente sì. In un Paese che, con il pretesto di trovare soldi per i terremotati de L'Aquila, si è trasformato ancora di più in una sala da gioco, in una bisca gigantesca in cui la gente si rovina, anche via Internet ovviamente, in un casinò on line vita natural durante, beh in un Paese così ci meravigliamo che le scommesse, legali e clandestine, le partite truccate, tutto questo circo sia arrivato ormai a livello di guardia? Secondo me la magistratura ordinaria, la magistratura sportiva, che ha degli aspetti ridicoli da tanti punti di vista o conniventi, è stata sin troppo lenta. Così pure la stampa, che in questi anni non ha inteso indagare il fenomeno."
Fonte.
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