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venerdì 23 dicembre 2016

La lobby dell’azzardo. Chi si arricchisce sulla “tassa dei fessi”?

Facendo seguito all’articolo di Contropiano del 14 dicembre sugli arresti in materia di “slot machine” e complicità politiche (1), tentiamo di svelarne gli aspetti ambigui e perversi di una vicenda che sta assumendo sempre più le caratteristiche di una pratica la quale attraverso questi reati e i soggetti coinvolti risultano, altresì, essere abbastanza simili alla pedopornografia poiché, ben consapevoli del possibile guasto sociale prodotto da tale pratiche (ludopatia, suicidio, ricorso a strozzini per avere più risorse economiche comportando la distruzione di intere comunità e famiglie); con un cinismo tipico della classe “im/prenditrice” e politica, continuano con queste loro pratiche e strategie incuranti dei prevedibili guasti sociali e psicologici che si possono arrecare alla popolazione.

Gli arresti dell’altro giorno sono solo la “punta” di un iceberg che ha radici ben più profonde fino ad arrivare, dritti dritti, nelle aule parlamentari oltre che nelle leadership aziendali e confindustriali.

Chiamatela “verminaio” oppure “vaso di Pandora”, tutto ciò comunque non cambia il senso di una vicenda la quale, una volta scoperchiata, mostra tutto il suo maleodorante liquame e la sua sociale illegittimità.

Tantissimi anni fa, durante la creazione dello stato italiano, uno dei suoi nobili e materiali fondatori un certo Camillo Benso conte di Cavour ebbe la sfrontatezza, o il coraggio della verità, nell’affermare che: “il gioco del lotto è la tassa dei fessi”!

Negli anni questo innocente passatempo (comunque benvoluto da molti poiché speranzosi in grandi vincite che potevano migliorare le rispettive miserevoli condizioni di vita), ha subito notevoli modifiche e sviluppi fino ai tempi odierni, alterandone sia le forme sia i contenuti economici, trasformandolo in un qualcosa molto simile ad una azione “rischiosa”, quindi un “azzardo”, piuttosto che una classica e tradizionale “tombola” familiar-natalizia!

Questa mutazione ha fatto sì che il “gioco” da passatempo è via via cambiato crescendo e modificandosi sia nelle normative giuridiche sia in quelle economiche e societarie fino a diventare, come saggiamente previsto a suo tempo dal “conte”, un’insostituibile e sostanziosa risorsa economica per le casse di uno stato sempre più bisognoso di aumentare le proprie entrate economiche, quindi alla ricerca di maggiori entrate fiscali ed erariali.

Maggiori entrate erariali (tasse) riscosse guardandosi bene dal conservarne quella funzione “etica”, o di semplice svago, inizialmente prevista dalla formulazione di normative e atti legislativi indirizzati a non danneggiare o rendere “schiavi del gioco”, quindi tutelare da imprevisti dannosi o drammatici i numerosi soggetti-giocatori i quali, partecipando a tale “scommessa-azzardo”, divengono così a loro volta oggetto dell’interesse e del profitto monetario del “mercato azzardo”.

Per lo stato si crea così un introito economico attraverso una tassa – il prelievo erariale unico (PREU) e la tassazione sulle vincite. Prelievo al quale sono sottoposte le aziende societarie e produttrici delle macchinette (slot-machine) presenti nel settore giochi.

Da un certo periodo in poi lo stato, attraverso le sue normative e leggi, oltre che a parlamentari di diversi partiti politici, ha dismesso la “maschera” da esattore per indossare quella del “biscazziere”, ciò in funzione anche del fatto che il giocatore si presta ben volentieri a versare “spontaneamente” il denaro in contropartita della speranza di vincere e di poter infine cambiare stile di vita.

L’azzardo un tempo considerato illegale, quindi perseguibile da leggi e normative “proibizioniste”, rappresenta oggi un capitolo cospicuo di entrate sia per lo stato (sempre più esigente nel far quadrare i propri conti e le spese clientelari), sia per le società concessionarie delle licenze emesse dall’AAMS (Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato – un organo del Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano) addetto alla gestione del gioco pubblico

E’ abbastanza facile, oltreché sciocco, affermare che: “ il gioco d'azzardo è un modo per spennare i più fragili”. La modifica da “illegale” a “legale” ha comportato una massiccia e pervasiva invasione di una subdola propaganda pubblicitaria all’insegna dello slogan: “vincere facile”!

I canali televisivi, sia pubblici sia privati, sono pieni di réclame incitanti al gioco e alle scommesse, contemporaneamente le città si riempiono di macchinette mangiasoldi, gratta e vinci, ecc. ecc.

Un sito web che raccoglie articoli di una rivista di “diritto pubblico” (2) in un suo articolo dal titolo: “la potente lobby dei giochi d’azzardo”(3) tra altre cose afferma: Lo Stato cioè si serve di quella potentissima leva psicologica che si chiama “illusione” finanziaria o fiscale per addossare sui cittadini più sprovveduti o anche più disperati un carico fiscale e per questo ha chiamato a collaborare (non potendo farlo in proprio per tante ragioni) soggetti che imprenditorialmente si dedicassero a questo settore “produttivo”: la fabbrica delle illusioni.

Per conoscere meglio questa fabbrica delle illusioni diamo una rapida occhiata per vedere meglio quante società siano presenti in ogni forma di propaganda sia visiva che televisiva.


Tutto ciò comporta che: ...le famiglie con un giocatore compulsivo sono rovinate come quelle con un tossicodipendente.

La gestione di questo mercato è quindi in mano a società al limite della legalità come stanno dimostrando le recenti operazioni giudiziarie e gli arresti di personaggi legati a organizzazioni illegali (di natura camorristica o mafiosa) oppure a partiti politici.

Di fatto si è alla presenza di una vera e propria giungla, nella quale operano indisturbate numerose aziende con sede legale nei “paradisi fiscali” e esponenti della politica nostrana, financo parlamentari a loro volta utili per manovrare leggi e normative favorevoli alle imprese del settore.

In questa giungla, nella quale operavano già nel gioco d'azzardo diversi soggetti e imprese a volte di natura camorristica o mafiosa, considerata “illegale” fino a qualche anno fa, lo stato è riuscito a trasferirla nella legalità, legalità nella quale lo stato, speculando con una certa leggerezza su questo, reclamizzandoli o pubblicizzandoli attraverso spot televisivi, quotidiani e riviste, enormi cartelloni pubblicitari, etc… ; faccia soldi lasciandolo di fatto gestire a società al limite della legalità.

Questo comportamento da parte degli organi statali più che apparire immorale, è bensì un’indicazione evidente sulle intenzioni e le mire di uno stato e della sua classe dirigente la quale, lungi dal tutelare ed educare i suoi cittadini, li lascia preda e in balia di chi è in grado di approfittare delle loro debolezze, realizzando quei facili guadagni che sono indicati nello slogan pubblicitario “vincere facile!”

Pertanto la stragrande maggioranza di chi opera in questo settore lo fa in modo del tutto legale. Dalla giungla del 2003 siamo oggi a questa situazione che si ritiene un successo.

La spesa reale degli italiani per il gioco nel 2014 è stata di 17,531 miliardi di euro.

Infatti alla raccolta lorda di 84,485 miliardi di euro (in contrazione rispetto ai 84,728 miliardi del 2013) devono essere sottratti 66,954 miliardi di vincite pagate ai giocatori. La somma restituita sotto forma di vincita ai giocatori costituisce circa l’80% della raccolta totale.

Dei 17,531 miliardi di spesa reale, 7,959 sono andati allo Stato come gettito erariale.

I restanti 9,572 miliardi sono tornati alla filiera e divisi tra rete commerciale (punti vendita, bar, tabacchi), imprese concessionarie di Stato per i diversi servizi pubblici di gioco (scommesse, apparecchi da intrattenimento, giochi numerici, online, Bingo, etc.), gestori e altri soggetti della filiera. Fonte: Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, “Organizzazione, attività e statistica – Anno 2014” (4)

Altra vicenda riguarda il lavaggio e riciclaggio del denaro, ritenuto “sporco”, perchè proveniente da illeciti o evasioni fiscali.

Secondo un dossier di Libera, infatti, 41 clan si spartiscono il racket del gioco d’azzardo, dal Piemonte alla Sicilia con poche Regioni immuni. “L’obiettivo è come sempre il riciclaggio: immettere in un mercato lecito denaro sporco” riferisce il presidente dell’AIRA (Associazione italiana Responsabili Antiriciclaggio). (5)

In questo dossier, diviso in capitoletti:

– Oltre al riciclaggio i reati più contestati sono l’usura e l’evasione fiscale;

– La faccia pulita della criminalità è un ottimo strumento per introdursi nella filiera del gioco d’azzardo a tutti i livelli. Etc. etc.

Le attività “lavorative” del riciclatore consisterebbero quindi nel liberarsi il prima possibile del denaro considerato “sporco”; lo porta quindi in contanti alla sala gioco di riferimento la quale, con queste somme realizza la cassa con la quale verranno pagate le vincite al banco. Ciò avviene soprattutto nelle sale periferiche delle grandi metropoli, dove i controlli delle forze dell’ordine sono meno invasivi.

In conclusione riportiamo un elenco indicativo delle aziende, per comprendere meglio il mercato dell’azzardo; i relativi introiti nel settore e quanto speso dal “giocatore”.

Una prima e parziale indagine rileva le enormi quantità di capitali e di spese (6)

A novembre 2016 le scommesse sportive hanno raccolto circa 750 milioni di euro.

BET365 129,018.624 €

SNAI 92,371.397 €

EUROBET 82,089.067 €

SISAL 70,569.689 €

LOTTOMATICA 68,486.227 €

GOLDBET 57,456.024 €

SKS365 41,019.036 €

INTRALOT 36,148.337 €

WILLIAM HILL 20,736.395 €

OIA SERVICES 17,383.273 €

BWIN 16,270.677 €

PADDY POWER 13,260.111 €

UNIBET 6,270.212 €

GAMENET 5,063.640 €

POKERSTARS 4,099.707 €

BETFAIR 3,926.368 €

BETCLIC 3,186.786 €

PEOPLE’S 3,095.991 €

POKER&BET 2,800.153 €

(in milioni di euro)

Chiaramente non è detto da nessuna parte che queste aziende siano “illegali” oppure gestite in modo illegale o proprietà di personaggi in odor di organizzazione malavitosa.

Le indagini ancora in corso in questo settore comunque indicano la presenza e la gestione di alcuni passaggi societari e implicazioni con personaggi appartenenti alla politica e quindi capaci di indirizzare e orientare alcuni provvedimenti legislativi o proporre emendamenti favorevoli ad alcune imprese del settore giochi, durante la presentazione e discussione di leggi e normative legislative in materia “gioco”.

Comunque nel 2014 l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, aveva sottoposto a controllo 27.428 esercizi, cui si aggiungono i 7mila controllati da Siae.

In tutto sono state controllate il 44% del numero totale dei locali da gioco.

Le indagini proseguono in tutto il territorio nazionale; nel 2015, ne sono stati controllati 27.532.

Quindi resta grande il sospetto che in questo settore possano essere presenti soggetti o personaggi, o imprese, non sempre in regola con le normative di legge e i contratti di concessione rilasciati dal ministero competente.

Concludendo è utile sapere che sono 6.600 le imprese, con 140.000 addetti, che compongono la filiera che è presente anche “Confindustria sistema gioco Italia” (quindi sappiamo che la lobby dei giochi fa parte di Confindustria, e che con Assointrattenimento, quella dei giochi è evidentemente una vera e propria “industria”, anche se in un settore considerato del “terziario arretrato”).

Note:

1) http://contropiano.org/news/news-economia/2016/12/14/arrestati-boss-delle-slot-si-apre-un-verminaio-087023

2) http://blog.lexitalia.it/?p=1874

3) La potente lobby dei giochi d’azzardo

4)https://www.agenziadoganemonopoli.gov.it/portale/documents/20182/536133/Libro+blu+2014+versione+finale+ridotto.pdf/e096ca58-6b45-44e3-a1a7-829c9ad6fcb7

5) http://www.linkiesta.it/it/article/2013/04/09/per-lavare-il-denaro-niente-e-meglio-di-una-sala-slot/13754/

6) https://scommettitore.wordpress.com/2016/12/12/scommesse-a-novembre-raccolti-750-milioni-di-euro-28-bet365-sempre-leader-del-mercato-ma-raccolta-in-calo-sul-podio-anche-snai-ed-eurobet/

7) http://www.mineraliclandestini.it/le-proiezioni-finali-sul-fatturato-dellindustria-del-gambling-nel-2015/


Fonte

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