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sabato 24 dicembre 2016

Fare punto e a capo, per aiutare “il nuovo” a nascere

Un bilancio del forum tenutosi nello scorso weekend a Roma. Intervista a Mauro Casadio, del Coordinamento nazionale della Rete dei Comunisti, realizzata da Radio Città Aperta. Tutti gli interventi, in video, sono ascoltabili qui.

Parliamo ora del Forum che si è tenuto sabato e domenica scorsa a Roma, forum organizzato dalla Rete dei Comunisti “Il vecchio muore, ma il nuovo non può nascere”. Abbiamo con noi al telefono Mauro Casadio. Mauro, buon pomeriggio.

Buon pomeriggio anche a voi.

Dunque... è stato un Forum molto partecipato, molto denso e anche molto impegnativo. Quale è stata la tua impressione su come si sono svolti i lavori?

L’impressione, ovviamene, è legata all’obiettivo e l’obiettivo era quello di cominciare una fase di analisi su un passaggio evidente a livello internazionale per cui diciamo, da questo punto di vista, l’esito del forum è stato positivo. Ha cominciato – come dire – a scavare nelle difficoltà del presente, è stato un Forum partecipato e adesso si tratta di capire come continuare sulla strada aperta dal Forum “Il vecchio muore ma il nuovo non può nascere”; ma anche dal Forum fatto nell’altro incontro – nel giugno scorso – su La ragione e la forza, che riguardava l’organizzazione dei comunisti. Diciamo che abbiamo aperto un percorso che dovrà continuare, ma gli elementi interessanti nelle relazioni che sono state fatte tra l’altro sono molti e molti sono gli spunti per andare ad una elaborazione spero abbastanza creativa.

Ci sono state in questi due giorni una prima parte dedicata alle condizioni del modo di produzione capitalistico e una seconda parte, se vogliamo, possiamo dire più storica. Quindi due aspetti particolari dell’esame della situazione che sono stati analizzati...

Diciamo che l’elemento principale in disuso, non è stato mai usato, è la questione del "modo di produzione capitalistico". Questo termine viene scambiato quasi sempre con il termine "capitalismo" tout court. In realtà non è così, nel senso che il "modo di produzione capitalistico", in senso generale, sono le relazioni sociali che si stabiliscono nella società, mentre il "capitalismo" – singolo, uno specifico – riguarda le forme particolari che assumono queste relazioni. Faccio un esempio. Il nazismo era capitalista, però aveva assunto determinate forme politiche; l’Impero inglese dell’800 era capitalistico, ma aveva quelle forme diverse, per esempio, dall’imperialismo americano che poi ha avuto una funzione predominante nel secondo dopoguerra. Per cui sono, in realtà, due elementi in relazione stretta, ma diversificati. L’elemento su cui abbiamo cominciato a ragionare è che se il modo di produzione – dunque la relazione complessiva che esiste dentro un mondo ormai globalizzato, tutto capitalista, dove vincono quelle leggi – ha potenzialità di crescita o meno. E quindi capire se ci sono ancora ulteriori margini di crescita del modo di produzione. Se questi margini sono grandi o piccoli è un dato importante, perché poi determina anche le forme e il conflitto tra i vari capitalismi. Non sono concetti facilissimi, ma credo che siano fondamentali per interpretare un passaggio storico così complicato.

Una questione sollevata da questo Forum, ma più in generale: l’analisi teorica continua dunque ad essere importante?

Come abbiamo detto più volte durante l’incontro, l’analisi teorica è importante in quanto guida per la pratica... Cioè come indicazione concreta per un’organizzazione di classe, un’organizzazione comunista. Diciamo che nella cultura della sinistra occidentale, in particolare italiana, ovvero in quelli che poi sono stati i residui del Partito Comunista italiano, la teoria ha assunto altre accezioni. O come discorso a se stante, dunque una teoria poggiata sulla testa e non sulle gambe, che è un po’ una visione del tutto astratta della teoria; oppure la teoria legata alle esigenze della politica del momento. Ci ricordiamo Bertinotti, che è stato un pessimo maestro, da questo punto di vista; ad ogni cambio di governo, ad ogni passaggio elettorale, si inventava grandi ragionamenti teorici sulla globalizzazione, sul "movimento dei movimenti"... In realtà quella era una teoria tutta piegata alla contingenza. Teoria che il giorno dopo veniva cambiata con un’altra. Dunque la teoria è un elemento fondamentale, anche perché significa concezione del mondo, significa capire quale strada stai percorrendo; ma solo se tiene questo nesso stretto, tra – appunto – l’aspetto teorico, la teoria intesa come guida nella pratica, dunque l’aspetto pratico. Per noi comunisti, per noi della Rete, ma penso anche per il movimento comunista in termini generali, ha esattamente questo significato.

Un ‘ultima cosa. Le relazioni che si sono tenute durante il Forum poi, sappiamo, verranno pubblicate, quindi usciranno gli atti di questo Forum?

Certo, già da gennaio ... Diciamo che i testi già li abbiamo. Ovviamente i relatori si sono riservati qualche altra settimana per mettere a punto, modificare, correggere, inserire tabelle... Ma sicuramente andremo ad una pubblicazione, penso già nel mese di gennaio, per poter uscire a febbraio e promuovere incontri nazionali in altre città sul materiale prodotto dal convegno.

Bene, grazie molte Mauro.

Grazie a voi.

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