Sì, lo so che questa è una pagina di divulgazione scientifica e non un centro di attivismo sociale contro l’analfabetismo matematico e statistico. Ma la realtà è che la battaglia per un sistema energetico non basato su puffi e buone intenzioni non è poi troppo lontana da una richiesta generale di un maggior uso del pensiero razionale.
Inoltre, quando il primo quotidiano non sportivo italiano per numero di copie vendute promuove comportamenti socialmente pericolosi, credo sia il caso di farlo presente al pubblico.
Partiamo dai fatti: giovedì 16/2 in Italia si è consumata una vincita record al Superenalotto. 90 fortunati giocatori che hanno azzeccato il 6 si sono divisi un montepremi di 370 milioni di euro (fa circa 4 milioni a testa).
Ok, buon per loro. Il gioco d’azzardo, come il fumo e l’alcol (e in altri paesi anche alcune sostanze stupefacenti) è una modalità LEGITTIMA di spendere i propri soldi, e credo che ognuno debba avere il diritto e la libertà di indulgere in questi passatempi se lo desidera. Quello che NON È ACCETTABILE è che questi comportamenti vengano promossi sui quotidiani nazionali in barba a qualunque dato di realtà relativo ai rischi.
Nondimeno, il CorSera ci delizia con questo articolo sulla vincita-record spiegandoci non solo che questa è avvenuta grazie ad un ”sistema”, ma fornendoci anche l’elenco dei bar e delle ricevitorie dove è avvenuta la vincita, come se questi avessero qualche tipo di merito.
Questo tipo di giornalismo NON È INNOCUO.
1. Il Superenalotto è gioco d’azzardo. Il Lotto è gioco d’azzardo. Le scommesse sportive sono gioco d’azzardo. Il Win4Life è gioco d‘azzardo. I gratta e vinci sono gioco d’azzardo.
Non c’è da discutere a questo riguardo, è una formula molto semplice:
Q = p•V – (1-p)•s
Dove Q è il valore atteso di ogni giocata, p è la probabilità di vincita, V è la vincita netta (o montepremi che dir si voglia), s è la scommessa e ovviamente 1-p rappresenta la probabilità di *non* vincere.
Per tutte le lotterie, le scommesse e i giochi dove si gioca contro un ipotetico “banco”, Q è negativo. Giocare al Superenalotto comporta in media una PERDITA per chi gioca.
2. I “sistemi” non funzionano: aumentano la probabilità di vincita andando ad aumentare la scommessa (nel caso in esame, le persone giocavano 5 euro invece di 1) e/o riducendo il montepremi (nel caso in esame, dividendolo tra più persone). Il valore atteso della giocata resta lo stesso identico: in perdita.
2b. Un numero ritardatario ha una probabilità di venire estratto ESATTAMENTE UGUALE a quella di qualunque altro numero: 1/90. Se non esce da 100 estrazioni la probabilità è sempre 1/90.
Se non esce da 2000 estrazioni, è sempre 1/90.
Se non esce da un milione di estrazioni, ci troviamo in una situazione parecchio improbabile, ma la probabilità che quel numero esca all’estrazione successiva È SEMPRE 1/90.
3. Il gioco d’azzardo rappresenta una esternalità NEGATIVA per lo Stato. Il costo socio-economico delle ludopatie, secondo diverse stime, è superiore a tutto ciò che lo Stato incassa dalle accise sulle giocate (https://www.federserd.it/…/I-costi-sociali-del…/…, dati più recenti qui: https://www.lenius.it/gioco-azzardo-in-italia/amp/)
Promuovere il gioco mostrando le vincite e i luoghi dove queste sono state incassate è totalmente irresponsabile.
4. Per ognuno dei fortunati vincitori di ieri, ci sono migliaia di persone che hanno venduto la fede nuziale al compro-oro per poter puntare su un qualche numero ritardatario o per poter provare qualche nuovo “sistema” vincente. Altre migliaia di persone si saranno indebitate per giocare. Altre migliaia avranno consumato i risparmi di famiglia. E sì, certo, si può tranquillamente pensare che se lo siano meritato, come possiamo pensarlo di quelli che si ammalano perché fumano o bevono: un cazzo di quotidiano nazionale però avrebbe la responsabilità di non incentivare questo tipo di comportamenti. E solo perché il giornalismo italiano fa schifo ormai da anni, non intendo smettere di evidenziarlo.
5. In tutto questo, ironicamente, in Italia non sono legali i Casinò, nonostante la maggior parte dei giochi da Casinò abbia dei Q maggiori di quelli delle lotterie di Stato (OVVIAMENTE restano valori attesi negativi, la roulette e il blackjack sono sempre gioco d’azzardo, ma paradossalmente sono più onesti delle lotterie).
6. Se per caso vi saltasse in mente di giocare una schedina, provate questa combinazione: 1-2-3-4-5-6. E se nel farlo vi sembra assurdamente improbabile che possano uscire proprio i primi 6 numeri, avendone 90 a disposizione, avete centrato il punto: è assurdamente improbabile. Esattamente come QUALUNQUE altra sequenza, inclusa quella che vi ha dettato il parente morto in sogno. Ogni combinazione di numeri ha esattamente la stessa probabilità di uscire – circa 1 su 622 milioni.
Questo è quanto.
Se vi piace il brivido e volete tentare la fortuna, ognuno è libero di spendere i suoi soldi come preferisce: il fatto che la giocata sia mediamente in perdita non vuol dire che non si possa mai vincere, e i fatti di ieri lo dimostrano.
Ma bisogna essere CONSAPEVOLI che statisticamente quei soldi saranno soldi persi, così come bisogna essere consapevoli dei danni alla salute del fumo e dell’alcol prima di fumare e di bere (una volta che uno è consapevole, può scegliere di farlo comunque, e io stesso sono un bevitore occasionale).
E bisogna allo stesso modo essere consapevoli che chi vince è stato fortunato, nel senso che è caduto molto a destra nell’ambito di una statistica il cui valore medio è meno di zero.
Solo quello.
Non è merito del “sistema”, non è merito dell’indovino, non è merito del cartomante e non è merito del nonno dall’aldilà.
E certamente non è merito del bar.
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Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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19/02/2023
31/01/2019
Senza Slot. Fermato il processo contro i padroni del gioco d’azzardo
Giovedì scorso si è tenuta a Bologna la seconda udienza del processo in cui il presidente di Assotrattenimento 2007, Massimiliano Pucci, era imputato per diffamazione per alcune sue dichiarazioni del 2013 contro Senza Slot: prima dell’inizio del processo, abbiamo ricostruito la vicenda per il nostro blog sul Fatto Quotidiano.
La diffamazione è un reato per cui non si procede d’ufficio, ma a querela della persona offesa: tecnicamente si dice che la querela è una condizione di procedibilità del reato. In questo caso era stato Pietro Pace, cioè il proprietario del nostro sito senzaslot.it, a sporgere la querela a nome del collettivo. Alla prima udienza, i difensori di Pucci hanno sostenuto che Pietro non avrebbe potuto querelare, perché secondo loro non è il legale rappresentante di Senza Slot. Giovedì il giudice ha emesso sentenza di non doversi procedere, per difetto di una condizione di procedibilità.
A quanto pare, il tribunale si è allineato alla tesi della difesa di Pucci. Tuttavia il giudice si è riservato sessanta giorni per redigere le motivazioni, segno che il caso è tutto tranne che semplice. Di solito le motivazioni a questo tipo di sentenze sono contestuali, cioè vengono redatte immediatamente. Siccome noi siamo abituati a riferirci ai fatti e alle fonti, e siccome abbiamo anche un certo stile, prima di fare commenti aspettiamo di leggerle. Lette le motivazioni, decideremo anche come proseguire in questa vicenda.
Per ora ci limitiamo a far notare una cosa. As.Tro ha subito pubblicato un comunicato sulla sentenza, in cui scrive: «aggiungiamo noi che, in assenza di un soggetto che possa ritenersi leso dalle dichiarazioni di Pucci, le medesime [...] non potrebbero aver avuto alcun carattere diffamatorio.» Ecco, appunto, questo lo aggiungono loro: nel dispositivo della sentenza è detto che manca una condizione di procedibilità, non che non c’è il reato. Pucci è avvocato e sa bene che tra le due cose c’è una grossa differenza. Non è affatto detto che il giudice motiverà nel senso che le dichiarazioni di Pucci non hanno leso la reputazione di nessuno. Lo stesso comunicato si chiude così: «L’Associazione ed il suo Presidente si riservano di intraprendere le iniziative opportune a tutela della loro immagine nei confronti di coloro che in questi mesi si sono prodigati ad infangarla, sfruttando l’occasione di questa iniziativa giudiziaria rivelatasi improvvida.» È notevole che un regolare processo sia definito «iniziativa giudiziaria rivelatasi improvvida». Pietro ha presentato una querela, questa querela è stata presa in carico da una Procura della Repubblica, che ha svolto le sue indagini, e ha ritenuto che la doglianza di Pietro meritasse di essere sostenuta in un processo. È la procedura penale: funziona così. Quanto alle iniziative opportune a tutela dell’immagine infangata, sappiamo che per alcuni queste sono frasi di prammatica, buttate lì quasi in automatico. Tra di noi c’è chi questi meccanismi comunicativi li ha studiati. Del resto, contro di noi As.Tro ha già intrapreso un’iniziativa opportuna nel 2013, che si è risolta in un colossale buco nell’acqua.
Fonte
La diffamazione è un reato per cui non si procede d’ufficio, ma a querela della persona offesa: tecnicamente si dice che la querela è una condizione di procedibilità del reato. In questo caso era stato Pietro Pace, cioè il proprietario del nostro sito senzaslot.it, a sporgere la querela a nome del collettivo. Alla prima udienza, i difensori di Pucci hanno sostenuto che Pietro non avrebbe potuto querelare, perché secondo loro non è il legale rappresentante di Senza Slot. Giovedì il giudice ha emesso sentenza di non doversi procedere, per difetto di una condizione di procedibilità.
A quanto pare, il tribunale si è allineato alla tesi della difesa di Pucci. Tuttavia il giudice si è riservato sessanta giorni per redigere le motivazioni, segno che il caso è tutto tranne che semplice. Di solito le motivazioni a questo tipo di sentenze sono contestuali, cioè vengono redatte immediatamente. Siccome noi siamo abituati a riferirci ai fatti e alle fonti, e siccome abbiamo anche un certo stile, prima di fare commenti aspettiamo di leggerle. Lette le motivazioni, decideremo anche come proseguire in questa vicenda.
Per ora ci limitiamo a far notare una cosa. As.Tro ha subito pubblicato un comunicato sulla sentenza, in cui scrive: «aggiungiamo noi che, in assenza di un soggetto che possa ritenersi leso dalle dichiarazioni di Pucci, le medesime [...] non potrebbero aver avuto alcun carattere diffamatorio.» Ecco, appunto, questo lo aggiungono loro: nel dispositivo della sentenza è detto che manca una condizione di procedibilità, non che non c’è il reato. Pucci è avvocato e sa bene che tra le due cose c’è una grossa differenza. Non è affatto detto che il giudice motiverà nel senso che le dichiarazioni di Pucci non hanno leso la reputazione di nessuno. Lo stesso comunicato si chiude così: «L’Associazione ed il suo Presidente si riservano di intraprendere le iniziative opportune a tutela della loro immagine nei confronti di coloro che in questi mesi si sono prodigati ad infangarla, sfruttando l’occasione di questa iniziativa giudiziaria rivelatasi improvvida.» È notevole che un regolare processo sia definito «iniziativa giudiziaria rivelatasi improvvida». Pietro ha presentato una querela, questa querela è stata presa in carico da una Procura della Repubblica, che ha svolto le sue indagini, e ha ritenuto che la doglianza di Pietro meritasse di essere sostenuta in un processo. È la procedura penale: funziona così. Quanto alle iniziative opportune a tutela dell’immagine infangata, sappiamo che per alcuni queste sono frasi di prammatica, buttate lì quasi in automatico. Tra di noi c’è chi questi meccanismi comunicativi li ha studiati. Del resto, contro di noi As.Tro ha già intrapreso un’iniziativa opportuna nel 2013, che si è risolta in un colossale buco nell’acqua.
Fonte
22/11/2018
Crime economy. La holding criminale sul gioco d’azzardo
I quotidiani e i telegiornali del 15 novembre aprivano con questi titoli roboanti:
Blitz contro la mafia delle scommesse, 68 arresti e sequestri per un miliardo di euro! Con sottotitoli e commenti come: “Le mafie si sono spartite e controllano il mercato della raccolta illecita delle scommesse online” .
Con questa operazione si conosce anche l’ammontare dei beni sequestrati: Il volume delle giocate, riguardanti eventi sportivi e non è superiore ai 4,5 miliardi.
Da osservare anche come una gran parte di loro fossero esponenti della criminalità organizzata nelle diverse famiglie o clan come: la Sacra corona in Puglia; la mafia in Sicilia; la ‘ndrangheta in Calabria – oltre ad alcuni imprenditori che fungevano da prestanome.
Un precedente prologo a questa inchiesta è da ricondurre al periodo nel quale l’introduzione della legge di stabilità del 2015 (diventata a sua volta un punto di svolta nelle indagine) smaschera un sistema nascosto tra le pieghe delle normative inserite nella sanatoria introdotta.
La sanatoria prevedeva – per chi prima raccoglieva le scommesse all’estero aderendo al pagamento delle somme, per trasferire l’attività in Italia tramite l’apertura di siti legali cioè: quelli targati “.it” – di usufruire di sconti, sia economici che amministrativi.
E’ in questa manovra (sostituire il terminale .com con .it) che, secondo le indagini, avveniva l’illecito poiché è tramite l’utilizzo “.it” (che dava caratterizzazione al terminale web) che queste applicazioni di Rete venivano a loro volta utilizzate come copertura per proseguire la raccolta e la gestione illegale delle scommesse e delle economie derivanti (quelle che venivano fatte nei siti on-line con terminale “.com”), i cui proventi economici a loro volta erano esenti da controlli e tributi previsti invece per le applicazioni con terminale “.it” .
In questo settore erano spesso utilizzate competenze di bookmakers e specialisti, esperti in forme algoritmiche capaci di modificare le strutture di gestione delle applicazioni presenti nella Rete per giochi on-line e altre “app.” (piattaforme digitali) riservate a sistemi di scommesse virtuali; per cui – tramite questo “semplice meccanismo” – si produceva una crescita a dismisura dei rispettivi profitti e guadagni.
La svolta nell’inchiesta è avvenuta quando uno di loro (specialista in algoritmi), dopo aver aderito al condono (previsto dalla legge di sanatoria del 2015), voleva ritirarsi da quest’attività illecita. A fronte di ciò i diversi “boss” dei gruppi attivi e presenti nel settore (mafia, sacra corona unita, ndrangheta e camorra) lo costrinsero a continuare impedendogli così tale azione di fuoriuscita dal quel sistema che lui aveva, infine, considerato: “truffaldino” e illegale.
Quel rifiuto da parte del “bookmaker” (probabilmente anche oggetto di minacce) comportò, come reazione la sua “resa e consegna” agli inquirenti, diventandone di fatto un prezioso “pentito”.
Pentito utile per approfondire l’indagine sul settore delle scommesse clandestine, svelandone altresì i metodi e le connessioni presenti tra i vari clan. Giovanni Bianconi – giornalista del Corriere della Sera – a commento di questa “brillante” (sic!) operazione – tra le altre analisi – scrive: “Non serve gente che spara, meglio chi sa usare la Rete” i –
In pratica assistiamo oggi a una particolare evoluzione (in senso postmodernista probabilmente) delle azioni in oggetto.
Al punto che da un dialogo intercettato due anni fa emergeva la nuova frontiera del crimine, spiegata così: “Questa è musica di malavita. Io cerco i nuovi adepti nelle migliori università mondiali e tu vai ancora alla ricerca di quattro scemi in mezzo alla strada che vanno a fare così: bam bam! Io cerco quelli che fanno così, invece: pin, pin! Che cliccano! Quelli cliccano e movimentano... È tutta una questione d’indice, capito?”
Cioè per capire e spiegarsi meglio: hanno semplicemente sostituito, non l’indice, bensì il “click” dal grilletto di una pistola o di un fucile con un identico “click” nel computer!
E tutto ciò per guadagni molto più consistenti poiché il “crimine” in questo caso non contiene le classiche “macchie di sangue” a loro volta oggetto di indagini o inchieste da parte di speciali corpi di polizia anticrimine!
Con questo blitz (non certo improvviso o inaspettato) frutto e sviluppo di precedenti inchieste – tramite la presenza del classico “pentito” – si è potuta svolgere l’intera operazione realizzando tra altre cose quello di poter ricondurre all’erario statale le ingenti somme a loro volta trafugate da parte di quei clan criminali che risultano essere diretti concorrenti con l’AAMS (Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato) cioè l’azienda statale che gestisce, insieme alla Confindustria, il settore dei giochi, lotterie e et similia.
Operazione a sua volta funzionale – tramite le diverse procure: siciliane, calabresi e pugliesi – soprattutto nello svelare la presenza in pratica di un vero e proprio sodalizio; una specie di holding o sindacato del crimine (di storica memoria anni ’30 – in quel di Chicago, Usa).
Fase nella quale operò tale organizzazione criminale e malavitosa che spadroneggiò fortemente in quegli anni, cioè nel periodo appunto del proibizionismo – sul quale sono stati prodotti numerosi film, scritti molti libri e svolti innumerevoli processi con pesantissime condanne.
Una similitudine credo sia possibile fare tra quel periodo e questo attuale.
Gli sviluppi dovuti a queste ultime operazioni fanno emergere una preoccupante similitudine con quanto accadde – negli anni ’30 del secolo scorso – in quel di Chicago negli Usa.
Allora fu promulgata la legge detta del “proibizionismo”. La quale vietava e puniva fortemente con arresti, condanne a decenni di carcere e perfino la pena di morte quanti praticavano tale commercio illegale creando per l’appunto un vero e proprio sodalizio definito poi come sindacato del crimine!
A loro parziale giustificazione semmai il problema consisterebbe quindi che tale pratica (il mercato nero o clandestino) avrebbe potuto avere una sua particolare legittimità sociale in quanto consistente: a) in rapporto alla diffusa pratica legale e persecutoria da parte delle autorità statali contro i cosiddetti “criminali”; b) la irresistibile voglia di “bere” – quindi consumare alcol – da parte di numerosi cittadini statunitensi; a loro volta in preda a periodi di allegria, spensieratezza dopo le sofferenze subite a causa della disastrosa “grande depressione” – dovuta al crollo economico statunitense nel 1929 (v. film famosi come: C’era una volta in America ecc.) .
Dal proibizionismo al legittimismo e legalizzazione
Questa similitudine in pratica da noi non è possibile farla poiché in Italia il “proibizionismo” del gioco d’azzardo già esisteva nei precedenti periodi e in legislazioni in vigore fin da allora.
In quelle fasi storiche la presenza di associazioni illegittime e organizzazioni criminali, illegali e malavitose erano sì presenti e anche pervasive, ma spesso risultavano nascoste, malcelate, da un “sentire e agire comune” che “offuscava” i contorni dei suoi terminali; i quali a volte corrispondevano a clan familistici, società familiari o individuali per la concessione di “prestiti” accomodanti!
La malavita faceva sì incetta di notevoli quantità economiche ma il tutto doveva avvenire di nascosto spesso affidandosi a “malcelate complicità” dei soggetti ai quali erano indirizzate scommesse; prestiti usurai e quant’altro.
Le loro quantità e qualità erano sotto controllo e avvenivano nei settori marginali e nascosti in aree sociali specifiche.
La legalizzazione del gioco d’azzardo ha fatto sì che queste organizzazioni illegali o criminali crescessero esponenzialmente raccogliendo altresì enormi quantità di denaro realizzando così profitti vertiginosi.
Differenza tra proibizionismo e legalitarismo
Fatti specifici caratterizzati dallo scatenamento di una vera e propria guerra tra le organizzazioni criminali – presenti allora nelle principali metropoli statunitensi – per accaparrarsi sia il mercato dell’alcool sia il controllo del territorio per lo smercio “alcolico” il cui consumo era allora proibito dalla legge fatta appositamente. Tale conflitto era caratterizzato dalla presenza di una speciale forma organizzativa che fu definita poi come “Sindacato del crimine”! E’ sotto questa denominazione – passata alla storia – che si è sviluppata la loro funzione (militanti delle varie organizzazioni antiproibizioniste dell’epoca, raggruppati in clan, bande e associazioni varie) in quel particolare periodo speciale caratterizzato da leggi proibizioniste con particolari attenzioni alle forme associative che aggirando tale divieto rifornivano di alcol proibito numerosi locali spesso clandestini.
Tale regime “proibizionista” potrebbe, apparentemente, anche giustificare il “traffico clandestino” di sostanze alcoliche allora proibite e vietate.
Nel caso italiano invece assistiamo proprio all’inverso.
La crescita di questi particolari e specifiche attività illegali – considerate tali – avviene proprio nel momento in cui tale funzione (gioco d’azzardo) viene resa legale e quindi tramite una specifica legislazione si passa dal divieto e dalla condanna alla legalizzazione del “gioco d’azzardo” e degli altri che venivano attuati in bische e locali illegali ed anche scommesse clandestine sulle diverse forme competitive (calcio, cavalli, cani, automobili ecc.).
Con la legalizzazione prevista da una legge – che ne stabiliva normative e prerogative per l’esercizio di tale mercato – tutto ciò è stato reso legittimo.
Lo Stato diventava così di fatto il “biscazziere” del popolo italiano
Tra il 2000 e il 2016 (periodo nel quale è stato legalizzato il sistema dell’azzardo), la raccolta complessiva da giochi, indice dell’ampiezza del mercato, è aumentata di cinque volte, passando in termini reali da 20 a circa 96 miliardi di euro annui. Lo Stato incassa circa 10 miliardi di entrate erariali.
Alcuni dati ci dicono che: “in Italia ci sono più slot machine che posti letto in ospedale”.
Il mercato dei giochi è potuto crescere grazie alla forte innovazione nelle modalità di gioco con la diffusione di internet e la possibilità di effettuare giocate attraverso la rete, on line e su eventi live.
A proposito di “pubblicità” invadente qualcuno ricorderà sicuramente lo spot pubblicitario che Sky metteva in onda sempre prima di ogni collegamento calcistico nel quale un famoso attore pubblicizzava il sito di scommesse on line “Bet365” (non voglio con questo insinuare nessunissima accusa o indicarlo come illegale. N.d.t.). E’ da notare comunque come molte delle aziende sanzionate avevano come acronimo proprio l’aggettivo “bet”; e la stessa operazione della Guardia di Finanza conteneva tale acronimo.
Dichiara un magistrato, che da qualche tempo sta indagando in questo settore che: “La mafia sta sempre un passo avanti. E s’infiltra, dove c’è il vuoto normativo”. ii
A che punto è oggi il settore “industriale” del gioco d’azzardo? iii
Lo scorso anno in Italia sono stati puntati sul gioco d’azzardo lecito oltre 101 miliardi di euro, in aumento del 6% rispetto al 2016. La Spesa dei giocatori si è assestata sui 20,5 miliardi. L’incasso dello Stato – tramite gettito erariale – è stato pari a 10,3 miliardi di euro.
Se si vuole approfondire le cifre e le caratteristiche particolari di questo importante settore “confindustriale” si può osservare il link sopracitato (iv).
Apparentemente, nonostante il forte periodo di crisi economica, questo settore presente anche in Confindustria in quello dei giochi (https://www.agimeg.it/) non conosce crisi. v
Sono circa oltre 6.000 le imprese operanti con almeno 100.000 dipendenti (il 20% impiegati nella filiera diretta; l’80% a quella indiretta – punti vendita, tabaccherie, bar, autogrill, edicole) a questi numeri va aggiunto l’indotto del settore (costruttori di giochi e componenti elettronici, commercio dei macchinari, noleggiatori e gestori di attrezzature, ricevitorie, sale bingo, gaming hall) i quali – numeri alla mano – sono quasi raddoppiati dal 2006 al 2011.
Tale è la cifra che viene utilizzata in questo settore che sia lo Stato sia i suoi tutori non potevano che si lasciasse l’intero provento economico in mano ad un’illegalità che gli sottraeva importanti risorse finanziarie.
Sono altrettanto convinto che a questo scopo sia servito, tra le altre cose, l’operazione “blitz” scattato all’alba del 14 novembre.
Note
i – https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/18_novembre_14/non-serve-gente-che-spara-mafia-n-drangheta-gioco-online-slot-e6554a6c-e844-11e8-b8c4-2c4605eeaada.shtml
ii – https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/14/gioco-online-cafiero-de-raho-la-mafia-2-0-ha-sostituito-i-chimici-che-lavoravano-la-droga-con-i-tecnici-informatici/4764580/
iii– http://www.avvisopubblico.it/home/home/cosa-facciamo/informare/documenti-tematici/gioco-dazzardo/i-dati-sul-gioco-dazzardo-nel-2017-in-italia/
iv – http://www.avvisopubblico.it/home/home/cosa-facciamo/informare/documenti-tematici/gioco-dazzardo/i-dati-sul-gioco-dazzardo-nel-2017-in-italia/
v – http://www.today.it/economia/gettito-fiscale-giochi-scommesse-italia-dati.html
Fonte
Blitz contro la mafia delle scommesse, 68 arresti e sequestri per un miliardo di euro! Con sottotitoli e commenti come: “Le mafie si sono spartite e controllano il mercato della raccolta illecita delle scommesse online” .
Con questa operazione si conosce anche l’ammontare dei beni sequestrati: Il volume delle giocate, riguardanti eventi sportivi e non è superiore ai 4,5 miliardi.
Da osservare anche come una gran parte di loro fossero esponenti della criminalità organizzata nelle diverse famiglie o clan come: la Sacra corona in Puglia; la mafia in Sicilia; la ‘ndrangheta in Calabria – oltre ad alcuni imprenditori che fungevano da prestanome.
Un precedente prologo a questa inchiesta è da ricondurre al periodo nel quale l’introduzione della legge di stabilità del 2015 (diventata a sua volta un punto di svolta nelle indagine) smaschera un sistema nascosto tra le pieghe delle normative inserite nella sanatoria introdotta.
La sanatoria prevedeva – per chi prima raccoglieva le scommesse all’estero aderendo al pagamento delle somme, per trasferire l’attività in Italia tramite l’apertura di siti legali cioè: quelli targati “.it” – di usufruire di sconti, sia economici che amministrativi.
E’ in questa manovra (sostituire il terminale .com con .it) che, secondo le indagini, avveniva l’illecito poiché è tramite l’utilizzo “.it” (che dava caratterizzazione al terminale web) che queste applicazioni di Rete venivano a loro volta utilizzate come copertura per proseguire la raccolta e la gestione illegale delle scommesse e delle economie derivanti (quelle che venivano fatte nei siti on-line con terminale “.com”), i cui proventi economici a loro volta erano esenti da controlli e tributi previsti invece per le applicazioni con terminale “.it” .
In questo settore erano spesso utilizzate competenze di bookmakers e specialisti, esperti in forme algoritmiche capaci di modificare le strutture di gestione delle applicazioni presenti nella Rete per giochi on-line e altre “app.” (piattaforme digitali) riservate a sistemi di scommesse virtuali; per cui – tramite questo “semplice meccanismo” – si produceva una crescita a dismisura dei rispettivi profitti e guadagni.
La svolta nell’inchiesta è avvenuta quando uno di loro (specialista in algoritmi), dopo aver aderito al condono (previsto dalla legge di sanatoria del 2015), voleva ritirarsi da quest’attività illecita. A fronte di ciò i diversi “boss” dei gruppi attivi e presenti nel settore (mafia, sacra corona unita, ndrangheta e camorra) lo costrinsero a continuare impedendogli così tale azione di fuoriuscita dal quel sistema che lui aveva, infine, considerato: “truffaldino” e illegale.
Quel rifiuto da parte del “bookmaker” (probabilmente anche oggetto di minacce) comportò, come reazione la sua “resa e consegna” agli inquirenti, diventandone di fatto un prezioso “pentito”.
Pentito utile per approfondire l’indagine sul settore delle scommesse clandestine, svelandone altresì i metodi e le connessioni presenti tra i vari clan. Giovanni Bianconi – giornalista del Corriere della Sera – a commento di questa “brillante” (sic!) operazione – tra le altre analisi – scrive: “Non serve gente che spara, meglio chi sa usare la Rete” i –
In pratica assistiamo oggi a una particolare evoluzione (in senso postmodernista probabilmente) delle azioni in oggetto.
Al punto che da un dialogo intercettato due anni fa emergeva la nuova frontiera del crimine, spiegata così: “Questa è musica di malavita. Io cerco i nuovi adepti nelle migliori università mondiali e tu vai ancora alla ricerca di quattro scemi in mezzo alla strada che vanno a fare così: bam bam! Io cerco quelli che fanno così, invece: pin, pin! Che cliccano! Quelli cliccano e movimentano... È tutta una questione d’indice, capito?”
Cioè per capire e spiegarsi meglio: hanno semplicemente sostituito, non l’indice, bensì il “click” dal grilletto di una pistola o di un fucile con un identico “click” nel computer!
E tutto ciò per guadagni molto più consistenti poiché il “crimine” in questo caso non contiene le classiche “macchie di sangue” a loro volta oggetto di indagini o inchieste da parte di speciali corpi di polizia anticrimine!
Con questo blitz (non certo improvviso o inaspettato) frutto e sviluppo di precedenti inchieste – tramite la presenza del classico “pentito” – si è potuta svolgere l’intera operazione realizzando tra altre cose quello di poter ricondurre all’erario statale le ingenti somme a loro volta trafugate da parte di quei clan criminali che risultano essere diretti concorrenti con l’AAMS (Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato) cioè l’azienda statale che gestisce, insieme alla Confindustria, il settore dei giochi, lotterie e et similia.
Operazione a sua volta funzionale – tramite le diverse procure: siciliane, calabresi e pugliesi – soprattutto nello svelare la presenza in pratica di un vero e proprio sodalizio; una specie di holding o sindacato del crimine (di storica memoria anni ’30 – in quel di Chicago, Usa).
Fase nella quale operò tale organizzazione criminale e malavitosa che spadroneggiò fortemente in quegli anni, cioè nel periodo appunto del proibizionismo – sul quale sono stati prodotti numerosi film, scritti molti libri e svolti innumerevoli processi con pesantissime condanne.
Una similitudine credo sia possibile fare tra quel periodo e questo attuale.
Gli sviluppi dovuti a queste ultime operazioni fanno emergere una preoccupante similitudine con quanto accadde – negli anni ’30 del secolo scorso – in quel di Chicago negli Usa.
Allora fu promulgata la legge detta del “proibizionismo”. La quale vietava e puniva fortemente con arresti, condanne a decenni di carcere e perfino la pena di morte quanti praticavano tale commercio illegale creando per l’appunto un vero e proprio sodalizio definito poi come sindacato del crimine!
A loro parziale giustificazione semmai il problema consisterebbe quindi che tale pratica (il mercato nero o clandestino) avrebbe potuto avere una sua particolare legittimità sociale in quanto consistente: a) in rapporto alla diffusa pratica legale e persecutoria da parte delle autorità statali contro i cosiddetti “criminali”; b) la irresistibile voglia di “bere” – quindi consumare alcol – da parte di numerosi cittadini statunitensi; a loro volta in preda a periodi di allegria, spensieratezza dopo le sofferenze subite a causa della disastrosa “grande depressione” – dovuta al crollo economico statunitense nel 1929 (v. film famosi come: C’era una volta in America ecc.) .
Dal proibizionismo al legittimismo e legalizzazione
Questa similitudine in pratica da noi non è possibile farla poiché in Italia il “proibizionismo” del gioco d’azzardo già esisteva nei precedenti periodi e in legislazioni in vigore fin da allora.
In quelle fasi storiche la presenza di associazioni illegittime e organizzazioni criminali, illegali e malavitose erano sì presenti e anche pervasive, ma spesso risultavano nascoste, malcelate, da un “sentire e agire comune” che “offuscava” i contorni dei suoi terminali; i quali a volte corrispondevano a clan familistici, società familiari o individuali per la concessione di “prestiti” accomodanti!
La malavita faceva sì incetta di notevoli quantità economiche ma il tutto doveva avvenire di nascosto spesso affidandosi a “malcelate complicità” dei soggetti ai quali erano indirizzate scommesse; prestiti usurai e quant’altro.
Le loro quantità e qualità erano sotto controllo e avvenivano nei settori marginali e nascosti in aree sociali specifiche.
La legalizzazione del gioco d’azzardo ha fatto sì che queste organizzazioni illegali o criminali crescessero esponenzialmente raccogliendo altresì enormi quantità di denaro realizzando così profitti vertiginosi.
Differenza tra proibizionismo e legalitarismo
Fatti specifici caratterizzati dallo scatenamento di una vera e propria guerra tra le organizzazioni criminali – presenti allora nelle principali metropoli statunitensi – per accaparrarsi sia il mercato dell’alcool sia il controllo del territorio per lo smercio “alcolico” il cui consumo era allora proibito dalla legge fatta appositamente. Tale conflitto era caratterizzato dalla presenza di una speciale forma organizzativa che fu definita poi come “Sindacato del crimine”! E’ sotto questa denominazione – passata alla storia – che si è sviluppata la loro funzione (militanti delle varie organizzazioni antiproibizioniste dell’epoca, raggruppati in clan, bande e associazioni varie) in quel particolare periodo speciale caratterizzato da leggi proibizioniste con particolari attenzioni alle forme associative che aggirando tale divieto rifornivano di alcol proibito numerosi locali spesso clandestini.
Tale regime “proibizionista” potrebbe, apparentemente, anche giustificare il “traffico clandestino” di sostanze alcoliche allora proibite e vietate.
Nel caso italiano invece assistiamo proprio all’inverso.
La crescita di questi particolari e specifiche attività illegali – considerate tali – avviene proprio nel momento in cui tale funzione (gioco d’azzardo) viene resa legale e quindi tramite una specifica legislazione si passa dal divieto e dalla condanna alla legalizzazione del “gioco d’azzardo” e degli altri che venivano attuati in bische e locali illegali ed anche scommesse clandestine sulle diverse forme competitive (calcio, cavalli, cani, automobili ecc.).
Con la legalizzazione prevista da una legge – che ne stabiliva normative e prerogative per l’esercizio di tale mercato – tutto ciò è stato reso legittimo.
Lo Stato diventava così di fatto il “biscazziere” del popolo italiano
Tra il 2000 e il 2016 (periodo nel quale è stato legalizzato il sistema dell’azzardo), la raccolta complessiva da giochi, indice dell’ampiezza del mercato, è aumentata di cinque volte, passando in termini reali da 20 a circa 96 miliardi di euro annui. Lo Stato incassa circa 10 miliardi di entrate erariali.
Alcuni dati ci dicono che: “in Italia ci sono più slot machine che posti letto in ospedale”.
Il mercato dei giochi è potuto crescere grazie alla forte innovazione nelle modalità di gioco con la diffusione di internet e la possibilità di effettuare giocate attraverso la rete, on line e su eventi live.
A proposito di “pubblicità” invadente qualcuno ricorderà sicuramente lo spot pubblicitario che Sky metteva in onda sempre prima di ogni collegamento calcistico nel quale un famoso attore pubblicizzava il sito di scommesse on line “Bet365” (non voglio con questo insinuare nessunissima accusa o indicarlo come illegale. N.d.t.). E’ da notare comunque come molte delle aziende sanzionate avevano come acronimo proprio l’aggettivo “bet”; e la stessa operazione della Guardia di Finanza conteneva tale acronimo.
Dichiara un magistrato, che da qualche tempo sta indagando in questo settore che: “La mafia sta sempre un passo avanti. E s’infiltra, dove c’è il vuoto normativo”. ii
A che punto è oggi il settore “industriale” del gioco d’azzardo? iii
Lo scorso anno in Italia sono stati puntati sul gioco d’azzardo lecito oltre 101 miliardi di euro, in aumento del 6% rispetto al 2016. La Spesa dei giocatori si è assestata sui 20,5 miliardi. L’incasso dello Stato – tramite gettito erariale – è stato pari a 10,3 miliardi di euro.
Se si vuole approfondire le cifre e le caratteristiche particolari di questo importante settore “confindustriale” si può osservare il link sopracitato (iv).
Apparentemente, nonostante il forte periodo di crisi economica, questo settore presente anche in Confindustria in quello dei giochi (https://www.agimeg.it/) non conosce crisi. v
Sono circa oltre 6.000 le imprese operanti con almeno 100.000 dipendenti (il 20% impiegati nella filiera diretta; l’80% a quella indiretta – punti vendita, tabaccherie, bar, autogrill, edicole) a questi numeri va aggiunto l’indotto del settore (costruttori di giochi e componenti elettronici, commercio dei macchinari, noleggiatori e gestori di attrezzature, ricevitorie, sale bingo, gaming hall) i quali – numeri alla mano – sono quasi raddoppiati dal 2006 al 2011.
Tale è la cifra che viene utilizzata in questo settore che sia lo Stato sia i suoi tutori non potevano che si lasciasse l’intero provento economico in mano ad un’illegalità che gli sottraeva importanti risorse finanziarie.
Sono altrettanto convinto che a questo scopo sia servito, tra le altre cose, l’operazione “blitz” scattato all’alba del 14 novembre.
Note
i – https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/18_novembre_14/non-serve-gente-che-spara-mafia-n-drangheta-gioco-online-slot-e6554a6c-e844-11e8-b8c4-2c4605eeaada.shtml
ii – https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/14/gioco-online-cafiero-de-raho-la-mafia-2-0-ha-sostituito-i-chimici-che-lavoravano-la-droga-con-i-tecnici-informatici/4764580/
iii– http://www.avvisopubblico.it/home/home/cosa-facciamo/informare/documenti-tematici/gioco-dazzardo/i-dati-sul-gioco-dazzardo-nel-2017-in-italia/
iv – http://www.avvisopubblico.it/home/home/cosa-facciamo/informare/documenti-tematici/gioco-dazzardo/i-dati-sul-gioco-dazzardo-nel-2017-in-italia/
v – http://www.today.it/economia/gettito-fiscale-giochi-scommesse-italia-dati.html
Fonte
02/03/2018
Lo Stato che si arrende alle slot
Dice un vecchio e saggio proverbio: “del senno del poi son piene le fosse!” Questo viene in mente dopo aver letto un “elzeviro” (si dice così?) sul Corriere della Sera del 28 febbraio 2018 a firma di una ben nota “penna”, quella di Gian Antonio Stella.
Costui, è stato alzato sugli scudi giornalistici per le sue inchieste sul malaffare di una classe politica o imprenditoriale, denunciandone i vergognosi profitti ottenuti con sporchi affari, corruzioni, sprechi, squallide sopraffazioni e prepotenze. Ebbene questa nota “penna” del Corriere della Sera è piuttosto conosciuto per la sua particolare attenzione e denuncia delle malaugurate (fraudolente?) gesta dei lavoratori pubblici, sempre tese, secondo una sua “imparziale e insindacabile” lettura e visione del fatto, a ingannare o turlupinare quindi frodare il bene comune e l’economia pubblica.
L’abile “fustigatore” dei vizi privati e non pubbliche virtù (quelle sembrano appartenere “per diritto divino” solo alla schiera degli onesti imprenditori), si sta accorgendo solo oggi che lo “Stato” cioè l’oggetto e soggetto dominante nei suoi pensieri e nelle sue inchieste, ha perso la partita sul tavolo del “gioco d’azzardo” (sic!).
Questa strategia, attuata dal primo governo di centrosinistra, venne ritenuta utile per ottenere sul piano economico importanti guadagni per le casse statali. Prima fu il boom delle sale Bingo, poi l’esplosione e la legalizzazione delle scommesse clandestine.
Tale manovra venne attuata per raccogliere risorse con la lodevole motivazione di essere impiegate poi in opere di ricostruzione e intervento nei disastri dovuti a calamità naturali in zone dichiarate di “emergenza nazionale”. A causa di devastanti calamità naturali (terremoti, alluvioni, incendi ecc...) occorrevano fondi freschi che le esigue casse dello Stato non avevano a disposizione (impegnate a gettare soldi nel forno degli interessi del debito pubblico). Così venne risolto il rebus: unire l’utile al dilettevole!
Perché non mettere a profitto (dello Stato chiaramente) quel comportamento che molti italiani praticano illegalmente o clandestinamente attraverso un sistema di scommesse clandestine, gioco d’azzardo e altri sistemi illegali gestiti da potenti lobbyes di natura illegale e criminale (spesso camorristiche o mafiose)?
Quindi lo Stato, tramite appropriate e apposite iniziative legislative, ha reso legale quello che storicamente veniva considerato illegale. “Un ottimo antidoto per la solitudine” fu lo slogan coniato dal Ministero delle Finanze a giustificazione della scelta di rendere lecito l’illecito, basandosi sul fatto che i “poveri vecchietti pensionati” soffrivano troppo di solitudine e che un gratta e vinci o un picchetto riuscito poteva darti la soluzione della vita.
Il rovescio della medaglia, a questa improvvida strategia, sono date dalle conseguenti ricadute con drammi pesanti dovute dagli effetti di questo sistema cioè: ludopatia, disgregazioni di interi gruppi familiari, suicidi a causa di indebitamenti e strozzinaggi e altro di questo tenore. Una vera e proprio “tossicodipendenza” che non incideva sulla salute fisica bensì interveniva sul tessuto sociale e soggettivo dei malcapitati “giocatori”!
Una ricerca, frutto di uno studio e analisi di ricerca del gruppo Abele , Libera e Auser (associazioni specializzate nella ricerca e analisi di comportamenti sociali o devianti) aveva come titolo: “Anziani e gioco d’azzardo: è la solitudine il vero nemico”.
Questa strategia non ha portato affatto ad una maggiore socialità, semmai ha accentuato quell’isolamento dovuto alla “singolarità” dell’atto stesso: soli davanti ad una slot-machine, a un videopoker, ad una scommessa online (es. le pay-tv hanno investito enormi capitali sui sistemi informatici di gioco on-line). Ma per lo Stato “i conti erano lusinghieri”.
A fronte di una spesa complessiva annuale – riferita al solo 2016 – per giochi d’azzardo (lotto, lotterie, gratta e vinci, videopoker slotmachine ecc...) che ha sfiorato la cifra di 100 miliardi di euro, lo Stato ha incamerato per entrate fiscali 10 miliardi di euro.
Nel 2016 gli italiani hanno speso:
95 miliardi di euro = il 4,7% del Pil
Vincite redistribuite €76,5 mld
Ricavo per gli operatori €8,5 mld
Imposte allo Stato €10 mld
Contropiano da tempo tramite articoli e inchieste ha denunciato la pericolosità e i danni che questa “legalizzazione e statalizzazione” dell’illecito sul gioco d’azzardo sta causando, danni che comportano per la società perdite notevoli, non solo in termini economici quanto in termini di vita sociale, solidarietà e disgregazioni di intere famiglie e gruppi sociali. Per non parlare poi di quanto tutto questo pesi per il Servizio Sanitario Nazionale, che deve intervenire e supportare gli effetti che la “ludopatia” (forma di una neo-tossicodipendenza) sta producendo per cure sanitarie specialistiche; rimborsi per invalidità dovute a incidenti per ludopatia acclarata; risarcimenti economici per danni dovuti a comportamenti ludopatici; perdita economica dovuta ad assenze sul lavoro; fallimenti di imprese e economie familiari per eccessivo indebitamento da gioco e altro di questa natura.
Appare drammaticamente vera – e tutt’ora attuale – la dichiarazione del ministro delle finanze del primo governo italiano, Camillo Benso conte di Cavour allora responsabile dell’economia statale, il quale definì “la tassa dei fessi” la programmazione del gioco del “lotto” che doveva far affluire danaro fresco nella casse dell’allora sorgente Stato italiano.
Per meglio chiarire alcune questioni, altrimenti troppo lunghe da spiegare, alleghiamo due specchietti qui a lato, i quali meglio delle parole illustrano il problema presente in questa strategia governativa, sia in termini di profitto ottenibile sulla pelle delle famiglie e delle persone sia, sopratutto espandendo la pervasiva e ingombrante presenza di strumenti “succhia danaro e vite”.
Fonte
Costui, è stato alzato sugli scudi giornalistici per le sue inchieste sul malaffare di una classe politica o imprenditoriale, denunciandone i vergognosi profitti ottenuti con sporchi affari, corruzioni, sprechi, squallide sopraffazioni e prepotenze. Ebbene questa nota “penna” del Corriere della Sera è piuttosto conosciuto per la sua particolare attenzione e denuncia delle malaugurate (fraudolente?) gesta dei lavoratori pubblici, sempre tese, secondo una sua “imparziale e insindacabile” lettura e visione del fatto, a ingannare o turlupinare quindi frodare il bene comune e l’economia pubblica.
L’abile “fustigatore” dei vizi privati e non pubbliche virtù (quelle sembrano appartenere “per diritto divino” solo alla schiera degli onesti imprenditori), si sta accorgendo solo oggi che lo “Stato” cioè l’oggetto e soggetto dominante nei suoi pensieri e nelle sue inchieste, ha perso la partita sul tavolo del “gioco d’azzardo” (sic!).
Questa strategia, attuata dal primo governo di centrosinistra, venne ritenuta utile per ottenere sul piano economico importanti guadagni per le casse statali. Prima fu il boom delle sale Bingo, poi l’esplosione e la legalizzazione delle scommesse clandestine.
Tale manovra venne attuata per raccogliere risorse con la lodevole motivazione di essere impiegate poi in opere di ricostruzione e intervento nei disastri dovuti a calamità naturali in zone dichiarate di “emergenza nazionale”. A causa di devastanti calamità naturali (terremoti, alluvioni, incendi ecc...) occorrevano fondi freschi che le esigue casse dello Stato non avevano a disposizione (impegnate a gettare soldi nel forno degli interessi del debito pubblico). Così venne risolto il rebus: unire l’utile al dilettevole!
Perché non mettere a profitto (dello Stato chiaramente) quel comportamento che molti italiani praticano illegalmente o clandestinamente attraverso un sistema di scommesse clandestine, gioco d’azzardo e altri sistemi illegali gestiti da potenti lobbyes di natura illegale e criminale (spesso camorristiche o mafiose)?
Quindi lo Stato, tramite appropriate e apposite iniziative legislative, ha reso legale quello che storicamente veniva considerato illegale. “Un ottimo antidoto per la solitudine” fu lo slogan coniato dal Ministero delle Finanze a giustificazione della scelta di rendere lecito l’illecito, basandosi sul fatto che i “poveri vecchietti pensionati” soffrivano troppo di solitudine e che un gratta e vinci o un picchetto riuscito poteva darti la soluzione della vita.
Il rovescio della medaglia, a questa improvvida strategia, sono date dalle conseguenti ricadute con drammi pesanti dovute dagli effetti di questo sistema cioè: ludopatia, disgregazioni di interi gruppi familiari, suicidi a causa di indebitamenti e strozzinaggi e altro di questo tenore. Una vera e proprio “tossicodipendenza” che non incideva sulla salute fisica bensì interveniva sul tessuto sociale e soggettivo dei malcapitati “giocatori”!
Una ricerca, frutto di uno studio e analisi di ricerca del gruppo Abele , Libera e Auser (associazioni specializzate nella ricerca e analisi di comportamenti sociali o devianti) aveva come titolo: “Anziani e gioco d’azzardo: è la solitudine il vero nemico”.
Questa strategia non ha portato affatto ad una maggiore socialità, semmai ha accentuato quell’isolamento dovuto alla “singolarità” dell’atto stesso: soli davanti ad una slot-machine, a un videopoker, ad una scommessa online (es. le pay-tv hanno investito enormi capitali sui sistemi informatici di gioco on-line). Ma per lo Stato “i conti erano lusinghieri”.
A fronte di una spesa complessiva annuale – riferita al solo 2016 – per giochi d’azzardo (lotto, lotterie, gratta e vinci, videopoker slotmachine ecc...) che ha sfiorato la cifra di 100 miliardi di euro, lo Stato ha incamerato per entrate fiscali 10 miliardi di euro.
Nel 2016 gli italiani hanno speso:
95 miliardi di euro = il 4,7% del Pil
Vincite redistribuite €76,5 mld
Ricavo per gli operatori €8,5 mld
Imposte allo Stato €10 mld
Contropiano da tempo tramite articoli e inchieste ha denunciato la pericolosità e i danni che questa “legalizzazione e statalizzazione” dell’illecito sul gioco d’azzardo sta causando, danni che comportano per la società perdite notevoli, non solo in termini economici quanto in termini di vita sociale, solidarietà e disgregazioni di intere famiglie e gruppi sociali. Per non parlare poi di quanto tutto questo pesi per il Servizio Sanitario Nazionale, che deve intervenire e supportare gli effetti che la “ludopatia” (forma di una neo-tossicodipendenza) sta producendo per cure sanitarie specialistiche; rimborsi per invalidità dovute a incidenti per ludopatia acclarata; risarcimenti economici per danni dovuti a comportamenti ludopatici; perdita economica dovuta ad assenze sul lavoro; fallimenti di imprese e economie familiari per eccessivo indebitamento da gioco e altro di questa natura.
Appare drammaticamente vera – e tutt’ora attuale – la dichiarazione del ministro delle finanze del primo governo italiano, Camillo Benso conte di Cavour allora responsabile dell’economia statale, il quale definì “la tassa dei fessi” la programmazione del gioco del “lotto” che doveva far affluire danaro fresco nella casse dell’allora sorgente Stato italiano.
Per meglio chiarire alcune questioni, altrimenti troppo lunghe da spiegare, alleghiamo due specchietti qui a lato, i quali meglio delle parole illustrano il problema presente in questa strategia governativa, sia in termini di profitto ottenibile sulla pelle delle famiglie e delle persone sia, sopratutto espandendo la pervasiva e ingombrante presenza di strumenti “succhia danaro e vite”.
Fonte
23/12/2016
La lobby dell’azzardo. Chi si arricchisce sulla “tassa dei fessi”?
Facendo seguito all’articolo di Contropiano del 14 dicembre sugli arresti in materia di “slot machine” e complicità politiche (1), tentiamo di svelarne gli aspetti ambigui e perversi di una vicenda che sta assumendo sempre più le caratteristiche di una pratica la quale attraverso questi reati e i soggetti coinvolti risultano, altresì, essere abbastanza simili alla pedopornografia poiché, ben consapevoli del possibile guasto sociale prodotto da tale pratiche (ludopatia, suicidio, ricorso a strozzini per avere più risorse economiche comportando la distruzione di intere comunità e famiglie); con un cinismo tipico della classe “im/prenditrice” e politica, continuano con queste loro pratiche e strategie incuranti dei prevedibili guasti sociali e psicologici che si possono arrecare alla popolazione.
Gli arresti dell’altro giorno sono solo la “punta” di un iceberg che ha radici ben più profonde fino ad arrivare, dritti dritti, nelle aule parlamentari oltre che nelle leadership aziendali e confindustriali.
Chiamatela “verminaio” oppure “vaso di Pandora”, tutto ciò comunque non cambia il senso di una vicenda la quale, una volta scoperchiata, mostra tutto il suo maleodorante liquame e la sua sociale illegittimità.
Tantissimi anni fa, durante la creazione dello stato italiano, uno dei suoi nobili e materiali fondatori un certo Camillo Benso conte di Cavour ebbe la sfrontatezza, o il coraggio della verità, nell’affermare che: “il gioco del lotto è la tassa dei fessi”!
Negli anni questo innocente passatempo (comunque benvoluto da molti poiché speranzosi in grandi vincite che potevano migliorare le rispettive miserevoli condizioni di vita), ha subito notevoli modifiche e sviluppi fino ai tempi odierni, alterandone sia le forme sia i contenuti economici, trasformandolo in un qualcosa molto simile ad una azione “rischiosa”, quindi un “azzardo”, piuttosto che una classica e tradizionale “tombola” familiar-natalizia!
Questa mutazione ha fatto sì che il “gioco” da passatempo è via via cambiato crescendo e modificandosi sia nelle normative giuridiche sia in quelle economiche e societarie fino a diventare, come saggiamente previsto a suo tempo dal “conte”, un’insostituibile e sostanziosa risorsa economica per le casse di uno stato sempre più bisognoso di aumentare le proprie entrate economiche, quindi alla ricerca di maggiori entrate fiscali ed erariali.
Maggiori entrate erariali (tasse) riscosse guardandosi bene dal conservarne quella funzione “etica”, o di semplice svago, inizialmente prevista dalla formulazione di normative e atti legislativi indirizzati a non danneggiare o rendere “schiavi del gioco”, quindi tutelare da imprevisti dannosi o drammatici i numerosi soggetti-giocatori i quali, partecipando a tale “scommessa-azzardo”, divengono così a loro volta oggetto dell’interesse e del profitto monetario del “mercato azzardo”.
Per lo stato si crea così un introito economico attraverso una tassa – il prelievo erariale unico (PREU) e la tassazione sulle vincite. Prelievo al quale sono sottoposte le aziende societarie e produttrici delle macchinette (slot-machine) presenti nel settore giochi.
Da un certo periodo in poi lo stato, attraverso le sue normative e leggi, oltre che a parlamentari di diversi partiti politici, ha dismesso la “maschera” da esattore per indossare quella del “biscazziere”, ciò in funzione anche del fatto che il giocatore si presta ben volentieri a versare “spontaneamente” il denaro in contropartita della speranza di vincere e di poter infine cambiare stile di vita.
L’azzardo un tempo considerato illegale, quindi perseguibile da leggi e normative “proibizioniste”, rappresenta oggi un capitolo cospicuo di entrate sia per lo stato (sempre più esigente nel far quadrare i propri conti e le spese clientelari), sia per le società concessionarie delle licenze emesse dall’AAMS (Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato – un organo del Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano) addetto alla gestione del gioco pubblico
E’ abbastanza facile, oltreché sciocco, affermare che: “ il gioco d'azzardo è un modo per spennare i più fragili”. La modifica da “illegale” a “legale” ha comportato una massiccia e pervasiva invasione di una subdola propaganda pubblicitaria all’insegna dello slogan: “vincere facile”!
I canali televisivi, sia pubblici sia privati, sono pieni di réclame incitanti al gioco e alle scommesse, contemporaneamente le città si riempiono di macchinette mangiasoldi, gratta e vinci, ecc. ecc.
Un sito web che raccoglie articoli di una rivista di “diritto pubblico” (2) in un suo articolo dal titolo: “la potente lobby dei giochi d’azzardo”(3) tra altre cose afferma: Lo Stato cioè si serve di quella potentissima leva psicologica che si chiama “illusione” finanziaria o fiscale per addossare sui cittadini più sprovveduti o anche più disperati un carico fiscale e per questo ha chiamato a collaborare (non potendo farlo in proprio per tante ragioni) soggetti che imprenditorialmente si dedicassero a questo settore “produttivo”: la fabbrica delle illusioni.
Per conoscere meglio questa fabbrica delle illusioni diamo una rapida occhiata per vedere meglio quante società siano presenti in ogni forma di propaganda sia visiva che televisiva.
Tutto ciò comporta che: ...le famiglie con un giocatore compulsivo sono rovinate come quelle con un tossicodipendente.
La gestione di questo mercato è quindi in mano a società al limite della legalità come stanno dimostrando le recenti operazioni giudiziarie e gli arresti di personaggi legati a organizzazioni illegali (di natura camorristica o mafiosa) oppure a partiti politici.
Di fatto si è alla presenza di una vera e propria giungla, nella quale operano indisturbate numerose aziende con sede legale nei “paradisi fiscali” e esponenti della politica nostrana, financo parlamentari a loro volta utili per manovrare leggi e normative favorevoli alle imprese del settore.
In questa giungla, nella quale operavano già nel gioco d'azzardo diversi soggetti e imprese a volte di natura camorristica o mafiosa, considerata “illegale” fino a qualche anno fa, lo stato è riuscito a trasferirla nella legalità, legalità nella quale lo stato, speculando con una certa leggerezza su questo, reclamizzandoli o pubblicizzandoli attraverso spot televisivi, quotidiani e riviste, enormi cartelloni pubblicitari, etc… ; faccia soldi lasciandolo di fatto gestire a società al limite della legalità.
Questo comportamento da parte degli organi statali più che apparire immorale, è bensì un’indicazione evidente sulle intenzioni e le mire di uno stato e della sua classe dirigente la quale, lungi dal tutelare ed educare i suoi cittadini, li lascia preda e in balia di chi è in grado di approfittare delle loro debolezze, realizzando quei facili guadagni che sono indicati nello slogan pubblicitario “vincere facile!”
Pertanto la stragrande maggioranza di chi opera in questo settore lo fa in modo del tutto legale. Dalla giungla del 2003 siamo oggi a questa situazione che si ritiene un successo.
La spesa reale degli italiani per il gioco nel 2014 è stata di 17,531 miliardi di euro.
Infatti alla raccolta lorda di 84,485 miliardi di euro (in contrazione rispetto ai 84,728 miliardi del 2013) devono essere sottratti 66,954 miliardi di vincite pagate ai giocatori. La somma restituita sotto forma di vincita ai giocatori costituisce circa l’80% della raccolta totale.
Dei 17,531 miliardi di spesa reale, 7,959 sono andati allo Stato come gettito erariale.
I restanti 9,572 miliardi sono tornati alla filiera e divisi tra rete commerciale (punti vendita, bar, tabacchi), imprese concessionarie di Stato per i diversi servizi pubblici di gioco (scommesse, apparecchi da intrattenimento, giochi numerici, online, Bingo, etc.), gestori e altri soggetti della filiera. Fonte: Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, “Organizzazione, attività e statistica – Anno 2014” (4)
Altra vicenda riguarda il lavaggio e riciclaggio del denaro, ritenuto “sporco”, perchè proveniente da illeciti o evasioni fiscali.
Secondo un dossier di Libera, infatti, 41 clan si spartiscono il racket del gioco d’azzardo, dal Piemonte alla Sicilia con poche Regioni immuni. “L’obiettivo è come sempre il riciclaggio: immettere in un mercato lecito denaro sporco” riferisce il presidente dell’AIRA (Associazione italiana Responsabili Antiriciclaggio). (5)
In questo dossier, diviso in capitoletti:
– Oltre al riciclaggio i reati più contestati sono l’usura e l’evasione fiscale;
– La faccia pulita della criminalità è un ottimo strumento per introdursi nella filiera del gioco d’azzardo a tutti i livelli. Etc. etc.
Le attività “lavorative” del riciclatore consisterebbero quindi nel liberarsi il prima possibile del denaro considerato “sporco”; lo porta quindi in contanti alla sala gioco di riferimento la quale, con queste somme realizza la cassa con la quale verranno pagate le vincite al banco. Ciò avviene soprattutto nelle sale periferiche delle grandi metropoli, dove i controlli delle forze dell’ordine sono meno invasivi.
In conclusione riportiamo un elenco indicativo delle aziende, per comprendere meglio il mercato dell’azzardo; i relativi introiti nel settore e quanto speso dal “giocatore”.
Una prima e parziale indagine rileva le enormi quantità di capitali e di spese (6)
A novembre 2016 le scommesse sportive hanno raccolto circa 750 milioni di euro.
BET365 129,018.624 €
SNAI 92,371.397 €
EUROBET 82,089.067 €
SISAL 70,569.689 €
LOTTOMATICA 68,486.227 €
GOLDBET 57,456.024 €
SKS365 41,019.036 €
INTRALOT 36,148.337 €
WILLIAM HILL 20,736.395 €
OIA SERVICES 17,383.273 €
BWIN 16,270.677 €
PADDY POWER 13,260.111 €
UNIBET 6,270.212 €
GAMENET 5,063.640 €
POKERSTARS 4,099.707 €
BETFAIR 3,926.368 €
BETCLIC 3,186.786 €
PEOPLE’S 3,095.991 €
POKER&BET 2,800.153 €
(in milioni di euro)
Chiaramente non è detto da nessuna parte che queste aziende siano “illegali” oppure gestite in modo illegale o proprietà di personaggi in odor di organizzazione malavitosa.
Le indagini ancora in corso in questo settore comunque indicano la presenza e la gestione di alcuni passaggi societari e implicazioni con personaggi appartenenti alla politica e quindi capaci di indirizzare e orientare alcuni provvedimenti legislativi o proporre emendamenti favorevoli ad alcune imprese del settore giochi, durante la presentazione e discussione di leggi e normative legislative in materia “gioco”.
Comunque nel 2014 l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, aveva sottoposto a controllo 27.428 esercizi, cui si aggiungono i 7mila controllati da Siae.
In tutto sono state controllate il 44% del numero totale dei locali da gioco.
Le indagini proseguono in tutto il territorio nazionale; nel 2015, ne sono stati controllati 27.532.
Quindi resta grande il sospetto che in questo settore possano essere presenti soggetti o personaggi, o imprese, non sempre in regola con le normative di legge e i contratti di concessione rilasciati dal ministero competente.
Concludendo è utile sapere che sono 6.600 le imprese, con 140.000 addetti, che compongono la filiera che è presente anche “Confindustria sistema gioco Italia” (quindi sappiamo che la lobby dei giochi fa parte di Confindustria, e che con Assointrattenimento, quella dei giochi è evidentemente una vera e propria “industria”, anche se in un settore considerato del “terziario arretrato”).
Note:
1) http://contropiano.org/news/news-economia/2016/12/14/arrestati-boss-delle-slot-si-apre-un-verminaio-087023
2) http://blog.lexitalia.it/?p=1874
3) La potente lobby dei giochi d’azzardo
4)https://www.agenziadoganemonopoli.gov.it/portale/documents/20182/536133/Libro+blu+2014+versione+finale+ridotto.pdf/e096ca58-6b45-44e3-a1a7-829c9ad6fcb7
5) http://www.linkiesta.it/it/article/2013/04/09/per-lavare-il-denaro-niente-e-meglio-di-una-sala-slot/13754/
6) https://scommettitore.wordpress.com/2016/12/12/scommesse-a-novembre-raccolti-750-milioni-di-euro-28-bet365-sempre-leader-del-mercato-ma-raccolta-in-calo-sul-podio-anche-snai-ed-eurobet/
7) http://www.mineraliclandestini.it/le-proiezioni-finali-sul-fatturato-dellindustria-del-gambling-nel-2015/
Fonte
Gli arresti dell’altro giorno sono solo la “punta” di un iceberg che ha radici ben più profonde fino ad arrivare, dritti dritti, nelle aule parlamentari oltre che nelle leadership aziendali e confindustriali.
Chiamatela “verminaio” oppure “vaso di Pandora”, tutto ciò comunque non cambia il senso di una vicenda la quale, una volta scoperchiata, mostra tutto il suo maleodorante liquame e la sua sociale illegittimità.
Tantissimi anni fa, durante la creazione dello stato italiano, uno dei suoi nobili e materiali fondatori un certo Camillo Benso conte di Cavour ebbe la sfrontatezza, o il coraggio della verità, nell’affermare che: “il gioco del lotto è la tassa dei fessi”!
Negli anni questo innocente passatempo (comunque benvoluto da molti poiché speranzosi in grandi vincite che potevano migliorare le rispettive miserevoli condizioni di vita), ha subito notevoli modifiche e sviluppi fino ai tempi odierni, alterandone sia le forme sia i contenuti economici, trasformandolo in un qualcosa molto simile ad una azione “rischiosa”, quindi un “azzardo”, piuttosto che una classica e tradizionale “tombola” familiar-natalizia!
Questa mutazione ha fatto sì che il “gioco” da passatempo è via via cambiato crescendo e modificandosi sia nelle normative giuridiche sia in quelle economiche e societarie fino a diventare, come saggiamente previsto a suo tempo dal “conte”, un’insostituibile e sostanziosa risorsa economica per le casse di uno stato sempre più bisognoso di aumentare le proprie entrate economiche, quindi alla ricerca di maggiori entrate fiscali ed erariali.
Maggiori entrate erariali (tasse) riscosse guardandosi bene dal conservarne quella funzione “etica”, o di semplice svago, inizialmente prevista dalla formulazione di normative e atti legislativi indirizzati a non danneggiare o rendere “schiavi del gioco”, quindi tutelare da imprevisti dannosi o drammatici i numerosi soggetti-giocatori i quali, partecipando a tale “scommessa-azzardo”, divengono così a loro volta oggetto dell’interesse e del profitto monetario del “mercato azzardo”.
Per lo stato si crea così un introito economico attraverso una tassa – il prelievo erariale unico (PREU) e la tassazione sulle vincite. Prelievo al quale sono sottoposte le aziende societarie e produttrici delle macchinette (slot-machine) presenti nel settore giochi.
Da un certo periodo in poi lo stato, attraverso le sue normative e leggi, oltre che a parlamentari di diversi partiti politici, ha dismesso la “maschera” da esattore per indossare quella del “biscazziere”, ciò in funzione anche del fatto che il giocatore si presta ben volentieri a versare “spontaneamente” il denaro in contropartita della speranza di vincere e di poter infine cambiare stile di vita.
L’azzardo un tempo considerato illegale, quindi perseguibile da leggi e normative “proibizioniste”, rappresenta oggi un capitolo cospicuo di entrate sia per lo stato (sempre più esigente nel far quadrare i propri conti e le spese clientelari), sia per le società concessionarie delle licenze emesse dall’AAMS (Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato – un organo del Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano) addetto alla gestione del gioco pubblico
E’ abbastanza facile, oltreché sciocco, affermare che: “ il gioco d'azzardo è un modo per spennare i più fragili”. La modifica da “illegale” a “legale” ha comportato una massiccia e pervasiva invasione di una subdola propaganda pubblicitaria all’insegna dello slogan: “vincere facile”!
I canali televisivi, sia pubblici sia privati, sono pieni di réclame incitanti al gioco e alle scommesse, contemporaneamente le città si riempiono di macchinette mangiasoldi, gratta e vinci, ecc. ecc.
Un sito web che raccoglie articoli di una rivista di “diritto pubblico” (2) in un suo articolo dal titolo: “la potente lobby dei giochi d’azzardo”(3) tra altre cose afferma: Lo Stato cioè si serve di quella potentissima leva psicologica che si chiama “illusione” finanziaria o fiscale per addossare sui cittadini più sprovveduti o anche più disperati un carico fiscale e per questo ha chiamato a collaborare (non potendo farlo in proprio per tante ragioni) soggetti che imprenditorialmente si dedicassero a questo settore “produttivo”: la fabbrica delle illusioni.
Per conoscere meglio questa fabbrica delle illusioni diamo una rapida occhiata per vedere meglio quante società siano presenti in ogni forma di propaganda sia visiva che televisiva.
Tutto ciò comporta che: ...le famiglie con un giocatore compulsivo sono rovinate come quelle con un tossicodipendente.
La gestione di questo mercato è quindi in mano a società al limite della legalità come stanno dimostrando le recenti operazioni giudiziarie e gli arresti di personaggi legati a organizzazioni illegali (di natura camorristica o mafiosa) oppure a partiti politici.
Di fatto si è alla presenza di una vera e propria giungla, nella quale operano indisturbate numerose aziende con sede legale nei “paradisi fiscali” e esponenti della politica nostrana, financo parlamentari a loro volta utili per manovrare leggi e normative favorevoli alle imprese del settore.
In questa giungla, nella quale operavano già nel gioco d'azzardo diversi soggetti e imprese a volte di natura camorristica o mafiosa, considerata “illegale” fino a qualche anno fa, lo stato è riuscito a trasferirla nella legalità, legalità nella quale lo stato, speculando con una certa leggerezza su questo, reclamizzandoli o pubblicizzandoli attraverso spot televisivi, quotidiani e riviste, enormi cartelloni pubblicitari, etc… ; faccia soldi lasciandolo di fatto gestire a società al limite della legalità.
Questo comportamento da parte degli organi statali più che apparire immorale, è bensì un’indicazione evidente sulle intenzioni e le mire di uno stato e della sua classe dirigente la quale, lungi dal tutelare ed educare i suoi cittadini, li lascia preda e in balia di chi è in grado di approfittare delle loro debolezze, realizzando quei facili guadagni che sono indicati nello slogan pubblicitario “vincere facile!”
Pertanto la stragrande maggioranza di chi opera in questo settore lo fa in modo del tutto legale. Dalla giungla del 2003 siamo oggi a questa situazione che si ritiene un successo.
La spesa reale degli italiani per il gioco nel 2014 è stata di 17,531 miliardi di euro.
Infatti alla raccolta lorda di 84,485 miliardi di euro (in contrazione rispetto ai 84,728 miliardi del 2013) devono essere sottratti 66,954 miliardi di vincite pagate ai giocatori. La somma restituita sotto forma di vincita ai giocatori costituisce circa l’80% della raccolta totale.
Dei 17,531 miliardi di spesa reale, 7,959 sono andati allo Stato come gettito erariale.
I restanti 9,572 miliardi sono tornati alla filiera e divisi tra rete commerciale (punti vendita, bar, tabacchi), imprese concessionarie di Stato per i diversi servizi pubblici di gioco (scommesse, apparecchi da intrattenimento, giochi numerici, online, Bingo, etc.), gestori e altri soggetti della filiera. Fonte: Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, “Organizzazione, attività e statistica – Anno 2014” (4)
Altra vicenda riguarda il lavaggio e riciclaggio del denaro, ritenuto “sporco”, perchè proveniente da illeciti o evasioni fiscali.
Secondo un dossier di Libera, infatti, 41 clan si spartiscono il racket del gioco d’azzardo, dal Piemonte alla Sicilia con poche Regioni immuni. “L’obiettivo è come sempre il riciclaggio: immettere in un mercato lecito denaro sporco” riferisce il presidente dell’AIRA (Associazione italiana Responsabili Antiriciclaggio). (5)
In questo dossier, diviso in capitoletti:
– Oltre al riciclaggio i reati più contestati sono l’usura e l’evasione fiscale;
– La faccia pulita della criminalità è un ottimo strumento per introdursi nella filiera del gioco d’azzardo a tutti i livelli. Etc. etc.
Le attività “lavorative” del riciclatore consisterebbero quindi nel liberarsi il prima possibile del denaro considerato “sporco”; lo porta quindi in contanti alla sala gioco di riferimento la quale, con queste somme realizza la cassa con la quale verranno pagate le vincite al banco. Ciò avviene soprattutto nelle sale periferiche delle grandi metropoli, dove i controlli delle forze dell’ordine sono meno invasivi.
In conclusione riportiamo un elenco indicativo delle aziende, per comprendere meglio il mercato dell’azzardo; i relativi introiti nel settore e quanto speso dal “giocatore”.
Una prima e parziale indagine rileva le enormi quantità di capitali e di spese (6)
A novembre 2016 le scommesse sportive hanno raccolto circa 750 milioni di euro.
BET365 129,018.624 €
SNAI 92,371.397 €
EUROBET 82,089.067 €
SISAL 70,569.689 €
LOTTOMATICA 68,486.227 €
GOLDBET 57,456.024 €
SKS365 41,019.036 €
INTRALOT 36,148.337 €
WILLIAM HILL 20,736.395 €
OIA SERVICES 17,383.273 €
BWIN 16,270.677 €
PADDY POWER 13,260.111 €
UNIBET 6,270.212 €
GAMENET 5,063.640 €
POKERSTARS 4,099.707 €
BETFAIR 3,926.368 €
BETCLIC 3,186.786 €
PEOPLE’S 3,095.991 €
POKER&BET 2,800.153 €
(in milioni di euro)
Chiaramente non è detto da nessuna parte che queste aziende siano “illegali” oppure gestite in modo illegale o proprietà di personaggi in odor di organizzazione malavitosa.
Le indagini ancora in corso in questo settore comunque indicano la presenza e la gestione di alcuni passaggi societari e implicazioni con personaggi appartenenti alla politica e quindi capaci di indirizzare e orientare alcuni provvedimenti legislativi o proporre emendamenti favorevoli ad alcune imprese del settore giochi, durante la presentazione e discussione di leggi e normative legislative in materia “gioco”.
Comunque nel 2014 l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, aveva sottoposto a controllo 27.428 esercizi, cui si aggiungono i 7mila controllati da Siae.
In tutto sono state controllate il 44% del numero totale dei locali da gioco.
Le indagini proseguono in tutto il territorio nazionale; nel 2015, ne sono stati controllati 27.532.
Quindi resta grande il sospetto che in questo settore possano essere presenti soggetti o personaggi, o imprese, non sempre in regola con le normative di legge e i contratti di concessione rilasciati dal ministero competente.
Concludendo è utile sapere che sono 6.600 le imprese, con 140.000 addetti, che compongono la filiera che è presente anche “Confindustria sistema gioco Italia” (quindi sappiamo che la lobby dei giochi fa parte di Confindustria, e che con Assointrattenimento, quella dei giochi è evidentemente una vera e propria “industria”, anche se in un settore considerato del “terziario arretrato”).
Note:
1) http://contropiano.org/news/news-economia/2016/12/14/arrestati-boss-delle-slot-si-apre-un-verminaio-087023
2) http://blog.lexitalia.it/?p=1874
3) La potente lobby dei giochi d’azzardo
4)https://www.agenziadoganemonopoli.gov.it/portale/documents/20182/536133/Libro+blu+2014+versione+finale+ridotto.pdf/e096ca58-6b45-44e3-a1a7-829c9ad6fcb7
5) http://www.linkiesta.it/it/article/2013/04/09/per-lavare-il-denaro-niente-e-meglio-di-una-sala-slot/13754/
6) https://scommettitore.wordpress.com/2016/12/12/scommesse-a-novembre-raccolti-750-milioni-di-euro-28-bet365-sempre-leader-del-mercato-ma-raccolta-in-calo-sul-podio-anche-snai-ed-eurobet/
7) http://www.mineraliclandestini.it/le-proiezioni-finali-sul-fatturato-dellindustria-del-gambling-nel-2015/
Fonte
16/11/2016
La gatta (lo Stato), il lardo (gioco d’azzardo) lo zampino (il “ludopate”)
Non sempre il proverbiale proverbio: “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino” coincide con i fatti reali. Stavolta la gatta (cioè lo Stato) non solo non ci ha lasciato affatto lo “zampino” ma si è mangiata tutto il “lardo” (le entrate fiscali dovute dalle tasse introitate per il gioco d’azzardo). Non solo continua a mangiarselo senza rischiare niente, nemmeno “l’azzardo” previsto dai probabili infortuni (mancati introiti) dovuti dalla mancanza di danaro, oltre che di passioni” da parte dei malcapitati giocatori. E' quanto si evince sopratutto dalle ultime iniziative in campo governativo sulla materia “ludopatia”.
Se ne stanno via via accorgendo anche giornalisti abitualmente dediti ad altri tipi di scandali (dipendenti statali timbratori compulsivi etc..). Oltre ai famosi 98 miliardi “desaparecidos” di sanzione che la Corte dei Conti nel lontano 2007 emise condannando le maggiori aziende di slot-machine – penale mai riscossa quindi “condonata” dai nostri governanti, tramite la solita “leggina” – di fatto sparisce anche il decreto previsto da un comma, il quale avrebbe dovuto ridurre notevolmente il numero delle infernali slot-machine, diminuendo di fatto sia la pervasività (sono in ogni luogo e in ogni dove) sia il danno, e conseguente piaga sociale, che comportano questi marchingegni in quanto “portatori sani di ludopatia”!
La cosa ha scandalizzato Sergio Rizzo, il fustigatore morale del Corrierone: (vedi qui). Ma non lo ha scandalizzato così tanto come invece accade quando si producono, sempre sullo stesso giornale, inchieste a danno di lavoratori considerati truffatori, “assenteisti” o ladri di “pubblico stipendio”, chiedendone il licenziamento o addirittura perfino l’arresto. In questo caso lo scandalo non sembra sufficiente a scandalizzare, anche perché oltre al “danno” – la mancata attuazione del suddetto comma – abbiamo anche la “moina” dei dirigenti governativi consistente in una ipocrita riproposizione di una nuova legge di stabilità nella quale eventualmente reinserire l’attuazione del comma precedentemente “oscurato”.
La riproposizione è stata fatta con le dovute cautele, al punto che un emendamento del Pd teso ad accelerare la sforbiciata, è stato ritirato ancor prima di essere presentato, a conferma degli interessi tra alcuni parlamentari o esponenti dell’attuale governo, fortemente intrecciati con aziende o società promotrici del gioco d’azzardo, statalizzato e legalizzato e la diffusione di macchinette “mangiasoldi” e vite umane!
Tutto ciò perché si lamenta, da parte del servizio finanze dello stato, una diminuzione degli introiti previsti quindi si vedrà limitare le proprie entrate proprio per la dovuta alla assenza del decreto attuativo.
Intervenendo nel dibattito (vedi qui) il sottosegretario del Mef Baretta, rispondendo ad una interrogazione parlamentare, afferma che è fortemente prevista, attuando il comma 943 della legge di Stabilità 2016 …“la riduzione proporzionale in misura non inferiore al 30 percento del numero dei nulla osta di esercizio relativo ad apparecchi attivi alla data del 31 luglio 2015; essendo 378.109 le macchine attive al 31 luglio 2015, gli effetti della riduzione … prevista dalla legge saranno tali da portare progressivamente a partire dal primo gennaio 2017 e non oltre il 31 dicembre 2019 gli apparecchi a un numero non superiore a 265mila”. “La norma citata fa riferimento a una data certa (il 31 luglio 2015) e quindi anche a un numero certo di apparecchi (378.109); pertanto numeri diversi inferiori o superiori, che fossero stati raggiunti in data successiva non potranno mai costituire un diverso e superiore punto di riferimento per applicare la riduzione prevista dalla legge”.
Peccato però che questo “Decreto” e relativo comma attuativo 943 (1) sia rimasto ancora lettera morta (misteriosamente finito in qualche “cassetto” ministeriale; sospetta una nota dell’articolista del Corriere della Sera)2 ; in questa repubblica si sa che non si è mai “completamente morti” e c’è sempre un “repentino” risveglio o ripensamento di un “decreto” al punto da essere ora ipocritamente riproposto nella nuova legge di stabilità (che però, guarda caso, si attende addirittura un aumento delle entrate dal gioco d’azzardo, contraddicendo quindi la possibile diminuzione degli introiti sia fiscali sia economici dovuta dalla drastica riduzione del “parco macchinette mangiasoldi”)
Alcuni personaggi pubblici, sindaci o amministratori locali, hanno messo in atto iniziative tese a limitare la presenza oppure l’aumento della presenza di tali macchine “mangiasoldi”, ottemperando quindi alle disposizioni – mai attuate ma comunque valide come indicazione – previste sempre da questo comma 943. Ebbene a uno di questi, cioè al sindaco di Bergamo che per aver vietato l’azzardo in alcune fasce orarie dovrà ora fronteggiare un ricorso al Tar effettuato da parte di società del gruppo Lottomatica.
Qui abbiamo la beffa! La “beffa” consistente nel personaggio sostenitore del ricorso al Tar, cioè un esperto del settore (tale Claudio Barbaranelli) da meritarsi perfino un posto nel comitato scientifico; lo stesso comitato scientifico che, guarda caso, è incaricato di effettuare una analisi e uno studio sulla ludopatia e i suoi effetti tossico-psicologici; studio e inchiesta commissionata dall’Istituto superiore della Sanità. Cioè dallo stato.
La classica “volpe” messa a guardia del “pollaio”.
Note:
1) Il comma 943 della legge di stabilità pubblicato sulla “gazzetta ufficiale” (GU n.302 del 30-12-2015 – Suppl. Ordinario n. 70) (http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/12/30/15G00222/sg)
Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze e' disciplinato il processo di evoluzione tecnologica degli apparecchi di cui all'articolo 110, comma 6, lettera a), del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773. I nulla osta per gli apparecchi di cui al citato articolo 110, comma 6, lettera a), non possono piu' essere rilasciati dopo il 31 dicembre 2017; tali apparecchi devono essere dismessi entro il 31 dicembre 2019. A partire dal 1º gennaio 2017 possono essere rilasciati solo nulla osta per apparecchi che consentono il gioco pubblico da ambiente remoto, prevedendo la riduzione proporzionale, in misura non inferiore al 30 per cento, del numero dei nulla osta di esercizio relativi ad apparecchi attivi alla data del 31 luglio 2015, riferibili a ciascun concessionario. Le modalità di tale riduzione, anche tenuto conto della diffusione territoriale degli apparecchi, il costo dei nuovi nulla osta e le modalità, anche rateali, del relativo pagamento sono definiti con il citato decreto ministeriale.
2) Sergio Rizzo: …Dove sarà finito quel decreto, è mistero. Forse in un polveroso cassetto del ministero del Tesoro, o fra le carte assiepate in disordine su qualche scrivania di palazzo Chigi.
Fonte
Se ne stanno via via accorgendo anche giornalisti abitualmente dediti ad altri tipi di scandali (dipendenti statali timbratori compulsivi etc..). Oltre ai famosi 98 miliardi “desaparecidos” di sanzione che la Corte dei Conti nel lontano 2007 emise condannando le maggiori aziende di slot-machine – penale mai riscossa quindi “condonata” dai nostri governanti, tramite la solita “leggina” – di fatto sparisce anche il decreto previsto da un comma, il quale avrebbe dovuto ridurre notevolmente il numero delle infernali slot-machine, diminuendo di fatto sia la pervasività (sono in ogni luogo e in ogni dove) sia il danno, e conseguente piaga sociale, che comportano questi marchingegni in quanto “portatori sani di ludopatia”!
La cosa ha scandalizzato Sergio Rizzo, il fustigatore morale del Corrierone: (vedi qui). Ma non lo ha scandalizzato così tanto come invece accade quando si producono, sempre sullo stesso giornale, inchieste a danno di lavoratori considerati truffatori, “assenteisti” o ladri di “pubblico stipendio”, chiedendone il licenziamento o addirittura perfino l’arresto. In questo caso lo scandalo non sembra sufficiente a scandalizzare, anche perché oltre al “danno” – la mancata attuazione del suddetto comma – abbiamo anche la “moina” dei dirigenti governativi consistente in una ipocrita riproposizione di una nuova legge di stabilità nella quale eventualmente reinserire l’attuazione del comma precedentemente “oscurato”.
La riproposizione è stata fatta con le dovute cautele, al punto che un emendamento del Pd teso ad accelerare la sforbiciata, è stato ritirato ancor prima di essere presentato, a conferma degli interessi tra alcuni parlamentari o esponenti dell’attuale governo, fortemente intrecciati con aziende o società promotrici del gioco d’azzardo, statalizzato e legalizzato e la diffusione di macchinette “mangiasoldi” e vite umane!
Tutto ciò perché si lamenta, da parte del servizio finanze dello stato, una diminuzione degli introiti previsti quindi si vedrà limitare le proprie entrate proprio per la dovuta alla assenza del decreto attuativo.
Intervenendo nel dibattito (vedi qui) il sottosegretario del Mef Baretta, rispondendo ad una interrogazione parlamentare, afferma che è fortemente prevista, attuando il comma 943 della legge di Stabilità 2016 …“la riduzione proporzionale in misura non inferiore al 30 percento del numero dei nulla osta di esercizio relativo ad apparecchi attivi alla data del 31 luglio 2015; essendo 378.109 le macchine attive al 31 luglio 2015, gli effetti della riduzione … prevista dalla legge saranno tali da portare progressivamente a partire dal primo gennaio 2017 e non oltre il 31 dicembre 2019 gli apparecchi a un numero non superiore a 265mila”. “La norma citata fa riferimento a una data certa (il 31 luglio 2015) e quindi anche a un numero certo di apparecchi (378.109); pertanto numeri diversi inferiori o superiori, che fossero stati raggiunti in data successiva non potranno mai costituire un diverso e superiore punto di riferimento per applicare la riduzione prevista dalla legge”.
Peccato però che questo “Decreto” e relativo comma attuativo 943 (1) sia rimasto ancora lettera morta (misteriosamente finito in qualche “cassetto” ministeriale; sospetta una nota dell’articolista del Corriere della Sera)2 ; in questa repubblica si sa che non si è mai “completamente morti” e c’è sempre un “repentino” risveglio o ripensamento di un “decreto” al punto da essere ora ipocritamente riproposto nella nuova legge di stabilità (che però, guarda caso, si attende addirittura un aumento delle entrate dal gioco d’azzardo, contraddicendo quindi la possibile diminuzione degli introiti sia fiscali sia economici dovuta dalla drastica riduzione del “parco macchinette mangiasoldi”)
Alcuni personaggi pubblici, sindaci o amministratori locali, hanno messo in atto iniziative tese a limitare la presenza oppure l’aumento della presenza di tali macchine “mangiasoldi”, ottemperando quindi alle disposizioni – mai attuate ma comunque valide come indicazione – previste sempre da questo comma 943. Ebbene a uno di questi, cioè al sindaco di Bergamo che per aver vietato l’azzardo in alcune fasce orarie dovrà ora fronteggiare un ricorso al Tar effettuato da parte di società del gruppo Lottomatica.
Qui abbiamo la beffa! La “beffa” consistente nel personaggio sostenitore del ricorso al Tar, cioè un esperto del settore (tale Claudio Barbaranelli) da meritarsi perfino un posto nel comitato scientifico; lo stesso comitato scientifico che, guarda caso, è incaricato di effettuare una analisi e uno studio sulla ludopatia e i suoi effetti tossico-psicologici; studio e inchiesta commissionata dall’Istituto superiore della Sanità. Cioè dallo stato.
La classica “volpe” messa a guardia del “pollaio”.
Note:
1) Il comma 943 della legge di stabilità pubblicato sulla “gazzetta ufficiale” (GU n.302 del 30-12-2015 – Suppl. Ordinario n. 70) (http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/12/30/15G00222/sg)
Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze e' disciplinato il processo di evoluzione tecnologica degli apparecchi di cui all'articolo 110, comma 6, lettera a), del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773. I nulla osta per gli apparecchi di cui al citato articolo 110, comma 6, lettera a), non possono piu' essere rilasciati dopo il 31 dicembre 2017; tali apparecchi devono essere dismessi entro il 31 dicembre 2019. A partire dal 1º gennaio 2017 possono essere rilasciati solo nulla osta per apparecchi che consentono il gioco pubblico da ambiente remoto, prevedendo la riduzione proporzionale, in misura non inferiore al 30 per cento, del numero dei nulla osta di esercizio relativi ad apparecchi attivi alla data del 31 luglio 2015, riferibili a ciascun concessionario. Le modalità di tale riduzione, anche tenuto conto della diffusione territoriale degli apparecchi, il costo dei nuovi nulla osta e le modalità, anche rateali, del relativo pagamento sono definiti con il citato decreto ministeriale.
2) Sergio Rizzo: …Dove sarà finito quel decreto, è mistero. Forse in un polveroso cassetto del ministero del Tesoro, o fra le carte assiepate in disordine su qualche scrivania di palazzo Chigi.
Fonte
12/12/2015
Il business del gioco d’azzardo, tra evasione fiscale e complicità del governo
La notizia è di quelle che dovrebbe far sobbalzare dalla sedia: qualche giorno fa un emendamento bypartisan presentato da Forza Italia, Partito Democratico e Nuovo Centro Destra ha previsto un premio da 100 a 600 milioni per quei Comuni che metteranno nei propri territori più slot machine.
Poco importa se il mondo del gioco d'azzardo è palesemente legato al malaffare e alla criminalità organizzata, poco importa se la ludopatia, ovvero la dipendenza psicologica dal gioco d'azzardo, è una vera e propria malattia che riguarda naturalmente le fasce sociali più deboli. In fondo si tratta di un business di oltre 80 miliardi di euro annui e, si sa, al business non si comanda...
Il trattamento di favore del quale godono da sempre i signori del gioco d'azzardo è noto.
Nel lontano 2007, la Corte dei Conti chiese ai concessionari del gioco un risarcimento per presunto danno erariale pari a circa 98 miliardi per mancato collegamento delle apparecchiature al cervellone della Sogei, poi tramutatasi in una sanzione di circa 2,5 miliardi (che già rappresenta un bello sconto rispetto alla cifra contestata).
Nel 2013, il governo Letta, nel tentativo di trovare la copertura all'abolizione della prima rata dell'Imu, graziò le concessionarie attraverso uno scandaloso condono che avrebbe consentito loro di liberarsi della sanzione di 2,5 miliardi pagando una piccola percentuale, fissata dall'esecutivo intorno al 25% cioè circa 800 milioni: ma poiché solo alcune delle concessionarie multate hanno aderito al condono, nelle casse dello Stato sono affluite poco più di 200 milioni.
Dall'iniziale contestazione di 98 miliardi, passando per la condanna a 2,5 miliardi, alla miseria di circa 200 milioni entrati nelle casse dello Stato, veramente un bel regalo alle lobby del gioco d'azzardo!
La dipendenza dal gioco d'azzardo è una vera e propria tragedia per quelle fasce sociali più indifese e deboli, attratte da un guadagno facile e dal miraggio di un rapido riscatto sociale a fronte una disoccupazione dilagante e di salari sempre più miseri.
Ma è una vera e propria fortuna per i proprietari delle macchinette che trasformano il degrado e la dipendenza psicologica da loro creata in profitti facili: dopo aver garantito loro impunità fiscale ora si va oltre e il governo li invita apertamente a disseminare il territorio di macchinette mangiasoldi.
Il vantaggio per i Comuni sarà irrisorio (dai 100 ai 600 milioni), ma in compenso anche questo governo consolida l'alleanza con la lobby del gioco delle slot machine.
Invece di incentivare apertamente questo orrore, occorrerebbe combatterlo senza tregua investendo sul personale in un settore dove non c'è ricambio a causa di un blocco delle assunzioni ormai decennale, mentre i lavoratori patiscono il blocco del contratto dal 2009 e nemmeno si equipara l'indennità di amministrazione a quella delle agenzie fiscali proprio nei confronti di chi è investito dell'enorme responsabilità di controllo in un settore così infiltrato dalla presenza della malavita organizzata.
Ma evidentemente a mangiare i soldi della povera gente non bastano le banche e le politiche economiche dei vari governi, c'è spazio anche per i signori del gioco d'azzardo.
Fonte
Poco importa se il mondo del gioco d'azzardo è palesemente legato al malaffare e alla criminalità organizzata, poco importa se la ludopatia, ovvero la dipendenza psicologica dal gioco d'azzardo, è una vera e propria malattia che riguarda naturalmente le fasce sociali più deboli. In fondo si tratta di un business di oltre 80 miliardi di euro annui e, si sa, al business non si comanda...
Il trattamento di favore del quale godono da sempre i signori del gioco d'azzardo è noto.
Nel lontano 2007, la Corte dei Conti chiese ai concessionari del gioco un risarcimento per presunto danno erariale pari a circa 98 miliardi per mancato collegamento delle apparecchiature al cervellone della Sogei, poi tramutatasi in una sanzione di circa 2,5 miliardi (che già rappresenta un bello sconto rispetto alla cifra contestata).
Nel 2013, il governo Letta, nel tentativo di trovare la copertura all'abolizione della prima rata dell'Imu, graziò le concessionarie attraverso uno scandaloso condono che avrebbe consentito loro di liberarsi della sanzione di 2,5 miliardi pagando una piccola percentuale, fissata dall'esecutivo intorno al 25% cioè circa 800 milioni: ma poiché solo alcune delle concessionarie multate hanno aderito al condono, nelle casse dello Stato sono affluite poco più di 200 milioni.
Dall'iniziale contestazione di 98 miliardi, passando per la condanna a 2,5 miliardi, alla miseria di circa 200 milioni entrati nelle casse dello Stato, veramente un bel regalo alle lobby del gioco d'azzardo!
La dipendenza dal gioco d'azzardo è una vera e propria tragedia per quelle fasce sociali più indifese e deboli, attratte da un guadagno facile e dal miraggio di un rapido riscatto sociale a fronte una disoccupazione dilagante e di salari sempre più miseri.
Ma è una vera e propria fortuna per i proprietari delle macchinette che trasformano il degrado e la dipendenza psicologica da loro creata in profitti facili: dopo aver garantito loro impunità fiscale ora si va oltre e il governo li invita apertamente a disseminare il territorio di macchinette mangiasoldi.
Il vantaggio per i Comuni sarà irrisorio (dai 100 ai 600 milioni), ma in compenso anche questo governo consolida l'alleanza con la lobby del gioco delle slot machine.
Invece di incentivare apertamente questo orrore, occorrerebbe combatterlo senza tregua investendo sul personale in un settore dove non c'è ricambio a causa di un blocco delle assunzioni ormai decennale, mentre i lavoratori patiscono il blocco del contratto dal 2009 e nemmeno si equipara l'indennità di amministrazione a quella delle agenzie fiscali proprio nei confronti di chi è investito dell'enorme responsabilità di controllo in un settore così infiltrato dalla presenza della malavita organizzata.
Ma evidentemente a mangiare i soldi della povera gente non bastano le banche e le politiche economiche dei vari governi, c'è spazio anche per i signori del gioco d'azzardo.
Fonte
20/10/2015
Il potere non logora chi ce l'ha. Il dominio dello "slot system"
E’ successo tutto nell’arco di pochissimi giorni, cioè i giorni che vanno dal 10 al 15 di ottobre 2015.
L’Ansa comunica il 10 la nomina “Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italia” del sociologo M. Fiasco (noto esperto in materia di patologia da azzardo es: ludopatia); 3 giorni dopo rinvia (dunque rifiuta) una proposta di legge presentata dal M5stelle volta a vietare la pubblicità di ogni genere di scommesse possibili e immaginabili; un rinvio utile solo per modificarlo con un altro disegno, “… scritto da Italo Volpe, dirigente dei Monopoli che si occupano di giochi” (denunciano i parlamentare grillini); disegno di legge, ingoiando il loro, lo traduce in: “l’unico motivo che ci ha guidato è la convinzione che serva urgentemente una regolamentazione del settore per ridurre il gioco e combattere l’illegalità”.
Trascorsi appena altri 2 giorni, ecco apparire la perla mancante che il governo infila nella legge di Stabilità, la messa a bando per rastrellare soldi, di altri 22 mila «punti azzardo», cioè sale giochi o spazi dedicati nei locali pubblici. Il comunicato stampa di Palazzo Chigi inserisce la voce tra le “risorse” che dovrebbero reggere i conti della finanziaria.
Legge di stabilità, per chi?
Non contenti quindi di inserire in questa legge di stabilità l’obbligo, nella bolletta elettrica, della “gabella” del pagamento del canone TV, pena il distacco o una multa all’azienda titolare della bolletta stessa, ecco ora quest’altra perla che comporterà un miglior beneficio per l’intera collettività attraverso l’apertura di ulteriori 22mila sale nelle quali i “malcapitati azzardisti” possano spendere (fino a 3000€ senza tracciabilità) per tentare una vincita strabiliante?
Considerato che la questione dei “famosi” 98 miliardi di euro di penale che le concessionarie delle slot machine devono allo Stato è, come si dice, passata in cavalleria grazie anche ad una sentenza che rappresenterà un ostacolo pesante alla stregua di un muro che evita di rientrare in possesso di una somma paragonabile ad almeno 4 leggi Finanziarie.
Non soddisfatti di questa “regalia” già fatta a suo tempo nei confronti delle aziende del settore; attraverso questa nuova “Legge di Stabilità” (che prende il posto della Legge Finanziaria) s'introducono queste “perle”; “perle” rappresentate dal metodo del come spillare ulteriori soldi dalle nostre tasche, con prelievi e tasse (gabelle) utili solo a mantenere le economie “promesse” dal governo Renzi e i privilegi dei suoi rappresentanti: tutto ciò è un sistema molto antico; ma su questo ci viene in aiuto un detto in voga nei tempi e governi passati, governi nei quali un certo Camillo Benso conte di Cavour definiva i soldi ricavati dal gioco, presente anche allora nella società italiana “una tassa sugli imbecilli”. Non finisce qui: l’ipocrisia raggiunge i suoi picchi massimi nei documenti e nelle dichiarazioni che strutture pubbliche, oltre ai diversi personaggi che ricoprono ruoli di prestigio e responsabilità, mettono in risalto!
Nel sito del ministero della Salute si legge, testuale che: “…La ludopatia non è solo un fenomeno sociale, ma è una vera e propria malattia, che rende incapaci di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o fare scommesse” (…) “La ludopatia può portare a rovesci finanziari, alla compromissione dei rapporti e al divorzio, alla perdita del lavoro, allo sviluppo di dipendenza da droghe o da alcol fino al suicidio”.
Perchè il ministero della Salute si preoccupa di tagliare quelle spese inutili rappresentate da una richiesta “eccessiva” di prestazioni mediche preoccupandosi prevalentemente di tagli, tralasciando invece il problema rappresentato dalle nuove patologie dovute ai «tossici» delle slot machine o delle scommesse sul calcio che rappresentano ormai 4 miliardi e 250 milioni?
Il Corriere della Sera del 19 ottobre, riporta un’attenta analisi del fenomeno dovuto all’azzardo a firma di Gian Antonio Stella, nel quale si evidenzia come nel nostro paese sono già presenti 90 mila «corner» (angoli-bisca nei bar e nei più diversi locali pubblici) che ospitano già 380 mila slot machine; 3000 sale gioco con 40mila macchinette, su tutto ciò dunque vanno aggiunti i nuovi 22.000 “punti gioco” ecc. ecc.!
Si tratta comunque di stime anche perché viene affermato che. “…Non siamo mai riusciti ad avere, nero su bianco, dati ufficiali credibili provincia per provincia”.
Che si tratti di un affare “ciccioso” è dato anche dalla quantità di denaro speso dagli italiani: che giocavano 4 miliardi nel 2000; 84,5 miliardi “legalmente” l’anno scorso, cifra questa che, in confronto, rappresenta oltre un decimo della spesa complessiva delle famiglie, pari a circa 800 miliardi.
E’, in questo caso, utile leggere i commenti presenti nell’articolo; ne riportiamo qualcuno:
1) Lettore_10914811 19 ottobre 2015 | 12:05
Era ora dott. Stella! Si faccia una chiacchiera con i movimenti anti-azzardo (No Slot, Slotmob, Senza Slot, Mettiamoci in Gioco) e spezziamo questo ricatto pretestuoso e inaccettabile delle concessionarie e del governo: + gioco legale non vuol dire - gioco illegale e soprattutto quei benedetti 85 miliardi annui, se spesi in altri comparti produttivi, quanto valore genererebbero per lo Stato?? Basta scuse, bisogna parlarne apertamente!
2) reckless 19 ottobre 2015 | 10:19
Per caso Domenica mattina alle ore 7,00 in un piccolo bar della provincia modenese ho visto uomini giocare come ossessi a questi video poker. Una scena molto triste di una realtà che per fortuna non mi appartiene. Mi chiedo in nome di quale logica uno stato proporre situazioni di questo tipo ed indurre i propri cittadini alla rovina. Lo trovo scandaloso.
3) Prochy 19 ottobre 2015 | 10:09
Si cercava una risposta a dove il Governo potesse trovare le coperture economiche per le tasse sulla casa? Ecco la risposta... gioco d'azzardo!!! Che Stato serio...
4) Lettore_11512091 19 ottobre 2015 | 10:01
Questo è un messaggio chiaro che il governo dà al paese: se vuoi migliorare la tua situazione economica e finanziaria, non sperare nella ripresa economica e nell'occupazione, non ti rimane che tentare la fortuna. Qualsiasi consumo ai limiti della legalità è giustificato per fare cassa. Sulla regolarità dei meccanismi delle macchinette si dovrebbe almeno fare dei controlli severi per evitare i trucchi a sfavore dei giocatori boccaloni. Come si fa a non dire: lo stato biscazziere. Non basta il lotto?
5) Lettore_2848390 19 ottobre 2015 | 9:55
Pazzesco ma in che mani siamo. Nessuna politica contro l'evasione (scandaloso il tetto del contante a 3000 euro) ed in più un decreto legge in favore della microcriminalità (le sale giochi d'azzardo sono per la maggior parte luoghi per riciclare soldi sporchi ed i politici questo lo sanno). Basta con questi personaggi che pensano solo a incassare soldi e voti ed a non tutelare le persone.
6) aurora64 19 ottobre 2015 | 9:47
Che vergogna lo Stato che incrementa il gioco d'azzardo che crea dipendenza patologica.
Ecco dove Renzi prende i soldi per "abbassare" le tasse.
7) massimo60 19 ottobre 2015 | 9:39
E adesso se Erri De Luca scrive di distruggere le slot machine, Renzi si costituirà parte civile nel processo.
xantas1 19 ottobre 2015 | 9:30
cioè Renzi per combattere il gioco d'azzardo, che riduce sul lastrico migliaia di malati di gioco e le loro famiglie, apre 20.000 sale da gioco, come arrampicata sugli specchi è patetica! Quasi tutte le sale giochi nel sud sono in mano alla criminalità, e nel nord sono gestite da società con sedi in paradisi fiscali, ma di che state cianciando.
8) massimo60 19 ottobre 2015 | 9:29
Assetati di sangue del popolo! I vampiri delle slot machine ed i loro referenti politici del pd!
9) angelo664 19 ottobre 2015 | 9:16
Questa è la prova del 9 che è la malavita organizzata a governarci.
Rappresentando solo alcuni di questi commenti possiamo intuire a quali considerazioni e riflessioni arrivino i lettori, il problema comunque dei locali dove sono presenti in maniera pervasiva e prepotente queste macchinette mangiasoldi e qualcos’altro, rimane tutto intero e sono valse a poco sia le numerose interrogazioni e iniziative parlamentari; oppure manifestazioni di strada che “premiavano” quei gestori di locali che escludevano dai propri locali le slot; e anche il rifiuto di installazione di slot-machine dai propri locali ecc. ecc.
Alcune Regioni e Enti Locali hanno, con apposite iniziative legislative, limitato o proibito l’installazione di nuove sale “slot”, provvedimenti legislativi che hanno subito pesanti “condanne politiche” e recriminazioni fino al punto di tagliare finanziamenti previsti dal governo, somme uguali ai “mancati guadagni” in ragione delle limitazioni o divieti effettuati attraverso quelle iniziative legislative locali, si può e si deve pertanto parlare di “derive criminogene” in considerazione del fatto che “l’azzardo” è ancora considerato illegale dalla nostra legislazione, oppure no?
Guadagno con tendenze “parossistiche” o “criminogene”
Con questo nuovo passaggio parlamentare si mette in evidenza il parossismo dovuto alla necessità di accumulare più risorse economiche possibili per far fronte alle promesse elettorali.
Il “parossismo” al quale pare siano condannati i nostri rappresentanti governativi o politici, può essere definito anche, secondo chi scrive – parafrasando dal nuovo libro di V. Ruggiero “Perché i potenti delinquono” – (recensito da Contropiano) come “crimine filantropico” così descritto: “...un crimine di potere che ambisca al successo dovrà allora presentarsi come azione che produce benefici per altri (…) attività atte a persuadere gli altri che i loro fini corrispondono ai fini della collettività” (sic!)
Proseguendo sempre in materia di potere dallo stesso volume stralciamo questa definizione di “crimine di potere fondativo”, a sua volta ripresa da una citazione del filosofo statunitense Ronald Dworkin “…chi ha potere politico deve usare tale potere per migliorare le cose in qualsiasi maniera possibile in virtù della propria posizione istituzionale”.
Qualcuno anni addietro ebbe a dire che: “…il potere logora chi non ce l’ha”; in questo e altri casi si può certamente dire che: …non è affatto vero!
Fonte
L’Ansa comunica il 10 la nomina “Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italia” del sociologo M. Fiasco (noto esperto in materia di patologia da azzardo es: ludopatia); 3 giorni dopo rinvia (dunque rifiuta) una proposta di legge presentata dal M5stelle volta a vietare la pubblicità di ogni genere di scommesse possibili e immaginabili; un rinvio utile solo per modificarlo con un altro disegno, “… scritto da Italo Volpe, dirigente dei Monopoli che si occupano di giochi” (denunciano i parlamentare grillini); disegno di legge, ingoiando il loro, lo traduce in: “l’unico motivo che ci ha guidato è la convinzione che serva urgentemente una regolamentazione del settore per ridurre il gioco e combattere l’illegalità”.
Trascorsi appena altri 2 giorni, ecco apparire la perla mancante che il governo infila nella legge di Stabilità, la messa a bando per rastrellare soldi, di altri 22 mila «punti azzardo», cioè sale giochi o spazi dedicati nei locali pubblici. Il comunicato stampa di Palazzo Chigi inserisce la voce tra le “risorse” che dovrebbero reggere i conti della finanziaria.
Legge di stabilità, per chi?
Non contenti quindi di inserire in questa legge di stabilità l’obbligo, nella bolletta elettrica, della “gabella” del pagamento del canone TV, pena il distacco o una multa all’azienda titolare della bolletta stessa, ecco ora quest’altra perla che comporterà un miglior beneficio per l’intera collettività attraverso l’apertura di ulteriori 22mila sale nelle quali i “malcapitati azzardisti” possano spendere (fino a 3000€ senza tracciabilità) per tentare una vincita strabiliante?
Considerato che la questione dei “famosi” 98 miliardi di euro di penale che le concessionarie delle slot machine devono allo Stato è, come si dice, passata in cavalleria grazie anche ad una sentenza che rappresenterà un ostacolo pesante alla stregua di un muro che evita di rientrare in possesso di una somma paragonabile ad almeno 4 leggi Finanziarie.
Non soddisfatti di questa “regalia” già fatta a suo tempo nei confronti delle aziende del settore; attraverso questa nuova “Legge di Stabilità” (che prende il posto della Legge Finanziaria) s'introducono queste “perle”; “perle” rappresentate dal metodo del come spillare ulteriori soldi dalle nostre tasche, con prelievi e tasse (gabelle) utili solo a mantenere le economie “promesse” dal governo Renzi e i privilegi dei suoi rappresentanti: tutto ciò è un sistema molto antico; ma su questo ci viene in aiuto un detto in voga nei tempi e governi passati, governi nei quali un certo Camillo Benso conte di Cavour definiva i soldi ricavati dal gioco, presente anche allora nella società italiana “una tassa sugli imbecilli”. Non finisce qui: l’ipocrisia raggiunge i suoi picchi massimi nei documenti e nelle dichiarazioni che strutture pubbliche, oltre ai diversi personaggi che ricoprono ruoli di prestigio e responsabilità, mettono in risalto!
Nel sito del ministero della Salute si legge, testuale che: “…La ludopatia non è solo un fenomeno sociale, ma è una vera e propria malattia, che rende incapaci di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o fare scommesse” (…) “La ludopatia può portare a rovesci finanziari, alla compromissione dei rapporti e al divorzio, alla perdita del lavoro, allo sviluppo di dipendenza da droghe o da alcol fino al suicidio”.
Perchè il ministero della Salute si preoccupa di tagliare quelle spese inutili rappresentate da una richiesta “eccessiva” di prestazioni mediche preoccupandosi prevalentemente di tagli, tralasciando invece il problema rappresentato dalle nuove patologie dovute ai «tossici» delle slot machine o delle scommesse sul calcio che rappresentano ormai 4 miliardi e 250 milioni?
Il Corriere della Sera del 19 ottobre, riporta un’attenta analisi del fenomeno dovuto all’azzardo a firma di Gian Antonio Stella, nel quale si evidenzia come nel nostro paese sono già presenti 90 mila «corner» (angoli-bisca nei bar e nei più diversi locali pubblici) che ospitano già 380 mila slot machine; 3000 sale gioco con 40mila macchinette, su tutto ciò dunque vanno aggiunti i nuovi 22.000 “punti gioco” ecc. ecc.!
Si tratta comunque di stime anche perché viene affermato che. “…Non siamo mai riusciti ad avere, nero su bianco, dati ufficiali credibili provincia per provincia”.
Che si tratti di un affare “ciccioso” è dato anche dalla quantità di denaro speso dagli italiani: che giocavano 4 miliardi nel 2000; 84,5 miliardi “legalmente” l’anno scorso, cifra questa che, in confronto, rappresenta oltre un decimo della spesa complessiva delle famiglie, pari a circa 800 miliardi.
E’, in questo caso, utile leggere i commenti presenti nell’articolo; ne riportiamo qualcuno:
1) Lettore_10914811 19 ottobre 2015 | 12:05
Era ora dott. Stella! Si faccia una chiacchiera con i movimenti anti-azzardo (No Slot, Slotmob, Senza Slot, Mettiamoci in Gioco) e spezziamo questo ricatto pretestuoso e inaccettabile delle concessionarie e del governo: + gioco legale non vuol dire - gioco illegale e soprattutto quei benedetti 85 miliardi annui, se spesi in altri comparti produttivi, quanto valore genererebbero per lo Stato?? Basta scuse, bisogna parlarne apertamente!
2) reckless 19 ottobre 2015 | 10:19
Per caso Domenica mattina alle ore 7,00 in un piccolo bar della provincia modenese ho visto uomini giocare come ossessi a questi video poker. Una scena molto triste di una realtà che per fortuna non mi appartiene. Mi chiedo in nome di quale logica uno stato proporre situazioni di questo tipo ed indurre i propri cittadini alla rovina. Lo trovo scandaloso.
3) Prochy 19 ottobre 2015 | 10:09
Si cercava una risposta a dove il Governo potesse trovare le coperture economiche per le tasse sulla casa? Ecco la risposta... gioco d'azzardo!!! Che Stato serio...
4) Lettore_11512091 19 ottobre 2015 | 10:01
Questo è un messaggio chiaro che il governo dà al paese: se vuoi migliorare la tua situazione economica e finanziaria, non sperare nella ripresa economica e nell'occupazione, non ti rimane che tentare la fortuna. Qualsiasi consumo ai limiti della legalità è giustificato per fare cassa. Sulla regolarità dei meccanismi delle macchinette si dovrebbe almeno fare dei controlli severi per evitare i trucchi a sfavore dei giocatori boccaloni. Come si fa a non dire: lo stato biscazziere. Non basta il lotto?
5) Lettore_2848390 19 ottobre 2015 | 9:55
Pazzesco ma in che mani siamo. Nessuna politica contro l'evasione (scandaloso il tetto del contante a 3000 euro) ed in più un decreto legge in favore della microcriminalità (le sale giochi d'azzardo sono per la maggior parte luoghi per riciclare soldi sporchi ed i politici questo lo sanno). Basta con questi personaggi che pensano solo a incassare soldi e voti ed a non tutelare le persone.
6) aurora64 19 ottobre 2015 | 9:47
Che vergogna lo Stato che incrementa il gioco d'azzardo che crea dipendenza patologica.
Ecco dove Renzi prende i soldi per "abbassare" le tasse.
7) massimo60 19 ottobre 2015 | 9:39
E adesso se Erri De Luca scrive di distruggere le slot machine, Renzi si costituirà parte civile nel processo.
xantas1 19 ottobre 2015 | 9:30
cioè Renzi per combattere il gioco d'azzardo, che riduce sul lastrico migliaia di malati di gioco e le loro famiglie, apre 20.000 sale da gioco, come arrampicata sugli specchi è patetica! Quasi tutte le sale giochi nel sud sono in mano alla criminalità, e nel nord sono gestite da società con sedi in paradisi fiscali, ma di che state cianciando.
8) massimo60 19 ottobre 2015 | 9:29
Assetati di sangue del popolo! I vampiri delle slot machine ed i loro referenti politici del pd!
9) angelo664 19 ottobre 2015 | 9:16
Questa è la prova del 9 che è la malavita organizzata a governarci.
Rappresentando solo alcuni di questi commenti possiamo intuire a quali considerazioni e riflessioni arrivino i lettori, il problema comunque dei locali dove sono presenti in maniera pervasiva e prepotente queste macchinette mangiasoldi e qualcos’altro, rimane tutto intero e sono valse a poco sia le numerose interrogazioni e iniziative parlamentari; oppure manifestazioni di strada che “premiavano” quei gestori di locali che escludevano dai propri locali le slot; e anche il rifiuto di installazione di slot-machine dai propri locali ecc. ecc.
Alcune Regioni e Enti Locali hanno, con apposite iniziative legislative, limitato o proibito l’installazione di nuove sale “slot”, provvedimenti legislativi che hanno subito pesanti “condanne politiche” e recriminazioni fino al punto di tagliare finanziamenti previsti dal governo, somme uguali ai “mancati guadagni” in ragione delle limitazioni o divieti effettuati attraverso quelle iniziative legislative locali, si può e si deve pertanto parlare di “derive criminogene” in considerazione del fatto che “l’azzardo” è ancora considerato illegale dalla nostra legislazione, oppure no?
Guadagno con tendenze “parossistiche” o “criminogene”
Con questo nuovo passaggio parlamentare si mette in evidenza il parossismo dovuto alla necessità di accumulare più risorse economiche possibili per far fronte alle promesse elettorali.
Il “parossismo” al quale pare siano condannati i nostri rappresentanti governativi o politici, può essere definito anche, secondo chi scrive – parafrasando dal nuovo libro di V. Ruggiero “Perché i potenti delinquono” – (recensito da Contropiano) come “crimine filantropico” così descritto: “...un crimine di potere che ambisca al successo dovrà allora presentarsi come azione che produce benefici per altri (…) attività atte a persuadere gli altri che i loro fini corrispondono ai fini della collettività” (sic!)
Proseguendo sempre in materia di potere dallo stesso volume stralciamo questa definizione di “crimine di potere fondativo”, a sua volta ripresa da una citazione del filosofo statunitense Ronald Dworkin “…chi ha potere politico deve usare tale potere per migliorare le cose in qualsiasi maniera possibile in virtù della propria posizione istituzionale”.
Qualcuno anni addietro ebbe a dire che: “…il potere logora chi non ce l’ha”; in questo e altri casi si può certamente dire che: …non è affatto vero!
Fonte
05/03/2015
Gioco d'azzardo? Una gallina dalle uova d'oro per lo Stato
Una ponderosa inchiesta è stata pubblicata mercoledi 5 marzo dal quotidiano La Repubblica. Inchiesta interessante e il titolo è, a sua volta, molto esplicito: “Azzardo di Stato”.
Assistiamo periodicamente da parte dell’informazione massmediatica ad un interesse, una sorta di “sussulto”, che possiamo definire di “stampo moralistico”. Parliamo della vicenda che da anni sta sempre più interessando, e caratterizzando dal punto di vista medico-sanitario, un vasto settore di popolazione e imprese, le quali, hanno sempre più una funzione di “biscazzieri” siano esse Stato o ministero delle Finanze compreso, o associazioni e società quotate in Borsa (presenti anche nelle associazioni di categoria confindustriali e affini), comprese finanche associazioni illegali di carattere mafioso o camorristico.
La favola leggendaria della “gallina dalle uova d’oro”, in questa vicenda pare prendere una sua forma concreta a tal punto che lo stesso Stato, attraverso le sue varie articolazioni (legislative regionali e nazionali) intende promuovere normative e disposizioni atte a scongiurare una pur minima limitazione o penalizzazione di questo affare. Affare del tutto vantaggioso, almeno dal punto di vista economico, poiché nel 2013 le entrate erariali da piccole e grandi slot machine hanno portato nelle casse dell’erario la cifra di 4,3 miliardi di euro, secondo l’Agenzia delle Dogane e dell’AAMS (Azienda Autonoma Monopoli Stato).
Una cifra simile è stata riscossa anche l’anno precedente (2012), comportando di fatto un alleggerimento della posizione italiana in chiave europea; poiché grazie all’introito della cifra di 274 milioni di euro, attraverso il “gioco d’azzardo”, si è evitata la procedura per deficit eccessivo che avrebbe costretto il governo Renzi a nuove e pesanti correzioni di bilancio. Correzioni di bilancio evitate attestandosi al 3,033%, il rapporto fra deficit pubblico e prodotto lordo nel 2014 (il superamento di tale indice avrebbe comportato nuovi tagli pesanti sia ai servizi sia alla già disastrata economia nostrana).
In questo “business” il nostro paese conferma un primato, non invidiabile dal punto di vista sia “impiegatizio” sia sociale, avendo in assoluto la più alta densità di slot machine di vario tipo con una di queste macchine ogni 143 abitanti, in Germania invece una ogni 261, mentre negli USA una ogni 372. Dunque il nostro paese ospita, da solo, ufficialmente 414.158 slot, che rappresentano circa la metà di quelle presenti in tutto il territorio degli Stati Uniti d’America!
Da questo specchietto riportato dall’inserto R2 di Repubblica del 5 marzo 2015, si nota l’invadenza delle slot-machine e il risvolto sanitario e sociale che interessa il territorio nazionale:
Il solo aspetto economico (non si sono ancora spente le indignazioni dovute al condono ed alla cancellazione della sanzione di 98mld di euro, commissionata nel 2012 dal Tar del Lazio, alle concessionarie delle slot-machine), non è in grado di nascondere l’altro aspetto, cioè quello sociale e sanitario dovuto alla nuova dipendenza: la “ludopatia” (patologia assimilabile ad una tossicodipendenza). Sappiamo che su base nazionale sono presenti pochissimi dati, si sa solo che nel Lazio dall’inizio del 2014 fino al primo agosto dello stesso anno (8 mesi d’indagine), almeno 333 erano gli assistiti, o erano stati in cura per dipendenza dal gioco d’azzardo presso i suoi servizi sanitari; su questo fenomeno suggerisce la stessa agenzia che ha effettuato l’indagine, gli italiani affidati alla sanità pubblica per curarsi dalla “ludopatia” devono essere almeno cinquemila ogni anno. Forse settemila, se si tiene conto che alcune Asl non rispondono ai questionari.
E’ tale la pervasività che sta prendendo questo fenomeno che ormai ogni angolo di strada non è sprovvisto di quest’opportunità e di questo sistema utile solo ad erodere bilanci familiari (già scarsi di per sé) attraverso il gioco d’azzardo.
La Regione Lazio fornisce una stima secondo la quale i costi sanitari diretti causati dalle “ludopatie” ammontano a 85 milioni di euro l’anno. Cifra che va aumentata a causa dei costi “indiretti”, dovuti al crollo della capacità lavorativa o alla perdita del posto di lavoro per chi è catturato dal gioco (quasi 5 miliardi di euro). Nel 2013 i malcapitati scommettitori italiani, spesso di ceto basso o medio-basso (per lo più uomini e di mezza età, o pensionati) hanno fatto scivolare nelle “tasche” dello stato e dei biscazzieri un totale di 9,4 miliardi di euro.
Per la prossima settimana (il 20 marzo) è prevista una riunione governativa che dovrà decidere, nel decreto di attuazione della legge delega fiscale, se modificare la tassazione su questa parte del gioco d’azzardo e ridurre il numero delle slot-machine nelle città. Sembra certo che non taglierà le videolottery, quelle che pesano di più sulle tasche di chi vi si imbatte.
Una breve ricognizione del sistema
Le slot machine non sono la sola fonte di ricavi dell’azzardo di Stato. Fra Lotterie, Gratta&Vinci, Bingo, giochi in rete e altro, le entrate erariali nel 2013 hanno superato gli otto miliardi.
Le sole slot di vario tipo pesano per oltre metà di questi ricavi; recentemente il governo ha imposto alle 13 società concessionarie una sovrattassa da 1.200 euro per ogni macchina che abbia operato anche un solo giorno in una periferia italiana nel 2014, per un totale di mezzo miliardo, poiché questo Paese si fregia di una particolarità che lo rende unico in Europa e in tutto l’Occidente: secondo stime sui dati di Euromat, l’Italia ha in assoluto la più alta densità di slot machine di vario tipo.
Le concessionarie attive sono Igt (ex Gtech ed ex Lottomatica), Snai, Bplus, Cogetech, Gamenet, Sisal, Hbg, Gmatica, Codere, Cirsa, Intralot, Nts Network, Netwin Italia. Tutte queste aziende sono di fatto esattori di un prelievo non dichiarato, da cui infatti nascerebbero poi, da parte del governo o dall’erario, quelle sanzioni e multe sempre più esose (come ad es. i 98mld di euro mai riscossi), e richieste di versamenti una tantum utili poi a condonare o ridurre le penali (decreto Letta).
Che queste società non navighino poi in acque calme si evince dai dati di un’analisi dei loro bilanci 2013; dagli ultimi disponibili, emerge che un anno fa avevano cumulato debiti per 5,4 miliardi di euro. La Sisal con Snai, Intralot e Codere sono tra le società più esposte, che con gli attuali risultati impiegherebbero tra 4 e 8 anni per coprire il loro debito netto. Le 13 concessionarie, con la notevole eccezione di Igt, la più grande e che fa capo alla famiglia De Agostini, sono quasi tutte in mano a fondi chiusi, ossia ai private equity.
Stanno forse passando i tempi delle “vacche grasse”, i margini di guadagno si stanno riducendo, sicuramente ciò è dovuto sia alla presenza di un socio famelico come lo Stato, con il quale un’alleanza in affari costa cara, sia al rilancio e alla ripresa delle organizzazioni illegali e criminali che nel settore del gioco d’azzardo hanno da tempo una solida presenza ed esperienza. “Piatto ricco mi ci ficco”, diceva e dice ancora un vecchio detto presente nelle meno esose serate familiari del gioco innocuo e svagante!
In bocca ad associazioni di stampo e forme meno innocue (Stato e crimine organizzato), risulta avere un sapore molto più amaro e pernicioso.
Fonte
Assistiamo periodicamente da parte dell’informazione massmediatica ad un interesse, una sorta di “sussulto”, che possiamo definire di “stampo moralistico”. Parliamo della vicenda che da anni sta sempre più interessando, e caratterizzando dal punto di vista medico-sanitario, un vasto settore di popolazione e imprese, le quali, hanno sempre più una funzione di “biscazzieri” siano esse Stato o ministero delle Finanze compreso, o associazioni e società quotate in Borsa (presenti anche nelle associazioni di categoria confindustriali e affini), comprese finanche associazioni illegali di carattere mafioso o camorristico.
La favola leggendaria della “gallina dalle uova d’oro”, in questa vicenda pare prendere una sua forma concreta a tal punto che lo stesso Stato, attraverso le sue varie articolazioni (legislative regionali e nazionali) intende promuovere normative e disposizioni atte a scongiurare una pur minima limitazione o penalizzazione di questo affare. Affare del tutto vantaggioso, almeno dal punto di vista economico, poiché nel 2013 le entrate erariali da piccole e grandi slot machine hanno portato nelle casse dell’erario la cifra di 4,3 miliardi di euro, secondo l’Agenzia delle Dogane e dell’AAMS (Azienda Autonoma Monopoli Stato).
Una cifra simile è stata riscossa anche l’anno precedente (2012), comportando di fatto un alleggerimento della posizione italiana in chiave europea; poiché grazie all’introito della cifra di 274 milioni di euro, attraverso il “gioco d’azzardo”, si è evitata la procedura per deficit eccessivo che avrebbe costretto il governo Renzi a nuove e pesanti correzioni di bilancio. Correzioni di bilancio evitate attestandosi al 3,033%, il rapporto fra deficit pubblico e prodotto lordo nel 2014 (il superamento di tale indice avrebbe comportato nuovi tagli pesanti sia ai servizi sia alla già disastrata economia nostrana).
In questo “business” il nostro paese conferma un primato, non invidiabile dal punto di vista sia “impiegatizio” sia sociale, avendo in assoluto la più alta densità di slot machine di vario tipo con una di queste macchine ogni 143 abitanti, in Germania invece una ogni 261, mentre negli USA una ogni 372. Dunque il nostro paese ospita, da solo, ufficialmente 414.158 slot, che rappresentano circa la metà di quelle presenti in tutto il territorio degli Stati Uniti d’America!
Da questo specchietto riportato dall’inserto R2 di Repubblica del 5 marzo 2015, si nota l’invadenza delle slot-machine e il risvolto sanitario e sociale che interessa il territorio nazionale:
Il solo aspetto economico (non si sono ancora spente le indignazioni dovute al condono ed alla cancellazione della sanzione di 98mld di euro, commissionata nel 2012 dal Tar del Lazio, alle concessionarie delle slot-machine), non è in grado di nascondere l’altro aspetto, cioè quello sociale e sanitario dovuto alla nuova dipendenza: la “ludopatia” (patologia assimilabile ad una tossicodipendenza). Sappiamo che su base nazionale sono presenti pochissimi dati, si sa solo che nel Lazio dall’inizio del 2014 fino al primo agosto dello stesso anno (8 mesi d’indagine), almeno 333 erano gli assistiti, o erano stati in cura per dipendenza dal gioco d’azzardo presso i suoi servizi sanitari; su questo fenomeno suggerisce la stessa agenzia che ha effettuato l’indagine, gli italiani affidati alla sanità pubblica per curarsi dalla “ludopatia” devono essere almeno cinquemila ogni anno. Forse settemila, se si tiene conto che alcune Asl non rispondono ai questionari.
E’ tale la pervasività che sta prendendo questo fenomeno che ormai ogni angolo di strada non è sprovvisto di quest’opportunità e di questo sistema utile solo ad erodere bilanci familiari (già scarsi di per sé) attraverso il gioco d’azzardo.
La Regione Lazio fornisce una stima secondo la quale i costi sanitari diretti causati dalle “ludopatie” ammontano a 85 milioni di euro l’anno. Cifra che va aumentata a causa dei costi “indiretti”, dovuti al crollo della capacità lavorativa o alla perdita del posto di lavoro per chi è catturato dal gioco (quasi 5 miliardi di euro). Nel 2013 i malcapitati scommettitori italiani, spesso di ceto basso o medio-basso (per lo più uomini e di mezza età, o pensionati) hanno fatto scivolare nelle “tasche” dello stato e dei biscazzieri un totale di 9,4 miliardi di euro.
Per la prossima settimana (il 20 marzo) è prevista una riunione governativa che dovrà decidere, nel decreto di attuazione della legge delega fiscale, se modificare la tassazione su questa parte del gioco d’azzardo e ridurre il numero delle slot-machine nelle città. Sembra certo che non taglierà le videolottery, quelle che pesano di più sulle tasche di chi vi si imbatte.
Una breve ricognizione del sistema
Le slot machine non sono la sola fonte di ricavi dell’azzardo di Stato. Fra Lotterie, Gratta&Vinci, Bingo, giochi in rete e altro, le entrate erariali nel 2013 hanno superato gli otto miliardi.
Le sole slot di vario tipo pesano per oltre metà di questi ricavi; recentemente il governo ha imposto alle 13 società concessionarie una sovrattassa da 1.200 euro per ogni macchina che abbia operato anche un solo giorno in una periferia italiana nel 2014, per un totale di mezzo miliardo, poiché questo Paese si fregia di una particolarità che lo rende unico in Europa e in tutto l’Occidente: secondo stime sui dati di Euromat, l’Italia ha in assoluto la più alta densità di slot machine di vario tipo.
Le concessionarie attive sono Igt (ex Gtech ed ex Lottomatica), Snai, Bplus, Cogetech, Gamenet, Sisal, Hbg, Gmatica, Codere, Cirsa, Intralot, Nts Network, Netwin Italia. Tutte queste aziende sono di fatto esattori di un prelievo non dichiarato, da cui infatti nascerebbero poi, da parte del governo o dall’erario, quelle sanzioni e multe sempre più esose (come ad es. i 98mld di euro mai riscossi), e richieste di versamenti una tantum utili poi a condonare o ridurre le penali (decreto Letta).
Che queste società non navighino poi in acque calme si evince dai dati di un’analisi dei loro bilanci 2013; dagli ultimi disponibili, emerge che un anno fa avevano cumulato debiti per 5,4 miliardi di euro. La Sisal con Snai, Intralot e Codere sono tra le società più esposte, che con gli attuali risultati impiegherebbero tra 4 e 8 anni per coprire il loro debito netto. Le 13 concessionarie, con la notevole eccezione di Igt, la più grande e che fa capo alla famiglia De Agostini, sono quasi tutte in mano a fondi chiusi, ossia ai private equity.
Stanno forse passando i tempi delle “vacche grasse”, i margini di guadagno si stanno riducendo, sicuramente ciò è dovuto sia alla presenza di un socio famelico come lo Stato, con il quale un’alleanza in affari costa cara, sia al rilancio e alla ripresa delle organizzazioni illegali e criminali che nel settore del gioco d’azzardo hanno da tempo una solida presenza ed esperienza. “Piatto ricco mi ci ficco”, diceva e dice ancora un vecchio detto presente nelle meno esose serate familiari del gioco innocuo e svagante!
In bocca ad associazioni di stampo e forme meno innocue (Stato e crimine organizzato), risulta avere un sapore molto più amaro e pernicioso.
Fonte
24/12/2014
Il governo aiuta, ancora una volta, il business del gioco d’azzardo
I dettagli della Legge di Stabilità contengono sempre lo “zampino del diavolo”. Al Senato, Matteo Renzi aveva affermato: “…Adesso basta con le marchette in Parlamento!”, rispondendo così a un suo collega che sosteneva: "Veramente il primo a fare le marchette è stato il governo. Al Senato ha presentato novanta emendamenti".
Sarà forse il caso, anche alla luce di recenti avvenimenti in materia di spreco di finanziamenti e denaro pubblico, che non della solita “marchetta” (di nobile memoria poiché si trattava di contributi messi dal datore di lavoro sul rimpianto “libretto delle marchette”), ma in questo caso si tratta bensì del solito e notevole regalo concesso oggi ai padroni delle slot equivalenti ai “padroni delle ferriere” di ottocentesca memoria.
Possiamo ben dire dunque che: “La Befana vien di notte… Questo vecchio detto popolare, sostituendo la Befana con Babbo Natale, calzerebbe a pennello a proposito delle ultime uscite del nostro governo e del suo primo ministro, cioè Renzi.
Nelle sedute che dovevano votare la legge finanziaria del governo ed i suoi emendamenti (“mille proroghe”), poiché la votazione è proseguita fino a notte inoltrata, nonostante le veementi e pervicaci proteste dei deputati “pentastellati”, a notte fonda, profittando appunto della tarda ora sono stati approvati diversi provvedimenti trai quali; per esempio, quello sul settore giochi.
Gli uffici del ministero delle finanze, hanno appunto predisposto un provvedimento con il quale, visto che, con il Superenalotto, si vince troppo poco in rapporto con altri giochi d’azzardo, con questo provvedimento si è deciso di metterci una pezza e dunque consentire di aumentare la percentuale di vincita affermando, testualmente: “…l’adozione di ogni misura utile di sostegno della offerta di gioco”.
Il vantaggio, e dunque il guadagno, guarda caso è rivolto proprio a un destinatario preciso: la Sisal.
Ricordiamo che questa società è ora presieduta dall’ex ministro delle Finanze ed ex commissario dell’Alitalia Augusto Fantozzi; società a sua volta controllata dall’holding lussemburghese Gaming invest (tanto per non parlare di elusione fiscale. Ndr).
L’obiettivo risiede nel rianimare il Superenalotto (gestito appunto dalla Sisal), ormai da qualche tempo in caduta verticale (per il 2015 le attese di gettito, proveniente dalle concessioni del Lotto, ammontano a 1 miliardo di euro!).
Fatta la legge, trovato l’inganno!
Alcuni locali nei quali si compievano giochi e scommesse al di fuori delle normative e permessi di concessione; in ciò sta il vero senso della votazione notturna.
A questi titolari, versando e pagando una certa somma entro la fine di gennaio 2015 come tassa d’ingresso nel sistema alla luce del sole, viene dunque offerta “un’opportunità di redenzione nella direzione del circuito ufficiale e legale di raccolta di scommesse”.
Questa è, tra le altre, la novità proveniente dalla legge di Stabilità anche sul tema dei giochi.
In un emendamento si nasconde una specie di sanatoria per migliaia di negozi di scommesse privi di concessione statale.
In tutta questa vicenda parliamo di un fenomeno che negli anni ha raggiunto proporzioni enormi.
Il solo volume delle scommesse raccolte è dell’ordine di 2 miliardi e mezzo l’anno contro i 3,7 miliardi dei negozi regolari: astronomica è dunque l’evasione fiscale connessa a questo sistema.
Si tratta di circa 7 mila attività le quali a fronte del pagamento di una certa somma entro il 31 gennaio potranno avere “una opportunità di redenzione nella direzione del circuito ufficiale e legale di raccolta di scommesse”.
Con ciò s’intende così portare a conclusione una questione decennale aperta dai ricorsi presentati dagli esercenti illegali, i quali si sono difesi con 160 cause e atti di diffida individuali nei confronti delle autorità.
Occorre ricordare anche che: “…dagli accertamenti condotti dalla guardia di Finanza emerge che la rete degli operatori non autorizzati è principalmente localizzata nelle grandi aree urbane e nelle zone meridionali, dove la raccolta media è di gran lunga più alta”.
Sullo sfondo c’è un passaggio cruciale dovuto dal rinnovo delle concessioni in scadenza sia per i giochi numerici cosiddetti «a quota fissa» sia per il lotto. L’urgenza di questo provvedimento, e qui possono sorgere dubbi sulla “fretta” messa in atto dalla compagine governativa, viene dal fatto che si avvicina uno snodo cruciale per il settore: quello del rinnovo delle concessioni in scadenza per giochi numerici a “quota fissa” e per le giocate al lotto.
Altra sorpresa “emendatoria”, passata anche questa durante le votazioni in aula, sorpresa non dovuta per la durata delle concessioni, fissata in nove anni, né per la base d’asta stabilita in 700 milioni di euro, e neppure per il livello degli aggi o per gli altri obblighi imposti agli eventuali partecipanti; bensì per la composizione della commissione di gara: che dovrà essere “…composta di cinque membri di cui almeno il presidente e due componenti scelti tra persone di alta qualificazione professionale (e i due rimanenti?, ndr ), inclusi magistrati o avvocati dello Stato in pensione”. Se non ricordiamo male sappiamo che il governo aveva deciso di vietare l’affidamento d’incarichi pubblici ai pensionati statali? Salvo poi concedere, com’è stata concessa, una deroga per i componenti delle commissioni. La ragione? ..qui possiamo tirare a indovinare, scommettendo su “complicità di mestiere”!
Si torna sempre sul luogo del “delitto”.
E’ il caso di portare di nuovo alla memoria dei lettori la scandalosa vicenda che ha visto annullare, di fatto, la penale di oltre 90 miliardi di euro alla quale furono condannate le maggiori aziende titolari del gioco d’azzardo: Slot, il condono della vergogna. Nel decreto sull'Imu Letta ha regalato quasi due miliardi ai signori dell'azzardo, riducendo drasticamente le multe che avevano preso per aver truffato il fisco.
Così come, restando in materia di “mafia capitale e oltre” vogliamo anche ricordare: “…Si è costituito dopo oltre 14 mesi di latitanza Francesco Corallo, il cosiddetto ‘re delle slot machine’, destinatario nel maggio 2012 di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano su presunti finanziamenti illeciti concessi dalla Bpm...".
In questo link si possono leggere e scoprire le molte vicende legate al mondo dell’azzardo e delle slot machine, comprese le complicità che legano il sistema politico alle società concessionarie delle licenze governative di effettuazione del gioco e delle scommesse “legalizzate”.
Che il settore del gioco d’azzardo e delle scommesse, clandestine o meno, per l’attuale compagine governativa e statale (ministeri delle finanze, dell’industria, del commercio e altro, Confindustria compresa), rappresenti una notevole decisiva e importante risorsa economica è un fatto scontato e acclarato, reso “legale e statale” dalle recenti normative legislative e governative.
Rimane comunque il tema e problema delle ricadute che emergono, contenenti: clientelismo esasperato; complicità con associazioni aventi caratteristiche di “illegalità” (almeno in materia fiscale) e in odore di “associazioni criminali”, per non parlare della ricaduta medico-patologica dovuta dalla “ludopatia” sempre più somigliante e simile a una vera e propria tossicodipendenza con caratteristiche autolesioniste e distruttive.
A fronte di ciò, e a fronte dell’enorme quantità di capitale impiegato (oltre 80 miliardi di euro) e del profitto che se può ricavare, non si è stati ancora in grado di opporre una resistenza adeguata che sappia quantomeno ridurre i danni; etici, sociali, economici e materiali, che sta producendo e, grazie alle complicità governative, saprà ancora produrre con maggiore gravità e pervasività.
Quale potrà essere lo strumento politico capace di opporsi a questo disegno che indubbiamente legittima e protegge un settore consistente dell’economia criminale?
Fonte
Sarà forse il caso, anche alla luce di recenti avvenimenti in materia di spreco di finanziamenti e denaro pubblico, che non della solita “marchetta” (di nobile memoria poiché si trattava di contributi messi dal datore di lavoro sul rimpianto “libretto delle marchette”), ma in questo caso si tratta bensì del solito e notevole regalo concesso oggi ai padroni delle slot equivalenti ai “padroni delle ferriere” di ottocentesca memoria.
Possiamo ben dire dunque che: “La Befana vien di notte… Questo vecchio detto popolare, sostituendo la Befana con Babbo Natale, calzerebbe a pennello a proposito delle ultime uscite del nostro governo e del suo primo ministro, cioè Renzi.
Nelle sedute che dovevano votare la legge finanziaria del governo ed i suoi emendamenti (“mille proroghe”), poiché la votazione è proseguita fino a notte inoltrata, nonostante le veementi e pervicaci proteste dei deputati “pentastellati”, a notte fonda, profittando appunto della tarda ora sono stati approvati diversi provvedimenti trai quali; per esempio, quello sul settore giochi.
Gli uffici del ministero delle finanze, hanno appunto predisposto un provvedimento con il quale, visto che, con il Superenalotto, si vince troppo poco in rapporto con altri giochi d’azzardo, con questo provvedimento si è deciso di metterci una pezza e dunque consentire di aumentare la percentuale di vincita affermando, testualmente: “…l’adozione di ogni misura utile di sostegno della offerta di gioco”.
Il vantaggio, e dunque il guadagno, guarda caso è rivolto proprio a un destinatario preciso: la Sisal.
Ricordiamo che questa società è ora presieduta dall’ex ministro delle Finanze ed ex commissario dell’Alitalia Augusto Fantozzi; società a sua volta controllata dall’holding lussemburghese Gaming invest (tanto per non parlare di elusione fiscale. Ndr).
L’obiettivo risiede nel rianimare il Superenalotto (gestito appunto dalla Sisal), ormai da qualche tempo in caduta verticale (per il 2015 le attese di gettito, proveniente dalle concessioni del Lotto, ammontano a 1 miliardo di euro!).
Fatta la legge, trovato l’inganno!
Alcuni locali nei quali si compievano giochi e scommesse al di fuori delle normative e permessi di concessione; in ciò sta il vero senso della votazione notturna.
A questi titolari, versando e pagando una certa somma entro la fine di gennaio 2015 come tassa d’ingresso nel sistema alla luce del sole, viene dunque offerta “un’opportunità di redenzione nella direzione del circuito ufficiale e legale di raccolta di scommesse”.
Questa è, tra le altre, la novità proveniente dalla legge di Stabilità anche sul tema dei giochi.
In un emendamento si nasconde una specie di sanatoria per migliaia di negozi di scommesse privi di concessione statale.
In tutta questa vicenda parliamo di un fenomeno che negli anni ha raggiunto proporzioni enormi.
Il solo volume delle scommesse raccolte è dell’ordine di 2 miliardi e mezzo l’anno contro i 3,7 miliardi dei negozi regolari: astronomica è dunque l’evasione fiscale connessa a questo sistema.
Si tratta di circa 7 mila attività le quali a fronte del pagamento di una certa somma entro il 31 gennaio potranno avere “una opportunità di redenzione nella direzione del circuito ufficiale e legale di raccolta di scommesse”.
Con ciò s’intende così portare a conclusione una questione decennale aperta dai ricorsi presentati dagli esercenti illegali, i quali si sono difesi con 160 cause e atti di diffida individuali nei confronti delle autorità.
Occorre ricordare anche che: “…dagli accertamenti condotti dalla guardia di Finanza emerge che la rete degli operatori non autorizzati è principalmente localizzata nelle grandi aree urbane e nelle zone meridionali, dove la raccolta media è di gran lunga più alta”.
Sullo sfondo c’è un passaggio cruciale dovuto dal rinnovo delle concessioni in scadenza sia per i giochi numerici cosiddetti «a quota fissa» sia per il lotto. L’urgenza di questo provvedimento, e qui possono sorgere dubbi sulla “fretta” messa in atto dalla compagine governativa, viene dal fatto che si avvicina uno snodo cruciale per il settore: quello del rinnovo delle concessioni in scadenza per giochi numerici a “quota fissa” e per le giocate al lotto.
Altra sorpresa “emendatoria”, passata anche questa durante le votazioni in aula, sorpresa non dovuta per la durata delle concessioni, fissata in nove anni, né per la base d’asta stabilita in 700 milioni di euro, e neppure per il livello degli aggi o per gli altri obblighi imposti agli eventuali partecipanti; bensì per la composizione della commissione di gara: che dovrà essere “…composta di cinque membri di cui almeno il presidente e due componenti scelti tra persone di alta qualificazione professionale (e i due rimanenti?, ndr ), inclusi magistrati o avvocati dello Stato in pensione”. Se non ricordiamo male sappiamo che il governo aveva deciso di vietare l’affidamento d’incarichi pubblici ai pensionati statali? Salvo poi concedere, com’è stata concessa, una deroga per i componenti delle commissioni. La ragione? ..qui possiamo tirare a indovinare, scommettendo su “complicità di mestiere”!
Si torna sempre sul luogo del “delitto”.
E’ il caso di portare di nuovo alla memoria dei lettori la scandalosa vicenda che ha visto annullare, di fatto, la penale di oltre 90 miliardi di euro alla quale furono condannate le maggiori aziende titolari del gioco d’azzardo: Slot, il condono della vergogna. Nel decreto sull'Imu Letta ha regalato quasi due miliardi ai signori dell'azzardo, riducendo drasticamente le multe che avevano preso per aver truffato il fisco.
Così come, restando in materia di “mafia capitale e oltre” vogliamo anche ricordare: “…Si è costituito dopo oltre 14 mesi di latitanza Francesco Corallo, il cosiddetto ‘re delle slot machine’, destinatario nel maggio 2012 di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano su presunti finanziamenti illeciti concessi dalla Bpm...".
In questo link si possono leggere e scoprire le molte vicende legate al mondo dell’azzardo e delle slot machine, comprese le complicità che legano il sistema politico alle società concessionarie delle licenze governative di effettuazione del gioco e delle scommesse “legalizzate”.
Che il settore del gioco d’azzardo e delle scommesse, clandestine o meno, per l’attuale compagine governativa e statale (ministeri delle finanze, dell’industria, del commercio e altro, Confindustria compresa), rappresenti una notevole decisiva e importante risorsa economica è un fatto scontato e acclarato, reso “legale e statale” dalle recenti normative legislative e governative.
Rimane comunque il tema e problema delle ricadute che emergono, contenenti: clientelismo esasperato; complicità con associazioni aventi caratteristiche di “illegalità” (almeno in materia fiscale) e in odore di “associazioni criminali”, per non parlare della ricaduta medico-patologica dovuta dalla “ludopatia” sempre più somigliante e simile a una vera e propria tossicodipendenza con caratteristiche autolesioniste e distruttive.
A fronte di ciò, e a fronte dell’enorme quantità di capitale impiegato (oltre 80 miliardi di euro) e del profitto che se può ricavare, non si è stati ancora in grado di opporre una resistenza adeguata che sappia quantomeno ridurre i danni; etici, sociali, economici e materiali, che sta producendo e, grazie alle complicità governative, saprà ancora produrre con maggiore gravità e pervasività.
Quale potrà essere lo strumento politico capace di opporsi a questo disegno che indubbiamente legittima e protegge un settore consistente dell’economia criminale?
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